Lettera aperta alla Bonino

Nel 2014-2016 che il coordinatore fosse a Roma, alla Guardia Costiera e che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia, lo abbiamo chiesto noi, l’accordo l’abbiamo fatto noi, violando di fatto Dublino”,
“All’inizio non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. E ci siamo fatti male da soli. Un po’ ci siamo legati i piedi e un po’ francamente abbiamo sottovalutato la situazione”… “disfare questo accordo adesso è piuttosto complicato
Emma Bonino
Grazie all’azione di pretendere tutti gli immigrati illegali da noi, violando gli accordi di Dublino ( potremmo avere una multa da un momento all’altro, per questo la Bonino ha parlato) dei governi italiani, nelle persone di Bonino, Letta, Renzi, e quindi Napolitano e Gentiloni l’economia italiana è stata annientata, la sicurezza minima di una nazione decente distrutta, i terremotati sono stati lasciati senza alcun aiuto e così rimarranno. Queste persone hanno fatto un danno enorme ai migranti, che se fossero stati distribuiti su un maggiore territorio avrebbero avuto una qualche speranza di integrazione. Queste persone hanno selezionato al peggio i migranti, perché l’Italia è l’unica nazione che non impone alle persone senza documenti di fornire le impronte digitali e a chi, senza documenti, si dichiara minore, di sottoporsi alla radiografia del polso che lo attesti. Abbiamo importato la mafia nigeriana, ex mercenari, sfruttatori della prostituzione. Queste persone sono completamente stupide o molto corrotte? Dopo aver visto Soros ricevuto da Gentiloni, in uno strano colloquio di cui non ci è stato detto l’argomento perché noi , il popolo bue, dobbiamo solo pagare le tasse ed essere buoni, propendo per la seconda ipotesi. Ringraziamo anche le ONG e quelli tanto buoni ( nella seconda foto, sullo sfondo, una delle bandiere a cui dobbiamo la presenza di questo gentiluomo.)
Silvana De Mari
Gentile Dottoressa Bonino,

                            mi permetto di scriverLe perché le Sue dichiarazioni recenti sulla regolamentazione degli sbarchi di immigrati in Italia, mi hanno lasciato basita. Mi permetto di scriverLe direttamente perché, a mio parere, ne ho il diritto. Ce l’ho perché sono una donna che ha subìto la Vostra legge sul divorzio e che è stata molto vicina a subìre quella sull’aborto (le mani di Dio hanno agito salvandomi almeno da quello), ne ho il diritto perché sono una madre di cinque figli (per rispondere alla domanda di tutti, prima che Lei me la faccia: no, non li ho ‘cercati’, li ho ricevuti in dono quando sono arrivati) e perché vivo in una cittadina dove la stazione dei treni, che una volta era la porta dell’allegria (il carnevale – che pur odio – è una manifestazione famosissima che una volta era felice, ma ora è diabolica: si veda la foto del diavolo che vi è sostata di fronte quest’inverno), adesso è teatro di accoltellamenti quotidiani. Le scrivo per chiederLe il perché di quella decisione di far sbarcare qui una quantità di persone realmente poco assorbibile dalla realtà economica italiana, da obbligarla a diventare oggetti e soggetti del malaffare e della delinquenza. Le scrivo per informarLa delle mie difficoltà di madre in un Paese dove nessun figlio è al sicuro, oramai.

Io sono tra quelle persone che non ha realmente problemi a confrontarsi e condividere gli spazi pubblici con etnie e religioni differenti dalle mie (mia madre è un’indologa che insegna Storia delle Religioni e Sanscrito, mio padre è laureato in Aramaico e Lingue Semitiche: sono cresciuta nel rispetto di tutte le mentalità e le abitudini religiose), a far giocare i propri figli con bambini di ogni razza e colore, a riconoscere l’importanza delle culture provenienti da altri Paesi e popoli. Il problema, dottoressa Bonino, è che adesso non è più questione di rispetto, di apertura mentale, di accoglienza: è questione che la situazione ci è sfuggita clamorosamente di mano. Un conto è una società fatta di regole uguali per tutti (il ladro è ladro, l’assassino è assassino, lo stupratore è stupratore), l’altra è una società dove gli ospitanti hanno delle regole, ma gli ospitati no. Una cosa è l’accogliere persone in una casa (l’Italia è casa nostra: casa di chi ha genitori italiani, è nato in Italia, lavora e paga le tasse in Italia) spiegando loro regole, abitudini, usanze, l’altra è far capire apertamente che la nostra cultura d’origine fa schifo e che non aspettiamo altro che qualcuno ci redima dai terribili crocifissi in scuole e ospedali, feste di Natale nelle scuole e tradizioni popolari che da secoli segnano il passare delle stagioni in tutti i meravigliosi paesi della nostra Italia.

Vede Dottoressa, Lei ha ammesso che la cosa vi è ‘leggermente’ sfuggita di mano e che adesso gli altri Paesi europei non ci ascoltano: ma realmente i governi non eletti dal popolo italiano che si sono susseguiti in questi anni, pensavano di fare due lacrimucce e far rimediare il danno agli altri? E’ come se uno studente mascalzone non si desse da fare per tutto l’anno scolastico, ma agli scrutini finali – ovviamente negativi – pretendesse la promozione ugualmente e adducesse la bocciatura alla cattiveria dei docenti (cosa che mi ricorda un po’ l’atteggiamento di alcuni genitori, ma questa è un’altra storia). Lei pensava seriamente che in un Paese che stava già fronteggiano la crisi economica, si riuscissero ad attutire gli arrivi di centinaia di migliaia di persone che a diritto o meno, hanno chiesto ospitalità al nostro Paese? Lei si aspetta seriamente che il multiculturalismo esista davvero? Come Le ho detto, i miei genitori hanno studiato culture e religioni differenti e, se c’è un’idea che mi sono fatta, nelle centinaia di volte che ho sentito loro parlare di altri popoli, è che i confini (fisici, politici, religiosi, sociali) delle popolazioni – o almeno di alcune, non mi ritengo un’esperta antropologa – sono difficilmente amalgamabili tra loro se non vengono date regole severissime. Provi Lei a entrare in una classe di trenta bambini (o di cinquanta, come capitava spesso a mia nonna diplomata nel 1947) senza dare loro regole: ognuno farà quello che riterrà più opportuno per prevaricare sull’altro, qualcuno soccomberà e altri s’imporranno, se una brava maestra (ero molto affezionata alla figura del maestro, ma ne constato pochi) non intervenisse con fermezza. Ma forse parlare al Lei di bambini è inutile, Lei ha contribuito a sopprimerne e non ha la minima idea di cosa significhi la pedagogia e l’educazione che si impara da piccoli, difficilmente da grandi.

Un’altra piccola nota dolente, dottoressa Bonino: ho fatto l’ostetrica (continuo a farla in modo del tutto volontario e con il solo scopo di sostenere la salute dei bambini e delle loro famiglie) e mi è capitato di assistere donne con mutilazioni genitali femminili. Lei ha la vagina dottoressa, ma non ha mai partorito. Provo a riassumere brevemente: il dolore della fuoriuscita di una testa di un neonato dal canale vaginale è una sensazione che ti riempie la vita da quel momento in poi. Ti sembra relamente che il tuo corpo di donna, si apra a qualcun altro che hai accolto, e il bello, che c’è altrimenti noi plurimamme saremmo pazze, è che questo dolore del tutto inspiegabile, è appagato da un’esplosione di ormoni dell’amore quando vediamo la nostra creatura. Tutte queste emozioni meravigliose, sono un incubo in donne che hanno la vulva completamente cicatrizzata (un minuscolo pertugio è lasciato per i rapporti sessuali e la fuoriuscita della pipì) e le urla che queste poverine emettono per partorire – ovviamente negli ospedali si tenta di rimediare anestetizzandole e sottoponendole ad uno o più tagli che dilatino la parte – sono l’anticamera dell’inferno. Bene dottoressa Bonino: sappia che per tantissime bambine in Italia, questo dolore (se escludiamo quello della mutilazione vera e propria) sarà un passaggio obbligato più e più volte anche grazie al fatto che le loro madri non sono obbligate a farle controllare da pediatri italiani che possono denunciare o impedire che questo sfregio avvenga.

Già i bambini… Nel nostro Paese sono un peso, un costo, un investimento e una perdita per l’economia: lo s’intende da come tutte le politiche e le ideologie femministe (come può una femmina essere contro i bambini per me è inspiegabile) hanno ridotto la condizione infantile. Innanzi tutto un peso, un rischio peggio di una malattia: parimenti all’AIDS o alla Clamidia, lo stato di gravidanza (che dovrebbe essere trasmesso come uno stato di Grazia) è qualcosa dal quale fuggire assolutamente. Il diritto della donna di prevaricare sui propri potenziali o esistenti figli, limitando la propria capacità procreativa in virtù della libertà (come libera una sifilide, in effetti, non ce n’è) o lo sbarazzarsi della creatura che portano in grembo perché ne hanno il diritto (la soppressione di un figlio è sinonimo di rispetto altrui che tanto piace ai pacifisti: e se il povero feto si chiamasse Caino? Lo giustiziereste?), sono concetti assodati da intere generazioni di donne che poi si rendono conto di essere sole (come Lei, dottoressa non sposata e non madre, neppure adottiva) e quindi si infliggono pene per poter recuperare il tempo perso… I bambini dottoressa Bonino, sono quelli che ci pagheranno le pensioni, non gli immigrati. Ma a Lei i bambini fanno schifo, mi par d’avere capito.

Cara dottoressa Bonino, io ho, per ora, due figlie femmine e se l’avere dei figli è meraviglioso, l’avere delle figlie alle quali trasmettere la potenza insita nel loro corpo, è fantastico. Ma cosa succede a delle femmine in Italia, dottoressa? Succede che non possono neppure andare in cartoleria alle 4 del pomeriggio in pieno centro, poiché presso alcune bancarelle del mercato, sostano individui dalle facce patibolari: mi spiace dirlo, ma ho insegnato ai miei figli a girare ben al largo da gruppetti di uomini che parlottano tra loro indicando anche bambine di 7/8 anni. Sa quello che temo di più cos’è? E’ che costoro, che vengono accettati nel nostro Paese ma non obbligati a un comportamento consono, hanno tutti i diritti di indicare la mia bambina di otto anni per mano alla sorella sedicenne, e di urlare loro:”Belle sorelle venite qui da vostri uomini” e non si spaventano neppure se un poliziotto li caccia via in malo modo. Le mie figlie non sono di quelle ragazze che vengono educate a protestare dicendo che le donne hanno il diritto di girare in perizoma per la città senza che un uomo possa sfiorarle, quindi non attraggono gli sguardi facilmente: tuttavia all’uscita del liceo, lungo la strada, 6 negozi di kebab obbligano la mia bambina grande a camminare velocemente col fiato corto e il cuore in gola, tenendo ben saldo il telefono in mano, pronto a chiamarci. Ma dottoressa Bonino, a questo ci avevate pensato? Eppure mia figlia è una femmina e Lei difende le femmine, no?

Vede dottoressa, le mie amiche pacifiste che ripudiano ogni forma di violenza e che hanno spesso mariti insulsi e trasparenti dal punto di vista testosteronico, raccapricciano al solo pensiero di un atto almeno di difesa se qualcuno dovesse toccare le loro bambine, ma io ci tengo ad avvertirLa: mio marito, che a testosterone è messo molto bene, è capace di fare a pezzi chiunque si avvicini ai propri figli, e se questo mai accadrà, mi renderà fiera di avere sposato un uomo capace di difendere la propria famiglia. Tuttavia se questo mai dovesse capitare, riterrò le politiche immigratorie di questi governi parte in causa nell’aver provocato un atto di difesa nei confronti di chiunque. Ma non mi dispero: ho figli che vogliono imparare a maneggiare le armi altrui e a difendersi fisicamente da ogni attacco: non servirà? Avranno fatto ginnastica… Servirà? Avrò figli che si sono almeno provati a difendere.

Ho ricevuto il dono della Fede dalla mia famiglia d’origine (da parte di mio padre), ma che i miei figli a scuola non possano festeggiare il Natale perché le insegnanti lo ritengono ingiusto e prevaricatore nei confronti degli immigrati, è quanto mai realmente assurdo e inammissibile: ma cosa volete fare al nostro Paese? Privarlo di tutto quello che è stato? Far dimenticare chi siamo? Lei e tutti quelli che stanno obbligando gli italiani a dimenticarsi chi sono, state sputando sulla tomba di tutti quegli italiani che il nostro Paese l’hanno difeso: state sputando su mio nonno che perse un occhio a 23 anni durante la battaglia di Nikolajewka; su mio zio che a 19 anni perse una gamba; su suo fratello che è disperso sui cieli di Libia… Ma come vi siete permessi?

Io faccio parte di quegli italiani che pur non vibrando di nazionalismo eccessivo, difenderà le tradizioni a tutti i costi, e se un giorno la scuola dovesse imporre l’uso del velo islamico o propagandasse le mutilazioni genitali femminili come segno di moda religiosa (mi aspetto pure questo), farò quello che ho già fatto: terrò i miei figli a casa e sarò la loro maestra. Difenderò con forza le mie figlie dalle vostre politiche denigratorie nei confronti della donna (il vostro femminismo lo è a tutti gli effetti) e sarò una madre che non permetterà mai che una cultura che non sia la nostra, prevarichi sulla mia e quella della mia famiglia.

Lei fa parte di un passato che ha rovinato veramente molte persone: droga, divorzio, aborto, eutanasia e chi ne ha più ne metta. Ci avete dissacrato e ridotto in un popolino senza spina dorsale, ma ogni volta che si scopriranno i cosiddetti altarini spero che qualcuno si accorga dei vostri inganni e faccia i conti con se stesso e la propria progenie… Io ho sicuramente fatto i conti con la mia.

La saluto cordialmente

Rachele Sagramoso
Brigate Chesterton per la difesa dell’ovvio
https://youtu.be/DEsXZXdNuGo