Una lettera all’Ordine dei Medici di Torino

Riportiamo il testo integrale di una mail indirizzata al Dott. Giustetto Presidente dell’Ordine dei Medici di Torino e qui pervenuta.

Ringraziamo la collega Rachele Sagramoso.

Alla Cortese Attenzione del dottor Giustetto

Ill.mo dottor Giustetto,

mi chiamo Rachele Sagramoso e faccio l’ostetrica, e il mio obiettivo, con questa mia mail, è fornirLe la mia opinione, e se fosse possibile uno spunto di riflessione, in merito al ‘caso Silvana de Mari’ se vogliamo descriverlo come tale.
Sono ormai anni che non esercito la mia professione per una serie di ragioni che non sono in argomento, tuttavia ho mantenuto inalterata passione per la medicina legale che mi ha consentito di essere spesso chiamata come CTP in cause di quella che viene oramai definita come ‘violenza ostetrica’. Immagino che Lei sappia quello di cui io sto parlando, poichè la violenza ostetrica è presente in moltissimi corridoi dei reparti di ostetricia, nelle sale operatorie, nelle sale parto e pure negli ambulatori di pediatria.

Nonostante la nascita piuttosto recente di associazioni più o meno utili alla causa (quella di estirpare la violenza ostetrica) e di proposte di legge (che mirano a colpire chi commette violenza ostetrica), io credo che bisognerebbe cominciare a guardarla come si studia un qualsiasi caso medico.
Le faccio degli esempi di violenza ostetrica in senso stretto e in senso lato, mi permetta:

  1. Una donna è assistita ad un parto che è stato indotto con ossitocina sintetica, i dolori sono stati attenuati dall’analgesia peridurale, il suo perineo è gonfio e sta per far nascere il suo bambino. Quante mai volte una donna si trova, nei nostri ospedali, in questa situazione? Migliaia di migliaia all’anno in tutta Italia. La donna è lì, sola di fronte spesso a un esercito di persone che le impongono varie cose: la posizione, il tipo di spinta, il tipo di respiro, la modalità di come debbono essere messe le gambe e via discorrendo: tutte strade opinabili e che dipendono fondamentalmente dal luogo dove l’operatore ha studiato, l’ospedale dove ha fatto tirocinio, gli eventi della propria vita, il proprio sesso, la qualità della giornata che sta vivendo, i soldi che ha speso nei corsi post laurea e la qualità di questi, il desiderio di far avere un bel ricordo di quel momento che la donna conserverà per il resto della propria vita, il rispetto verso il bambino che sta nascendo, l’ora in cui dovrà smontare di turno e altre innumerevoli. Il perineo di quella donna, il fatto che questo possa essere reciso (sperando in un briciolo di anenstesia e compassione) con un paio di forbici che quando tagliano fanno lo stesso rumore del pollo sotto le mani del macellaio, il fatto che ella possa avere rapporti sessuali con il marito, che possa non piangere ogni volta che le viene il ciclo mestruale, che possa non soffrire d’incontinenza urinaria per il resto dei suoi giorni (per non parlare dell’incontinenza fecale o di tutte quelle fistole vagino-rettali per le quali le donne – che si sappia – si trovano a odiare il proprio corpo se non il figlio generato con tal enorme sofferenza) e che possa sperare in un altro parto, è nelle mani degli operatori presenti. Purtroppo, dottor Giustetto, come credo Lei sappia, in un sacco di probabilità quella donna riceverà la manovra di Kristeller, l’episiotomia, l’allontanamento del suo bambino (che sarà per lo meno cianotico, vista la gentilezza della nascita) e vorrà morire di vergogna ogni volta che penserà che se lo avesse saputo, non avrebbe mai deciso per un’induzione del parto. Induzione, per inciso, che spesso è imposta (le modalità con le quali i medici chiedono il consenso informato non è affatto di consapevolezza) solo sulla scorta del timore di essere denunciati nel caso in cui al bambino accada qualcosa se sosta nell’utero materno più delle 41 settimane o che sia in presentazione podalica: quindi non certo sulla scientificità dell’atto medico, ma sulla paura di ripercussioni giudiziarie.
  2. La medesima donna potrebbe avre la fortuna (sì, fortuna, purtroppo) di attaccare il proprio bambino al seno (e non credo che io debba elencarLe le specificità del latte materno rispetto alla formula) quasi subito: il gesto sarebbe l’apoteosi e la gratificherebbe degli sforzi fatti, sempre che: l’operatore abbia una formazione adeguata per l’allattamento, desideri aiutare la donna a farlo, abbia un’opinione positiva dell’allattamento, sia riuscita ad allattare (se si tratta di una donna), abbia frequentato corsi idonei dopo la laurea, non sia corrotta da una ditta produttrice di formula lattea, abbia tempo per star dietro alla donna, sia consapevole dell’importanza per la nutrizione biologicamente corretta per il neonato, abbia un’idea di quelle patologie acute che possono colpire il neonato che non viene attaccato subito. Sì dottore, purtroppo si tratta anche qui di una situazione delicata che dipende da fattori del tutto estranei alla medicina in quanto tale. Opinioni, ogni giorno, fanno ‘il bello e il cattivo tempo’, nei reparti maternità. E non credo che Lei sia stupito della corruttibilità presente nei reparti di neonatologia per non parlare degli ambulatori di pediatria. Qualche donna forse riuscirà ad attaccare il proprio neonato alle mammelle (da ‘mamma’ perchè quello è il compito delle madri nonostante ci sia ancora chi pensa che sia loro diritto non allattare) e lo farà in modo naturale, ci sarà chi avrà bisogno d’aiuto perchè non ha mai concepito le mammelle come organi atti al nutrimento ma solo all’erotismo, ci sarà chi non ci riuscirà per una serie di motivi indipendenti dalla prorpia volontà (in una personale ricerca che ho svolto alla dimissione dalla clinica, su 84 donne intervistate, il 98% avrebbe voluto allattare). Ci saranno bambini ai quali verrà tappata la bocca con un oggetto di silicone, ci saranno quelli con qualche difficoltà che nella maggior parte dei casi verranno nutriti già il II° giornata con la formula. Ecco come un gesto biologicamente normale può trasformarsi in un’Odissea nel quale nessun Ulisse torna a Itaca, solo a causa di un’incompetenza (anche e soprattutto umana) dell’operatore. Purtroppo solo la sottoscritta, che io sappia, ha seguito cause di mancati allattamenti (peraltro portando a casa la vittoria) poichè le donne, oggigiorno, non pensano a tutto quello che ruota intorno all’allattamento a partire da tutto ciò che ci dice la teoria dell’attaccamento di Bowlby. Purtroppo le donne sono figlie di una generazione che ha tolto loro la femminilità e l’istintuale desiderio di custodire la vita (e l’allattamento fa parte di questo gesto). E i medici? Alcuni medici nuocciono con consapevolezza, anche macchiandosi di reati secondo la Legge italiana.
  3. Se la donna sopravvive alla degenza, dovrà sopravvivere alle opinioni pure del pediatra, che bisognerà vedere se poi è a favore dell’allattamento a richiesta (la definizione ‘a richiesta’ è opinabile, per moltissimi medici), se sa come sostenerlo adeguatamente, se i corsi post laurea che ha frequentato non abbiano ricevuto sponsorizzazioni dubbie da ditte che commerciano in sostituti del latte materno. Ovviamente sarà opinabile anche l’introduzione dell’alimentazione complementare che moltissimi Suoi colleghi definiscono ancora ‘svezzamento’ (poppare al seno è un vizio da togliere, per loro) nonostante le linee guida abbiano modificato la terminologia nel 2006.

Dottor Giustetto non è certo mio desiderio informarLa di quello che Lei conosce benissimo e che La vede certamente in prima fila per contrastare, ma per dirLe che la dottoressa de Mari, che ha la libertà come ognuno di noi di usare la terminologia che più ritiene acconcia e che possiede la facoltà di declamare le proprie competenze -e non ho scritto opinioni- come meglio crede (coloro i quali si sentono colpiti possono serenamente chiedere spiegazioni, se sono certi ch’ella abbia sbagliato, portando dati incontrovertilmente certi), non solo attua un comportamento che ognuno di noi esseri umani è libero di compiere, ma usa la propria competenza in scienza e coscienza facendo solo quello che lei e molti Vostri colleghi fate ogni giorno. Sta nell’atteggiamento medico il fatto di denunciare una situazione (penso a quelli che ho conosciuto e che fanno dichiarazioni su vaccini, chemioterapia, alimentazione, gravidanza e molto altro) e di porvi rimedio dando indicazioni ai pazienti o all’auditorio. Siete liberi di farlo e, come ho spesso constatato, chi – paziente o auditore – non è d’accordo dal punto di vista scientifico o personale, si alza e se ne va. Solo se il medico compie un errore dimostrabile in mancanza di competenza, di scrupolosità e di accortezza, è accusabile dal punto di vistra giudiziario e, casomai, condannabile. Non sono forse condannabili i Suoi colleghi che estorcono un consenso informato per un atto chirurgico o medico non necessario e che ha un fattore di rischio più alto di far andare le cose secondo natura? E non sono equivalentemente deprecabili i Suoi colleghi che disattendono la Legge attuandola come la interpretano o la ritengono meglio per loro? E che dire di quelli che sconsigliano una terapia o una prevenzione di un certo genere perchè ideologicamente contrari? Credo che Lei conosca la situazione e La immagino d’accordo con me nel credere che Silvana de Mari sia stata denunciata all’Ordine (cosa che lei credo abbia consapevolmente fatto in virtù del principio di resistenza-passiva e di quello di libertà personale che riporta la nostra Costituzione) perchè le persone che, giustamente, si sono sentite colpite dalle sue affermazioni, non sono state invitate a controbattere alle dichiarazioni della dottoressa. Mi sono personalmente trovata a moderare alcuni dibattimenti tra medici, e gli spettatori presenti hanno potuto essere messi al corrente delle opinioni scientifiche e personali di uno o dell’altro medico, senza manifestare sgarbatamente che idea si erano fatti, ma sicuramente formandosi un’interpretazione soggettiva.
Se non sono sollevabili dall’iscrizione all’Ordine dei Medici, coloro i quali si macchiano di violenza ostetrica (nonostante il fatto che la violenza ostetrica sia diffusa e messa in atto del tutto pubblicamente), perchè lo dev’essere un medico che si esprime a modo proprio su proprie basi scientifiche? Perchè non testare con assoluto apriorismo da parte Sua e di Suoi esimi colleghi, la veridicità di quello che sostiene la dottoressa de Mari? Chiunque è dell’opinione scientifica che la dottoressa de Mari sbagli, potrà dimostrare che le proprie convinzioni scientifiche vanno al di là di condizioni ideologiche e la verità sarà preservata.
Scusandomi per la prolissità e ugurandoLe buon lavoro,

Le porgo i miei più cordiali saluti.

Rachele Sagramoso

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