L’era della psicosi sociale: ad alto tasso di contagio

Siamo nell’era della psicosi sociale, della negazione dell’evidenza più incontrovertibile.
Uno stato di paurosa sofferenza psichica, ad alto tasso di contagio, che attraversa paesi e generazioni intere. La sua origine è il senso del male, la percezione del male, la consapevolezza del proprio male. Che è prima di tutto finitudine: l’essere finiti, il dover finire. Per questo si cerca salvezza nell’abbattimento di ogni con-fine, di ogni limite. Fino a dire l’indicibile: che gli uomini nascono da concetti antropologici, che tra maschi e femmine ci sono solo differenze culturali, che un bambino non ha bisogno della madre, e può essere fabbricato e venduto. Solo il fatto che non viene concepito dallo spermatozoo più forte, ma da uno scelto a caso dopo una masturbazione, dovrebbe pietrificarci.
Ecco: si sta tutto riducendo ad una planetaria sega-assistita. Un ripiegamento cieco e sterile sul proprio ego.

Tipico della mentalità omosessualista: l’amore è (solo) un gioco.

Dove si può giocare anche da soli. Perché si deve vincere, possedere, ridurre l’altro a pedone, su una scacchiera di possibilità infinite: Senza regole.
L’amore generativo ridotto a ripiegamento sull’immagine di sé. Per sé: a proprio esclusivo uso e consumo.

Siamo già oltre la follia generalizzata (clik qui o sull’immagine per il video).

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Da dove nasce la psicosi sociale?

E quali sono i suoi effetti?

Chi non dice oggi che ci solo “bambini con due papà”?

Come lavorano le squadriglie LGBT per censurare l’opposizione civile ed ottenere facile consenso a suon di slogan e frasi fatte?

 

Alessandro Benigni

Sorgente: 75. L’era della psicosi sociale: ad alto tasso di contagio – Ontologismi