Lemmings!

Molte persone hanno già sentito nominare i lemmi o lemming. Sono piccoli roditori che vivono in branchi nella zona artica. Il motivo per cui li abbiamo sentiti nominare è la leggenda nera che i lemming si suicidino in massa. È ovviamente falso, ma fu creduto vero per anni. Primo Levi dedicò loro un racconto: Verso Occidente. Il suicidio dei Lemming fu una delle tesi invocate a ogni dibattito sul problema della popolazione, erano ossessivamente presenti in ogni discussione, in ogni fanatica affermazione che il feto umano è una sciagura, un pericoloso parassita da combattere. Il sesso slegato dalla riproduzione, il sesso usa e getta con l’ovulazione bloccata chimicamente divenne socialmente obbligatorio grazie ai piccoli roditori, il sesso legato alla riproduzione divenne un’irresponsabile follia. Le famiglie con più di tre bambini venivano aggredite per strada. Per colpa loro saremmo tutti andati verso la distruzione.

Me lo ricordo perché sono una vittima di questa follia. Non volevo avere figli: ritenevo fosse un favore all’umanità, Il crollo demografico lo ha causato la mia generazione: noi avevamo il miracolo economico e la disoccupazione al 2 %.
Ovviamente il suicidio dei lemmi è falso. L’affermazione folle, ascientifica e idiota fu costruita da un documentario della Walt Disney del 1958, Artico selvaggio, montando le riprese di un fiume di lemmi che si buttava in un fosso per superarlo con quelle di una scogliera.
Tutto il mondo ci ha creduto per anni.
La scienza ha detto che la natura stessa evita la sovrappopolazione con il suicidio. La cultura di morte in cui siamo immersi non è cominciata con quel documentario, e quel documentario non ne è stato la sola causa, ma ha dato una notevole spinta. L’occidente terrorizzato ha abbattuto la sua natalità a favore di un oriente e di un sud prolifici e aggressivi.
Forse è il caso di invertire lo schema.

Ora.

Tra l’altro quello che si ottiene è un affarino carino, un neonato tutto occhioni che prima o poi dice mamma.

Mandiamo al diavolo chi non vuole i nostri figli.

Silvana De Mari

Rispondi