Le posizioni politico-ideologiche dell’Ordine degli Psicologi. Il caso piemontese: analisi logica ed epistemologica di un comunicato stampa

 

Credo non sia sfuggita a nessuno l’uscita, ad orologeria, del comunicato stampa dell’Ordine degli Psicologi datato 13 Febbraio 2016, in timing perfetto con l’auspicata discussione in Senato del DDL Cirinnà (in particolare sulla stepchild adoption) che ci saremmo aspettati (e che invece non è avvenuta).

Già dal modo con cui il comunicato viene diffuso sul canale Facebook dell’Ordine, si evincono molte cose: “L’Ordine degli Psicologi del Piemonte – si legge – prende posizione sulle unioni civili e sullo stepchild adoption”. Il che tradotto sta a significare che un Ordine di questo genere si sente autorizzato ad influenzare il dibattito politico (non importa in che senso, importa a quale titolo: forse la Psicologia – o meglio questo specifico indirizzo psicologico, perché di questo si tratta – ha voce in capitolo in materia legislativa o in campo etico?)

Ma andiamo avanti.

“Il vero problema nel crescere in famiglie omogenitoriali – si legge ancora nel comunicato – , ciò che le differenzia dalle altre famiglie, è il contesto più o meno omofobico nel quale vivono. Questo, sì, fa la differenza. Per il resto, saranno buoni genitori, pessimi genitori, come lo possiamo essere tutti.”

Questa la posizione – chiara – del Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte, Alessandro Lombardo.

“È innegabile che la decisione sul DDL Cirinnà sia politica. Ma è altrettanto innegabile che, una gran parte delle argomentazioni portate a favore della non approvazione del DDL – sono smentite da anni di ricerche scientifiche. Non esiste, se non nei codici culturali, un unico modello di famiglia. È chiaro quindi che il salto è culturale, del tipo di società che vogliamo e dobbiamo essere. Diventa altrimenti difficile comprendere tutto questo terrore che si è creato attorno a questo DDL”.

[Fin qui il Comunicato stampa del 13 Febbraio 2016]

Propongo qui di seguito una banale  e semplicissima analisi logica ed epistemologica del Documento.

1) “famiglie omogenitoriali”. Primo. Il termine “famiglia”. Eh no, cari Psicologi. Non ci siamo. Si dà qui per scontato e pacificamente acquisito un dato –  tra l’altro sociologico, non psicologico – che è invece più che discutibile. E’ discutibile infatti l’equiparazione immediata di “famiglia” e “coppia” o “gruppo sociale” variamente composto. Tutte le coppie e tutti i gruppi sociali sono eo ipso famiglia? Davvero? E da quando? E a parere di chi? Due amici che “si vogliono bene” sono famiglia? Oppure due anziane vedove che convivono nello stesso appartamento per dividere le spese, sono “famiglia”? Basta un sentimento, basta la convivenza per rendere legittimo lo status di famiglia? Un gruppo di poliamorosi sono famiglia? Possono adottare bambini? E madre e figlio che si innamorano? Garantiamo il matrimonio anche per loro? Come la mettiamo, in questi casi? Perché il punto è questo: se un principio etico vale davvero, deve valere per tutti e in ogni caso possibile. Tra parentesi: cos’è, da oggi è la scienza a dirci ciò che è eticamente accettabile? E in base a cosa, ai famosi “anni di ricerche” puntualmente smentiti da ricerche di segno opposto, ma guardacaso appositamente e regolarmente messe sotto silenziatore dai mass media? Fatemi capire il ragionamento: se gli studi oggi dicono che “non ci sono danni per i bambini” allora per voi diventa lecito privare un bambino del padre o della madre per compiacere gli adulti che pretendono di avere dei figli in modo innaturale (ovvero: acquistandoli mediante uteri in affitto)? Dal che consegue, logicamente, che se domani (perché no?) la “le ricerche e gli studi” dovessero mostrare che in fondo non ci sono danni per i bambini abusati in tenera età, allora dovremmo legalizzare la pedofilia? Perché no? La forma del ragionamento infatti è identica: “Alcuni studi dicono che X non fa male, quindiè eticamente accettabile e dev’essere garantito per legge”. Oggi per X intendiamo “i bambini deprivati volontariamente di padre e di madre e dati in adozione a coppie same-sex”, ma domani potremmo anche intendere “abusati in altro modo da due o più adulti”. Perché no? Se la scienza dice che non ci sono danni: perché no? La forma logica è la stessa.

Secondo. “Omogenitoriali”. Non esistono “omogenitori”. Sarebbe bene ricordarlo, altrimenti si fa confusione, cari Psicologi. Genitore è colui che genera. Nessuno è figlio di due padri, o di due madri. Ogni individuo umano è figlio di una madre e di un padre. Il neologismo “omogenitorialità” o “omoparentalità” è un flatus vocis, un termine che non ha un corrispettivo nella realtà. Una coppia di omosessuali non è in grado di generare, per essenza della coppia stessa e non per accidente. Dobbiamo essere rigorosi, cari Psicologi, ed evitare scivoloni o concessioni sul piano linguistico che portano poi ad argomenti viziati in origine. Altrimenti l’epistéme diventa una barzelletta. Il termine “omogenitorialità” è un’invenzione ideologica, cari Psicologi, inventata strumentalmente proprio per supplire (sul piano della fantasia e della seduzione del pubblico semi-colto) all’impossibilità delle persone omosessuali di essere genitori. Ripetiamolo, che non fa male: genitore è colui che genera: daccapo, padre e madre. Questo neologismo, forgiato per instaurare il principio di una coppia “parentale” omosessuale e promuovere così la possibilità giuridica di dare a un bambino due “genitori” dello stesso sesso, è dominio della dell’ideologia, un vero e proprio mostro linguistico-concettuale, che meno che mai dovrebbe comparire così, senza un minimo di giustificazione, in un testo che vorrebbe (il condizionale è d’obbligo) presentarsi come “scientifico” e quindi epistemologicamente fondato.
Non è che l’adozione di questi termini indica anche nel vostro caso una decisa curvatura ideologica? Rifiutiamo quindi il termine “omogenitorialità”, un termine che pretenderebbe di identificare una coppia di omo-sessuali che è anche genitrice: un ossimoro tanto evidente quanto grottesco. Genitore, infatti, deriva dal latino genitore (m), deriv. di genitus, part. pass. di gigneregenerare’. Il genitore è, quindi, colui che genera o che ha generato. Asserire che una coppia di donne o di uomini possano generare (anche in senso figurato) un figlio non è forse una contraddizione in termini? Ma che ne resta della (pretesa) scientificità di un documento che già nelle prime righe mostra così gravi e palesi contraddizioni e scivoloni linguistico-concettuali?

Una prima conclusione, quindi: state parlando di ciò che semplicemente “non esiste“. Dovremmo dire, piuttosto: coppie di persone omosessuali, nelle quali è stato portato un bambino (e dovremmo anche spiegare come, nei fatti, il bambino è stato generato all’esterno della coppia omosessuale e poi trapiantato lì: come, a che titolo e nell’interesse di chi).

Bene, andiamo avanti. Siamo alla seconda riga, e già ci sono così tante e gravi castronerie da rendere irricevibile questo comunicato.

2) Il vero problema sarebbe – si legge ancora nel documento – “il contesto omofobico” in cui vivono queste coppie omosessuali con bambini provenienti dall’esterno della coppia stessa. Ma davvero. E di quale paese state parlando, cari Psicologi? Non dell’Italia, di sicuro. Perché i dati parlano chiaro: l’Italia è uno dei paesi al mondo in cui si sono registrati i più bassi numeri di episodi “omofobici” (per esempio Pew Research Center ha pubblicato nel 2013 un rapporto che indica l’Italia l’ottavo paese più tollerante al mondo nei confronti dell’omosessualità, a pari merito con l’Argentina. Non solo, secondo la ricerca, l’Italia si piazza al quarto posto mondiale – dietro Corea del Sud, Stati Uniti e Canada – tra i paesi che hanno fatto i più grandi passi avanti nell’accettazione dell’omosessualità negli ultimi anni).

3) Andiamo avanti nell’analisi del comunicato. “Per il resto, (le persone omosessuali, ndr) saranno buoni genitori, pessimi genitori, come lo possiamo essere tutti.” Certamente, cari Psicologi. Se non fosse per un piccolo particolare: in una coppia omosessuale, il bambino generato (o acquistato, per meglio dire) all’esterno, poi lì trapiantato, si trova di fatto deprivato di padre o di madre, di una delle due figure paterne. In sostanza, reso orfano di uno dei due genitori, fin dall’inizio, volontariamente e con una crudeltà che rende poi difficile la sequenza logica a) ti acquisto dietro compenso per l’affitto dell’utero o l’acquisto del seme e relative spese di laboratorio, b) ti privo per contratto – per sempre – del genitore (di cui peraltro porterai per sempre il 50% del tuo DNA) c) esercito questa violenza inaudita su di te, in sfregio dell’art. 7 della Convenzione Internazionale dei diritti del fanciullo, del buon senso, del minimo sindacale di umanità (che consiste appunto nel rispettare *almeno* i diritti dei bambini) e infine c) però ti voglio bene e sono un bravo genitore.

Ma andiamo ancora avanti.

4) “È innegabile – leggiamo nel Comunicato degli Psicologi – che la decisione sul DDL Cirinnà sia politica. Ma è altrettanto innegabile che, una gran parte delle argomentazioni portate a favore della non approvazione del DDL – sono smentite da anni di ricerche scientifiche”.

Questa è nuova. Anzi, vecchia: siamo ripiombati, dopo gli slittamenti semantici, nell’ambito della sociometria o della psicometria (non si capisce bene, visto che non compare qui l’elenco degli studi cui si fa riferimento). In ogni caso è lecito supporre che si tratti della solita tiritera dei “trent’anni di studi“, “patrocinati dall’APA”, che “dimostrerebbero“, bla bla bla.

Peccato che questa sia una falsità bella e buona, oltre che una posizione epistemologicamente insostenibile. La Psicologia e men che meno le analisi, gli studi, le ricerche psico o sociometriche, non “dimostrano” nulla. Mai, e per definizione. Non è matematica: casomai congettura, ipotizza, assume teorie e spiegazioni per loro natura sempre provvisorie.

Occorre qui un attimo di pazienza. Cerchiamo di spiegare.

La bufala dei “trent’anni di studi” è già stata smontata, più volte, in modo incontrovertibile. Non esiste un “consensus” scientifico intorno a questo tema, sul quale, al contrario è dagli anni Settanta che si esercita una pressione ideologica incompatibile con un rigoroso approccio scientifico, per sua definizione aperto al confronto e resistente rispetto a qualsiasi forma di pressione mediatica, politica ed ideologica in genere. (Ne abbiamo già discusso qui).

Tra l’altro, anche dal punto di vista dello stato dell’arte degli “studi”, delle “ricerche” e delle varie “posizioni autorevoli” sul tema, cari Psicologi, non sembra che le cose stiano esattamente come voi fate (vorreste far) intendere nel Comunicato.

Infatti, basta una banale ricerca sul web, per capacitarsene in prima persona. Vediamo qualche spunto.

A partire da Critica ScientificaAdozioni omosessuali: il consenso scientifico poggia su un castello di carte.

Abbiamo poi – sempre per esempio – la risposta del sito di contro-analisi Etero Laico.

C’è poi questo interessante articolo, questa volta in relazione all’analoga presa di posizione degli Psicologi del Lazio.

Abbiamo inoltre qualche risultato interessante sotto il profilo dei problemi emotivi (più che doppi) per i bambini cresciuti con “genitori” dello stesso sesso.

Perché non ne parlate? Non sono “studi” che fanno comodo, vero?

Ma non è finita. Abbiamo anche  un altro importante studio (The Unexpected Harm of Same-Sex Marriage: A Critical Appraisal, Replication and Re-Analysis of Wainright and Patterson’s Studies of Adolescents with Same-Sex Parents) che smonta in modo definitivo il mito che il sesso dei genitori non influisca sull’equilibrio psico-fisico dei bambini. La ricerca, pubblicata sul British Journal of Education, Society & Behavioural Science, ha rivelato che gli adolescenti cresciuti con genitori dello stesso sesso sperimentano maggiore ansia e minore autonomia rispetto a quelli cresciuti con genitori di sesso opposto anche se risultano raggiungere migliori risultati scolastici.
Ma la cosa più sorprendente è scaturita dalla comparazione effettuata all’interno del gruppo dei ragazzi cresciuti in famiglie omosessuali. Quelli con genitori “sposati” mostrano sintomi depressivi, crisi di panico e pianto in misura ben maggiore di quelli semplicemente conviventi. Le ragioni di questa disparità sono forse da ricercarsi nel fatto che il matrimonio dei partner dello stesso sesso leva ogni speranza ai bambini di trovare o ritrovare il genitore mancante.

E’ finita qui?

Neanche per idea. Abbiamo poi un’analisi dettagliata che mostra come le ricerche sulle adozioni in coppie dello stesso sesso siano condizionate dall’ideologia.

C’è poi uno studio sulla presunta equivalenza tra famiglie naturali e coppie same sex: “Violenza domestica, violenza su donne: violenza LGBT, più che etero“.

E dell’APA, non vogliamo parlarne? Ecco allora qualche spunto sul grado di “affidabilità” e di “coerenza scientifica” dell’APA.

Ma è poi vero che la scienza sostiene la cosiddetta “omogenitorialità”? Ecco una brillante contro-analisi, tutta da leggere.

Abbiamo poi, in ordine sparso:

Elenco di studi che evidenziano i problemi legati alle adozioni in coppie dello stesso sesso: come mai nessuno ne parla? E pensare che l’elenco è incompleto

L’omogenitorialità danneggia il bambino. Dite di no? Leggete l’analisi di Massimo Gandolfini.

Un altro punto di vista sui “figli” in coppie same sex? Eccoci serviti: I figli delle coppie omogeneri e il dramma (censurato) del «vuoto d’origine».

Un caso tipico. Lo studio-bufala dell’Università di Melbourne rilanciato dal quotidiano “La Repubblica”. Guardate come l’hanno realizzato

E per finire (ma solo per questioni di spazio, s’intende): una rassegna (peraltro incompleta) di autorevoli posizioni di Psicologi, filosofi e giuristi (tutti omofobi?) che si sono espressi contro nozze e adozioni omosessuali. Ecco qui una raccolta in ottica interdisciplinare.

Mi fermo qui. Il tempo di lettura lo impone. Resta la speranza che in un futuro non troppo distante qualcuno si accorga dell’ideologia che pervade la discussione su questo tema. Soprattutto perché, nel frattempo, a farne le spese saranno i bambini. Ai quali viene e verrà sistematicamente negato il diritto di avere un padre e una madre. Perché è logico: mentre i bambini crescono benissimo senza mamma e papà è del tutto omofobico sostenere che a maggior ragione una coppia di omosessuali possa vivere benissimo senza un bambino.

Alessandro Benigni

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