Le donne non hanno marciato

Le donne non hanno marciato per le sorelle condannate a morte dai Talebani per aver mostrato una caviglia scoperta da una folata di vento.
Le donne non hanno marciato per la dodicenne lapidata in Iran.
Le donne non hanno marciato per le bambine cristiane e yazide stuprate a Mosul, vendute come oggetti sessuali per pochi dollari.
Le donne non hanno marciato per lo stupro di Colonia.
Tre milioni di donne sono scese in strada perché qualcuno ha osato dire la verità: c’è una notevole percentuale di donne, che è molto sensibile al denaro di un uomo. Questo fa parte non solo di un interesse immediato, se un uomo mi dà un po’ del suo denaro campo meglio, ma di precise regole etologiche. Il denaro è il corrispettivo del territorio: per i maschio umano il denaro è quello che è il territorio per il leone e l’orso maschio. Nel bel testo Neuromarketing di Martin Lindstrom si spiega come i maschi siano molto più bravi di noi a guadagnare denaro perché il piacere che loro provano a guadagnare denaro è enorme, ed è sulle stesse aree che danno il piacere sessuale: infatti solo un maschio che ha territorio può accedere ai genitali femminili. Un termine brutale e violento, ma etologicamente corretto,è sfigato. Nel branco chi è basso di rango non ha accesso ai genitali femminili. Una donna può essere miserabile e molto sexy ( Cenerentola), mentre un uomo quando resta disoccupato è ferito nella sua virilità: ricordo a questo proposito il bellissimo film Full Monty. I maschi sono più bravi di noi a guadagnare denaro, regola che ha eccezioni, ovviamente, ma che sui grandi numeri funziona, e, soprattutto, provano più piacere di noi a guadagnarne. Noi proviamo più piacere a spenderne. Quindi che una donna si appoggi a un uomo che guadagna più facilmente di lei e che le dia il suo territorio, il denaro, è nell’ordine naturale delle cose. Molte donne detestano essere mantenute ed è giusto che non lo siano, ma non si può stigmatizzare il comportamento biologicamente vincente: un uomo mi mantiene mentre metto al mondo e tiro su i figli di entrambi. O se dei bambini non ne vogliamo sapere, se un uomo accede al corpo di una donna deve gratificarla. L’uomo che dopo essere venuto a letto con te, ti porta in pizzeria e ti propone di pagare alla romana, non è un campione della liberazione femminile, ma un violatore di regola etologiche, scaricalo.
Quindi tre milioni di donne che non hanno mosso ciglio davanti ai crimini compiuti nell’islam contro le donne, anzi hanno anche guardato con disprezzo e compatimento Oriana Fallaci, Ida Magli e le poche altre paladine della dignità umana, marciano contro Trump per avere detto una banalità mentre pensava di non essere immortalato. Ripenso a tutto quello che ho ascoltato negli spogliatoi femminili di palestre e piscine, peccato che nessuno abbia mai registrato quello che molte donne dicono in questi luoghi: non sono tutte campionesse di correttezza. Tra l’altro se le donne sono indignate all’idea che il denaro le compri, chi diavolo ha acquistato 50 milioni di copie di 50 sfumature di sadomaso?
E torniamo ai tre milioni di marciatrici. In realtà Trump oltre a pronunciare la banalità che un uomo ricco ha più probabilità di convincere una donna che un uomo povero, ha fatto ben di peggio. Ha tolto i finanziamenti a Planned Parenthood: una donna che voglia abortire al nono mese di gravidanza, con il forcipe che schiaccia la testa del feto mentre è ancora nella vagina, e gli occhietti che schizzano fuori dalle orbite, dovrà farlo a spese proprie e sarà consentito ai singoli stati di vietare l’aborto oltre il quinto mese. Questa è la colpa. L’obamacare garantiva una pasticciata assistenza a meno del 10% della popolazione USA, con enormi guadagni di denaro pubblico delle case farmaceutiche e imponeva a tutte le cliniche, incluse quelle cattoliche , di somministrare la pillola abortiva. Ora è stato ristabilito il diritto all’obiezione di coscienza dei medici. Thank you president Trump.


Nella foto di copertina: le due sorelle di 15 e 16 anni uccise (con la loro madre) in Pakistan per un video in cui ballano sotto la pioggia.