Le donne fanno sempre meno figli – II Parte

Per chi desiderasse avere la prova certa che la fiducia nei confronti delle giovani donne rasenta lo zero (con la conseguenza ignobile di renderli deficienti), c’è un post redatto da una famosa ginecologa che si batte per il diritto all’aborto e la diffusione della pillola del giorno dopo (che sul suo sito internet pare non avere effetti collaterali, anzi: potrebbe davvero far bene). Costei, acclamata anche da psicologhe che si battono per i diritti dei bambini (sì, lo so…), scrive soddisfatta un frammento della vita della sua associazione (i commenti in neretto sono miei):

“Ci chiama sollecita dottoressa di guardia medica nel nord Italia. Parecchio nord. Ha davanti una ragazza di sedici anni (sedici) a cui si è rotto il preservativo (a lei o al suo ragazzo? Il giovine se l’è data a gambe? La mancanza di un’educazione paterna è plausibilmente percepibile anche da questi eventi). Vorrebbe aiutarla e ci chiede aiuto. Le diamo il riferimento di legge per cui può prescrivere alla minore (le vitamine). Controlliamo, è veramente urgente (tutti i problemi che incontriamo nella vita sono urgenti, specialmente quelli causati da noi stessi). Le dico che può fare il mio nome che lavoro a una ASL. Ha una voce sollevata, lieta di poter aiutare la ragazza. Ci salutiamo con una vibrazione nella voce che parla di solidarietà fra donne (quindi se la ragazza è incinta, due donne adulte sopprimono consapevolmente una vita nel grembo di una minorenne). Di collaborazione fra medici per il bene della paziente (il quarto potenziale attore della scena è definitivamente deciso sia di troppo). Ciao collega. Ciao ragazza minorenne spaventata. E’ una domenica migliore ora”.

Io non ho certo competenze pari esperti di educazione affettiva (vera, non quella spicciola da ASL), ma questo modo di risolvere i problemi di una sedicenne non rende una donna giovane una donna adulta: a parte il caso specifico (sperando che la ragazza non fosse rimasta incinta), compiere un’anamnesi sul ciclo mestruale della ragazza? Capire se ha ovulato? Tentare di inquadrare la situazione? Non voglio citare il fatto di coinvolgere la madre della medesima perchè ci infiliamo in un vespaio, ma cosa è stato trasmesso alla giovane, sul proprio corpo e sulle proprie responsabilità? Sono certa che la ragazzina avesse una certa competenza sul profilattico e che abbia eseguito a comando l’ordine “Se ti si rompe vai all’ospedale dove medici gentili ti aiuteranno”, ma cosa le rimane nell’animo? Vogliamo scommettere che a 26 anni incinta, speriamo volutamente, delegherà al medico?

Se dovessimmo quindi fare una sorta di riassunto sino qui, verrebbe da dire che i messaggi sull’importanza del momento della nascita di un essere umano non invogliano le donne a mettere al mondo figli, sinonimo del fatto che diventare madri è un fatto razionale che deve essere ponderato e deciso a tavolino (contraccezione e aborto corroborano questa fase della vita della donna che ha il diritto di decidere sulla sua vita sin nei minimi particolari); l’assistenza rispettosa e che privilegia la fisiologia della gravidanza riscuote poca fama: perchè non si può far crescere donne e uomini deleganti ad altri la loro salute, per poi dire loro che questa è nelle loro mani. O è un passaggio educativo che si fa subito consapevolmente, oppure avremmo adulti spaventati da tutto e tutti che delegheranno ad altri, incrementando l’insicurezza primariamente in se stessi e altre conseguenze nefaste (citando solo mi svviene la medicina difensiva e la quantità di cause medico-legali).

Come incrementare le nascite, quindi? Promettendo sovvenzionamenti statali? Continuando solo ad auspicare la famosa ‘nascita rispettata’?

Premettendo il fatto che i ricchi non fanno tanti figli e che quindi il patrimonio non incrementa il numero delle nascite, partire con promesse di sostegno alle donne o alle famiglie (che include bonus per le nascite o per gli asili nido, ad esempio) a mio parere non serve. Questo perchè non ci si concentra, forse, sull’effettivo nocciolo della questione: perchè fare più figli? Perchè diventare genitori? I figli paiono spesso essere accessori: è per questo che su rotocalchi e quotidiani ci si lamenta del loro costo. Oltre che essere il più costoso, un figlio è pure difficile da ‘maneggiare’: i genitori sono spesso incapaci di assumersi il ruolo genitoriale, da sempre pesante e poco remunerativo. D’altronde come potrebbero essere i figli di una generazione che dice che l’erotismo è un diritto e può non avere conseguenze fisiche importanti (quale psicologiche vengono cautamente nascoste), e che sono convinti che un diritto della donna sia quello di lavorare subito dopo il parto (sfasciando letteralmente la propria capacità di allevare  bambini piccoli delegando asili e facendo orari improbi con conseguenze tristi)?

Fenomeni sociali come l’aborto in caso di un concepimento non richiesto, mettono la genitorialità sul piatto economico, ma promettere aiuti alle donne per far sì che non interrompano la gravidanza non è sempre uno stimolo a non abortire. 

Invece di sperare sempre che uno Stato ci allevi come una balia, se dicessimo chiaramente alle ragazze e ai ragazzi che avere figli è difficile ma è biologicamente predeterminato, che è un atto di coraggio importante e arricchente, che avere una famiglia unita ti aiuta, ti sostiene e ti fa sentire meno soli al mondo (“love is love” non c’entra nulla con l’impegno familiare e i giovani lo sanno bene: specialmente i ragazzi coi genitori separati hanno questa consapevolezza che li fa essere ben più maturi dei genitori) e ti fa maturare, magari incentiveremmo i giovani a fare figli e, di conseguenza, lo Stato si adeguerebbe per forza. Se invece di insegnare a indossare i preservativi trasmettessimo il valore della propria capacità di dare la vita, magari inviteremmo i giovani a non essere terrorizzati dalla presenza, magari anche non espressamente cercata, di un embrioncino energico che ha tutti i diritti di essere amato. L’assoluta arrendevolezza e speranza che ci sia sempre il ‘più grande’ che aiuta e che spiana la strada, nella vita reale è un concetto che ci frega: alla fine della nostra vita (che per gli adolescenti pare essere proprio l’adolescenza, purtroppo), varranno i divertimenti accumulati o, effettivamente, la gioia data dalla fatica dagli impegni quotidiani? I figli di genitori separati sono quelli che sanno bene che cosa vuol dire crescere non amati e sono quelli sui quali puntare: cercare di riparare il malfatto di avere distrutto la vita a centinaia di migliaia di ragazzi trasmettendo ai lori genitori il messaggio che si può essere educatori anche disgregazioni una famiglia, è un inganno totale, e questo i ragazzi lo sanno. Lo sanno perchè altrimenti non avrebbero così paura di assumersi responsabilità!

E di inganno si tratta anche quello di tante pubblicazioni sul parto naturale che vengono diffuse anche nei corsi pre-parto: una buona nascita non la si ha né delegando i sanitari, né lottando con essi (obiettivo di molte autrici femministe è quello di trasmettere il messaggio che la Medicina è maschile e quindi cattiva), ma raccogliendo la sfida del passaggio alla delicata fase della genitorialità, che parte dal momento della nascita e dura tutta la vita, in modo sereno e consapevole (alcuni testi che trattano della fisiologia e della possibile patologia sono ottimi), non immaginando altro che il momento della propria trasformazione in modo da viverlo anche avendo fiducia in sé come donne (e uomini accanto ad esse) e sapendo che ogni volta che si partorisce va sempre statisticamente meglio e maturando fiducia nel fatto che la donna è madre. Madre e padre per sempre e non solo per quell’attimo in cui da alla luce il proprio figlio. Forse il limite di tutte quelle pubblicazioni a favore della nascita naturale è che vengono cospicuamente disattese dal fatto che la nascita è un passaggio duro che porta la donna e l’uomo a essere genitori, che non è mai semplice: tutt’altro. Trasmettiamo questo messaggio ai ragazzi e alle ragazze: hanno bisogno della fiducia degli adulti.

Distribuire la pillola o il preservativo e l’ennesimo messaggio che dice loro:” Siete incapaci, lasciate stare. Se proprio dovete scopare  (chiedo scusa ma l’allocuzione “fare l’amore” porta a una relazione feconda), fatelo senza crearci fastidi”.

Rachele Sagramoso

 

*Probabilmente per i non addetti ai lavori non è scontato: la donna che vive la nascita del proprio figlio in modo non rispettoso (anche se magari i medici si comportano adeguatamente) oppure subìsce un cesareo (magari anche motivato da indicazioni mediche e chirurgiche chiare ed inequivocabili), rimane frustrata del fatto del non essere stata, in qualche modo, capace di dare la vita: non è un’incapacità di adattamento o un capriccio, ma è una vera e propria condizione di sofferenza psicologica (quella fisica si supera con facilità, ma mente e corpo sono collegate) che spesso influisce sulla capacità di prendersi cura del proprio neonato in modo adeguato. Non tutte le donne che vivono nascite complesse, percepiscono queste emozioni: sicuramente, tuttavia, è una condizione della quale parlare e che dipende da vari fattori. Il fatto che alla donna si informi molto di più sulla propria condizione di gravida, il fatto che le venga offerta la possibilità di ricevere un’assistenza più adeguata e meno medicalizzata possibile, la possibilità di partorire meglio (laddove ‘meglio’ è anche con un cesareo non percepito come un’imposizione violenta), migliorano l’adattamento della madre al neonato e, soprattutto, la propria fiducia in sé come donna e madre capace di dare la vita al proprio figlio. Anche l’allattamento ricade sotto questo meccanismo: la donna non soddisfatta del fatto di non aver allattato (spesso per mancanza d’informazione), quando poi ha la possibilità di allattare è molto più soddisfatta di sé. Sottolineo che queste situazioni spiacevoli che sono d’intralcio alla capacità di adattamento della donna, dipendono comunque da un primo fattore determinante: le donne e gli uomini sono soli e senza famiglie di provenienza, il che rende un passaggio fondamentale come il divenire genitori, piuttosto complesso.
** per chi è interessato ai dati sia sul cesareo, sia sul VBAC, è possibile attingere a questa fonte ministeriale http://95.110.213.190/PNEedizione16_p/infograf/cesareo_eu.php
*** i dati numerici citati sono tratti da http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2585_allegato.pdf salvo se specificato diversamente