La società del carnevale

C’è una caratteristica che pervade la società di questo inizio secolo ed è la prospettiva della fluidità.

La rivendicazione di poter rivestire qualsiasi ruolo in base ai desideri, il poter assumere qualsiasi maschera e cambiarla il giorno dopo ne sono i caratteri distintivi. Ma tutto questo è “carnevale”.

Guardando un video caricato su Repubblica online la cosa è stata subito chiara. Si trattava di un servizio sulla manifestazione “Diritti alla meta” svoltasi sabato 5 marzo a sostegno dei diritti LGBT, in mezzo al gruppo dei manifestanti arcobaleno si distingueva però anche un gruppo di persone con uno scolapasta in testa.

Questa “maschera” non appartiene alla tradizione LGBT e la spiegazione della presenza nella piazza è stata affidata agli stessi protagonisti.

Una finta religione, parodia delle religioni, che ritiene di poter avere un riconoscimento pubblico e i cui seguaci ambiscono a comparire sulle carte d’identità con lo scolapasta in testa prende il nome di “pastafarianesimo“, si tratta di una goliardata nata negli USA per irridere i gruppi che proponevano di insegnare il creazionismo nelle scuole.

Un gruppo di pastafariani, dal tipico scolapasta in testa, presenti alla manifestazione “Diritti alla meta”. (Repubblica TV)

Cos’era che accomunava le diverse realtà della piazza? Al di là della proclamata solidarietà, quello che univa i due gruppi era la rivendicazione di poter assumere un qualsiasi ruolo solamente in base alla propria decisione. Ma sappiamo che la sigla LGBT è ormai in via di superamento, assumere un genere sessuale con l’identificazione in una qualsiasi di queste sigle è una cosa che va già stretta, il futuro è il “gender fluid”, la non identificazione con un abito determinato, un concetto nato con il movimento Queer“.

Il “Queer” è alternativo al concetto di LGBT, non si può essere contemporaneamente l’uno e l’altro, quando il movimento gay e lesbian prevedeva lo scambio di “costumi” lo faceva in modo stabile, il queer invece è basato sulla non fissità dei ruoli che diventano appunto solo delle “maschere” che sono per loro natura intercambiabili. La maschera consente qualsiasi ruolo, l’unico ad essere negato è l’identità senza maschera.

Ecco allora manifestarsi nella sua essenza la società del carnevale nella quale si trova riunito sotto un’unica bandiera chi persegue la trasformazione illimitata che è l’altra faccia della negazione dell’identità.

La società del carnevale tollera tutto, tranne chi non si maschera rivendicando un’identità stabile. Una società che sempre più ispirata da Nietzsche nel recupero del dionisiaco affonda le sue radici nei misteri greci e nei saturnali romani dimenticando però che la caratteristica del rito è quella di non durare per sempre:

Durante le feste dionisiache e saturnali si realizzava un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo e anche alla dissolutezza. Da un punto di vista storico e religioso il carnevale rappresentò, dunque, un periodo di festa ma soprattutto di rinnovamento simbolico, durante il quale il caos sostituiva l’ordine costituito, che però una volta esaurito il periodo festivo, riemergeva nuovo o rinnovato e garantito per un ciclo valido fino all’inizio del carnevale seguente…

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Il carnevale, così come avveniva per i riti dionisiaci e i saturnali, terminava con una riaffermazione dell’ordine costituito, e come un archetipo junghiano che si afferma inevitabilmente, anche in questo caso la “società del carnevale” non potrà che essere strumentale all’affermarsi di un nuovo ordine.

Me le maschere di questo non sono consapevoli, sono solo una comparsa che crede di essere un protagonista.

Enzo Pennetta

 

Sorgente: La società del carnevale