La pornografia come strumento di controllo (VII parte)

Profetiche e realistiche, come sempre, le parole con cui la Chiesa parla dell’uomo.

Leggiamo in un documento – del 1989! – del PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI, intitolato “PORNOGRAFIA E VIOLENZA NEI MEZZI DI COMUNICAZIONE”:

In anni recenti c’è stato nel mondo un radicale mutamento nella percezione dei valori morali, che ha comportato profondi cambiamenti nel modo di pensare e di agire delle persone. In questo processo, i mezzi di comunicazione hanno giocato e continuano a giocare negli individui e nella società un ruolo importante, poiché introducono e riflettono nuovi atteggiamenti e stili di vita” (la sottolineatura è mia, ndr. Fonte)

I mezzi di comunicazione. L’induzione di “nuovi atteggiamenti e stili di vita“…

Ci vedevano lungo, questi vecchi preti.

No?

Noi ripartiamo da qui:

In media, un bambino in Europa inizia ad usare internet all’età i 7 anni. Uno studio britannico dimostra come i minori tra i 5 e i 16 anni spendano circa 6 ore e mezzo al giorno davanti ad uno schermo e questo è dovuto a una grande accessibilità agli smartphone, laptop, tablet… E la pornografia rappresenta un mondo pericoloso che ha conseguenze sugli adulti ma a maggior ragione sui bambini.

D. – Come si fa a proteggere un minore, visto che via etere l’accesso è vietato ai 18 anni, ma su internet basta digitare una parola?

R. – L’ideale sarebbe bloccare i siti. Il problema grande che vediamo è che c’è una forte pressione sia della lobby dell’industria pornografica – i cui guadagni sono veramente enormi a livello di decine di miliardi di euro – ma c’è anche una volontà da parte di alcuni settori dell’audiovisivo a non voler essere regolamentati in alcun modo”.

“L’ideale sarebbe bloccare i siti”.

Come no.

Come se fosse possibile.

Lo stralcio dell’intervista di Radio Vaticana a Nicola Speranza, responsabile relazioni internazionali della Fafce, lascia solo immaginare la gravità della situazione. Perché nei tempi della “post verità” del “Je suis Charlie Hebdo” e altre sciocchezze del genere, tutto può essere concesso ed annoverato tra i diritti di parola e di espressione.

Tranne, beninteso, ciò che va o potrebbe andare contro gli interessi dell’Impero.

Ma con l’Impero non si scherza: bloccare i siti sarà complicato, ci vogliono genitori attenti ed esperti, poi ci sarà sempre il modo di aggirare i limiti, e così via.

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E quindi?

E quindi, daccapo, occorre un po’ di logica. O forse di ragionevolezza, posto che in giro se ne trovi ancora un po’. Parafrasando un bel passo del Trattato sulla natura umana di David Hume (siamo nell’Introduzione, anno 1739, per intenderci): inutile assediare i castelli alla frontiera (che per Hume significa tentare di risolvere problemi marginali). Ovvero: bisogna evitare di confondere i problemi insolubili con quelli che invece possono essere risolti o portare addirittura ad una soluzione definitiva: è necessario “puntare alla capitale“.

Il che, tradotto nei nostri termini, significa: parlare dell’Impero, capire come si muove, dove ci porta, intuire per esempio qual è lo scopo delle questioni che pone sul tavolo della discussione politica. E reagire, mirando al cuore.

Qual è il cuore dell’impero? Per me è la volontà-di-potenza, ed il nichilismo estremo ad essa correlato, ma se volete un oggetto meno filosofico e più concreto, rispondo così: il denaro. L’impero mira ad estendere i consumi per massificare il profitto, e per questo ha bisogno di mercificare anche l’umano. Non basta che l’uomo sia ridotto a mero consumatore: occorre che diventi egli stesso una merce da consumare.  (Apro e chiudo una parentesi: ci sarebbe quindi da discutere, seriamente, l’idea di Serge Latouche – mi riferisco alla decrescita -, o di quello che io chiamo “ritorno ai Monasteri“, e di tante altre piccoli Rivoluzioni, che messe insieme da spiriti liberi potranno dare filo da torcere alla voracità dell’Impero).

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Ora, tornando a noi, abbiamo già visto nelle puntate precedenti che il mercato mondiale della pornografia è un colosso che arriva ovunque e domina gran parte del mondo virtuale. Sia direttamente che indirettamente. Abbiamo anche ricordato quali sono i meccanismi fisiologici vengono sfruttati per rendere possibile un controllo mentale, globale, che arriva fino alla dipendenza psichica vera e propria: la continua ed eccessiva stimolazione artificiale della nostra dopamina tramite la pornografia, complice su tutto quella gratuita su internet che offre illimitatamente contenuti sempre nuovi, finisce letteralmente con l’abituare il nostro cervello a trovare motivazione e desiderio solo di fronte al rilascio di un certo livello di dopamina, al di sotto del quale tutto sembra di scarso interesse. Ecco perché di fronte a questa alterazione, il contatto con la persona amata, abituale e privo di continue novità, può rilasciare stimoli neuro-chimici nettamente inferiori, con il risultato di farcelo apparire come se fosse un piatto freddo. La pornografia non solo crea dipendenza, ma rende impossibile una relazione basata sull’amore: l’altro, viene sempre identificato come un oggetto di consumo.

Ma d’altra parte la pornografia consuma il nostro cervello: lo abbiamo visto nelle precedenti puntate in relazione ai fondamenti neuro fisiologici che rendono possibile il controllo.

Siamo al dunque: chi ci guadagna?

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Una scena tratta dal film Eyes Wide Shut, diretto da Stanley Kubrick (1999)

Partiamo da un dato generale:

“Il sistema produttivo e distributivo di Hollywood è oggi saldamente in mano a un limitato numero di megagruppi mediatici che esercitano un controllo incontrastato sul mercato mondiale. Gli studios attualmente sono sei: Columbia, controllato dal gruppo mediatico giapponese Sony Pictures Entertainment; 20th Century Fox, di proprietà di NewsCorp; Universal, controllata da General Electric; Warner Bros., sussidiaria del gruppo Time Warner; Paramount, controllata da Viacom; e Walt Disney, l’unica a costituire un gruppo a sé. Le loro attività, strettamente interconnesse con quelle dei grandi conglomerati mediatici che li controllano o con i quali hanno stabilito sinergie, coprono anche settori come quello della distribuzione, della produzione TV e dell’home video. Secondo dati citati da EPSTEIN il tasso di rendimento medio dell’industria cinematografica hollywoodiana è del 15-18%, ma nel caso di film di grande successo (come per esempio “Titanic”) può arrivare al 23-28%. Una testimonianza della salute economica di cui ha goduto Hollywood negli ultimi decenni è il dato riportato da FINNEY secondo cui dal 1985 il tasso medio annuo di crescita di Hollywood è stato del 7,5%- 9%, il triplo di quello dell’economia Usa nel suo complesso”. (Fonte)

Perché è bene citare Hollywood, quando si parla di pornografia?

La risposta è perfino ovvia: per capire come funziona la morsa dell’Impero, occorre una visione di sistema, che metta in relazione apparati che a priva vista non sembrano in diretto collegamento.

Può servire a questo proposito ricordare quanto scriveva Corrado Gnerre in Il pansessualismo e la pornografia, in Il Giudizio Cattolico, 17/06/2014 (riportato anche dal sito BastaBugie n. 357)

“Ai nostri tempi è in atto un attacco di tipo sessualista. Un attacco che possiamo anche definire di riduzione pansessualista dell’esistenza umana.
La distruzione dell’uomo ha implicato e implica anche l’applicazione totale e di massa della cosiddetta “rivoluzione sessuale”. Infatti nel e per l’abbassamento dell’uomo a bestia può essere funzionale non solo il riduzionismo biologico ma anche la riduzione dell’esistere dell’uomo a pulsione orgonica”.

Da una parte – ci spiega Corrado Gnerre – il rapporto Kinsey abolisce le categorie normalità-anormalità, dall’altra Playboy, Penthhouse e l’industria del porno lo rendono un fenomeno di massa con il risultato di una diffusione inimmaginabile della violenza e delle perversioni sessuali.

Non a caso, proseguendo per questa linea,

“Fin dagli anni ’60 Hollywood è rimasta relativamente fedele al codice deontologico che aveva presieduto alla sua fondazione nel 1930, il famoso Codice Hays, secondo cui “non verrà prodotta nessuna scena che abbassi lo standard morale dello spettatore.” Nel 1947, il regista Frank Capra (1897-1991) dichiarò: “Il cinema deve essere un’espressione positiva in cui soffia la speranza, la giustizia, l’amore e il perdono. E’ un dovere dei produttori e dei registi esaltare le qualità umane e il trionfo dell’individuo nelle avversità.” Ma poi seguì un radicale cambiamento. Nel 1972, il film Arancia Meccanica, del regista Stanley Kubrick (1928-1999), venne ritirato dalle sale cinematografiche a causa di un’ondata di violenza per l’emulazione che suscitava in alcuni. Poi, a poco a poco, sono cadute tutte le barriere della censura: l’adulterio, l’immoralità e la violenza sono sempre più presenti nei film.  
Negli anni Settanta, negli Stati Uniti, un rapporto della Commission on Photography and Obscenity (“Commissione sulla Pornografia e sull’Oscenità”) aveva concluso non solo che la pornografia non sarebbe pericolosa, ma che avrebbe anche un ruolo positivo, come sfogo alle fantasticherie dell’aggressività sessuale. “Essa può decolpevolizzare la sessualità – diceva il Rapporto – e svolgere un ruolo educativo.”
Bisogna notare che negli anni ’70 la pornografia si limitava al cosiddetto softcore, che rappresentava soprattutto dei nudi di donna, e non dei veri e propri atti sessuali. Sul mercato l’hardcore era ancora difficilmente reperibile. Tuttavia, grazie a questo compiacente Rapporto, a partire dagli anni ’70 negli Stati Uniti ci fu una vera esplosione dell’oscenità. Alcune cifre per capire: nel 1983 si contavano già un’ottantina di riviste del genere di Playboy o di Penthhouse; i punti di vendita per le pubblicazioni oscene erano circa 18.000; i teatri per adulti erano all’incirca 800 e dodici erano le catene televisive pornografiche. Quale fu l’esito, negli Stati Uniti, di questa massificazione della pornografia? Il primo risultato fu una rapidissimo aumento delle perversioni sessuali.

LA PORNOGRAFIA È UNA VERA E PROPRIA DROGA
Il pansessualismo si serve della pornografia perché questa è una vera e propria droga. Lo dimostrano numerosi studi. Il dottor René Salinger, neuropsichiatra, così ha spiegato l’influenza della pornografia: “Su alcune personalità fragili, la violenza e la pornografia possono servire da modelli di comportamento (…), poiché il potere dell’immagine viene a sostituirsi al pensiero (…). In tutto ciò che è strettamente visivo, non si devono immaginare le cose: esse scivolano in noi per funzionare come modello.”
Il pansessualismo si serve della pornografia perché questa destabilizza il rapporto naturale dell’uomo con la sua sessualità. Quest’ultima finisce per diventare fine a se stessa, come la droga. La pornografia fagocita lentamente il consumatore nella spirale della dipendenza. La pornografia crea nuovi bisogni, nuove curiosità e ciò facendo incita i suoi adepti ad abbandonare una sessualità normale.

LA PORNOGRAFIA FACILITA LA CRIMINALITÀ SESSUALE E LE PIÙ FEROCI DEPRAVAZIONI
Il pansessualismo si serve della pornografia perché questa facilita lo sviluppo della criminalità sessuale e delle più feroci depravazioni. Ted Bundy (1946-1989) fu giustiziato sulla sedia elettrica a Starks, in Florida, il 24 gennaio 1989. Stuprò e assassinò ben 28 giovani donne. Prima di morire volle rilasciare questa dichiarazione in un’intervista filmata: “Ciò è avvenuto a tappe, gradatamente. Dapprima sono divenuto un ardente appassionato della pornografia e l’ho considerata come un tipo di inclinazione; volevo vedere materiale di tipo sempre più violento, più esplicito e più descrittivo. Come per la droga, si conserva un’eccitazione insaziabile finché si raggiunge un punto in cui si supera l’ostacolo quando si chiede se il fatto di passare all’atto in quel momento vi darà qualcosa di più che leggere a guardarlo solamente compiere. (…). Tutti i criminali sessuali che ho incontrato in prigione erano stati profondamente influenzati e condizionati dall’assuefazione alla pornografia”.

E’ interessante rilevare, a questo proposito, ricordare quanto Jonathan Nossiter scrive su Le Monde: “La violenza nei video dello Stato islamico nasce a Hollywood“. Un articolo brillante, che invito a leggere per intero, ma del quale non possiamo perderci questo passaggio:

“La legittimazione della violenza

Per l’Is lo scopo della produzione dei video di propaganda non è la ripresa dell’atto criminale. L’obiettivo reale dell’operazione è la regia del video che poi viene visto da milioni di persone su Youtube e altrove. Questa regia mira a suscitare nello spettatore sia il godimento della violenza, sia l’orrore. Le due cose sono mescolate. Con questa estetica oltranzista puntano esattamente allo stesso pubblico di Tarantino e dei suoi confratelli del cinema e dei videogiochi: adolescenti, post-adolescenti e post-post-adolescenti che saranno ispirati – e aspirati – dalla legittimazione videoludica della violenza. È la maniera migliore per reclutare i giovani, ma anche la maniera migliore per rivoltare la società dello spettacolo contro se stessa, per rigirarla in maniera così grottesca che il pubblico di questi video finisce per abituarsi all’orrore”.

Non si nota l’analogia?

Ma andiamo avanti.

“Lo sanno tutti che Hollywod è una mafia ebraica, che è posseduta, controllata e guidata dagli ebrei che fanno quel che pare a loro. Non sopporto che questa gente, che dice di aver conosciuto le persecuzioni razziali, non mostri, come dovrebbe, molta più sensibilità al razzismo che invece dispensa con tanta facilità contro gli altri. Guarda che i film che sono prodotti a Holywood hanno preso in giro e messo in cattiva luce tutte le razze, hanno sfottuto i greaseballs, gli italiani, i chinks, i cinesi, i musi gialli giapponesi e i musi rossi indiani, gli spics portoricani e i chicanos messicani, ma quando sarebbe toccato a loro, ai kikes, all’ebreo allora no, eh no, le truppe facevano quadrato, guai a toccare gli ebrei”.

(Marlon Brando su “La Stampa” del 7 aprile 1996).

Attenzione ora al prossimo passo: qual è il legame tra sfere dell’alta finanza ebraica, Hollywood e mercato pornografico?

Sappiamo che gli imprenditori dell’industria porno sono ricchissimi, ma chi sono?

Secondo un sito d’informazione indipendente,

“Il mercato del sesso – come il traffico di schiavi e l’usura – è da sempre una specialità ebraica. Lo storico ebreo Nathan Abrams, forse l’autorità più rinomata al mondo sul ruolo ebraico nella diffusione della pornografia, ha vuotato il sacco nella sua controverso articolo «Triple-Exthnics» (cfr. N. Abrams, «Triple-exthnics: Nathan Abrams on Jews in the American porn industry», in Jewish Quarterly, nº 196, Inverno 2004. Vedi pagina web). Nel 2004, il prestigioso trimestrale ebraico Jewish Quarterly ha pubblicato un articolo mostrando in maniera dettagliata come la multi-miliardaria industria mondiale del porno sia dominata da ebrei.

“Non solo il Dr. Abrams ammette che gli israeliti sono i pornografi più riuscito al mondo, ma celebra questo fatto. Gli ebrei, afferma Abrams, covano rancore contro il cristianesimo, «un odio atavico verso l’autorità cristiana» radicato dopo secoli di umiliazioni, e la pornografia è uno dei modi in cui essi si vendicano sui loro persecutori cristiani, gli odiosi oppressori che li espulsero da centonove Paesi fin dall’anno 250 d.C., sempre senza una giustificazione (nota). Quindi, ora è tempo di rivalsa. Nota candidamente il Dr. Abrams:

«Il coinvolgimento ebraico nella pornografia negli Stati Uniti ha una lunga storia. Sebbene gli ebrei costituiscano solamente il 2% della popolazione americana, essi sono stati prominenti nella pornografia. Secondo un insider anonimo dell’industria a luci rosse, citato da E. Michael Jones nella rivista “Culture Wars” (maggio 2003), “i più importanti pornostar maschi degli anni Ottanta avevano ricevuto un’educazione israelita e laica, mentre e le donne provenivano da scuole cattoliche”. Di conseguenza, lo scenario standard della pornografia divenne una fantasia ebraica di fare “schtupping” con una “shiksa” cattolica (nel dialetto ebraico yiddish, «schtupping a shiksa» significa «fare sesso con una donna non ebrea», ndr.). Il coinvolgimento ebraico nell’industria porno può essere considerato come un proverbiale gesto del dito medio a tutto l’establishment WASP americano […]. Esso è il risultato di un odio atavico verso l’autorità cristiana: gli ebrei stanno tentando di indebolire la cultura dominante in America mediante la sovversione morale»” (fonte).

L’Impero, lo diciamo fin dall’inizio, si serve di chiunque. Anche degli ebrei, a quanto sembra, non solo delle lotte per i diritti LGBT, dei migranti, delle guerre di religione, e qualsiasi altra cosa possa servire per l’estensione del suo potere.

D’altra parte, paradossalmente, lo scivolamento verso una società di monadi-animali, di individui unisex, sembra essere facilitato proprio dalla mentalità pansessualista e come dire, ipnotizzata dal miraggio di una vita fatta di orgasmi, individuali o collettivi che siano.

Proseguendo per questa via, i conti tornano.

Leggiamo infatti che imagesDavid Spiegelhalter, docente della Cambridge University, sostiene nel suo libro Sex by Numbers che la frequenza dei rapporti sessuali è in declino da trent’anni, scivolata da cinque volte al mese negli anni Novanta, a quattro volte nei primi anni del nuovo secolo, a tre volte al mese nel decennio in corso. Stress, distrazioni digitali, continua ricerca del partner: ecco le cause del rapido tramonto dell’eros.

 

La “singles society” prevista dall’Ocse, quando nel 2050 la maggioranza della popolazione nei Paesi avanzati sarà composta da nuclei di una sola persona, sarà composta da impotenti e frigide.

Chissà, magari collegati wi-fi ad una macchina che farà credere loro il contrario.

Alessandro Benigni

 

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