La Festa della Presentazione di Gesù al Tempio

La Festa della Presentazione di Gesù al Tempio

Oggi è il giorno della Candelora, e si ricorda la Presentazione di Gesù al Tempio.

Dal Vangelo secondo Luca

“Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

Io dico ai ragazzi: sposatevi, amatevi, sostenetevi e abbiate dei figli non solo per evitare la scomparsa della civiltà cui appartengo e che amo, ma perché è bello.
L’armonia familiare è il paradiso in terra.
L’amore coniugale è basato sul perdono e sull’accoglienza, un perdono continuo quel giorno che era nervoso e forse è stato svalutante, quel giorno in cui gli ho distrutto la macchina e non ha fiatato.
E poi l’amore coniugale, quando funziona, diventa un amore totale.
Io e Mio marito siamo altrimenti giovani, diversamente magri e altrimenti prestanti, ma noi ci amiamo così.
Finalmente ho realizzato il sogno di ogni essere umano, essere amata per quello che sono. Posso avere le occhiaie, oggi sto vomitando (influenza, capita anche ai migliori) ma lui è qui vicino a me, che spreme arance.
Mio Dio l’amore coniugale, che dono.
Sposate un uomo perbene, un uomo che per voi sia disposto a morire, che faccia il Sahara a piedi per portarvi mezzo bicchier d’acqua e tenetevelo stretto, anche se ha un carattere burbero, spesso gli uomini perbene ce l’hanno, non mollate, un matrimonio è come un giardino, da potare, annaffiare e curare dalle erbacce.
Noi siamo le fondamenta.
Sposatevi e fatelo a venti anni se potete, è meglio che a cinquanta perché unendovi ed amandovi, questa è l’unica strada lecita, potete completarvi, ognuno si completerà con un corpo diverso dal suo, il corpo ruvido e forte degli uomini ha bisogno del corpo liscio e morbido delle donne e il corpo liscio e morbido delle donne ha bisogno del corpo forte e ruvido degli uomini, corpi fatti per unirsi e comprendersi e completarsi. E quando questi corpi si completano si ha il dono infinito di un figlio. Una creatura umana che non esisteva e che esiste perché il corpo di padre e madre si sono completati , ed è nato un figlio. Che è un figlio. È colui che dona luce alla nostra vita con la sua esistenza. Ha dato luce alla nostra vita mettendo al mondo figli e nipoti oppure ha dato luce alla nostra vita per pochi anni. O per pochi giorni. Un figlio rende un uomo e una donna genitori, proiettandoli nell’eternità.
Il 27 novembre a Roma ho visto delle famiglie meravigliose, colpite dalla folgore.
Dove c’è il dolore, là il terreno è sacro.
Molte famiglie dove un figlio ha un cancro si frantumano, ma questo non succede se l’amore è talmente forte che la disperazione di averlo perso è più piccola della gratitudine a Dio di averlo avuto.
Mio Dio, che famiglie, i fratellini che hanno perso i fratellini, le madri che hanno perso il bimbo, il padre rimasto orfano di suo figlio.
La festa (è una festa, certo, a novembre abbiamo riso come dei matti , grazie anche ai Comici Camici , clown di straordinaria bravura e preparazione psicologica, abbiamo riso perché la vita è magnifica, è terribile e anche magnifica) delle mamme che hanno perso il loro bambino, di padri che ne sono rimasti orfani dovrebbe essere il due febbraio, la Candelora, quando tutte le candele sono accese e si ricorda la presentazione di Gesù al Tempio, quando viene detto alla Madonna “una spada ti trafiggerà il cuore”.
Io ho visto madri e padri con il cuore trafitto dalla gioia. Nel dolore ti ho amato. Nel dolore ti ha lasciato andare.
Potete trovare le loro storie sul blog Piovono Miracoli: perché piovono miracoli, ogni bimbo che viene concepito.
Perché questo blog? – scrivono:
“E’ possibile non farsi schiacciare da una malattia? E’ possibile scoprire di aver ricevuto un dono quando quella malattia colpisce un bambino? E’ possibile perdere quel bambino e continuare a guardare avanti con speranza e fiducia? Filippo è stato un bambino come tanti altri, tutti i bambini sono speciali e Filippo lo era. All’età di 2 anni Filippo si è ammalato di leucemia. Tra cure, trapianti di midollo osseo, periodi di remissione e ricadute, Filippo ha vissuto fino a 8 anni e mezzo. Poi, il 20 novembre scorso è salito al Cielo. Il giorno dopo è stata celebrata la festa della sua Pasqua, così è stato chiamato il suo funerale. Durante i sei anni di malattia di Filippo, abbiamo cercato di non farci schiacciare dalla sofferenza, dal dolore e dalla paura, abbiamo imparato prima ad accettare la Croce che il Signore ha scelto per noi e poi addirittura ad abbracciarla, finché ci siamo resi conto che era la Croce stessa a trasportare noi. Abbiamo capito che quella Croce era un Dono. Ora desidero fare qualcosa affinché quello che successo, quello che abbiamo ricevuto non vada perso. Da qui l’idea di questo blog, che non vuole essere solo mio, ma di tutti, della comunità che si è stretta attorno a noi il 20 novembre, delle persone che già da anni pregavano per noi e ci hanno accompagnato in questo cammino, di tutti quelli che abbiamo incontrato, anche solo virtualmente, e che ci hanno fatto assaporare come sarà il Paradiso, ci hanno fatto assaggiare la Comunione dei Santi e la vita del mondo che verrà. Vorrei raccontare come siamo riusciti a trasformare il male in bene, e le cose belle che abbiamo ricevuto in questi anni di malattia e attraverso l’esperienza di accompagnare un figlio verso la vita eterna. Inoltre desidero che chiunque abbia qualcosa da raccontare lo faccia attraverso questo blog in cui vorrei raccogliere le testimonianze delle persone che hanno conosciuto Filippo e la sua storia, che hanno ricevuto qualcosa da un bambino che ha saputo trasformare la sua croce nella strada che lo ha portato in Paradiso, e che hanno imparato da lui a fare altrettanto. Aspetto quindi le vostre mail (a questo indirizzo: piovonomiracoli@gmail.com), affinché si possa mettere in comune (per chi lo desidera in maniera anonima) quanto è stato ricevuto, e anche se si tratterà di soli 5 pani e 2 pesci, sappiamo che ci penserà il Signore a farli bastare per tutti.
Per Filippo e per gli altri piovono miracoli.
La settimana a Mariano Comense aveva incontrato altri genitori colpiti dalla folgore, quelli che chiamano genitori terminali, coloro che hanno saputo da un’ecografia che la creatura che aspettavano non sarebbe sopravvissuta. Hanno aspettato il loro bimbo, la loro bimba, per avere la gioia di tenerlo tra le braccia, di fargli sentire la tenerezza del corpo della mamma, della voce di papà. Molti battesimi sono stati somministrati come si poteva, e nomi bellissimi sono stati scelti, perché i bimbi li portino per l’eternità.
Siamo nati per non morire mai più.
Che oggi sia la festa, dei bimbi nati al cielo, e delle loro madri e dei loro padri che hanno avuto il cuore trafitto da una lama di gioia. Accendiamo le nostre candele per i bimbi e per i loro papà e le loro mamme.
Silvana De Mari.