Io sono i miei libri!

Come diceva la buonanima di Churchill se nessuno ti odia non ti sei mai battuto per nessuna causa.
Quindi ho dato per scontato che sarei stata attaccata nel momento in cui ho tirato fuori le mie terrificanti e trasgressive idee: gli uomini sono diversi dalle donne, le donne sono diverse dagli uomini, sono stati creati diversi perché si uniscano, e le foglie d’estate sono verdi.
Quello che mi infastidisce è l’accusa di perdita di coerenza rispetto ai miei libri, un’accusa che mi arriva anche quando parlo della religione di pace (La religione del tizio che a Orlando ha sterminato 49 persone, ma la religione non c’entra, c’entra l’omofobia. Anche i Testimoni di Geova sono assolutamente perplessi sull’omosessualità, ma nessuno di loro ha sparato a 49 persone).
In quale punto dei miei libri è scritto che è bene tollerare la crudeltà degli orchi perché è la loro civiltà? In quale punto dei miei libri non è espresso con chiarezza che l’unione tra un uomo e una donna è il legame più alto e magnifico? Torniamo a uomini, donne e foglie verdi in estate.
Ricordo a un aneddoto per spiegare un punto fondamentale.
La terribile morte di diciannove ragazze e ragazzine cristiane bruciate vive da uomini che volevano punirle per essersi ribellate allo stupro e che non saranno puniti perché erano nel loro diritto, avvenuta in Iraq pochi giorni dopo la caduta di Mosul nelle mani del califfato, ci riporta all’eterna, inoppugnabile eppure negata realtà che in nessuna civiltà come in quella occidentale, cioè in quella ebraico-cristiana, le donne abbiano rispetto e diritti. Non sono civiltà perfette, ma le altre sono peggio.
La civiltà indiana ha interi templi che campano sulle prestazioni delle prostitute sacre, consegnate al tempio tra i sette e gli otto anni. La pedofilia è ammessa. Mancano in India circa 20 milioni di bambine, sterminate con aborti selettivi e infanticidi.
Quando l’India fu conquistata dall’Impero britannico era ancora in uso la discutibile abitudine di bruciare vive le vedove sulla pira funebre del marito. Terminò perché l’impero britannico la vietò.
Da qualche parte nel Pakistan, all’epoca faceva parte dell’India, contravvenendo alle disposizioni una vedova stava per essere bruciata. Alla cerimonia si presentò lord William Bentinck, il generale britannico con annessi dragoni.
«La nostra civiltà ci ordina di bruciare le vedove, lei non ha diritto di giudicarla», dissero gli indiani.
«Io non esprimo giudizi », li rasserenò il generale. «Semplicemente appartengo ad una civiltà che mi ordina di sparare su chi sta bruciando vivo una donna, i fucili ce li ho io ».
Quel luogo fu evitato e la bizzarra abitudine di bruciare vive le vedove fu abbandonata.
Il movimento di emancipazione femminile, Oriana Fallaci, Hirsi Alì, Suad Sbai, sta dalla parte del generale. In movimento di liberazione femminile invece senza se e senza ma lo avrebbe condannato come colonialista, oppressione dei popoli.
Il femminismo ha avuto due parti, il movimento di emancipazione femminile e il movimento di liberazione. Spesso confusi l’uno con l’altro questi due movimenti sono assolutamente antitetici.
Il movimento di emancipazione femminile era un onesto movimento che voleva diritti civili, pari opportunità, il diritto legale a gestire la propria sessualità. Chiunque stia richiedendo il diritto di voto e la parità di diritti lavorativi è per definizione dalla parte della ragione e sta attuando, che ne sia cosciente o no, il messaggio cristiano: dopo Cristo non ci saranno più ( differenze di dignità tra) ricco e povero, cittadino e straniero, uomo e donna come dice San Paolo.
Il movimento di liberazione è stato un movimento basato sull’odio, sull’odio isterico per i maschi, per la vita, per la maternità, la civiltà ebraico cristiana, il mondo occidentale e soprattutto per sé stesse. Con un’analogia che equipara l’Occidente al maschio prevaricatore e tutto quello che non è occidente alla femmina sfruttata, il movimento di liberazione ha festeggiato i più atroci e misogini dittatori. Le sue appartenenti hanno portato i loro deretano inguainati in mutanda di cotone rigidamente senza pizzetto a scodinzolare davanti a Khomeini, in quanto leader che si opponeva alla fallocrazia borghese occidentale. Chiunque sia andato in piazza a bruciare il reggiseno era una persona con una gravissima dismorfofobia e alterazione dell’io corporeo, quasi sempre anche con disturbi alimentari, individui che, cito testualmente, hanno ritrovato il senso del loro esistere dialogando con la loro vagina. Dopo mezzo secolo di dialogo siamo arrivati all’utero in affitto.
L’odio assoluto per il movimento di liberazione femminile è per le donne. È ginecofobia. La continua profanazione della maternità è ossessivamente presente nei media, nella cinematografia, nei romanzi. Gli alberi si giudicano dei frutti. Dopo cinquant’anni di libertà sessuale e liberazione femminile e i risultati sono che ci stiamo estinguendo. Il sistema patriarcale basato sulla divisione di ruoli maschile femminile, sulla monogamia, sulla indissolubilità del matrimonio, era un sistema antropologicamente vincente. Ha permesso di mantenere la natalità talmente alta che siamo riusciti a sopravvivere a una serie di catastrofi quali la peste del 1300, la perdita di popolazione costiera dovuta alla tratta degli schiavi delle navi saracene, carestie, guerre, che adesso ci annienterebbero. Ha permesso uno sviluppo culturale incredibile. Ora abbiamo una natalità di 1,3 per madre il che vuol dire che ci stiamo estinguendo. La nostra crisi demografica è fondamentale per la libanizzazione dell’Europa. Con il termine libanizzazione s’intende una immigrazione islamica sempre più massiccia sino a che la popolazione infiltrata diviene maggioranza, come è successo in Libano.
Ci sono anche altri effetti della distruzione sistematica della famiglia: la solitudine, la tristezza, la terrificante fatica dell’essere genitore monoparentali.
Silvana De Mari.