intervista

– Non essendo una estimatrice del fantasy, confesso che il primo 
libro suo che ho letto è stato "Il drago come realtà", un saggio che 
ripercorre il filo della letteratura fantastica per ragazzi. Leggendo 
quel libro sono rimasta colpita dalla forza e dalla nettezza della 
sua scrittura, ed ho pensato che una persona che si permetteva un 
tale ‘piglio’ doveva sentirsi legittimata da una profonda onestà, e 
che questa onestà le derivasse dal suo aver saputo guardare dentro 
l’abisso.
E’ così?

No, affatto, sono sempre stata pasticciona, poco coraggiosa e con un senso molto elastico della verità, vittimista e lagnosa, un campione mondiale in vittimismo e lagna. I nostri libri sono migliori di noi. Ognuno di noi ha una parte migliore ed una squallida, nessuno racconti storie. Anche re Davide, che è l’eroe che di più non si può, manda a morte un soldato fedele per sottrargli la moglie. Tutti noi abbiamo incredibili capacità di essere mediocri e squallidi, però, questa è una delle magie dello scrivere, un inaspettato “effetto collaterale” di cui nessuno ti avverte, noi scriviamo con la nostra parte migliore e questa parte si rinforza ad ogni riga. . I nostri libri sono più intelligenti di noi, più coraggiosi più forti. E a furia di scriverli noi diventiamo migliori. Tra un persona che finge di essere felice e una felice c’è una differenza sempre più sottile a mano a mano che il tempo scorre, tra una persona che finge di essere coraggiosa e una persona coraggiosa non ce ne è nessuna.

– Come donna che è diventata madre attraverso l’adozione mi sono 
trovata anch’io a guardare nell’abisso: nelle famiglie adottive i 
figli hanno storie diverse, problematiche diverse, ma tutti sono 
accomunati dall’aver vissuto il dramma della separazione dalla madre 
che li ha generati, dall’abbandono. Lei ha scritto: "Nelle fiabe noi 
abbiamo messo la paura più antica, più totale, più assoluta: non 
essere amati, non essere abbastanza amati. I bambini delle fiabe sono 
orfani perché nessuno è meno amato dell’orfano." I nostri figli hanno 
vissuto, spesso anche per anni, in questa atroce condizione, e quasi 
mai basta incontrare una famiglia amorevole per scordare quella 
paura. I nostri figli hanno resistito al dolore più grande, sono 
sopravvissuti; ma come si può aiutarli a convivere con l’eco costante 
di quel dolore?

Non riesco a rispondere a questa domanda. Per questo ho impiegato tanto tempo a rispondere all’intervista.  Mi incastravo qui. Cosa posso scrivere che voi non sappiate già? Come ho dichiarato nella risposta 1 ho una strepitosa tendenza alla cialtronaggione, ma nemmeno io posso arrivare a pensare di spiegare a voi quale sia il dolore che i vostri figli si portano dentro, quanto sia il coraggio e l’amore necessari per fare la scelta di essere adottati da un bambino che ha già subito un abbandono e che quindi non può fidarsi di nuovo.

Il coraggio delle famiglie adottive è grandissimo. Nei libri di Dickens per quanto terribile sia stata la deprivazione che il bambino ha subito, una volta che si trova circondato da affetto, tutto è risolto e lo stesso schema c’è in molti film della Walt Disney .  La realtà non è così. Un bambino che non è stato accudito, non è stato amato per anni è un bambino che porta dentro una ferita, quindi sono bambini che non saranno mai normali, saranno sempre speciali.  Come un albero cresciuto su un dirupo in mezzo al vento.  I pioppi crescono alti, dritti e tutti uguali, crescono nomali. Gli alberi che sono cresciuti in mezzo alla bufera portano le cicatrici di tutti i colpi presi, ma sono vivi.  

Questo è importante, elaborare il lutto per la normalità. Questo vuol dire che la mente dove trovare vie diverse per poter vivere una vita piena, non quelle tradizionali.  

Non posso parlarvi di coraggio perché ne avete voi più di me, ma posso parlare di biochimica.

La biochimica è una scienza religiosa: la vita non può essersi formata da sola. Nemmeno nella più inverosimile delle coincidenze perché le macromolecole necessarie anche alla vita autonoma più minuscola sono enormi, nembosissime ma soprattutto assemblano a ph diversi, con regole fisse, o tutte levogire o tutte destrogire, il che dimostra che la vita non può essersi formata da sola.

La materia non esiste: la materia è energia, tutto è energia, tutto è una, tutto è Dio se vi piace il nome, o energia o intelligenza cosmica se queste parole vi sembrano più a portata di mano.

E quindi?

E quindi tutto ha un senso. Che non so quale sia, ma so che tutto ha un senso, so che siamo parentesi di mortalità dove prendiamo coscienza di noi stessi in un fiume di immortalità. Secondo il buddismo, il cristianesimo, l’ebraismo e in particolare la cabala,  e una serie di teorie sempre più diffuse, cui si stanno convertendo gli psicoterapeuti che per decenni sono stati i più pragmatici, dentro ognuno di noi c’è un frammento di Dio, noi siamo creatori. Secondo il buddismo i  vostri figli hanno “scelto” di esistere come ulivi su una scogliera, hanno scelto un abbandono per poi arrivare fino a voi. O, se non lo hanno scelto, hanno dentro la forza di affrontare tutto questo. Il vostro compito è saperlo ed esserne certi, perché solo così loro arriveranno a trovarla. Voi dovete esserne certi, perché noi siamo quello che pensiamo si essere e con un gioco di specchi basato sul linguaggio verbale e su quello non verbale e se siamo circondati da persone che sanno che siamo dei vincitori noi siamo dei vincitori, se siamo circondati da persone che sanno che noi siamo il problema, noi siamo il problema.

Il problema è la narrazione: cambiate la narrazione.

Il principio era il verbo, che vuol dire parole, ma anche pensiero. Cambiate il pensiero e la realtà cambierà.

 

– Il dolore di un figlio è terribile: le madri e i padri adottivi si 
fanno carico quotidianamente di quel dolore che ha portato i loro 
figli fino a loro. Anche i genitori devono imparare a diventare molto 
resilienti: ce l’avrebbe mica qualche consiglio?
Sì, a questa  so rispondere. La ricetta è sempre la stessa. Comprate un’agenda, o un quaderno, ma deve essere bello. Fate la lista di quello che volete, non più di 5 o 6 desideri, il cervello non ce la fa a tenere dietro a più di 6 o 7 cose. Sì, lo so, state pensando che tutto questo è dannatamente stupido e illogico. Illogico è illogico, ma non è stupido. Stiamo usando il sistema emotivo invece che quello razionale. Abbiamo due intelligenze diverse, quella razionale e quella emotiva, due cervelli diversi, quello destro e quello sinistro.  Il cervello sinistro funziona per via logica, in maniera analitica e processa un solo pensiero alla volta. Il cervello destro funziona per via analogica, è sintetico e processa decine di pensieri alla volta. I problemi si risolvono con il cervello destro, non con quello sinistro. Diceva la buonanima del dottor Einstain  il cervello emotivo è il dono e quello razionale è il servo, spesso noi dimentichiamo il dono per privilegiare  il servo.

Quindi dobbiamo imparare a programmare il cervello destro, il cervello intuitivo, quello più antico e potente perché lui trovi la strada per ottenere quello che vogliamo. E’ come programmare il navigatore. Bisogna immettere la meta.

Quindi, cosa volete? Scrivetelo sul quaderno, è il sistema più facile, e scrivetelo di nuovo tutti i giorni.

Vorrei smettere di sentire mia figlia piangere, vorrei che non si buttasse via. No, non va bene. Quello che volete, non quello che non volete.

Voglio sentire mia figlia ridere, voglio vederla mentre si ama e vive al meglio la sua vita. Scrivetelo tutti i giorni. Senza mollare mai. Visualizzatelo. Vedete vostra figlia felice, sentite nella vostra testa il piacere di ascoltarla mente dice “Oggi mi sento felice” sentite la gioia. Quella gioia farà il miracolo.

La ricetta è: avere chiaro in mente quello che si vuole, visualizzarlo, sentirne già la felicità. Facendolo per scritto è più facile: il quaderno diventa il quaderno della creazione, noi creiamo la nostra realtà.

Funziona: usate il cervello emotivo, non quello razionale.

Noi pensiamo: se ottenessi quello che voglio, vedere mia figlia serena, sarei felice. No, è la felicità che ci dà il successo: è da felice che riesco a contagiare a mia figlia la serenità. Quindi sento adesso la gioia che mi darà vederla serena. Vostra figlia è viva, respira, voi siete vivi: cominciate ad essere felici di tutto quello che funziona nelle vostre vite e in quelli dei vostri figli. I vostri figli sono vivi, i loro genitori li hanno amati abbastanza da metterli ala mondo e non sopprimerli, sono stati in orfanatrofi dove è stato dato cibo a sufficienza da permettere la sopravvivenza. Qualcosa ha funzionato. Tenete l’attenzione concentrata lì.

Dovete sentire voi la gioia di essere vivi: le emozioni sono contagiose. Solo se siete felici di essere al mondo, lo saranno i vostri figli.

Dovete avere una regola fissa e ci si arriva per autocontrollo, per disciplina.

Tenere l’attenzione concentrata su quello che funziona, e quindi non lamentarsi mai. Quando tornate a casa e dite: oggi al mercato c’erano delle arance favolose, il messaggio è la vita è bella.

Quando tornate a casa e dite: le arance costano troppo , c’è un traffico infernale, eccetera il messaggio è la vita è brutta.

Sono tutti messaggi che arrivano sui vostri figli.


Il dolore si sopporta meglio se si può condividere con qualcuno, 
anche per questo nascono associazioni come la nostra; perché, diciamo 
la verità, nonostante Bowlby, non c’è in giro molta capacità di 
immedesimarsi nelle sofferenze di un bambino con una passato di 
abbandono, a cominciare dalle persone che si incontrano tutti i 
giorni, per continuare con le istituzioni come la scuola, la 
sanità… Perché, anche quando noi famiglie cerchiamo pazientemente 
di spiegare, di far capire, ci troviamo di fronte a un muro 
impenetrabile? C’è un modo per rendere le persone più sensibili a 
comprendere la sofferenza dell’altro?

E’ il comportamento normale di gente normale: le emozioni sono contagiose, la sofferenza mi rende sofferente, ne sto alla larga.

Ma la vita dei vostri figli non è stato solo dolore. Non è possibile, ci deve essere stato anche altro. La vostra attenzione è acqua e fertilizzante: più la tenete concentrata sul dolore, più il dolore aumenta, più la tenete concentrata su quello che è ha funzionato più questo aumenta.

Il passato è passato, noi siamo proprietari del presente e del futuro. Il cervello umano è straordinariamente plastico, conserva tutta la vita la capacità di riorganizzarsi su basi diverse.

I vostri figli ora sono fuori dall’incendio, hanno ancora le ustioni, ma sono fuori dall’incendio. Non parlate di quanto il fuoco ha fatto male, parlate di quando sarà splendido il momento in cui la pelle rigenerata avrà coperto tutte le ustioni. Questo è il vostro unico argomento. Questo è quello su cui dovete tenere l’attenzione.

Ci credete o no che i vostri figli nonostante i loro traumi possano raggiungere la serenità e l’armonia?

Il vostro compito è crederlo, saperlo, esserne certi e irradiarlo.

 

 

– Mia figlia ha letto, per anni, centinaia di fiabe, di ogni tipo e 
di ogni paese (con una forte predilezione per Cenerentola, di cui 
abbiamo collezionato molte edizioni). Già Bruno Bettelheim ed altri 
ne avevano indagato i significati inconsci, e anche lei sostiene che 
la fiaba parla delle paure profonde dell’infanzia.
Come si possono utilizzare le fiabe per aiutare i nostri figli a 
confrontarsi con i loro grovigli di sofferenza?

Mettendone a diposizione tante e lasciando che loro scelgano. Fate la lettura alla sera, di fiabe classiche, fiabe moderne, guardate insieme a loro film, alcuni sono straordinari, mettendo a disposizione libri, materiale da disegno e carta per scrivere. Quello che lei ha già fatto.

– Noi genitori adottivi spesso sviluppiamo una sensibilità 
particolare verso l’infanzia ferita in generale. Ma al di là del male 
macroscopico che colpisce tanti bambini in tanti paesi del mondo, mi 
interessa la sua opinione sul disagio della nostra infanzia satolla, 
quella dei bambini che incontriamo a scuola, nelle nostre città e nei 
nostri paesi: come li vede? cosa manca e cosa hanno di troppo i 
bambini del nostro tempo?

Da un lato hanno di troppo, troppi oggetti impediscono che si formi il legame con il giocattolo preferito, il cosiddetto oggetto transazionale, troppe attività portano ala frammentazione, l’incapacità di concentrazione. Dall’altro hanno una mancanza.. Hanno perso i padri. Bowlby si rese conto dei danni di un’educazione senza amore materno, negato nelle sciagurate pedagogie precedenti. Ma altrettanto importante è l’autorità, negata nelle pedagogie sessantottine e postsessantottine,  un padre che imponga l’etica, la legge, la frustrazione del divieto, e senza questo non è possibile il passaggio all’età adulta.

– Non essendo una estimatrice del fantasy, confesso che il primo 
libro suo che ho letto è stato "Il drago come realtà", un saggio che 
ripercorre il filo della letteratura fantastica per ragazzi. Leggendo 
quel libro sono rimasta colpita dalla forza e dalla nettezza della 
sua scrittura, ed ho pensato che una persona che si permetteva un 
tale ‘piglio’ doveva sentirsi legittimata da una profonda onestà, e 
che questa onestà le derivasse dal suo aver saputo guardare dentro 
l’abisso.
E’ così?

No, affatto, sono sempre stata pasticciona, poco coraggiosa e con un senso molto elastico della verità, vittimista e lagnosa, un campione mondiale in vittimismo e lagna. I nostri libri sono migliori di noi. Ognuno di noi ha una parte migliore ed una squallida, nessuno racconti storie. Anche re Davide, che è l’eroe che di più non si può, manda a morte un soldato fedele per sottrargli la moglie. Tutti noi abbiamo incredibili capacità di essere mediocri e squallidi, però, questa è una delle magie dello scrivere, un inaspettato “effetto collaterale” di cui nessuno ti avverte, noi scriviamo con la nostra parte migliore e questa parte si rinforza ad ogni riga. . I nostri libri sono più intelligenti di noi, più coraggiosi più forti. E a furia di scriverli noi diventiamo migliori. Tra un persona che finge di essere felice e una felice c’è una differenza sempre più sottile a mano a mano che il tempo scorre, tra una persona che finge di essere coraggiosa e una persona coraggiosa non ce ne è nessuna.

– Come donna che è diventata madre attraverso l’adozione mi sono 
trovata anch’io a guardare nell’abisso: nelle famiglie adottive i 
figli hanno storie diverse, problematiche diverse, ma tutti sono 
accomunati dall’aver vissuto il dramma della separazione dalla madre 
che li ha generati, dall’abbandono. Lei ha scritto: "Nelle fiabe noi 
abbiamo messo la paura più antica, più totale, più assoluta: non 
essere amati, non essere abbastanza amati. I bambini delle fiabe sono 
orfani perché nessuno è meno amato dell’orfano." I nostri figli hanno 
vissuto, spesso anche per anni, in questa atroce condizione, e quasi 
mai basta incontrare una famiglia amorevole per scordare quella 
paura. I nostri figli hanno resistito al dolore più grande, sono 
sopravvissuti; ma come si può aiutarli a convivere con l’eco costante 
di quel dolore?

Non riesco a rispondere a questa domanda. Per questo ho impiegato tanto tempo a rispondere all’intervista.  Mi incastravo qui. Cosa posso scrivere che voi non sappiate già? Come ho dichiarato nella risposta 1 ho una strepitosa tendenza alla cialtronaggione, ma nemmeno io posso arrivare a pensare di spiegare a voi quale sia il dolore che i vostri figli si portano dentro, quanto sia il coraggio e l’amore necessari per fare la scelta di essere adottati da un bambino che ha già subito un abbandono e che quindi non può fidarsi di nuovo.

Il coraggio delle famiglie adottive è grandissimo. Nei libri di Dickens per quanto terribile sia stata la deprivazione che il bambino ha subito, una volta che si trova circondato da affetto, tutto è risolto e lo stesso schema c’è in molti film della Walt Disney .  La realtà non è così. Un bambino che non è stato accudito, non è stato amato per anni è un bambino che porta dentro una ferita, quindi sono bambini che non saranno mai normali, saranno sempre speciali.  Come un albero cresciuto su un dirupo in mezzo al vento.  I pioppi crescono alti, dritti e tutti uguali, crescono nomali. Gli alberi che sono cresciuti in mezzo alla bufera portano le cicatrici di tutti i colpi presi, ma sono vivi.  

Questo è importante, elaborare il lutto per la normalità. Questo vuol dire che la mente dove trovare vie diverse per poter vivere una vita piena, non quelle tradizionali.  

Non posso parlarvi di coraggio perché ne avete voi più di me, ma posso parlare di biochimica.

La biochimica è una scienza religiosa: la vita non può essersi formata da sola. Nemmeno nella più inverosimile delle coincidenze perché le macromolecole necessarie anche alla vita autonoma più minuscola sono enormi, nembosissime ma soprattutto assemblano a ph diversi, con regole fisse, o tutte levogire o tutte destrogire, il che dimostra che la vita non può essersi formata da sola.

La materia non esiste: la materia è energia, tutto è energia, tutto è una, tutto è Dio se vi piace il nome, o energia o intelligenza cosmica se queste parole vi sembrano più a portata di mano.

E quindi?

E quindi tutto ha un senso. Che non so quale sia, ma so che tutto ha un senso, so che siamo parentesi di mortalità dove prendiamo coscienza di noi stessi in un fiume di immortalità. Secondo il buddismo, il cristianesimo, l’ebraismo e in particolare la cabala,  e una serie di teorie sempre più diffuse, cui si stanno convertendo gli psicoterapeuti che per decenni sono stati i più pragmatici, dentro ognuno di noi c’è un frammento di Dio, noi siamo creatori. Secondo il buddismo i  vostri figli hanno “scelto” di esistere come ulivi su una scogliera, hanno scelto un abbandono per poi arrivare fino a voi. O, se non lo hanno scelto, hanno dentro la forza di affrontare tutto questo. Il vostro compito è saperlo ed esserne certi, perché solo così loro arriveranno a trovarla. Voi dovete esserne certi, perché noi siamo quello che pensiamo si essere e con un gioco di specchi basato sul linguaggio verbale e su quello non verbale e se siamo circondati da persone che sanno che siamo dei vincitori noi siamo dei vincitori, se siamo circondati da persone che sanno che noi siamo il problema, noi siamo il problema.

Il problema è la narrazione: cambiate la narrazione.

Il principio era il verbo, che vuol dire parole, ma anche pensiero. Cambiate il pensiero e la realtà cambierà.

 

– Il dolore di un figlio è terribile: le madri e i padri adottivi si 
fanno carico quotidianamente di quel dolore che ha portato i loro 
figli fino a loro. Anche i genitori devono imparare a diventare molto 
resilienti: ce l’avrebbe mica qualche consiglio?
Sì, a questa  so rispondere. La ricetta è sempre la stessa. Comprate un’agenda, o un quaderno, ma deve essere bello. Fate la lista di quello che volete, non più di 5 o 6 desideri, il cervello non ce la fa a tenere dietro a più di 6 o 7 cose. Sì, lo so, state pensando che tutto questo è dannatamente stupido e illogico. Illogico è illogico, ma non è stupido. Stiamo usando il sistema emotivo invece che quello razionale. Abbiamo due intelligenze diverse, quella razionale e quella emotiva, due cervelli diversi, quello destro e quello sinistro.  Il cervello sinistro funziona per via logica, in maniera analitica e processa un solo pensiero alla volta. Il cervello destro funziona per via analogica, è sintetico e processa decine di pensieri alla volta. I problemi si risolvono con il cervello destro, non con quello sinistro. Diceva la buonanima del dottor Einstain  il cervello emotivo è il dono e quello razionale è il servo, spesso noi dimentichiamo il dono per privilegiare  il servo.

Quindi dobbiamo imparare a programmare il cervello destro, il cervello intuitivo, quello più antico e potente perché lui trovi la strada per ottenere quello che vogliamo. E’ come programmare il navigatore. Bisogna immettere la meta.

Quindi, cosa volete? Scrivetelo sul quaderno, è il sistema più facile, e scrivetelo di nuovo tutti i giorni.

Vorrei smettere di sentire mia figlia piangere, vorrei che non si buttasse via. No, non va bene. Quello che volete, non quello che non volete.

Voglio sentire mia figlia ridere, voglio vederla mentre si ama e vive al meglio la sua vita. Scrivetelo tutti i giorni. Senza mollare mai. Visualizzatelo. Vedete vostra figlia felice, sentite nella vostra testa il piacere di ascoltarla mente dice “Oggi mi sento felice” sentite la gioia. Quella gioia farà il miracolo.

La ricetta è: avere chiaro in mente quello che si vuole, visualizzarlo, sentirne già la felicità. Facendolo per scritto è più facile: il quaderno diventa il quaderno della creazione, noi creiamo la nostra realtà.

Funziona: usate il cervello emotivo, non quello razionale.

Noi pensiamo: se ottenessi quello che voglio, vedere mia figlia serena, sarei felice. No, è la felicità che ci dà il successo: è da felice che riesco a contagiare a mia figlia la serenità. Quindi sento adesso la gioia che mi darà vederla serena. Vostra figlia è viva, respira, voi siete vivi: cominciate ad essere felici di tutto quello che funziona nelle vostre vite e in quelli dei vostri figli. I vostri figli sono vivi, i loro genitori li hanno amati abbastanza da metterli ala mondo e non sopprimerli, sono stati in orfanatrofi dove è stato dato cibo a sufficienza da permettere la sopravvivenza. Qualcosa ha funzionato. Tenete l’attenzione concentrata lì.

Dovete sentire voi la gioia di essere vivi: le emozioni sono contagiose. Solo se siete felici di essere al mondo, lo saranno i vostri figli.

Dovete avere una regola fissa e ci si arriva per autocontrollo, per disciplina.

Tenere l’attenzione concentrata su quello che funziona, e quindi non lamentarsi mai. Quando tornate a casa e dite: oggi al mercato c’erano delle arance favolose, il messaggio è la vita è bella.

Quando tornate a casa e dite: le arance costano troppo , c’è un traffico infernale, eccetera il messaggio è la vita è brutta.

Sono tutti messaggi che arrivano sui vostri figli.


Il dolore si sopporta meglio se si può condividere con qualcuno, 
anche per questo nascono associazioni come la nostra; perché, diciamo 
la verità, nonostante Bowlby, non c’è in giro molta capacità di 
immedesimarsi nelle sofferenze di un bambino con una passato di 
abbandono, a cominciare dalle persone che si incontrano tutti i 
giorni, per continuare con le istituzioni come la scuola, la 
sanità… Perché, anche quando noi famiglie cerchiamo pazientemente 
di spiegare, di far capire, ci troviamo di fronte a un muro 
impenetrabile? C’è un modo per rendere le persone più sensibili a 
comprendere la sofferenza dell’altro?

E’ il comportamento normale di gente normale: le emozioni sono contagiose, la sofferenza mi rende sofferente, ne sto alla larga.

Ma la vita dei vostri figli non è stato solo dolore. Non è possibile, ci deve essere stato anche altro. La vostra attenzione è acqua e fertilizzante: più la tenete concentrata sul dolore, più il dolore aumenta, più la tenete concentrata su quello che è ha funzionato più questo aumenta.

Il passato è passato, noi siamo proprietari del presente e del futuro. Il cervello umano è straordinariamente plastico, conserva tutta la vita la capacità di riorganizzarsi su basi diverse.

I vostri figli ora sono fuori dall’incendio, hanno ancora le ustioni, ma sono fuori dall’incendio. Non parlate di quanto il fuoco ha fatto male, parlate di quando sarà splendido il momento in cui la pelle rigenerata avrà coperto tutte le ustioni. Questo è il vostro unico argomento. Questo è quello su cui dovete tenere l’attenzione.

Ci credete o no che i vostri figli nonostante i loro traumi possano raggiungere la serenità e l’armonia?

Il vostro compito è crederlo, saperlo, esserne certi e irradiarlo.

 

 

– Mia figlia ha letto, per anni, centinaia di fiabe, di ogni tipo e 
di ogni paese (con una forte predilezione per Cenerentola, di cui 
abbiamo collezionato molte edizioni). Già Bruno Bettelheim ed altri 
ne avevano indagato i significati inconsci, e anche lei sostiene che 
la fiaba parla delle paure profonde dell’infanzia.
Come si possono utilizzare le fiabe per aiutare i nostri figli a 
confrontarsi con i loro grovigli di sofferenza?

Mettendone a diposizione tante e lasciando che loro scelgano. Fate la lettura alla sera, di fiabe classiche, fiabe moderne, guardate insieme a loro film, alcuni sono straordinari, mettendo a disposizione libri, materiale da disegno e carta per scrivere. Quello che lei ha già fatto.

– Noi genitori adottivi spesso sviluppiamo una sensibilità 
particolare verso l’infanzia ferita in generale. Ma al di là del male 
macroscopico che colpisce tanti bambini in tanti paesi del mondo, mi 
interessa la sua opinione sul disagio della nostra infanzia satolla, 
quella dei bambini che incontriamo a scuola, nelle nostre città e nei 
nostri paesi: come li vede? cosa manca e cosa hanno di troppo i 
bambini del nostro tempo?

Da un lato hanno di troppo, troppi oggetti impediscono che si formi il legame con il giocattolo preferito, il cosiddetto oggetto transazionale, troppe attività portano ala frammentazione, l’incapacità di concentrazione. Dall’altro hanno una mancanza.. Hanno perso i padri. Bowlby si rese conto dei danni di un’educazione senza amore materno, negato nelle sciagurate pedagogie precedenti. Ma altrettanto importante è l’autorità, negata nelle pedagogie sessantottine e postsessantottine,  un padre che imponga l’etica, la legge, la frustrazione del divieto, e senza questo non è possibile il passaggio all’età adulta.

– Non essendo una estimatrice del fantasy, confesso che il primo 
libro suo che ho letto è stato "Il drago come realtà", un saggio che 
ripercorre il filo della letteratura fantastica per ragazzi. Leggendo 
quel libro sono rimasta colpita dalla forza e dalla nettezza della 
sua scrittura, ed ho pensato che una persona che si permetteva un 
tale ‘piglio’ doveva sentirsi legittimata da una profonda onestà, e 
che questa onestà le derivasse dal suo aver saputo guardare dentro 
l’abisso.
E’ così?

No, affatto, sono sempre stata pasticciona, poco coraggiosa e con un senso molto elastico della verità, vittimista e lagnosa, un campione mondiale in vittimismo e lagna. I nostri libri sono migliori di noi. Ognuno di noi ha una parte migliore ed una squallida, nessuno racconti storie. Anche re Davide, che è l’eroe che di più non si può, manda a morte un soldato fedele per sottrargli la moglie. Tutti noi abbiamo incredibili capacità di essere mediocri e squallidi, però, questa è una delle magie dello scrivere, un inaspettato “effetto collaterale” di cui nessuno ti avverte, noi scriviamo con la nostra parte migliore e questa parte si rinforza ad ogni riga. . I nostri libri sono più intelligenti di noi, più coraggiosi più forti. E a furia di scriverli noi diventiamo migliori. Tra un persona che finge di essere felice e una felice c’è una differenza sempre più sottile a mano a mano che il tempo scorre, tra una persona che finge di essere coraggiosa e una persona coraggiosa non ce ne è nessuna.

– Come donna che è diventata madre attraverso l’adozione mi sono 
trovata anch’io a guardare nell’abisso: nelle famiglie adottive i 
figli hanno storie diverse, problematiche diverse, ma tutti sono 
accomunati dall’aver vissuto il dramma della separazione dalla madre 
che li ha generati, dall’abbandono. Lei ha scritto: "Nelle fiabe noi 
abbiamo messo la paura più antica, più totale, più assoluta: non 
essere amati, non essere abbastanza amati. I bambini delle fiabe sono 
orfani perché nessuno è meno amato dell’orfano." I nostri figli hanno 
vissuto, spesso anche per anni, in questa atroce condizione, e quasi 
mai basta incontrare una famiglia amorevole per scordare quella 
paura. I nostri figli hanno resistito al dolore più grande, sono 
sopravvissuti; ma come si può aiutarli a convivere con l’eco costante 
di quel dolore?

Non riesco a rispondere a questa domanda. Per questo ho impiegato tanto tempo a rispondere all’intervista.  Mi incastravo qui. Cosa posso scrivere che voi non sappiate già? Come ho dichiarato nella risposta 1 ho una strepitosa tendenza alla cialtronaggione, ma nemmeno io posso arrivare a pensare di spiegare a voi quale sia il dolore che i vostri figli si portano dentro, quanto sia il coraggio e l’amore necessari per fare la scelta di essere adottati da un bambino che ha già subito un abbandono e che quindi non può fidarsi di nuovo.

Il coraggio delle famiglie adottive è grandissimo. Nei libri di Dickens per quanto terribile sia stata la deprivazione che il bambino ha subito, una volta che si trova circondato da affetto, tutto è risolto e lo stesso schema c’è in molti film della Walt Disney .  La realtà non è così. Un bambino che non è stato accudito, non è stato amato per anni è un bambino che porta dentro una ferita, quindi sono bambini che non saranno mai normali, saranno sempre speciali.  Come un albero cresciuto su un dirupo in mezzo al vento.  I pioppi crescono alti, dritti e tutti uguali, crescono nomali. Gli alberi che sono cresciuti in mezzo alla bufera portano le cicatrici di tutti i colpi presi, ma sono vivi.  

Questo è importante, elaborare il lutto per la normalità. Questo vuol dire che la mente dove trovare vie diverse per poter vivere una vita piena, non quelle tradizionali.  

Non posso parlarvi di coraggio perché ne avete voi più di me, ma posso parlare di biochimica.

La biochimica è una scienza religiosa: la vita non può essersi formata da sola. Nemmeno nella più inverosimile delle coincidenze perché le macromolecole necessarie anche alla vita autonoma più minuscola sono enormi, nembosissime ma soprattutto assemblano a ph diversi, con regole fisse, o tutte levogire o tutte destrogire, il che dimostra che la vita non può essersi formata da sola.

La materia non esiste: la materia è energia, tutto è energia, tutto è una, tutto è Dio se vi piace il nome, o energia o intelligenza cosmica se queste parole vi sembrano più a portata di mano.

E quindi?

E quindi tutto ha un senso. Che non so quale sia, ma so che tutto ha un senso, so che siamo parentesi di mortalità dove prendiamo coscienza di noi stessi in un fiume di immortalità. Secondo il buddismo, il cristianesimo, l’ebraismo e in particolare la cabala,  e una serie di teorie sempre più diffuse, cui si stanno convertendo gli psicoterapeuti che per decenni sono stati i più pragmatici, dentro ognuno di noi c’è un frammento di Dio, noi siamo creatori. Secondo il buddismo i  vostri figli hanno “scelto” di esistere come ulivi su una scogliera, hanno scelto un abbandono per poi arrivare fino a voi. O, se non lo hanno scelto, hanno dentro la forza di affrontare tutto questo. Il vostro compito è saperlo ed esserne certi, perché solo così loro arriveranno a trovarla. Voi dovete esserne certi, perché noi siamo quello che pensiamo si essere e con un gioco di specchi basato sul linguaggio verbale e su quello non verbale e se siamo circondati da persone che sanno che siamo dei vincitori noi siamo dei vincitori, se siamo circondati da persone che sanno che noi siamo il problema, noi siamo il problema.

Il problema è la narrazione: cambiate la narrazione.

Il principio era il verbo, che vuol dire parole, ma anche pensiero. Cambiate il pensiero e la realtà cambierà.

 

– Il dolore di un figlio è terribile: le madri e i padri adottivi si 
fanno carico quotidianamente di quel dolore che ha portato i loro 
figli fino a loro. Anche i genitori devono imparare a diventare molto 
resilienti: ce l’avrebbe mica qualche consiglio?
Sì, a questa  so rispondere. La ricetta è sempre la stessa. Comprate un’agenda, o un quaderno, ma deve essere bello. Fate la lista di quello che volete, non più di 5 o 6 desideri, il cervello non ce la fa a tenere dietro a più di 6 o 7 cose. Sì, lo so, state pensando che tutto questo è dannatamente stupido e illogico. Illogico è illogico, ma non è stupido. Stiamo usando il sistema emotivo invece che quello razionale. Abbiamo due intelligenze diverse, quella razionale e quella emotiva, due cervelli diversi, quello destro e quello sinistro.  Il cervello sinistro funziona per via logica, in maniera analitica e processa un solo pensiero alla volta. Il cervello destro funziona per via analogica, è sintetico e processa decine di pensieri alla volta. I problemi si risolvono con il cervello destro, non con quello sinistro. Diceva la buonanima del dottor Einstain  il cervello emotivo è il dono e quello razionale è il servo, spesso noi dimentichiamo il dono per privilegiare  il servo.

Quindi dobbiamo imparare a programmare il cervello destro, il cervello intuitivo, quello più antico e potente perché lui trovi la strada per ottenere quello che vogliamo. E’ come programmare il navigatore. Bisogna immettere la meta.

Quindi, cosa volete? Scrivetelo sul quaderno, è il sistema più facile, e scrivetelo di nuovo tutti i giorni.

Vorrei smettere di sentire mia figlia piangere, vorrei che non si buttasse via. No, non va bene. Quello che volete, non quello che non volete.

Voglio sentire mia figlia ridere, voglio vederla mentre si ama e vive al meglio la sua vita. Scrivetelo tutti i giorni. Senza mollare mai. Visualizzatelo. Vedete vostra figlia felice, sentite nella vostra testa il piacere di ascoltarla mente dice “Oggi mi sento felice” sentite la gioia. Quella gioia farà il miracolo.

La ricetta è: avere chiaro in mente quello che si vuole, visualizzarlo, sentirne già la felicità. Facendolo per scritto è più facile: il quaderno diventa il quaderno della creazione, noi creiamo la nostra realtà.

Funziona: usate il cervello emotivo, non quello razionale.

Noi pensiamo: se ottenessi quello che voglio, vedere mia figlia serena, sarei felice. No, è la felicità che ci dà il successo: è da felice che riesco a contagiare a mia figlia la serenità. Quindi sento adesso la gioia che mi darà vederla serena. Vostra figlia è viva, respira, voi siete vivi: cominciate ad essere felici di tutto quello che funziona nelle vostre vite e in quelli dei vostri figli. I vostri figli sono vivi, i loro genitori li hanno amati abbastanza da metterli ala mondo e non sopprimerli, sono stati in orfanatrofi dove è stato dato cibo a sufficienza da permettere la sopravvivenza. Qualcosa ha funzionato. Tenete l’attenzione concentrata lì.

Dovete sentire voi la gioia di essere vivi: le emozioni sono contagiose. Solo se siete felici di essere al mondo, lo saranno i vostri figli.

Dovete avere una regola fissa e ci si arriva per autocontrollo, per disciplina.

Tenere l’attenzione concentrata su quello che funziona, e quindi non lamentarsi mai. Quando tornate a casa e dite: oggi al mercato c’erano delle arance favolose, il messaggio è la vita è bella.

Quando tornate a casa e dite: le arance costano troppo , c’è un traffico infernale, eccetera il messaggio è la vita è brutta.

Sono tutti messaggi che arrivano sui vostri figli.


Il dolore si sopporta meglio se si può condividere con qualcuno, 
anche per questo nascono associazioni come la nostra; perché, diciamo 
la verità, nonostante Bowlby, non c’è in giro molta capacità di 
immedesimarsi nelle sofferenze di un bambino con una passato di 
abbandono, a cominciare dalle persone che si incontrano tutti i 
giorni, per continuare con le istituzioni come la scuola, la 
sanità… Perché, anche quando noi famiglie cerchiamo pazientemente 
di spiegare, di far capire, ci troviamo di fronte a un muro 
impenetrabile? C’è un modo per rendere le persone più sensibili a 
comprendere la sofferenza dell’altro?

E’ il comportamento normale di gente normale: le emozioni sono contagiose, la sofferenza mi rende sofferente, ne sto alla larga.

Ma la vita dei vostri figli non è stato solo dolore. Non è possibile, ci deve essere stato anche altro. La vostra attenzione è acqua e fertilizzante: più la tenete concentrata sul dolore, più il dolore aumenta, più la tenete concentrata su quello che è ha funzionato più questo aumenta.

Il passato è passato, noi siamo proprietari del presente e del futuro. Il cervello umano è straordinariamente plastico, conserva tutta la vita la capacità di riorganizzarsi su basi diverse.

I vostri figli ora sono fuori dall’incendio, hanno ancora le ustioni, ma sono fuori dall’incendio. Non parlate di quanto il fuoco ha fatto male, parlate di quando sarà splendido il momento in cui la pelle rigenerata avrà coperto tutte le ustioni. Questo è il vostro unico argomento. Questo è quello su cui dovete tenere l’attenzione.

Ci credete o no che i vostri figli nonostante i loro traumi possano raggiungere la serenità e l’armonia?

Il vostro compito è crederlo, saperlo, esserne certi e irradiarlo.

 

 

– Mia figlia ha letto, per anni, centinaia di fiabe, di ogni tipo e 
di ogni paese (con una forte predilezione per Cenerentola, di cui 
abbiamo collezionato molte edizioni). Già Bruno Bettelheim ed altri 
ne avevano indagato i significati inconsci, e anche lei sostiene che 
la fiaba parla delle paure profonde dell’infanzia.
Come si possono utilizzare le fiabe per aiutare i nostri figli a 
confrontarsi con i loro grovigli di sofferenza?

Mettendone a diposizione tante e lasciando che loro scelgano. Fate la lettura alla sera, di fiabe classiche, fiabe moderne, guardate insieme a loro film, alcuni sono straordinari, mettendo a disposizione libri, materiale da disegno e carta per scrivere. Quello che lei ha già fatto.

– Noi genitori adottivi spesso sviluppiamo una sensibilità 
particolare verso l’infanzia ferita in generale. Ma al di là del male 
macroscopico che colpisce tanti bambini in tanti paesi del mondo, mi 
interessa la sua opinione sul disagio della nostra infanzia satolla, 
quella dei bambini che incontriamo a scuola, nelle nostre città e nei 
nostri paesi: come li vede? cosa manca e cosa hanno di troppo i 
bambini del nostro tempo?

Da un lato hanno di troppo, troppi oggetti impediscono che si formi il legame con il giocattolo preferito, il cosiddetto oggetto transazionale, troppe attività portano ala frammentazione, l’incapacità di concentrazione. Dall’altro hanno una mancanza.. Hanno perso i padri. Bowlby si rese conto dei danni di un’educazione senza amore materno, negato nelle sciagurate pedagogie precedenti. Ma altrettanto importante è l’autorità, negata nelle pedagogie sessantottine e postsessantottine,  un padre che imponga l’etica, la legge, la frustrazione del divieto, e senza questo non è possibile il passaggio all’età adulta.

– Non essendo una estimatrice del fantasy, confesso che il primo 
libro suo che ho letto è stato "Il drago come realtà", un saggio che 
ripercorre il filo della letteratura fantastica per ragazzi. Leggendo 
quel libro sono rimasta colpita dalla forza e dalla nettezza della 
sua scrittura, ed ho pensato che una persona che si permetteva un 
tale ‘piglio’ doveva sentirsi legittimata da una profonda onestà, e 
che questa onestà le derivasse dal suo aver saputo guardare dentro 
l’abisso.
E’ così?

No, affatto, sono sempre stata pasticciona, poco coraggiosa e con un senso molto elastico della verità, vittimista e lagnosa, un campione mondiale in vittimismo e lagna. I nostri libri sono migliori di noi. Ognuno di noi ha una parte migliore ed una squallida, nessuno racconti storie. Anche re Davide, che è l’eroe che di più non si può, manda a morte un soldato fedele per sottrargli la moglie. Tutti noi abbiamo incredibili capacità di essere mediocri e squallidi, però, questa è una delle magie dello scrivere, un inaspettato “effetto collaterale” di cui nessuno ti avverte, noi scriviamo con la nostra parte migliore e questa parte si rinforza ad ogni riga. . I nostri libri sono più intelligenti di noi, più coraggiosi più forti. E a furia di scriverli noi diventiamo migliori. Tra un persona che finge di essere felice e una felice c’è una differenza sempre più sottile a mano a mano che il tempo scorre, tra una persona che finge di essere coraggiosa e una persona coraggiosa non ce ne è nessuna.

– Come donna che è diventata madre attraverso l’adozione mi sono 
trovata anch’io a guardare nell’abisso: nelle famiglie adottive i 
figli hanno storie diverse, problematiche diverse, ma tutti sono 
accomunati dall’aver vissuto il dramma della separazione dalla madre 
che li ha generati, dall’abbandono. Lei ha scritto: "Nelle fiabe noi 
abbiamo messo la paura più antica, più totale, più assoluta: non 
essere amati, non essere abbastanza amati. I bambini delle fiabe sono 
orfani perché nessuno è meno amato dell’orfano." I nostri figli hanno 
vissuto, spesso anche per anni, in questa atroce condizione, e quasi 
mai basta incontrare una famiglia amorevole per scordare quella 
paura. I nostri figli hanno resistito al dolore più grande, sono 
sopravvissuti; ma come si può aiutarli a convivere con l’eco costante 
di quel dolore?

Non riesco a rispondere a questa domanda. Per questo ho impiegato tanto tempo a rispondere all’intervista.  Mi incastravo qui. Cosa posso scrivere che voi non sappiate già? Come ho dichiarato nella risposta 1 ho una strepitosa tendenza alla cialtronaggione, ma nemmeno io posso arrivare a pensare di spiegare a voi quale sia il dolore che i vostri figli si portano dentro, quanto sia il coraggio e l’amore necessari per fare la scelta di essere adottati da un bambino che ha già subito un abbandono e che quindi non può fidarsi di nuovo.

Il coraggio delle famiglie adottive è grandissimo. Nei libri di Dickens per quanto terribile sia stata la deprivazione che il bambino ha subito, una volta che si trova circondato da affetto, tutto è risolto e lo stesso schema c’è in molti film della Walt Disney .  La realtà non è così. Un bambino che non è stato accudito, non è stato amato per anni è un bambino che porta dentro una ferita, quindi sono bambini che non saranno mai normali, saranno sempre speciali.  Come un albero cresciuto su un dirupo in mezzo al vento.  I pioppi crescono alti, dritti e tutti uguali, crescono nomali. Gli alberi che sono cresciuti in mezzo alla bufera portano le cicatrici di tutti i colpi presi, ma sono vivi.  

Questo è importante, elaborare il lutto per la normalità. Questo vuol dire che la mente dove trovare vie diverse per poter vivere una vita piena, non quelle tradizionali.  

Non posso parlarvi di coraggio perché ne avete voi più di me, ma posso parlare di biochimica.

La biochimica è una scienza religiosa: la vita non può essersi formata da sola. Nemmeno nella più inverosimile delle coincidenze perché le macromolecole necessarie anche alla vita autonoma più minuscola sono enormi, nembosissime ma soprattutto assemblano a ph diversi, con regole fisse, o tutte levogire o tutte destrogire, il che dimostra che la vita non può essersi formata da sola.

La materia non esiste: la materia è energia, tutto è energia, tutto è una, tutto è Dio se vi piace il nome, o energia o intelligenza cosmica se queste parole vi sembrano più a portata di mano.

E quindi?

E quindi tutto ha un senso. Che non so quale sia, ma so che tutto ha un senso, so che siamo parentesi di mortalità dove prendiamo coscienza di noi stessi in un fiume di immortalità. Secondo il buddismo, il cristianesimo, l’ebraismo e in particolare la cabala,  e una serie di teorie sempre più diffuse, cui si stanno convertendo gli psicoterapeuti che per decenni sono stati i più pragmatici, dentro ognuno di noi c’è un frammento di Dio, noi siamo creatori. Secondo il buddismo i  vostri figli hanno “scelto” di esistere come ulivi su una scogliera, hanno scelto un abbandono per poi arrivare fino a voi. O, se non lo hanno scelto, hanno dentro la forza di affrontare tutto questo. Il vostro compito è saperlo ed esserne certi, perché solo così loro arriveranno a trovarla. Voi dovete esserne certi, perché noi siamo quello che pensiamo si essere e con un gioco di specchi basato sul linguaggio verbale e su quello non verbale e se siamo circondati da persone che sanno che siamo dei vincitori noi siamo dei vincitori, se siamo circondati da persone che sanno che noi siamo il problema, noi siamo il problema.

Il problema è la narrazione: cambiate la narrazione.

Il principio era il verbo, che vuol dire parole, ma anche pensiero. Cambiate il pensiero e la realtà cambierà.

 

– Il dolore di un figlio è terribile: le madri e i padri adottivi si 
fanno carico quotidianamente di quel dolore che ha portato i loro 
figli fino a loro. Anche i genitori devono imparare a diventare molto 
resilienti: ce l’avrebbe mica qualche consiglio?
Sì, a questa  so rispondere. La ricetta è sempre la stessa. Comprate un’agenda, o un quaderno, ma deve essere bello. Fate la lista di quello che volete, non più di 5 o 6 desideri, il cervello non ce la fa a tenere dietro a più di 6 o 7 cose. Sì, lo so, state pensando che tutto questo è dannatamente stupido e illogico. Illogico è illogico, ma non è stupido. Stiamo usando il sistema emotivo invece che quello razionale. Abbiamo due intelligenze diverse, quella razionale e quella emotiva, due cervelli diversi, quello destro e quello sinistro.  Il cervello sinistro funziona per via logica, in maniera analitica e processa un solo pensiero alla volta. Il cervello destro funziona per via analogica, è sintetico e processa decine di pensieri alla volta. I problemi si risolvono con il cervello destro, non con quello sinistro. Diceva la buonanima del dottor Einstain  il cervello emotivo è il dono e quello razionale è il servo, spesso noi dimentichiamo il dono per privilegiare  il servo.

Quindi dobbiamo imparare a programmare il cervello destro, il cervello intuitivo, quello più antico e potente perché lui trovi la strada per ottenere quello che vogliamo. E’ come programmare il navigatore. Bisogna immettere la meta.

Quindi, cosa volete? Scrivetelo sul quaderno, è il sistema più facile, e scrivetelo di nuovo tutti i giorni.

Vorrei smettere di sentire mia figlia piangere, vorrei che non si buttasse via. No, non va bene. Quello che volete, non quello che non volete.

Voglio sentire mia figlia ridere, voglio vederla mentre si ama e vive al meglio la sua vita. Scrivetelo tutti i giorni. Senza mollare mai. Visualizzatelo. Vedete vostra figlia felice, sentite nella vostra testa il piacere di ascoltarla mente dice “Oggi mi sento felice” sentite la gioia. Quella gioia farà il miracolo.

La ricetta è: avere chiaro in mente quello che si vuole, visualizzarlo, sentirne già la felicità. Facendolo per scritto è più facile: il quaderno diventa il quaderno della creazione, noi creiamo la nostra realtà.

Funziona: usate il cervello emotivo, non quello razionale.

Noi pensiamo: se ottenessi quello che voglio, vedere mia figlia serena, sarei felice. No, è la felicità che ci dà il successo: è da felice che riesco a contagiare a mia figlia la serenità. Quindi sento adesso la gioia che mi darà vederla serena. Vostra figlia è viva, respira, voi siete vivi: cominciate ad essere felici di tutto quello che funziona nelle vostre vite e in quelli dei vostri figli. I vostri figli sono vivi, i loro genitori li hanno amati abbastanza da metterli ala mondo e non sopprimerli, sono stati in orfanatrofi dove è stato dato cibo a sufficienza da permettere la sopravvivenza. Qualcosa ha funzionato. Tenete l’attenzione concentrata lì.

Dovete sentire voi la gioia di essere vivi: le emozioni sono contagiose. Solo se siete felici di essere al mondo, lo saranno i vostri figli.

Dovete avere una regola fissa e ci si arriva per autocontrollo, per disciplina.

Tenere l’attenzione concentrata su quello che funziona, e quindi non lamentarsi mai. Quando tornate a casa e dite: oggi al mercato c’erano delle arance favolose, il messaggio è la vita è bella.

Quando tornate a casa e dite: le arance costano troppo , c’è un traffico infernale, eccetera il messaggio è la vita è brutta.

Sono tutti messaggi che arrivano sui vostri figli.


Il dolore si sopporta meglio se si può condividere con qualcuno, 
anche per questo nascono associazioni come la nostra; perché, diciamo 
la verità, nonostante Bowlby, non c’è in giro molta capacità di 
immedesimarsi nelle sofferenze di un bambino con una passato di 
abbandono, a cominciare dalle persone che si incontrano tutti i 
giorni, per continuare con le istituzioni come la scuola, la 
sanità… Perché, anche quando noi famiglie cerchiamo pazientemente 
di spiegare, di far capire, ci troviamo di fronte a un muro 
impenetrabile? C’è un modo per rendere le persone più sensibili a 
comprendere la sofferenza dell’altro?

E’ il comportamento normale di gente normale: le emozioni sono contagiose, la sofferenza mi rende sofferente, ne sto alla larga.

Ma la vita dei vostri figli non è stato solo dolore. Non è possibile, ci deve essere stato anche altro. La vostra attenzione è acqua e fertilizzante: più la tenete concentrata sul dolore, più il dolore aumenta, più la tenete concentrata su quello che è ha funzionato più questo aumenta.

Il passato è passato, noi siamo proprietari del presente e del futuro. Il cervello umano è straordinariamente plastico, conserva tutta la vita la capacità di riorganizzarsi su basi diverse.

I vostri figli ora sono fuori dall’incendio, hanno ancora le ustioni, ma sono fuori dall’incendio. Non parlate di quanto il fuoco ha fatto male, parlate di quando sarà splendido il momento in cui la pelle rigenerata avrà coperto tutte le ustioni. Questo è il vostro unico argomento. Questo è quello su cui dovete tenere l’attenzione.

Ci credete o no che i vostri figli nonostante i loro traumi possano raggiungere la serenit&agrave