intervista a Fantasy Planet

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Nella storia de “L’ultima profezia del mondo degli uomini – L’epilogo” ci sono tante storie…  Non mi riferisco soltanto al fatto che, trattandosi dell’ultimo tassello di una saga, il romanzo contiene riferimenti a tutte le vicende precedenti. Nel libro, a mio avviso, ci sono tanti cenni ad avvenimenti storici reali, ma quando il lettore pensa di aver capito a quale periodo ed evento storico si riferisce, altri indizi lo conducono in un’altra direzione.

Ho trovato questo tipo di narrazione appassionante,  puoi parlarcene?     

Come giustamente diceva la buonanima del dottor Tolkien, padre di tutti noi, il fantasy è un genere universale quindi un linguaggio universale: noi parliamo di fulmini e non di lampadine. Ne L’ultimo elfo il piccolo Yorsh che corre sotto la pioggia è contemporaneamente il bambino armeno inseguito dai turchi, il bambino ebreo  inseguito dalle SS, il bambino tutzi inseguito dalle milizie hutu.

Gli Yurdioni sono la barbarie totale, non solo spirituale ma anche tecnologica e quindi soprattutto linguistica. Gli Yurdioni sono le armate dei barbari che si abbattono sulla raffinata civiltà romana, le armate di Gengis Khan su quella cinese, ma anche i terroristi suicidi, i talebani che annientano definitivamente il buddismo afgano. Sono coloro che non hanno, non hanno pensato, non hanno costruito, non hanno detto, non hanno inventato e quindi odiano  di un odio assoluto coloro che queste cose fatte.2Ne

“L’epilogo” il linguaggio acquisisce varietà lessicale e capacità di “mostrare” di pari passo con la crescita di Kail, uno dei personaggi principali della vicenda. Così, una narrazione di primo acchito distaccata, a tratti cronachistica, diviene una prosa appassionata con il progredire della storia. Il senso di questo crescendo è di sicuro chiaro ai perseveranti, ma non hai temuto di scoraggiare in questo modo i lettori?      

Il lettore si scoraggia solo davanti alla noia. Il lettore si scoraggia solo davanti le storie che non tengono, ai dialoghi insulsi, al già visto, al già sentito.

 “L’epilogo” potrebbe sembrare la storia del soldato Yurdione Kail e della sua discendenza. Invece, leggendo, si scopre che “L’epilogo” è anche e soprattutto la storia della madre sfregiata di Kail, della sua amata Raniria, della madre del Negromante Natrink. “L’epilogo” è la storia di una trottola tramandata di madre in figlia, una trottola che, girando, forma una spirale, un circolo virtuoso di civiltà in un mondo barbaro e disperato. È destino (o compito) delle donne far progredire la civiltà, diffondere la conoscenza, insegnare la compassione e, in sostanza, gettare le basi per un mondo migliore?

Donne e uomini sono completamente diversi. Gli uomini hanno il testosterone, ormone della forza, del coraggio e anche dell’aggressività. Il loro cervello ha pochi neuroni specchio. Un uomo non deve essere eccessivamente edmpatico, altrimenti rischia di non poter svolgere il ruolo che ha garantito fino all’epoca moderna la sopravvivenza della specie: quello del cacciatore e quello del guerriero. Ma questo ruolo deve essere bilanciato, altrimenti garantisce anche la sofferenza della specie e quella del pianeta. Donne le hanno gli estro progestinici, hanno una grande ricchezza di neuroni specchio. Sono la compassione di un popolo. Ci deve essere un bilanciamento tra maschile e femminile, o una civiltà deraglia. La maternità è molto più antica, è addirittura sul cervello rettiliano, nelle  parti più arcaiche della nostra mente. La paternità è recente, corticale, culturale. Per tutta la vita un essere umano fabbrica ossitocina quando sente la voce della madre. Negli anni in cui non riuscivo a diventare madre, quella mancanza per me è stato un dolore, una ferita. Un bambino, è scritto su ogni libro di psicologia ed è scritto su ogni libro di psicologia perché il vero aldilà di ogni ragionevole dubbio, ha bisogno di due genitori di sesso diverso, per identificarsi con quello  del proprio sesso e imparare a  conoscere e giostrarsi con quello del sesso opposto. La mia abitudine è la verità, non il politicamente corretto: il primo diritto di un essere umano è avere una madre.

Il bastardo Ranail è Uomo e Yurdione allo stesso tempo.  A lui viene dato un ruolo fondamentale nella vicenda narrata ne “L’epilogo”. Viviamo nell’era della globalizzazione e nonostante ciò ancora temiamo ed emarginiamo chi per razza e cultura è diverso da noi. C’è un futuro di positività e di ricchezza nella mescolanza?

Nella mescolanza dei cromosomi senz’altro. Nella mescolanza di civiltà diverse che però, tutte, affermano i diritti dell’uomo, c’è ricchezza. Nella mescolanza di civiltà che non hanno la possibilità di convivere perché una afferma i diritti dell’uomo e l’altra li nega, ci sono i semi della distruzione e della guerra civile. Nei miei libri gli orchi diventano fratelli dopo che hanno rinunciato alla loro ideologia di  morte, non prima. È scritto nel Corano “ uccidi  gli infedeli ovunque si trovino”. Il Corano vieta di musulmani non musulmani possono vivere alla pari. Il Corano mi dichiara un essere inferiore in quanto femmina. È di ieri la notizia  che Fayhan Ghamdi, famosissimo predicatore onnipresente sulle reti TV dell’Arabia Saudita, è stato condannato a pagare una semplice multa per aver stuprato e poi picchiato a morte la figlia di cinque anni con un bastone e una frusta. Il predicatore ha assassinato la sua bambina perché, come ha dichiarato, non era vergine. Per la fratellanza umana e la tolleranza con il signor Fayhan Ghamdi e con tutta la sua nazione grazie, non contate su di me. Per la tolleranza con chi vuole uccidermi in quanto infedele, grazie no, contare su qualcun altro

Raniria ha imparato dalla madre ricette che ormai non possono più essere cucinate perché mancano gli ingredienti. Natrink, il Negromante Yurdione, è un buongustaio… C’è tanto buon cibo ne “L’epilogo”, più sognato che mangiato, forse, ma di sicuro non si tratta soltanto di un mezzo di sopravvivenza. Qual è l’importanza della buona tavola nella “buona letteratura” e più in generale nella “buona vita”?

L’essere umano nasce con un’unica competenza: un pianto disperato con cui attirerà l’attenzione di qualcuno che lo nutrirà. Nel nostro cervello nutrimento e amore sono intrecciati. La cucina è cultura, arte, scienza e soprattutto è amore, amore per il  mondo, amore per sé stessi. Amore per gli altri, amore per la vita. 

 Ne “L’epilogo” ho trovato alcuni passaggi che potrebbero costituire un manifesto per la narrativa fantastica. So che hai validissime argomentazioni in difesa di un genere che, in Italia, viene ancora considerato “per ragazzi”. Vorresti spiegarci la tua posizione al riguardo?

La letteratura Fantasy, racconta lo scontro frontale tra una civiltà imperfetta,  ma di vita, e una cultura di morte. Rappresenta la nostra epoca, siamo il secolo del genocidio. Tra tutte le maniere che abbiamo per capire la storia, esaminare i fatti della politica, l’architettura, l’arte, la letteratura, la letteratura fantastica, quest’ultima sarà, sempre, quella che più ci darà accesso alla verità, perché il linguaggio metaforico nasce dall’emisfero sinistro, che non è capace di menzogna e che , lui, sì, ha la potenza arcaica di resistere all’indottrinamento.

Il linguaggio metaforico cela all’interno delle sue complesse volute il nocciolo della verità non raccontabile, e la nasconde perché, protetta dall’irrealtà della narrazione, quella realtà possa finalmente essere affrontata.

La letteratura fantastica è una forma di comunicazione. La comunicazione aumenta la nostra sopravvivenza, perché aumenta la nostra conoscenza del mondo.

Abbiamo due tipi di comunicazione: una diretta ed una metaforica.

Nelle epoche precedenti l’alfabetizzazione di massa, la narrazione fantastica, portata dal cantastorie sotto forma di poema epico, ma anche di fiaba, era l’unica forma di comunicazione che superasse i confini del villaggio della tribù, della polis. Il cantastorie narrava di Troia oppure di Ulisse o di re Artù e la conoscenza diventava accessibile e possibile, l’emozione condivisa creava l’affiliazione al gruppo nazione tra individui che non si conoscevano, ma che avevano lo stesso poema epico. che superava quella del.

La narrazione conteneva la conoscenza della storia, battaglie, regni, guerre di liberazione o di unificazione, della geografia, il viaggio di Ulisse o di altri eroi,  e anche  di nozioni pratiche, come era fatta una nave o la casa di un re, che a contadini dispersi tra le proprie capre, erano ignote.

Ma soprattutto vengono contagiate emozioni. L’emozione della vittoria che aumenta il coraggio di chi ascolta, e questa è la funzione del poema epico, aumentare il coraggio, e poi l’emozione del dolore, della morte, della perdita, così che la narrazione diventa un addestramento all’elaborazione del lutto. L’emozione dell’innamoramento, quella del riso: fiumi di colore che vengono a riempire la quotidianità aumentando anche il bagaglio esperienziale: la nostra esperienza e quindi la nostra capacità di risolvere problemi si arricchisce di tutto quello che è accaduto della narrazione.

 

Dall’analisi della letteratura fantastica si evince la storia di un popolo. Nascoste nell’oro e nell’argento, nella magia e nelle profezie, ci sono le lacrime e il sangue, tutte le lacrime e tutto il sangue.

Ha sostenuto  Kafka che  quando la realtà è troppo atroce per essere guardata negli occhi, occorre usare il velo della narrazione fantastica. La neurobiologia ha confermato questa affermazione. Il cervello del bambino fabbrica endorfine mentre ascolta la voce che gli racconta una fiaba: le endorfine facilitano il sonno, diminuiscono la percezione del dolore, aumentano la potenza cognitiva. Se volete dei bambini intelligenti raccontate loro delle fiabe, se volete dei bambini molto intelligenti raccontate loro molte fiabe ( Einstein).

La stessa regola vale per noi: dove ci sono molte narrazione compaiono il pensiero filosofico e scientifico. Sono come il passo destro e il passo sinistro: una civiltà ha bisogno di entrambi. Dove non c’è il moto la scienza si insterilisce , anzi non nasce nemmeno. Il mito e la scienza sono le due maniere di conoscere la realtà, il mito per via metaforica e analogica, la scienza per via logica ed analitica. Dall’integrazione di entrambe nasce la forza di una civiltà di vivere ed evolvere. 

La storia umana è contenuta nel poema epico, la persecuzione del bambino è contenuta nella fiaba, Tratteremo della nostra storia, in questo libro parleremo di noi.

Questo libro parla del nostro presente, e quindi del nostro futuro. Abbiamo un bel po’ di supereroi, sempre più cupi e ammaccati, per tutto il resto il fantasy e l’horror regnano incontrastati. Da soli più di metà degli scaffali delle librerie e degli schermi. Dalla loro ossessiva presenza possiamo capire quello che succede nella mente degli uomini, e nella loro storia, dall’illuminismo in poi. Se non sono Orchi sono Estranei, se non è Suron è Voldemort, se non sono vampiri sono fantasmi.

Una ciclopica danza macabra in cui siamo immersi.

E’ l’angoscia per il nostro presente, il terrore per il nostro futuro che abbiano nascosto in mezzo alla Terra di Mezzo, tra le aule di Hogworth, dall’altra parte della Barriera di Ghiaccio, oltre i confini delle terre note. Dentro le zanne di Alien, negli occhi spenti degli zombi abbiamo messo il non raccontabile, l’indicibile.

Siamo immersi in una cultura di morte. Libri, film, serie televisive: tutto pullula di cultura di morte, se non sono ciberterminatori, sono vampiri, o extraterrestri predatori o virus. Persino i film per bambini, I pirati dei Caraibi del capitano Jack Sparrow, sono popolati da mostri, fantasmi, creature fatte di dolore e putridume. Voldemort e i suoi Mangiamorte rubano la scena a Sauron e ai suoi Nazgul, a Saruman con i suoi sterminati eserciti di orchi. Dalle tombe si sono alzati eserciti di zombi, che film dopo film arrivano con il loro passo sgraziato a mangiare l’anima o più prosaicamente il cervello dei vivi.

Tutta la nostra narrazione fantastica è immersa in una cultura di morte, perché siamo il secolo del genocidio e perché non siamo certi di avere un futuro. Sappiamo che il male assoluto esiste e siamo sull’orlo della fine del mondo. Abbiamo fronteggiato due culture di morte, comunismo sovietico e nazismo tedesco e ora siamo di fronte alla terza, la teocrazia islamica, l’ordine a ucciderci in quanto infedeli ovunque ci troviamo.

Nel fantasy c’è anche l’informazione su come andrà a finire. Vincono le culture di vita.

 

 

7        Quale consiglio daresti a chi, oggi, desidera intraprendere la carriera di scrittore di genere fantastico?

Una buona conoscenza della storia, e avere fede nell’umanità. La passione della verità.

sdm