Il ruolo della bisessualità psichica

Il ruolo della bisessualità psichica nella costruzione dell’identità psicosessuale.

Sulla problematica della “bisessualità psichica” ci si rifà costantemente al pensiero freudiano, facendogli dire quello che non ha mai detto. Occorre essere onesti e non far dire a qualcuno (a S. Freud) quello che non ha mai detto.

L’identità sessuale è un dato oggettivo: noi siamo o uomini o donne, mentre il desiderio sessuale – nel linguaggio corrente l’orientamento sessuale – viene elaborato secondo le tappe dello sviluppo della vita affettiva.

Di fronte a questa realtà del dato oggettivo della identità e della acquisizione dell’orientamento sessuale, ci si deve domandare: come deve essere compreso il concetto freudiano di bisessualità psichica?

Di solito si interpreta e si afferma che ognuno è contemporaneamente uomo e donna. Non è così. Freud non ha mai detto questo

La portata strutturale dell’affermazione di Freud è la seguente: la bisessualità psichica si attiva quando il soggetto interiorizza la differenza sessuale, cioè che vi sono due sessi. Ciò significa che il soggetto fa dialogare in sé entrambi i sessi. Questo comporta che il soggetto senta e percepisca la profonda differenza tra i sue sessi e la interiorizzi. Il dialogo interiore lo porta  riconoscere le differenze delle due identità, ad accettare e valorizzare la propria identità sessuale e l’altra  differente da sé.

Così, secondo il concetto freudiano, la bisessualità psichica non è – come si afferma di solito – di essere al contempo uomo e donna. Noi non siamo né sessualmente indeterminati né portatori di entrambi i sessi: siamo o uomini o donne, con tutte le conseguenze psicologiche e simboliche che questo implica. La bisessualità psichica è spesso utilizzata a proprio uso e consumo e al di fuori del contesto scientifico in  cui Freud l’ha elaborata.

La vita psichica può oppone resistenza ad accettare la realtà duale del sesso, cioè  che vi siano due sessi: maschile e femminile. Ciò a causa del fantasma dell’unisessualità del bambino che immagina che vi sia un solo sesso; ancor più quando il soggetto sostiene che la natura abbia sbagliato corpo là dove psicologicamente il suo desiderio (omosessualità, travestitismo, transessualismo) va nella direzione opposta rispetto alla sua identità corporea.

Sappiamo che il soggetto è portato a pensare che il sesso costituisca il genere, quando assume la realtà del proprio corpo sessuato. Questo processo si impone come dato di realtà, anche se viene negato dalla teoria del gender, che nega la stessa evidenza.

La teoria del gender  si presenta come un’ideologia, un nuovo idealismo, che parte dal presupposto che la persona umana possa dissociarsi e ignorare il proprio corpo reale a beneficio del corpo ideale. In pratica, vi è la disincarnazione del corpo e della sessualità in nome della supremazia del desiderio, concepito come una ipostasi tramite la opzione pseduo-ontologica e sacralizzata dell’orientamento sessuale, che permette a ciascuno di poter fare la scelta di ciò che vuole essere sessualmente.  Così il soggetto, chiuso nella sua rappresentazione sessuale, confonde l’identità con un desiderio, come se la pulsione dovesse trovare il proprio fine in se stessa, invece di lasciar  sviluppare il proprio desiderio nel contatto con gli altri e con la realtà per entrare in una relazione oggettuale, fondato sulla realtà.

Così il fallimento della bisessualità psichica favorisce tendenze sessuali problematiche, come il fallimento nella simbolizzazione delle differenze sessuali, l’alternanza della relazione vis-a vis con persone dello stesso sesso o dell’altro sesso, difficoltà nell’accedere al senso delle differenze affettive, razionali e sociali, esitazioni e confusioni di identità con la comparsa di desideri omoerotici, transessuali, o ancor pederasti.

Sappiamo che il processo di maturazione psicosessuale passa attraverso tante tappe e compiti psichici che, se non rielaborati, possono  ancorare il soggetto agli stadi primordiali della vita affettivo-sessuale. Il bambino, come l’adolescente, vive incertezze identitarie, che rielabora grazie alla bisessualità psichica allo scopo di inserirsi nella dinamica della realtà duale della  sessualità.

Anche la persona adulta, col passare dell’età della vita, può conoscere delle regressioni: così uomini e donne, sposati e genitori, dicono  di “cambiare” orientamento sessuale, spesso in seguito a una fase depressiva e divorziano.

L’omosessualità è spesso il sintomo di una depressione originaria (angoscia della perdita), di cui le regressioni in età adulta riattivano conflitti intrapsichici mascherati da diverse resistenze.

Gilberto Gobbi