il pezzo di due giorni fa tradotto in italiano.

Raymond Hibraim: Gran Muftì saudita invoca la distruzione di tutte le chiese nella regione.

 

In base a molteplici fonti di informazioni arabe, lo scorso lunedì, lo sceicco Abdul Aziz bin Abdullah, Gran Muftì dell’Arabia saudita, ha dichiarato che “è necessario distruggere tutte le chiese della regione.”

Il Gran Muftì lo ha affermato in risposta ad una domanda posta da una delegazione del Kuwait riguardo la posizione di un parlamentare kuwaitiano, che ha recentemente invocato la “rimozione” delle chiese” (puntualizzando successivamente che intendeva semplicemente dire che non si sarebbero dovute costruire nuove chiese in Kuwait).

In base a quanto riportato, il Gran Muftì ha sottolineato come il Kuwait sia una parte della penisola arabica e come pertanto sia necessario distruggere tutte le chiese presenti sul suo territorio.

Così come molti Gran Muftì prima di lui, lo sceicco ha basato la sua asserzione sulla famosa tradizione, o hadith, in base alla quale il profeta dell’islam dichiarò sul suo letto di morte che “non ci possono essere due religioni nella penisola arabica”, il che è sempre stato interpretato nel senso che solo l’Islam potrà essere praticato nella regione.

I fatti di questo resoconto parlano da soli, ma si consideri anche quanto segue.

Lo sceicco Abdul Aziz bin Abdullah non è solo un musulmano qualunque che odia le chiese. È il gran muftì della nazione che ha diffuso l’Islam nel mondo. Inoltre è il presidente del consiglio supremo degli Ulema ( i dottrinari islamici) ed è a capo del Comitato Permanente per la Ricerca scientifica e l’Emanazione delle fatwa. In base a quanto riportato, quando si dibatte sugli insegnamenti dell’Islam, le sue parole hanno un’autorità immensa.

Considerando l’isterismo che si scatena contro l’Occidente quando individui non autorevoli (per esempio pastori estremisti e sconosciuti) offendono l’Islam, pensate cosa succederebbe se un autorevole capo della Chiesa, ad esempio il Papa, dichiarasse che tutte le moschee in Italia dovrebbero essere distrutte. Immaginate il clamore mediatico che la cosa avrebbe, tutti gli strepiti che lo accuserebbero di intolleranza e di bigotteria, le richieste di scuse se non di dimissioni, le lettere senza fine di politici sensibili al tema e ancora peggio.

Eppure il Gran Muftì dei nostri “amici e alleati” sauditi ha il pieno permesso di incitare i musulmani a distruggere le chiese, come se ci fosse bisogno di un ulteriore incentivo (non passa neanche un mese senza  che parecchie chiese vengano fatte saltare in aria e distrutte in tutto il mondo islamico). A riprova di quanto detto, al momento in cui sto scrivendo sono già passati tre giorni dalla data della notizia e non l’ho ancora vista riportata su nessun mezzo di informazione in lingua inglese, nonostante notizie “degne di informazione” siano spesso tradotte nel giro di poche ore.

Analogamente si consideri come la conclusione di distruggere le chiese cui perviene il Gran Muftì sia semplicemente basata su un hadith. Tuttavia, quando non musulmani evocano questo particolare hadith (o gli innumerevoli altri che incitano alla violenza e all’intolleranza contro gli infedeli) sono accusati di essere islamofobi o di calunniare e diffamare l’islam intenzionalmente, di essere degli ostacoli sulla  via del dialogo e così via.

Questo ci porta a quella che è forse la considerazione più importante: gli insegnamenti dell’Islam possono essere chiariti in modo estremamente semplice. Non c’è alcuna difficoltà nel determinare che cosa sia “giusto” e che cosa sia “sbagliato” nell’Islam. Il Gran Muftì ha basato la sua fatwa su un hadith canonico, che musulmani e (ben informati) non musulmani sanno essere parte delle fonti del diritto islamico (o usul al-figh). Eppure l’Occidente, con tutti i suoi centri di istruzione superiore, incluse agenzie governative che si occupano di questioni culturali e religiose, ha ancora le idee confuse riguardo agli effettivi contenuti dell’insegnamento islamico.

Tutto questo è ben poco scandaloso. È un semplice richiamo di quanto i maggiori organi di informazione, gli istituti accademici e la maggior parte dei politici affondino profondamente la loro testa nella sabbia.

Nel frattempo questa è solo l’ultima delle prove di quanto le chiese se la passino male nel mondo musulmano, per coloro ai quali interessa saperlo.

 

Raymond Ibrahim è membro ordinario del David Horowitz Freedom Center e membro associato del Middle East Forum.     

Comments

  1.  Mi sorprende che ci siano delle chiese in Arabia Saudita. Se non sbaglio mi pare che l’hadit a cui l’iman si riferisca sia quello che diceva: "Non ci sarà più di una religione in arabia" e che il califfo Omar obbedendo a quel detto abbia scacciato ebrei e cristiani facendo divieto agli "infedeli" di entrare in quella terra (divieto attualmente ancora valido).

  2. In Arabia Saudita non esistono chiese e c’è l’arresto se qualcuno celebrasse una messa. Ha fatto un’eccezione Oscar Luigi Scalfaro che da presidente dell’Italia ascoltò una messa dal sacerdote che aveva portato con sè. Alcuni cattolici, immigrati filippini, sono stati condannati a tre anni per prosepitismo e blasfemia per aver pregato insieme e detto il rosario insieme qualche anno fa. Scalfaro ascoltò la messa nell’ambasciata italiana, che in teoria è suolo dell’Italia e ci furono proteste furiose sulla terra del Profeta violata.

    La regione di cui si parla nell’articolo è il medio oriente sunnita, dalla Siria all’Irak

  3. Chiedo scusa, per sbaglio ho chiuso il post precedente e non so come riaprirlo.

    In questo momento stanno parlando della penisola arabica, Arabia Saudita, dove le chiese già non ci sono, Kuait, Dubai, emirati e Yemen dove qualcuna resiste: l’idea è che queste chiese, poste sul sacro suolo della penisola arabica debbano essere distrutte dallo stato. Ma il fatto che frasi di questo genere siano state affermate autorizza ogni vero credente, di propria iniziativa, a bruciare chiese in tutto l’islam sunnita, perché le chiese offendono l’islam

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