il miglio in più ( istruzioni per rendersi felici)

Il miglio in più

 

Qualsiasi sia il nostro lavoro dobbiamo amarlo; fare per sei, sette, otto, nove  ore al giorno un lavoro che si odia è terribile. Noi dobbiamo essere i padroni di noi stessi, della nostra mente e della nostra anima anche quando lavoriamo.

Il concetto di lavoro è che stiamo vendendo il nostro tempo in cambio del denaro necessario a sopravvivere, certo, se applichiamo questa definizione, siamo molto ben avviati a una vita di rancore e depressione cronica.

Ogni tanto andiamo indietro con lo guardo alla storia: abbiamo una qualità di vita superiore a quella che in altri secoli era stata di re e grandi aristocratici. Possiamo non soffrire di mal di denti, siamo certi di non morire né di vaiolo né di peste, né di peritonite, come il bambino del Re Sole. Enrico VIII Tudor, è morto con le piaghe aperte nelle gambe e i vermi dentro a causa del diabete. Noi abbiamo antibiotici e insulina. Fa parte anche questo della nostra ricchezza. Cominciamo a essere grati al nostro lavoro e a una società che ci dà del denaro e ci permette la sopravvivenza nostra e di quelli che amiamo. Questo non vuol dire non desiderare migliorare  la società e i nostro lavoro, al contrario, ma solo rendendoci conto di quanto già funziona, potremo migliorare tutto. Diventiamo padroni di noi e del nostro tempo anche quando lavoriamo, anche se facciamo un lavoro umile o dipendente. Come si fa ad ottenere questo miracolo? Lo intuisce Napoleon Hill, i suoi libri sono nel glossario e la sua storia è nel piccolo capitolo a lui dedicato, fare il miglio in più, se vi hanno detto di fare dieci miglia, voi fatene undici: cioè fate il vostro lavoro meglio di come è stato richiesto. Se mi pagano per fabbricare trenta tazzine in una giornata, io sto eseguendo gli ordini degli altri, ma se ne fabbrico trentuno, allora vuol dire che non sono il servo di nessuno, sto eseguendo la mia volontà. Io ricordo ancora con infinito affetto le persone che hanno brillato per fare il miglio in più nell’infernale jungla dell’italica burocrazia diventando dei fari.

La persona di cui ho un ricordo estremamente caro, è il funzionario della questura di Torino che si stava occupando di fare i passaporti, era necessaria una marca da bollo, ebbene si, in Italia ci sono le marche da bollo. Sono un tipo di imposta, inventata da un burocrate zarista e sono una tassa profondamente antidemocratica, antilibertaria, perché noi paghiamo le tasse anche sui nostri diritti assoluti come quella di un passaporto; se non ho abbastanza denaro per la marca da bollo non posso più andarmene oppure paghiamo le tasse anche sulle tasse. Oltretutto questa folle marca da bollo, non la vendono negli uffici dove è necessaria, quindi occorre uscire, andare dal tabaccaio e acquistarla. Avete la marca da bollo? Chiede il funzionario, no rispondiamo noi, non importa, le ho io. E’ un signore estremamente gentile, che acquistava le marche da bollo e le vendeva, senza guadagnarci un centesimo, aveva fatto un miglio in più, si sobbarcava lui la fatica di passare dal tabaccaio, comprare una decina di marche da bollo, così quel giorno lì dieci persone non avrebbero dovuto uscire a comprare la marca da bollo, una minuscola cortesia. Lui aveva fatto il miglio in più, in questa maniera non solo spandeva gentilezza, ma era padrone del suo tempo, lui aveva avuto la scelta se lavorare al minimo o lavorare al meglio, e aveva scelto di lavorare al meglio. Un uomo libero.

Primo Levi, nel libro la tregua e Solženicyn nel libro Una giornata di Ivan Denissovic raccontano lo stesso episodio, un deportato muratore deve costruire un muro; Lorenzo nella narrazione di Primo Levi e Ivan Denissovic nella narrazione di Solženicyn sono il muratore che devono costruire un muro; entrambi lo costruiscono perfettamente dritto e alla fine guardano con orgoglio il lavoro fatto. Istintivamente hanno fatto il miglio in più, per un istante sono stati degli uomini liberi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il miglio in più

 

Qualsiasi sia il nostro lavoro dobbiamo amarlo; fare per sei, sette, otto, nove  ore al giorno un lavoro che si odia è terribile. Noi dobbiamo essere i padroni di noi stessi, della nostra mente e della nostra anima anche quando lavoriamo.

Il concetto di lavoro è che stiamo vendendo il nostro tempo in cambio del denaro necessario a sopravvivere, certo, se applichiamo questa definizione, siamo molto ben avviati a una vita di rancore e depressione cronica.

Ogni tanto andiamo indietro con lo guardo alla storia: abbiamo una qualità di vita superiore a quella che in altri secoli era stata di re e grandi aristocratici. Possiamo non soffrire di mal di denti, siamo certi di non morire né di vaiolo né di peste, né di peritonite, come il bambino del Re Sole. Enrico VIII Tudor, è morto con le piaghe aperte nelle gambe e i vermi dentro a causa del diabete. Noi abbiamo antibiotici e insulina. Fa parte anche questo della nostra ricchezza. Cominciamo a essere grati al nostro lavoro e a una società che ci dà del denaro e ci permette la sopravvivenza nostra e di quelli che amiamo. Questo non vuol dire non desiderare migliorare  la società e i nostro lavoro, al contrario, ma solo rendendoci conto di quanto già funziona, potremo migliorare tutto. Diventiamo padroni di noi e del nostro tempo anche quando lavoriamo, anche se facciamo un lavoro umile o dipendente. Come si fa ad ottenere questo miracolo? Lo intuisce Napoleon Hill, i suoi libri sono nel glossario e la sua storia è nel piccolo capitolo a lui dedicato, fare il miglio in più, se vi hanno detto di fare dieci miglia, voi fatene undici: cioè fate il vostro lavoro meglio di come è stato richiesto. Se mi pagano per fabbricare trenta tazzine in una giornata, io sto eseguendo gli ordini degli altri, ma se ne fabbrico trentuno, allora vuol dire che non sono il servo di nessuno, sto eseguendo la mia volontà. Io ricordo ancora con infinito affetto le persone che hanno brillato per fare il miglio in più nell’infernale jungla dell’italica burocrazia diventando dei fari.

La persona di cui ho un ricordo estremamente caro, è il funzionario della questura di Torino che si stava occupando di fare i passaporti, era necessaria una marca da bollo, ebbene si, in Italia ci sono le marche da bollo. Sono un tipo di imposta, inventata da un burocrate zarista e sono una tassa profondamente antidemocratica, antilibertaria, perché noi paghiamo le tasse anche sui nostri diritti assoluti come quella di un passaporto; se non ho abbastanza denaro per la marca da bollo non posso più andarmene oppure paghiamo le tasse anche sulle tasse. Oltretutto questa folle marca da bollo, non la vendono negli uffici dove è necessaria, quindi occorre uscire, andare dal tabaccaio e acquistarla. Avete la marca da bollo? Chiede il funzionario, no rispondiamo noi, non importa, le ho io. E’ un signore estremamente gentile, che acquistava le marche da bollo e le vendeva, senza guadagnarci un centesimo, aveva fatto un miglio in più, si sobbarcava lui la fatica di passare dal tabaccaio, comprare una decina di marche da bollo, così quel giorno lì dieci persone non avrebbero dovuto uscire a comprare la marca da bollo, una minuscola cortesia. Lui aveva fatto il miglio in più, in questa maniera non solo spandeva gentilezza, ma era padrone del suo tempo, lui aveva avuto la scelta se lavorare al minimo o lavorare al meglio, e aveva scelto di lavorare al meglio. Un uomo libero.

Primo Levi, nel libro la tregua e Solženicyn nel libro Una giornata di Ivan Denissovic raccontano lo stesso episodio, un deportato muratore deve costruire un muro; Lorenzo nella narrazione di Primo Levi e Ivan Denissovic nella narrazione di Solženicyn sono il muratore che devono costruire un muro; entrambi lo costruiscono perfettamente dritto e alla fine guardano con orgoglio il lavoro fatto. Istintivamente hanno fatto il miglio in più, per un istante sono stati degli uomini liberi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il miglio in più

 

Qualsiasi sia il nostro lavoro dobbiamo amarlo; fare per sei, sette, otto, nove  ore al giorno un lavoro che si odia è terribile. Noi dobbiamo essere i padroni di noi stessi, della nostra mente e della nostra anima anche quando lavoriamo.

Il concetto di lavoro è che stiamo vendendo il nostro tempo in cambio del denaro necessario a sopravvivere, certo, se applichiamo questa definizione, siamo molto ben avviati a una vita di rancore e depressione cronica.

Ogni tanto andiamo indietro con lo guardo alla storia: abbiamo una qualità di vita superiore a quella che in altri secoli era stata di re e grandi aristocratici. Possiamo non soffrire di mal di denti, siamo certi di non morire né di vaiolo né di peste, né di peritonite, come il bambino del Re Sole. Enrico VIII Tudor, è morto con le piaghe aperte nelle gambe e i vermi dentro a causa del diabete. Noi abbiamo antibiotici e insulina. Fa parte anche questo della nostra ricchezza. Cominciamo a essere grati al nostro lavoro e a una società che ci dà del denaro e ci permette la sopravvivenza nostra e di quelli che amiamo. Questo non vuol dire non desiderare migliorare  la società e i nostro lavoro, al contrario, ma solo rendendoci conto di quanto già funziona, potremo migliorare tutto. Diventiamo padroni di noi e del nostro tempo anche quando lavoriamo, anche se facciamo un lavoro umile o dipendente. Come si fa ad ottenere questo miracolo? Lo intuisce Napoleon Hill, i suoi libri sono nel glossario e la sua storia è nel piccolo capitolo a lui dedicato, fare il miglio in più, se vi hanno detto di fare dieci miglia, voi fatene undici: cioè fate il vostro lavoro meglio di come è stato richiesto. Se mi pagano per fabbricare trenta tazzine in una giornata, io sto eseguendo gli ordini degli altri, ma se ne fabbrico trentuno, allora vuol dire che non sono il servo di nessuno, sto eseguendo la mia volontà. Io ricordo ancora con infinito affetto le persone che hanno brillato per fare il miglio in più nell’infernale jungla dell’italica burocrazia diventando dei fari.

La persona di cui ho un ricordo estremamente caro, è il funzionario della questura di Torino che si stava occupando di fare i passaporti, era necessaria una marca da bollo, ebbene si, in Italia ci sono le marche da bollo. Sono un tipo di imposta, inventata da un burocrate zarista e sono una tassa profondamente antidemocratica, antilibertaria, perché noi paghiamo le tasse anche sui nostri diritti assoluti come quella di un passaporto; se non ho abbastanza denaro per la marca da bollo non posso più andarmene oppure paghiamo le tasse anche sulle tasse. Oltretutto questa folle marca da bollo, non la vendono negli uffici dove è necessaria, quindi occorre uscire, andare dal tabaccaio e acquistarla. Avete la marca da bollo? Chiede il funzionario, no rispondiamo noi, non importa, le ho io. E’ un signore estremamente gentile, che acquistava le marche da bollo e le vendeva, senza guadagnarci un centesimo, aveva fatto un miglio in più, si sobbarcava lui la fatica di passare dal tabaccaio, comprare una decina di marche da bollo, così quel giorno lì dieci persone non avrebbero dovuto uscire a comprare la marca da bollo, una minuscola cortesia. Lui aveva fatto il miglio in più, in questa maniera non solo spandeva gentilezza, ma era padrone del suo tempo, lui aveva avuto la scelta se lavorare al minimo o lavorare al meglio, e aveva scelto di lavorare al meglio. Un uomo libero.

Primo Levi, nel libro la tregua e Solženicyn nel libro Una giornata di Ivan Denissovic raccontano lo stesso episodio, un deportato muratore deve costruire un muro; Lorenzo nella narrazione di Primo Levi e Ivan Denissovic nella narrazione di Solženicyn sono il muratore che devono costruire un muro; entrambi lo costruiscono perfettamente dritto e alla fine guardano con orgoglio il lavoro fatto. Istintivamente hanno fatto il miglio in più, per un istante sono stati degli uomini liberi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il miglio in più

 

Qualsiasi sia il nostro lavoro dobbiamo amarlo; fare per sei, sette, otto, nove  ore al giorno un lavoro che si odia è terribile. Noi dobbiamo essere i padroni di noi stessi, della nostra mente e della nostra anima anche quando lavoriamo.

Il concetto di lavoro è che stiamo vendendo il nostro tempo in cambio del denaro necessario a sopravvivere, certo, se applichiamo questa definizione, siamo molto ben avviati a una vita di rancore e depressione cronica.

Ogni tanto andiamo indietro con lo guardo alla storia: abbiamo una qualità di vita superiore a quella che in altri secoli era stata di re e grandi aristocratici. Possiamo non soffrire di mal di denti, siamo certi di non morire né di vaiolo né di peste, né di peritonite, come il bambino del Re Sole. Enrico VIII Tudor, è morto con le piaghe aperte nelle gambe e i vermi dentro a causa del diabete. Noi abbiamo antibiotici e insulina. Fa parte anche questo della nostra ricchezza. Cominciamo a essere grati al nostro lavoro e a una società che ci dà del denaro e ci permette la sopravvivenza nostra e di quelli che amiamo. Questo non vuol dire non desiderare migliorare  la società e i nostro lavoro, al contrario, ma solo rendendoci conto di quanto già funziona, potremo migliorare tutto. Diventiamo padroni di noi e del nostro tempo anche quando lavoriamo, anche se facciamo un lavoro umile o dipendente. Come si fa ad ottenere questo miracolo? Lo intuisce Napoleon Hill, i suoi libri sono nel glossario e la sua storia è nel piccolo capitolo a lui dedicato, fare il miglio in più, se vi hanno detto di fare dieci miglia, voi fatene undici: cioè fate il vostro lavoro meglio di come è stato richiesto. Se mi pagano per fabbricare trenta tazzine in una giornata, io sto eseguendo gli ordini degli altri, ma se ne fabbrico trentuno, allora vuol dire che non sono il servo di nessuno, sto eseguendo la mia volontà. Io ricordo ancora con infinito affetto le persone che hanno brillato per fare il miglio in più nell’infernale jungla dell’italica burocrazia diventando dei fari.

La persona di cui ho un ricordo estremamente caro, è il funzionario della questura di Torino che si stava occupando di fare i passaporti, era necessaria una marca da bollo, ebbene si, in Italia ci sono le marche da bollo. Sono un tipo di imposta, inventata da un burocrate zarista e sono una tassa profondamente antidemocratica, antilibertaria, perché noi paghiamo le tasse anche sui nostri diritti assoluti come quella di un passaporto; se non ho abbastanza denaro per la marca da bollo non posso più andarmene oppure paghiamo le tasse anche sulle tasse. Oltretutto questa folle marca da bollo, non la vendono negli uffici dove è necessaria, quindi occorre uscire, andare dal tabaccaio e acquistarla. Avete la marca da bollo? Chiede il funzionario, no rispondiamo noi, non importa, le ho io. E’ un signore estremamente gentile, che acquistava le marche da bollo e le vendeva, senza guadagnarci un centesimo, aveva fatto un miglio in più, si sobbarcava lui la fatica di passare dal tabaccaio, comprare una decina di marche da bollo, così quel giorno lì dieci persone non avrebbero dovuto uscire a comprare la marca da bollo, una minuscola cortesia. Lui aveva fatto il miglio in più, in questa maniera non solo spandeva gentilezza, ma era padrone del suo tempo, lui aveva avuto la scelta se lavorare al minimo o lavorare al meglio, e aveva scelto di lavorare al meglio. Un uomo libero.

Primo Levi, nel libro la tregua e Solženicyn nel libro Una giornata di Ivan Denissovic raccontano lo stesso episodio, un deportato muratore deve costruire un muro; Lorenzo nella narrazione di Primo Levi e Ivan Denissovic nella narrazione di Solženicyn sono il muratore che devono costruire un muro; entrambi lo costruiscono perfettamente dritto e alla fine guardano con orgoglio il lavoro fatto. Istintivamente hanno fatto il miglio in più, per un istante sono stati degli uomini liberi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il miglio in più

 

Qualsiasi sia il nostro lavoro dobbiamo amarlo; fare per sei, sette, otto, nove  ore al giorno un lavoro che si odia è terribile. Noi dobbiamo essere i padroni di noi stessi, della nostra mente e della nostra anima anche quando lavoriamo.

Il concetto di lavoro è che stiamo vendendo il nostro tempo in cambio del denaro necessario a sopravvivere, certo, se applichiamo questa definizione, siamo molto ben avviati a una vita di rancore e depressione cronica.

Ogni tanto andiamo indietro con lo guardo alla storia: abbiamo una qualità di vita superiore a quella che in altri secoli era stata di re e grandi aristocratici. Possiamo non soffrire di mal di denti, siamo certi di non morire né di vaiolo né di peste, né di peritonite, come il bambino del Re Sole. Enrico VIII Tudor, è morto con le piaghe aperte nelle gambe e i vermi dentro a causa del diabete. Noi abbiamo antibiotici e insulina. Fa parte anche questo della nostra ricchezza. Cominciamo a essere grati al nostro lavoro e a una società che ci dà del denaro e ci permette la sopravvivenza nostra e di quelli che amiamo. Questo non vuol dire non desiderare migliorare  la società e i nostro lavoro, al contrario, ma solo rendendoci conto di quanto già funziona, potremo migliorare tutto. Diventiamo padroni di noi e del nostro tempo anche quando lavoriamo, anche se facciamo un lavoro umile o dipendente. Come si fa ad ottenere questo miracolo? Lo intuisce Napoleon Hill, i suoi libri sono nel glossario e la sua storia è nel piccolo capitolo a lui dedicato, fare il miglio in più, se vi hanno detto di fare dieci miglia, voi fatene undici: cioè fate il vostro lavoro meglio di come è stato richiesto. Se mi pagano per fabbricare trenta tazzine in una giornata, io sto eseguendo gli ordini degli altri, ma se ne fabbrico trentuno, allora vuol dire che non sono il servo di nessuno, sto eseguendo la mia volontà. Io ricordo ancora con infinito affetto le persone che hanno brillato per fare il miglio in più nell’infernale jungla dell’italica burocrazia diventando dei fari.

La persona di cui ho un ricordo estremamente caro, è il funzionario della questura di Torino che si stava occupando di fare i passaporti, era necessaria una marca da bollo, ebbene si, in Italia ci sono le marche da bollo. Sono un tipo di imposta, inventata da un burocrate zarista e sono una tassa profondamente antidemocratica, antilibertaria, perché noi paghiamo le tasse anche sui nostri diritti assoluti come quella di un passaporto; se non ho abbastanza denaro per la marca da bollo non posso più andarmene oppure paghiamo le tasse anche sulle tasse. Oltretutto questa folle marca da bollo, non la vendono negli uffici dove è necessaria, quindi occorre uscire, andare dal tabaccaio e acquistarla. Avete la marca da bollo? Chiede il funzionario, no rispondiamo noi, non importa, le ho io. E’ un signore estremamente gentile, che acquistava le marche da bollo e le vendeva, senza guadagnarci un centesimo, aveva fatto un miglio in più, si sobbarcava lui la fatica di passare dal tabaccaio, comprare una decina di marche da bollo, così quel giorno lì dieci persone non avrebbero dovuto uscire a comprare la marca da bollo, una minuscola cortesia. Lui aveva fatto il miglio in più, in questa maniera non solo spandeva gentilezza, ma era padrone del suo tempo, lui aveva avuto la scelta se lavorare al minimo o lavorare al meglio, e aveva scelto di lavorare al meglio. Un uomo libero.

Primo Levi, nel libro la tregua e Solženicyn nel libro Una giornata di Ivan Denissovic raccontano lo stesso episodio, un deportato muratore deve costruire un muro; Lorenzo nella narrazione di Primo Levi e Ivan Denissovic nella narrazione di Solženicyn sono il muratore che devono costruire un muro; entrambi lo costruiscono perfettamente dritto e alla fine guardano con orgoglio il lavoro fatto. Istintivamente hanno fatto il miglio in più, per un istante sono stati degli uomini liberi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il miglio in più

 

Qualsiasi sia il nostro lavoro dobbiamo amarlo; fare per sei, sette, otto, nove  ore al giorno un lavoro che si odia è terribile. Noi dobbiamo essere i padroni di noi stessi, della nostra mente e della nostra anima anche quando lavoriamo.

Il concetto di lavoro è che stiamo vendendo il nostro tempo in cambio del denaro necessario a sopravvivere, certo, se applichiamo questa definizione, siamo molto ben avviati a una vita di rancore e depressione cronica.

Ogni tanto andiamo indietro con lo guardo alla storia: abbiamo una qualità di vita superiore a quella che in altri secoli era stata di re e grandi aristocratici. Possiamo non soffrire di mal di denti, siamo certi di non morire né di vaiolo né di peste, né di peritonite, come il bambino del Re Sole. Enrico VIII Tudor, è morto con le piaghe aperte nelle gambe e i vermi dentro a causa del diabete. Noi abbiamo antibiotici e insulina. Fa parte anche questo della nostra ricchezza. Cominciamo a essere grati al nostro lavoro e a una società che ci dà del denaro e ci permette la sopravvivenza nostra e di quelli che amiamo. Questo non vuol dire non desiderare migliorare  la società e i nostro lavoro, al contrario, ma solo rendendoci conto di quanto già funziona, potremo migliorare tutto. Diventiamo padroni di noi e del nostro tempo anche quando lavoriamo, anche se facciamo un lavoro umile o dipendente. Come si fa ad ottenere questo miracolo? Lo intuisce Napoleon Hill, i suoi libri sono nel glossario e la sua storia è nel piccolo capitolo a lui dedicato, fare il miglio in più, se vi hanno detto di fare dieci miglia, voi fatene undici: cioè fate il vostro lavoro meglio di come è stato richiesto. Se mi pagano per fabbricare trenta tazzine in una giornata, io sto eseguendo gli ordini degli altri, ma se ne fabbrico trentuno, allora vuol dire che non sono il servo di nessuno, sto eseguendo la mia volontà. Io ricordo ancora con infinito affetto le persone che hanno brillato per fare il miglio in più nell’infernale jungla dell’italica burocrazia diventando dei fari.

La persona di cui ho un ricordo estremamente caro, è il funzionario della questura di Torino che si stava occupando di fare i passaporti, era necessaria una marca da bollo, ebbene si, in Italia ci sono le marche da bollo. Sono un tipo di imposta, inventata da un burocrate zarista e sono una tassa profondamente antidemocratica, antilibertaria, perché noi paghiamo le tasse anche sui nostri diritti assoluti come quella di un passaporto; se non ho abbastanza denaro per la marca da bollo non posso più andarmene oppure paghiamo le tasse anche sulle tasse. Oltretutto questa folle marca da bollo, non la vendono negli uffici dove è necessaria, quindi occorre uscire, andare dal tabaccaio e acquistarla. Avete la marca da bollo? Chiede il funzionario, no rispondiamo noi, non importa, le ho io. E’ un signore estremamente gentile, che acquistava le marche da bollo e le vendeva, senza guadagnarci un centesimo, aveva fatto un miglio in più, si sobbarcava lui la fatica di passare dal tabaccaio, comprare una decina di marche da bollo, così quel giorno lì dieci persone non avrebbero dovuto uscire a comprare la marca da bollo, una minuscola cortesia. Lui aveva fatto il miglio in più, in questa maniera non solo spandeva gentilezza, ma era padrone del suo tempo, lui aveva avuto la scelta se lavorare al minimo o lavorare al meglio, e aveva scelto di lavorare al meglio. Un uomo libero.

Primo Levi, nel libro la tregua e Solženicyn nel libro Una giornata di Ivan Denissovic raccontano lo stesso episodio, un deportato muratore deve costruire un muro; Lorenzo nella narrazione di Primo Levi e Ivan Denissovic nella narrazione di Solženicyn sono il muratore che devono costruire un muro; entrambi lo costruiscono perfettamente dritto e alla fine guardano con orgoglio il lavoro fatto. Istintivamente hanno fatto il miglio in più, per un istante sono stati degli uomini liberi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il miglio in più

 

Qualsiasi sia il nostro lavoro dobbiamo amarlo; fare per sei, sette, otto, nove  ore al giorno un lavoro che si odia è terribile. Noi dobbiamo essere i padroni di noi stessi, della nostra mente e della nostra anima anche quando lavoriamo.

Il concetto di lavoro è che stiamo vendendo il nostro tempo in cambio del denaro necessario a sopravvivere, certo, se applichiamo questa definizione, siamo molto ben avviati a una vita di rancore e depressione cronica.

Ogni tanto andiamo indietro con lo guardo alla storia: abbiamo una qualità di vita superiore a quella che in altri secoli era stata di re e grandi aristocratici. Possiamo non soffrire di mal di denti, siamo certi di non morire né di vaiolo né di peste, né di peritonite, come il bambino del Re Sole. Enrico VIII Tudor, è morto con le piaghe aperte nelle gambe e i vermi dentro a causa del diabete. Noi abbiamo antibiotici e insulina. Fa parte anche questo della nostra ricchezza. Cominciamo a essere grati al nostro lavoro e a una società che ci dà del denaro e ci permette la sopravvivenza nostra e di quelli che amiamo. Questo non vuol dire non desiderare migliorare  la società e i nostro lavoro, al contrario, ma solo rendendoci conto di quanto già funziona, potremo migliorare tutto. Diventiamo padroni di noi e del nostro tempo anche quando lavoriamo, anche se facciamo un lavoro umile o dipendente. Come si fa ad ottenere questo miracolo? Lo intuisce Napoleon Hill, i suoi libri sono nel glossario e la sua storia è nel piccolo capitolo a lui dedicato, fare il miglio in più, se vi hanno detto di fare dieci miglia, voi fatene undici: cioè fate il vostro lavoro meglio di come è stato richiesto. Se mi pagano per fabbricare trenta tazzine in una giornata, io sto eseguendo gli ordini degli altri, ma se ne fabbrico trentuno, allora vuol dire che non sono il servo di nessuno, sto eseguendo la mia volontà. Io ricordo ancora con infinito affetto le persone che hanno brillato per fare il miglio in più nell’infernale jungla dell’italica burocrazia diventando dei fari.

La persona di cui ho un ricordo estremamente caro, è il funzionario della questura di Torino che si stava occupando di fare i passaporti, era necessaria una marca da bollo, ebbene si, in Italia ci sono le marche da bollo. Sono un tipo di imposta, inventata da un burocrate zarista e sono una tassa profondamente antidemocratica, antilibertaria, perché noi paghiamo le tasse anche sui nostri diritti assoluti come quella di un passaporto; se non ho abbastanza denaro per la marca da bollo non posso più andarmene oppure paghiamo le tasse anche sulle tasse. Oltretutto questa folle marca da bollo, non la vendono negli uffici dove è necessaria, quindi occorre uscire, andare dal tabaccaio e acquistarla. Avete la marca da bollo? Chiede il funzionario, no rispondiamo noi, non importa, le ho io. E’ un signore estremamente gentile, che acquistava le marche da bollo e le vendeva, senza guadagnarci un centesimo, aveva fatto un miglio in più, si sobbarcava lui la fatica di passare dal tabaccaio, comprare una decina di marche da bollo, così quel giorno lì dieci persone non avrebbero dovuto uscire a comprare la marca da bollo, una minuscola cortesia. Lui aveva fatto il miglio in più, in questa maniera non solo spandeva gentilezza, ma era padrone del suo tempo, lui aveva avuto la scelta se lavorare al minimo o lavorare al meglio, e aveva scelto di lavorare al meglio. Un uomo libero.

Primo Levi, nel libro la tregua e Solženicyn nel libro Una giornata di Ivan Denissovic raccontano lo stesso episodio, un deportato muratore deve costruire un muro; Lorenzo nella narrazione di Primo Levi e Ivan Denissovic nella narrazione di Solženicyn sono il muratore che devono costruire un muro; entrambi lo costruiscono perfettamente dritto e alla fine guardano con orgoglio il lavoro fatto. Istintivamente hanno fatto il miglio in più, per un istante sono stati degli uomini liberi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il miglio in più

 

Qualsiasi sia il nostro lavoro dobbiamo amarlo; fare per sei, sette, otto, nove  ore al giorno un lavoro che si odia è terribile. Noi dobbiamo essere i padroni di noi stessi, della nostra mente e della nostra anima anche quando lavoriamo.

Il concetto di lavoro è che stiamo vendendo il nostro tempo in cambio del denaro necessario a sopravvivere, certo, se applichiamo questa definizione, siamo molto ben avviati a una vita di rancore e depressione cronica.

Ogni tanto andiamo indietro con lo guardo alla storia: abbiamo una qualità di vita superiore a quella che in altri secoli era stata di re e grandi aristocratici. Possiamo non soffrire di mal di denti, siamo certi di non morire né di vaiolo né di peste, né di peritonite, come il bambino del Re Sole. Enrico VIII Tudor, è morto con le piaghe aperte nelle gambe e i vermi dentro a causa del diabete. Noi abbiamo antibiotici e insulina. Fa parte anche questo della nostra ricchezza. Cominciamo a essere grati al nostro lavoro e a una società che ci dà del denaro e ci permette la sopravvivenza nostra e di quelli che amiamo. Questo non vuol dire non desiderare migliorare  la società e i nostro lavoro, al contrario, ma solo rendendoci conto di quanto già funziona, potremo migliorare tutto. Diventiamo padroni di noi e del nostro tempo anche quando lavoriamo, anche se facciamo un lavoro umile o dipendente. Come si fa ad ottenere questo miracolo? Lo intuisce Napoleon Hill, i suoi libri sono nel glossario e la sua storia è nel piccolo capitolo a lui dedicato, fare il miglio in più, se vi hanno detto di fare dieci miglia, voi fatene undici: cioè fate il vostro lavoro meglio di come è stato richiesto. Se mi pagano per fabbricare trenta tazzine in una giornata, io sto eseguendo gli ordini degli altri, ma se ne fabbrico trentuno, allora vuol dire che non sono il servo di nessuno, sto eseguendo la mia volontà. Io ricordo ancora con infinito affetto le persone che hanno brillato per fare il miglio in più nell’infernale jungla dell’italica burocrazia diventando dei fari.

La persona di cui ho un ricordo estremamente caro, è il funzionario della questura di Torino che si stava occupando di fare i passaporti, era necessaria una marca da bollo, ebbene si, in Italia ci sono le marche da bollo. Sono un tipo di imposta, inventata da un burocrate zarista e sono una tassa profondamente antidemocratica, antilibertaria, perché noi paghiamo le tasse anche sui nostri diritti assoluti come quella di un passaporto; se non ho abbastanza denaro per la marca da bollo non posso più andarmene oppure paghiamo le tasse anche sulle tasse. Oltretutto questa folle marca da bollo, non la vendono negli uffici dove è necessaria, quindi occorre uscire, andare dal tabaccaio e acquistarla. Avete la marca da bollo? Chiede il funzionario, no rispondiamo noi, non importa, le ho io. E’ un signore estremamente gentile, che acquistava le marche da bollo e le vendeva, senza guadagnarci un centesimo, aveva fatto un miglio in più, si sobbarcava lui la fatica di passare dal tabaccaio, comprare una decina di marche da bollo, così quel giorno lì dieci persone non avrebbero dovuto uscire a comprare la marca da bollo, una minuscola cortesia. Lui aveva fatto il miglio in più, in questa maniera non solo spandeva gentilezza, ma era padrone del suo tempo, lui aveva avuto la scelta se lavorare al minimo o lavorare al meglio, e aveva scelto di lavorare al meglio. Un uomo libero.

Primo Levi, nel libro la tregua e Solženicyn nel libro Una giornata di Ivan Denissovic raccontano lo stesso episodio, un deportato muratore deve costruire un muro; Lorenzo nella narrazione di Primo Levi e Ivan Denissovic nella narrazione di Solženicyn sono il muratore che devono costruire un muro; entrambi lo costruiscono perfettamente dritto e alla fine guardano con orgoglio il lavoro fatto. Istintivamente hanno fatto il miglio in più, per un istante sono stati degli uomini liberi.

 

ottimismo logico

Ottimismo flessibile

L’ottimismo può essere assoluto o flessibile, quello flessibile, possiamo anche chiamarlo ottimismo logico, da questa affermazione si capisce anche da che parte sia la nostra simpatia.

Il concetto base è la regola fissa, la regola aurea: occorre stabilire quanto un pensiero sia utile.

Noi tendiamo a dividere in categorie i pensieri, quelli che descrivono la realtà, e quasi tutti i pensieri la descrivono, chi più chi meno: le categorie sono vero, falso, e tutte le sfumature intermedie. Sono bella: il pensiero mi sembra vero quando sono abbronzata, ma anche quando sono allegra, falso quando sono triste, è pensiero opinabile. Il quantitativo di mele che ci sono sul tavolo è meno opinabile: se sono quattro non sono né tre, né cinque.

A parte le pochissime cose certe, quante sono le mele sul tavolo, tutti gli altri pensieri vanno divisi in una diversa maniera: utile e inutile.

Facciamo un esempio: sono assolutamente certa che il pensiero positivo mi preserverà da qualsiasi malattia, mi protegge come uno scudo, le endorfine e la serotonina che produco in grandi quantità essendo felice la maggior parte del tempo della mia vita, migliora il sistema immunitario, sono al di sopra di qualsiasi patologia; non faccio mai la vaccinazione antinfluenzale e non faccio i controlli Pap test e la mammografia che potrebbero rendere la diagnosi di un tumore, talmente precoce da renderlo guaribile perché tanto io non mi ammalerò mai. Il pensiero “ tanto io non mi ammalo mai, quindi non faccio nessun tipo di prevenzione”, è utile o dannoso?

Essere ottimisti, aumenta le probabilità che abbiamo di raggiungere i nostri scopi, non ci dà mai la certezza assoluta. È lodevole il concetto che endorfine e serotonina mi proteggono, perché migliorano il sistema immunitario. È lodevole semplicemente perché  sensato, perché è reale, perché è vero, ma altrettanto vero che non mi danno una certezza assoluta. Non mi vaccino. Se mi fossi sbagliata e mi becco l’influenza? Beh pazienza, non ho né malattie cardiache, né malattie polmonari, starò a letto quattro giorni, sopravvivo. Se mi accorgo troppo tardi di un tumore?

È troppo grosso il rischio. Conclusione:  sono assolutamente certa che il mio sistema immunitario mi protegge, non faccio la vaccinazione antinfluenzale, adesso ho sessant’anni e ho l’apparato respiratorio sanissimo, l’influenza me la posso permettere,  magari fra dieci anni ci ripenso, posso cambiare idea, le mie condizioni saranno diverse.

I controlli per il tumore sono una cosa diversa. Se mi fossi sbagliata rischio di accorgermi troppo tardi di una malattia che, se presa in tempo, è curabile. Quindi i controlli li faccio:  mentre, faccio i controlli, li faccio in assoluta allegria dicendo: ecco vedi,  adesso mi dimostro che sono in ottima salute, mi fornisco una dimostrazione grafica, la scrittura del referto, che il mio sistema

Comments

  1. Come mai il post appare più e più volte? C’è stato un errore nel caricamento? Comunque sia, sono pensieri bellissimi, come al solito.. Spero di trovare anch’io quella gioia e quella voglia di fare, quando inizierò a lavorare, così come già fa il mio fidanzato ogni giorno (torna sempre a casa distrutto, ma con il sorriso sulle labbra, fiero di se stesso e del lavoro ben fatto che ha svolto, spesso e volentieri proprio con quel miglio in più!)

  2. grazie!

    sdm

     

     

     

     

     

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