Il gender e il decostruzionismo

La decostruzione – che come abbiamo detto nasce con Nietzsche ed in particolare con la sua opera Genealogia della morale – porta a questo: ogni verità viene posta sotto censura e sostituita da un discorso, da una narrazione che in quanto tale obbedisce solo alle regole che l’hanno prodotta. Non si pone nemmeno più il problema del confronto con la realtà, della coerenza logica e ontologica con ciò che è massimamente evidente.

Tutti conosciamo la battuta: se la realtà non si adatta alle mie teorie… tanto peggio per la realtà“: tutto è da ricondurre non più alla realtà evidente ma alla teoria di volta in volta dominante. La barzelletta è oggi diventata realtà. Il principio di evidenza naturale da fondamento e metro di giudizio, solido ancoraggio di sicurezza per ogni argomentazione possibile, viene oggi percepito come un ostacolo, un impedimento da abbattere. Lo stesso vale per i principi che fondano ogni dire umano dotato di senso: il principio di identità, di non-contraddizione, del terzo escluso sono espunti dal contesto argomentativo. Come se fosse realmente possibile farlo.

La volontà-di-potenza, una volontà cieca ed irrazionale che altro non vuole se non distruggere tutti i valori per potersi affermare, è il necessario sbocco del Nichilismo ed estende il proprio dominio fino al cuore stesso dell’umanità: fino alla ragione che guida le scelte socialmente condivise.

In questa nuova onto-teologia, in cui l’uomo si illude di poter egli stesso creare, non c’è più spazio alcuno per la realtà data, evidente, vincolante, incontrovertibile. Nessuno spazio per i diritti naturali, per una morale a difesa dell’uomo, salda e condivisa: come abbiamo visto nelle precedenti riflessioni siamo infatti nell’epoca in cui i bambini non hanno più diritto al proprio padre e alla propria madre, ma genericamente a qualcuno che li ami. Ai nostri tempi, l’essere umano viene già fabbricato. I ventri materni vengono affittati. E l’elenco dei nuovi mostri morali sarebbe molto lungo.

Necessariamente per poter dare spazio alla libera creazione di nuovi “valori” si deve prima creare questo spazio vuoto, questo piano libero da ogni ostacolo, questo nihil, questo nulla, appunto. L’abbattimento di tutto ciò che è saldo, di tutto ciò che si oppone, di tutto ciò che resiste a questa infinita manipolazione è un momento critico-decostruttivo assolutamente necessario.

Non a caso Nietzsche ne La gaia scienza proclamava la fine di morale, metafisica e religione sostenendo che “Dio è morto” (“Gott ist tot“): Dio è morto. Dio resta morto. E noi l’abbiamo ucciso. (…) Non è forse la grandezza di questa morte troppo grande per noi? Non dovremmo forse diventare divinità semplicemente per esserne degni?»

E’ questa l’antica tentazione che riemerge: l’uomo vuole farsi Diovuole mettersi al posto di Diovuole liberamente creare come se fosse Dio. Da creatura, vuole farsi creatore: vuole andare oltre la sua umanità finita, vuole diventare un oltre-uomo. Per questo è necessario scardinare ogni ordine oggettivo, negare ogni verità condizionante, rendere il mondo un racconto da poter interpretare come meglio si crede: la morte di Dio conduce inevitabilmente al rifiuto di qualsiasi valore assoluto e dunque al rifiuto di qualsiasi legge morale oggettiva e legge universale.

In questo modo devono essere decostruite le nozioni stesse di ragione, evidenza, realtà, e la stessa sorte tocca al principio d’identità, al principio di individuazione, e così via.

Pertanto non dobbiamo stupirci se la radicalità della decostruzione ha influenzato gender studies e il pensiero post-moderno in generale, che hanno visto in essa uno strumento per distruggere il concetto di”identità“, proclamandone la fluidità.

Maschile e femminile vengono necessariamente ridotti a categorie culturali e pertanto soggette a smobilitazione filosofica e sociale, prodotti umani privi di contorni netti e di un’autonoma sussistenza ontologica. E questo è avvenuto necessariamente, in quanto il principio d’identificazione si manifesta prima di tutto a partire dalla struttura binaria del reale: luce-tenebre, vero-falso, bene-male, vita-morte. Maschile-femminile.

Il tutto a favore di una concezione intrinsecamente molteplice e contraddittoria, oscillante e instabile dell’identità, irriducibile a categorie metafisiche definite e oggetto invece di continua rinegoziazione da parte dei soggetti che se ne fanno portatori. Il massimo dello spazio dev’essere concesso alla libera creatività umana: anche a costo di negare Dio ed ogni valore morale.

Questo era d’altra parte il messaggio che Nietzsche portava in Così parlò Zarathustra e che la nostra civiltà sta ancora cercando di fare proprio:

Creare: questa è la grande liberazione dal dolore, che rende spensierata la vita. Ma perché il creatore sia, sono necessari il dolore e molte metamorfosi. (…) Tutto il senziente soffre in me ed è in prigione: ma la mia volontà viene sempre a me liberatrice e apportatrice di gioia. Il volere libero: questo è il vero insegnamento intorno alla volontà e alla libertà; così vi insegna Zarathustra. (…) Questa volontà mi ha allontanato da Dio e dagli dèi; e che cosa mai vi sarebbe da creare, se gli dèi esistessero!” (ca. “Delle isole beate”)

Non stava forse parlando di noi e dei nostri tempi?

Che cosa resterebbe da creare se esistesse un Dio? Quale nuovo valore potrebbe essere inventato dall’uomo se esistesse una differenza oggettiva tra bene e male? Dunque, poiché l’uomo deve poter creare, Dio e valori devono essere negati.

Non dobbiamo però dimenticare che la negazione della realtà è indice di psicosi. Nel sua pretesa di sostituirsi a Dio l’uomo mostra tutta la sua angoscia. Si tratta di idealizzazione, un meccanismo di difesa: esso si manifesta con la costruzione di caratteristiche (del Sé) onnipotenti e non rispondenti alla realtà oggettiva, al fine di proteggere i bisogni narcisistici, proiettando su se stessi una potenza creativa che non c’è.

E quali sono i nuovi valori che l’uomo ha creato, quando si è illuso di poter cassare dal suo orizzonte la trascendenza (morale, metafisica, religione)? E’ ancora una volta Nietzsche a risponderci, con molta chiarezza. Delineando i tratti caratteristici, i segni distintivi del suo oltre-uomo, il profeta di Nichilismo si esprime infatti in questo modo:

Voluttà, sete di dominio, egoismo: queste tre cose sono state fino ad ora le più maledette e più malfamate e calunniate, ed io le voglio pesare umanamente bene” (Così parlò Zarathustra, cap. Del passare oltre).

Per inciso, è forse interessante ricordare che Nietzsche – senz’altro uno dei più grandi filosofi di tutti i tempi –  termina la sua esistenza in uno stato di grave alterazione psichica, passando da momenti di esaltazione ad afflizione profonda. Ricoverato in una clinica psichiatrica, trascorre  il suo tempo in un mutismo quasi totale, con l’aggravarsi delle condizioni (numerose paralisi, forse accentuate dalle eccessive dosi di farmaci per tenere sotto controllo gli attacchi di follia), fino alla morte (25 agosto del 1900).

Alessandro Benigni

Sorgente: 18. Il gender e il decostruzionismo – Ontologismi