Il conflitto coniugale e la separazione

IL CONFLITTO CONIUGALE E LA SEPARAZIONE – Gilberto Gobbi –

Di norma, i due arrivano alla separazione e quindi al divorzio di fronte a un conflitto di coppia che appare insanabile, per cui  ritengono opportuna questa soluzione, per il bene di tutti (per la coppia e per i figli, se vi sono).

Sinteticamente, di fronte al conflitto di coppia, le modalità di soluzione possono essere:

  • affrontare il conflitto attraverso una dinamica relazione aperta per costruire sul positivo,
  • oppure arrivare alla separazione,
  • oppure accantonare il dissidio per un bene maggiore, per i figli e attendere la loro maggiore età per la separazione.

Ogni coppia scegli una propria modalità di risoluzione.  Vi è, però, la necessità di superare il disagio che sta sperimentando, per cui è utile che il conflitto venga contestualizzato e compreso nel suo significato alla luce di più livelli di osservazione, che comprendono i seguenti aspetti:

  • la verifica della relazione e delle reti che intercorrono nella famiglia. Questo permette di collocare ogni membro nella sua realtà relazionale, di tener conto della sua maturità psicoaffettiva e del grado di coinvolgimento nelle dinamiche conflittuali presenti nella coppia e nei figli; significa collocare le storie personali di ogni membro all’interno della storia del nucleo familiare;
  • l’analisi della storia evolutiva e delle fase del ciclo vitale che il nucleo sta attraversando. Ogni nucleo ha un inizio, un percorso, fasi diversificate (coppia appena costituita, coppia con figli piccoli, con figli adolescenti, con figli maggiorenni, coppia con sindrome del nido vuoto, ecc.),
  • le storie personali dei suoi componenti e quelle delle famiglie d’origine.

La contestualizzazione permette di comprendere quale sia la migliore strategia da sceglie nella famiglia per la risoluzione del conflitto.

La comprensione della comunicazione e dei blocchi che sottostanno alla relazione della coppia, permette di confrontarsi con il percorso che il nucleo familiare ha fatto e quindi con la fase del ciclo vitale dello stesso. Ciò fa emergere l’entità del conflitto e la sua possibile soluzione. Le storie personali dei componenti indicano le modalità che ciascuno ha avuto nel passato nell’affrontare i problemi, i conflitti e le difficoltà della vita, in particolare quelle relazionali. La stessa storia delle famiglie d’origine permette di cogliere aspetti indicativi delle radici costitutive della personalità dei due e le implicazioni consequenziali sui vari membri.

In una coppia una situazione di piena ostilità rappresenta un evento critico, cioè una crisi in cui vi è una forte frattura tra il desiderio e la realtà.

Sappiamo che quando due si sposano o vanno a convivere sono profondamente coinvolti, di norma, spendono se stessi, si giocano la vita, in quanto investono se stessi, in pensieri, desideri, attese, richieste, proiezioni, progettualità. Ed è in questo investimento, più o meno totale, che emergono le differenze, le difficoltà di accettazione, gli allontanamenti, quindi i litigi e le conflittualità, che possono sfociare in una decisione di separazione, ritenendo impossibile la continuità della convivenza.

L’insoddisfazione della vita relazionale ha varie concause e ha radici sia nella vita psicoaffettiva pregressa (conscia e inconscia) di ciascuno dei due e sia nella modalità con cui ognuno vive la relazione di coppia.

Quello che effettivamente interessa per la domanda iniziale è che i due vivono spesso in un costante clima di conflitto, a volte sordo e inespresso, a volte espresso anche in forme aggressive, verbali e non. Un signore sui 45 anni, sposato da diciassette, con una figli di 13, da due anni ha una relazione extra. Per caso la figlia, tramite telefonino, viene a conoscere questa relazione e la comunica alla mamma, che ovviamente qualcosa aveva intuito, dalla tranquillità con cui il marito si comporta in casa, esce, non chiede prestazioni sessuali: sembra appagato. Da quel momento quello che non era avvenuto nei diciassette anni precedenti, si avvera: la signora manifesta picchi di rabbia e espressioni di aggressività, che in passato c’erano ma contenute, e richieste forzate di rientro. Era sempre stata energica, ma lui la sapeva prendere e le cose si sistemavano. Con la nuova situazione, tutto il taciuto pregresso  esplode da parte dei due in una aggressività che nessuno dei due si riconosceva fino ad allora. Così, mentre lui cerca di dilazionare l’uscita di casa in vista di una possibile revisione del suo coinvolgimento esterno, la signora si precipitata da un avvocato e sollecitato con imperio la sua uscita da casa. Quello che interessa sottolineare sono le dinamiche aggressivi verbali e non, che si scatenano, facendo emergere il sommerso e il non detto da parte di entrambi. Il clima creato non permette di affrontare la conflittualità con una certa modalità.

E’ una delle tante situazione che vengono vissute dalle coppie, con conseguenze molteplici, perché nella separazione non sono coinvolti solo i due, ma la situazione si estende ad altre persone: i primi ad essere coinvolti sono i figli. Una prima constatazione, amara, ma reale, è che i figli, di fronte alla conflittualità della coppia, fanno l’esperienza di osservare e sperimentare come gli adulti risolvano i conflitti, di come siano in disaccordo, litighino e sappiano affrontare la separazione.

Gilberto Gobbi

Sorgente: IL CONFLITTO CONIUGALE E LA SEPARAZIONE – G.G. | Tempo e Spazio. Il blog di Gilberto Gobbi