I bambini hanno diritto a un padre e una madre, a una famiglia vera

I figli possiedono il patrimonio genetico dei loro genitori: è solo l’unione di genitori unici ed originali, cioè di “quell’uomo” e di “quella donna” che genera “quell’individuo“, unico ed irripetibile.

Nessun altro è corresponsabile del concepimento. Se i bambini non hanno diritto ad avere i propri genitori, perché mai i genitori dovrebbero avere il diritto di tenere i propri figli? Chi stabilisce che questo legame – che è il primo legame della vicenda umana: quello del sangue – possa essere fatto a pezzi per accontentare i desideri di qualche adulto? Chi ci guadagna da tutta questa ottusa cecità? Privare il bambino del padre o della madre (o di entrambi) è forse un’azione che va nell’interesse del minore?

A chi pretende di negare il diritto del bambino ad avere il proprio padre e la propria madre e di cavarsela con un generico “i bambini hanno diritto ad avere qualcuno che li ami“, dovremo far notare che non c’è alcuna sequenza logica tra l’affermazione 1) i bambini hanno diritto ad avere qualcuno che li ami e 2) quindi questo qualcuno può essere anche una coppia di omosessuali che arbitrariamente prendono il posto della padre o della madre, ovvero dei genitori naturali del minore.

E’ ovvio che ogni bambino ha diritto di essere amato, ma questo non giustifica per quale ragione debbano essere proprio due o tre omosessuali e non invece i suoi genitori naturali, a sua famiglia, come la natura ha stabilito. Ancora: chi pretende di mettere una coppia omosessuale al posto dei genitori naturali rispetta per caso il diritto del bambino di essere amato? E in che modo?

Sempre a questo proposito, non di rado arriva dai sostenitori LGBT un’altra delle obiezioni più insensate che si possano sentire: “Non esiste alcun diritto ad avere i genitori. Infatti se questo diritto esistesse dovremmo per forza dare un padre a tutti i bambini orfani di padre, e così via“. Strabiliante. Come dire: “Non esiste alcun diritto alla vista poiché ci sono bambini ciechi ai quali la vista non può essere ridata“, oppure: “Non esiste il diritto a correre in quanto ci son bambini che son costretti su una sedia a rotelle“.

Ancora una volta, si confonde ciò che è morale con ciò che è stabilito per legge.

“Agisci in modo da trattare l’umanità, tanto nella tua persona quanto nella persona di ogni altro, sempre nello stesso tempo come un fine, e mai unicamente come un mezzo“: perfino Immanuel Kant, uno dei filosofi più che laici di tutti i tempi, aveva posto a fondamento dell’etica un imperativo categorico che riafferma l’evidente: le persone non sono cose, l’umanità di ciascun individuo è sacra.

Un’azione è moralmente buona se può essere universalizzata, ovvero se può diventare la regola generale del comportamento umano: “Agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere nello stesso tempo come principio di legislazione universale“, scriveva il padre dell’Illuminismo  nella Critica della Ragion Pratica.

Com’è stato possibile dimenticarlo?

Strappare padre o madre ai bambini e comprarli, venderli, considerarli “oggetti di diritto degli adulti”, è un atto di violenza inaudita, il cui effetto è quello di ridurre l’antropologia umana ad un livello disumano. In un mondo dove queste pratiche vengono rese universali, le persone umane sono universalmente ridotte a cose, alienate dalla loro dignità, violentate ancor prima di nascere.

Con quale diritto due o più adulti decidono che un bambino deve nascere orfano di padre o di madre per essere esiliato dal suo ambiente naturale e trasferito forzatamente in una coppia omosessuale?

Il futuro dei bambini, la loro dignità, la salvaguardia dei loro diritti, è questione che ci riguarda in prima persona: non è un fatto privato. La riduzione nichilista dell’uomo a merce da compravendita è un’offesa all’umanità di ciascuno di noi. La violenza perpetrata ai danni del prossimo, soprattutto se più piccolo e indifeso, richiedono da ogni singola coscienza attenzione risposte consistenti. Prima che sia troppo tardi.

Alessandro Benigni

Sorgente: 6. I bambini hanno diritto a un padre e una madre, a una famiglia vera – Ontologismi

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