Giuseppe figlio di Giacobbe

Silvana De Mari
GIUSEPPE FIGLIO DI GIACOBBE
Effatà Editrice, 2014
Pagine 93, € 6
Disponibile anche come e-book
I proventi derivanti dalla vendita di questo libro (distribuito anche come e-book) andranno interamente ad integrare l’aiuto umanitario portato da WECARE Onlus a 800 cristiani siriani rifugiati in Libano.
L’edizione fa parte del progetto editoriale “Scrittori di Scrittura”, opere in cui 4 autori, Margherita Oggero, Claudio Favetto, Elena Lowenthal ed io, si cimentano nella riscrittura di un brano biblico secondo la propria sensibilità.
Ho accettato di scrivere questo libro perché l ’ignoranza delle Scritture delle nuove generazioni è cosmica e comica. Sono spesso nelle scuole a tenere conferenze e garantisco che nessuno sa nulla. Che incredibile spreco! Le storie di Giuseppe e i suoi fratelli, della Legge data a Mosè, che guidava un popolo liberato dalla schiavitù, il Cantico dei Cantici… sono gli archetipi straordinari grazie al quale è nata l’Europa come noi la conosciamo. L’unica fonte di informazione biblica al momento sono i film di Spielberg. I nostri ragazzi conoscono l’Iliade meglio delle Scritture. I primi versi della Genesi, i primi versi del Vangelo di San Giovanni sono di una bellezza commovente, di una potenza struggente. Chi di tutto questo non sa nulla non può capire la civiltà europea: dalla Divina Commedia ai segreti architettonici delle grandi cattedrali romaniche e gotiche, generati dalla spinta alla conoscenza che il sentirsi “figli di Dio” ha causato. Chi è credente può cercare in queste narrazioni la verità teologica; chi non lo è può cercarvi comunque un’indubbia realtà storica e li legga come “miti” fondatori, senza la conoscenza dei quali, comunque non è pensabile capire e amare questa straordinaria civiltà che, nel bene e nel male, è la nostra.
Io ho scelto l’attacco del Vangelo di San Matteo, la figura di San Giuseppe. La figura di Giuseppe spesso è stata considerata uno stereotipo, diciamocela francamente questa parola, un tizio un po’ fantozziano. Tutti hanno pronta la loro battuta su Giuseppe”.
In realtà Giuseppe racchiude i sei archetipi di Jung. Tra l’altro, se qualcuno vuole scrivere racconti fantasy, o comunque incentrati sulla figura dell’eroe, raccomando questa sequenza: innocente, orfano, viandante, guerriero, martire (colui che fa il sacrificio) e mago (colui che ha una tale conoscenza della spiritualità da trascendere la materia).
Giuseppe è un Giusto, come viene specificato, cioè un ebreo che rispetta la Legge.
È un Giusto, quindi innocente. Ma è anche un orfano: orfano della sua terra. La libertà della sua terra è stata persa e quindi anche la sua santità, perché la terra di Israele è terra sacra, ed è la sacra terra di Israele che i Romani calpestano E diventa anche orfano della sua sposa che gli annuncia di essere incinta. Giuseppe la ripudia in segreto, perché nessuno possa farle del male, anche solo mancarle di rispetto. Ma se la ripudia in segreto non può che lasciarla. Diventa quindi il viaggiatore, il profugo, il senza terra, diretto in Egitto come l’altro Giuseppe, anche lui figlio di un padre di nome Giacobbe, anche lui orfano dei suoi stessi fratelli che lo vendono come schiavo. Giuseppe diventerà il guerriero, perché si batterà per la religiosità della sua terra sacra e il martire, perché dovrà fare un sacrificio perché alla fine la sua spiritualità possa alzarsi enorme sulla terra del deserto.
Perché questa sequenza (innocente, orfano, viandante, guerriero, martire e mago) è anche la sequenza di possibili archetipi di un altro straordinario eroe: ognuno di noi, ogni singolo essere umano. Ognuno di noi ha potenzialità infinite. La sequenza, innocente, orfano, viandante, guerriero, martire e mago è la stessa che attraversa un malato, quando qualcosa di terribile arriva. E lui (o lei) che è innocente, sempre, anche se qualche malattia se l’è andata a cercare o non l’ha evitata, anche se qualche dolore nascosto, la ferita del non essere stato abbastanza amato, lo ha spinto a una compulsione.
Il malato è sempre innocente.
Tutti i malati sono innocenti e diventano orfani del mondo dove il corpo non conosce la sofferenza e quindi viandanti, che atterrano in quest’isola arcigna che è l’ospedale: un luogo dove il loro corpo potrà essere bruciato, tagliato avvelenato, e questo fa parte della guerra, grazie alla quale quel corpo potrà combattere la malattia, a costo di un sacrificio, di un martirio. E qui si arriva al concetto di mago.
Il mago è colui che ha una tale valenza spirituale da trascendere la materia. Magico è il miracolo ogni giorno compiuto in tutti gli ospedali: un paziente su cui un medico che si china con interesse, con sollecitudine, aumenta il suo tasso di endorfine, che a loro volta potenziano il sistema immunitario, facilitando la guarigione.
Per guarigione possiamo intendere due cose: la prima è ovvia: il corpo ritrova le linee di forza che aveva perse. Ma c’è una seconda guarigione: è l’accettazione. Chi riesce ad accettare che la nostra vita finisca, chi riesce a riconoscere che la morte altro non è che una porta che si apre su un altrove, ha raggiuto la guarigione.
E noi possiamo sempre guarire”.