Giuseppe figlio di giacobbe.

oggi alle ore 18:00 presso il Circolo dei Lettori – via Bogino 9, Torino
presenterò il  Giuseppe figlio di Giacobbe. La natività (Effatà Editrice)

Il libro è ispirato all’inizio del Vangelo di Matteo.

 

 

Gli interi proventi di questo libro vanno alla ONLUS assiste 800 profughi cristiani siriani rifugiati in Libano. 

Per sottrarsi a una ferocia che non ha confini, 800 cristiani da due anni sono rifugiati in Libano. sta dando loro l’unica fonte di sussistenza di cui dispongono la onlus WECARE di Asti.

WECARE onlus IBAN IT68X0303210300010000001482 Specificando per Cristiani Siriani

Il conto postale 73840522 Specificando per Cristiani Siriani

E per chi volesse donare il suo 5×1000 il codice fiscale è 01330580059

 

qui un’intervista

http://ilpostodelleparole.typepad.com/blog/2014/03/silvana-de-mari.html

 

Giuseppe figlio di Giacobbe è ispirato ai versi di inizio del Vangelo di Matteo.

…«Fortunata la tua sposa. E tu come ti chiami, figliolo, Caio figlio di Mario o Mario figlio di Caio? È per questo che la storia della tortore e dell’oca non te l’hanno mai raccontata?», domandò soavemente la più tonda  delle due.
Giuseppe era ebreo e si vedeva. Quel tipo di domanda era una maniera cortese e lieve di segnalare a qualcuno la sua imbecillità e levarlo dalla pericolosa ignoranza di esserci immerso, una stupidità così abissale da essere degna di un romano.  Gli ebrei erano intelligenti. I romani stupidi. Gli ebrei erano il popolo eletto e i romani ignoravano persino l’esistenza del Signore della creazione. Gli ebrei conoscevano il volere di Dio, i romani ne erano incolti come le capre sulle colline,  e avevano conoscenze caotiche e insulse, tra le quali però troneggiava la capacità di  conquistare  il mondo e tenerlo in ginocchio. E i romani erano i padroni di uno sterminato impero di cui la sacra terra degli ebrei era un irrilevante frammento, una polverosa provincia che si consolava della sua tragica impotenza coniando facezie sugli invasori, sulla loro stupidità, la crudeltà atroce e insensata dei loro giochi, la svergognata licenza delle loro donne,  la nauseante follia dei loro banchetti. La storia dell’oca e delle tortore veniva raccontata a qualsiasi bambino ebreo che appena non fosse in fasce per chiarirgli la nobile arte per mercanteggiare, contrattare sempre, non arrendersi davanti a nulla e meno che mai all’evidenza. …



….Io sono uno dei tuoi guerrieri, o Mio Signore. Da te mi viene la mia forza, quindi la mia forza è infinita. Starò con te con la mente, con il cuore con la potenza del braccio destro, con la docilità dell’altro che lo serve. Qualsiasi cosa mi circondi, mai perderò la fede in Te. Questa fede è la mia forza. Vivo nella tua luce e quindi, nella gioia. Qualsiasi cosa circonderà,  mai rinnegherò  la gioia di credere in Te. E mai smetterò di ridere e di danzare. La mia fede è la mia gioia…


…Alla scuola dove si disquisivano per giorni su un verso di Isaia, difficilmente insegnavano cose pratiche. Cosa fare se la tua sposa ti dice che è incinta del Santo Spirito. Cosa fare se incontri un angelo di notte nel deserto mentre sei senza acqua….

da Giuseppe figlio di Giacobbe.

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