Gaza e Israele.

 

 

 

In questo articolo, suddiviso in parti, scriverò solo cose vere, lo giuro sul mio onore, lo giuro su Dio. Sono cose che l’assoluta maggioranza delle persone ignora perché sono sotto censura dal 1973. La censura è generale e granitica, ed è stata causata da diversi elementi: la corruzione dovuta al denaro del petrolio, cui si è aggiunto il conformismo, la paura dell’islam arabo, del suo potere di ricatto economico non più legato solamente al petrolio ma anche a una straordinaria liquidità finanziaria. Poi c’è il timore costante di rappresaglie fisiche o giudiziarie cui si aggiunge il vittimismo con l’accusa di razzismo e “islamofobia”. Moltissimi non hanno mai sentito parlare di molte delle cose di cui parlo, penseranno che sono false. Avete l’assoluto diritto di non essere d’accordo con le mie idee, ma nessuno osi accusarmi di scrivere notizie false. Se molti dei fatti che racconterò sembreranno assurdi è semplicemente perché sono stati tenuti nascosti.

 

Il web è pieno di foto di morti a Gaza, soprattutto bambini, e privo delle foto dei morti di tutti gli altri conflitti, in particolare bambini. Moltissime delle foto di Gaza sono false, nel senso che vengono spacciate foto scattate in Siria o in Iraq, oppure si tratta di foto fatte ad arte per aumentarne la drammaticità, con la bambola in primo piano. La morte di civili mi addolora, ma ho la lucidità per addebitarla interamente ai veri responsabili: la criminale associazione genocidiaria e ufficialmente nazionalsocialista Hamas. Lo statuto di Hamas prevede non solo la distruzione di Israele, come anche la statuto di Fatah che sono i moderati, ma anche l’assassinio di ogni singolo ebreo sulla terra.

 

Prima di andare avanti vorrei chiarire che in quanto Presidente dell’Associazione Salviamo i Cristiani, sono ben consapevole delle migliaia di cristiani massacrati ogni anno. Il numero è di circa 100.000. Nessuno di questi cristiani aveva mai sparato un missile Qassam, nessuno aveva perpetrato atti di terrorismo. I cristiani sono normalmente crocifissi in Iraq e Siria. La crocifissione avviene senza chiodi che trapassino come facevano i romani, ma semplicemente appendendo il condannato per i polsi. La morte sopravviene per disidratazione da ipersudorazione da dolore e asfissia. Il mio computer è pieno di fotografie di cristiani nigeriani bruciati vivi nelle loro chiese. Ho la foto di un cristiano siriano cui è stato strappata la faccia da vivo. A nessuno interessa nulla.

 

A Gaza ci sono stati in tre settimane mille morti per una guerra scatenata da Hamas. Ogni 3 giorni 1000 cristiani innocenti e disarmati vengono assassinati nell’indifferenza generale. Sono circa 2000 i palestinesi uccisi in Siria nel 2013 cui se ne aggiungono altrettanti di quest’anno, bombardati nei loro campi da cui non avevano sparato nessun missile e dove si stavano facendo gli affari loro e di nuovo della loro morte non è importato nulla, come nulla è importato delle altre migliaia e migliaia di vittime del conflitto siriano descritto da Domenico Quirico in un libro dal terribile titolo: “Il Paese del male”.

 

La nostra mente emotiva è “tarata” sulle immagini, non sui numeri. Tremila morti in Nigeria non sono persone, nella nostra mente, se non vediamo una foto. “Tremila morti in Nigeria” è un ammasso di sillabe. Il fatto che ci facciano vedere con ossessione i morti di un unico conflitto, in assoluto il meno sanguinoso tra quelli presenti in questo momento sul Pianeta, e non ci facciano vedere gli altri dimostra che siamo vittime di un attacco mediatico, di una trappola mediatica, ed è questa trappola lo scopo della guerra scatenata da Hamas.

 

Da giugno, dal 18 giugno per la precisione, Israele è stato bersagliato da una media di 160 missili al giorno: la sirena suona 160 volte al giorno e ogni volta ci sono dai 15 ai 40 secondi a seconda che ci si trovi nel sud o nel nord di Israele per raggiungere il rifugio. La nazione non può più lavorare, la nazione è allo sbando, i bambini urlano terrorizzati. La maggioranza dei missili sono stati inviati da Hamas contro la centrale nucleare di Dimona, e non sono andati a segno perché il sistema elettronico di puntamento anti-missile Iron Dome (Cupola di Ferro) li ha abbattuti. Se uno solo di quei missili fosse andato a segno si rischiavano 2 milioni di morti, una nube tossica nucleare che sarebbe andata da un lato verso Cipro dall’altro verso la Giordania.

 

Nessuna nazione può tollerare un attacco ai propri cittadini, nessuna nazione può rischiare un attacco alla centrale nucleare. Lo sa bene anche Hamas che ha bisogno dei morti di Gaza per scatenare l’antisemitismo mondiale. Quei morti sono voluti e cercati: Hamas fa di tutto perché siano il più possibile, Israele fa di tutto perché siano il meno possibile. Ogni nazione ha il dovere di far cessare l’attacco nel più breve tempo possibile. Israele aveva la possibilità di bloccare l’attacco in poche ore con un bombardamento a tappeto che facesse migliaia di morti, cosa che ha fatto Putin, quando ad essere attaccata da poche decine di missili è stata la Russia, e che nessuno ha criticato.

 

Israele sta disperatamente cercando di fare il minor numero di morti possibili. Israele non può non distruggere le rampe e non può non distruggere i maledetti tunnel: non farlo vorrebbe dire suicidarsi. Nessuna nazione può sopravvivere a 160 missili al giorno, al terrore continuo, l’impossibilità di dormire, lavorare, vivere. Gli ebrei sono vissuti nel terrore e nelle persecuzioni, nell’incertezza e nella disperazione per secoli, adesso non sono più disposti a tollerarlo. Per non tollerarlo hanno costruito uno Stato. Ed è uno Stato democratico ed etico.

 

Nessun organismo nazionale e internazionale ha fatto pressione su Hamas perché interrompesse i lanci di missili nei 20 giorni in cui Israele non ha attaccato nella speranza folle che fosse possibile trattare con i criminali assassini di Hamas, nella speranza insensata di poter convincere gli orchi a evitare una guerra.

 

I fatti che molti ignorano.

 

1) Il primo fatto fondamentale: l’alleanza tra nazismo e islam.

Il progetto iniziale del nazismo era l’espulsione degli ebrei. Ci furono addirittura rapporti tra il nazismo, quello iniziale, e il sionismo, per un progetto di trasferimento. Chi non vuole gli ebrei tra i piedi li espelle. E’ un’idea logica. Annientarli è antieconomico e antietico. Persino i nazisti hanno un’etica. Leggete l’illuminante romanzo “Le Benevole”, oppure ascoltate le interviste degli ex SS nei vecchi documentari: quando a questi gentiluomini, che pure sono le SS, arriva l’ordine di ammazzare gli ebrei, tutti, anche donne e bambini restano agghiacciati. Il nazismo è durato pochi anni, poco più di un decennio nel suo insieme. Ogni SS ha nella propria memoria personale un periodo in cui uccidere le donne e bambini era vietato, ritenuto immondo. Nessuno di loro, salvo i ragazzini undicenni della Hitlerjughen che hanno alla fine "difeso" Berlino dai sovietici, era nato sotto il nazismo. Nell’ottica di questo progetto iniziale di espellere gli ebrei, il partito nazista prese contatti con i rappresentanti del movimento sionista per espellere i cittadini tedeschi di origine ebraica, dopo averli spogliati di tutti i loro beni e cacciati dalla Germania che era la loro terra, la loro patria, quella per cui pagavano le tasse e facevano il militare da generazioni e generazioni e generazioni. Moltissimi uomini della Wehrmacht si suicidarono dopo aver partecipato personalmente allo sterminio di civili ebrei. Si passò dallo sterminio diretto, far scavare fosse comuni poi aprire il fuoco, a quello mediante un campo di concentramento e sterminio dove non c’era una responsabilità diretta: qualcuno aveva radunato gli ebrei, qualcun altro li aveva messi sui treni, qualcun altro ancora aveva spostato treni, altri venivano messi nelle camere a gas e non si sapeva chi aveva buttato giù il zyclon B.

I dirigenti sionisti accettarono questi colloqui e si fiondarono a Berlino nella speranza di sottrarre gli ebrei tedeschi ad un destino che, bastava leggere il Mein Kampf, non poteva che essere di persecuzioni e arbitrio.

Di questo si rende conto anche il Gran Mufti di Gerusalemme che, per evitare la "giudeizzazione della Palestina", chiede a Hitler lo sterminio. In cambio offre una Fatwa che schierò a fianco del nazismo tutto l’islam sunnita, Egitto, Iran, Iraq, Siria e Arabia. Il patto fu siglato il 22 novembre a Berlino

 

“Il Nazismo ha due anime, tedesca e islamica”. Adolf Hitler Berlino, novembre 1941.

(Perché non avete mai sentito né letto questa frase? Perché non c’è nei vostri libri di storia? Vi sembra così irrilevante?)

“Io riconosco che il nazismo e l’islam hanno non solo gli stessi nemici, ma gli stessi valori”. Scritto dal Gran Mufti di Gerusalemme e sottoscritto da me, Adolf Hitler.

Il nazismo e l’islam hanno le stesse linee teoriche e gli stessi valori. L’islam è stato fondato dal profeta Maometto, leader genocidiario, che massacrò fino all’ultimo neonato maschio gli ebrei dell’Arabia rei di essersi rifiutati di riconoscerlo come il Messia annunciato nella Bibbia, come profeta ebraico. Maometto fu un generale particolarmente violento e crudele anche per gli standard dei suoi tempi. Dopo secoli che l’adultera era stata graziata, la condannò di nuovo alla lapidazione. Gli ebrei arabi di sesso maschile furono trucidati fino all’ultimo, neonati inclusi. Le femmine divennero schiave, perché il Corano sancisce ufficialmente la schiavitù della femmina dei popoli sconfitti, cioè lo stupro etnico, che invece è vietato nel cristianesimo e nel giudaismo. Nell’islam le persecuzioni contro gli ebrei, le vessazioni, il disprezzo e la morte sono state costanti, con pochissime eccezioni di relativa tolleranza, tra cui non c’è il periodo della Spagna musulmana. Il mito dell’islam tollerante è un mito che nasce dalla non conoscenza degli europei della storia altrui, dalla negazione della realtà storica. Nello Yemen fino all’epoca contemporanea gli ebrei erano considerati esseri inferiori al punto tale che era loro proibito possedere una bicicletta o un asino: questo voleva dire anche la condanna a una miseria assoluta. L’accusa agli ebrei di aver causato la peste del 1300 avvelenando i pozzi nasce a Cordoba: è un’accusa tipicamente islamica, tipica dei luoghi, l’Arabia, dove di pozzi ce ne sono pochi, e da lì si contagia al mondo cristiano.

 

Il patto nazismo islam è logico e succedeva nel novembre del 1941. La soluzione finale è del febbraio del ‘42.

Per inciso nella riunione del novembre ‘41 fu anche stabilita l’esistenza della 13esima divisione SS, l’islamica, la bosniaco-palestinese, personalmente fondata dal Gran Mufti , di cui l’altro gentiluomo che si chiamava Arafat era il nipote.

Quindi uno dei grandi miti, che i palestinesi innocenti abbiano subito l’invasione degli ebrei come conseguenza della Shoà, è appunto un mito: i palestinesi erano alleati di Hitler, corresponsabili etici dello sterminio.

 

2) Il secondo grandissimo mito è l’esistenza dei palestinesi, il popolo cui gli ebrei avrebbero rubato la terra, crimine che giustifica la loro infinita collera e che dà l’obbligo agli altri di tollerare qualsiasi cosa che ogni altra nazione considererebbe intollerabile. La teoria che i palestinesi "innocenti" hanno subito la perdita della loro terra per pagare loro le colpe europee è un altro tassello della negazione della storia. I palestinesi come l’Italia di Mussolini hanno partecipato alla Seconda guerra mondiale e contrariamente all’Italia di Mussolini che partecipò marginalmente allo sterminio, i palestinesi ne sono tra i principali responsabili.

La terra di Israele è sempre stata la terra degli ebrei. Se leggiamo le descrizioni di Gerusalemme fatta da Marx e Mark Twain, leggiamo di una città povera e miserabile abitata nella parte Est, interamente, da ebrei poveri e miserabili che erano sempre vissuti lì, da tremila anni.

Per amare i palestinesi e poter di nuovo odiare gli ebrei è violato il diritto internazionale. Chi scatena una guerra e la perde paga con la perdita del territorio: noi ci abbiamo rimesso la Dalmazia, che era italiana da sempre e non lo sarà mai più. Ci siamo raccattati i nostri profughi, ce li siamo tenuti e fine della discussione. Dal punto di vita del diritto internazionale, i palestinesi non hanno alcun diritto né sul territorio di Israele né sui cosiddetti territori occupati che sono stati persi da Giordania ed Egitto, sconfitti in guerre che avevano scatenato.

 

Per amare i palestinesi e poter di nuovo odiare gli ebrei è violato il diritto civile, che per dirla con un toscanismo si riassume in "chi vende, poi, non è più suo". I palestinesi la loro terra se la sono venduta, prima ai sionisti facendola pagare carissima, poi alla comunità internazionale intascando 63 anni di fiumi di denaro per risarcirgli il dolore di aver perso 20.000 chilometri quadrati di terra, meno del Piemonte, che quando c’erano loro era un terra di sassi, paludi e scorpioni.

Ma la cosa gravissima e che il mondo grazie alla "compassione" per le "sofferenze" del popolo palestinese, sta scivolando verso il nazismo, verso la giustificazione del nazismo, verso la perdita totale della libertà. L’antisemitismo è stato rilanciato a un punto tale che in molte parti d’Europa, Francia e Olanda, girare con la kippà vuol dire rischiare il linciaggio.

Odiare Israele è il requisito minimo per essere persone perbene.

Il male si traveste da bene e lo trascina verso il baratro.

All’inizio del ‘900 in tutta la Palestina ci sono poche migliaia di abitanti. Motivo per cui il motto del sionismo è "Un popolo senza terra per una terra senza un popolo".

 

I sionisti hanno comprato la terra, pagandola a prezzi esorbitanti ai latifondisti locali, si sono massacrati a dissodare, irrigare, fabbricare desalinizzatori, sono morti a migliaia di stenti e di malaria, parassitosi, colera, ameba, tifo, setticemia e tetano. Sono morti a decine di migliaia, ma poi hanno vinto, il deserto è fiorito, dove c’erano lande desolate è nato un paese di filari di vite e di limoni.

 

Vi riporto le parole che Re Feisal al Hashemi, re dell’Iraq, scrive a Londra nel 1919:

“Quando gli Ebrei rientreranno in Palestina daremo loro un clamoroso benvenuto. Noi Arabi, tutti e a maggior ragione quelli colti, consideriamo con la più grande simpatia il movimento sionista. Lavoreremo insieme per un nuovo Medio Oriente e i nostri movimenti si completano reciprocamente. Il movimento ebraico è nazionalista, non imperialista. Il nostro movimento è nazionalista, non imperialista e c’è abbastanza posto in Palestina per entrambi. Penso sinceramente che non possiamo non riuscire assieme.”

 

I “palestinesi” in Palestina non c’erano. Ci sono arrivato dopo, negli anni Venti e Trenta, quando gli altri avevano dissodato e sono andati per lavorare assieme, per approfittare anche loro dell’acqua e delle fogne che permettevano anche ai loro bambini di vivere meglio e di più. E i sionisti, che erano socialisti, che credevano nell’uomo e nella fratellanza dei popoli, li hanno accolti a braccia aperte, e hanno vaccinato i loro bambini e insieme hanno cominciato a costruire un paese che sarebbe stato il paese del miracolo, dell’abbondanza e della fratellanza.

 

Gaza fino al ‘700 era abitata interamente da cristiani ed ebrei. Gli abitanti di Gaza sono egiziani spostati lì da Nasser per essere una spina nel fianco di Israele. Il loro numero è dovuto alla natalità folle e di tipo nazifascista: 8 figli per madre.

 

È stato quando la famiglia saudita è arrivata al potere che l’islam ha cominciato la sua marcia a tappe forzate verso il Medioevo ed è stato creato il problema palestinese, grazie al quale l’antisemitismo è sempre presente nel mondo e peggiora di ora in ora. L’islam integralista non può permettere che gli ebrei, coloro che Maometto chiama maiali, coloro che Maometto fa sterminare, siano tornati nella loro terra, perché vuol dire che Dio non è dalla parte di Maometto, e che non lo riconosce come il successore di Abramo e Gesù Cristo.

(1. Continua)

Comments

  1.  grazie..

  2. La cosa che a me da particolare fastidio è l’usare due pesi e due misure per giudicare le azioni di Israele: succede in Siria? Non importa nulla a nessuno. Per Israele scoppia il putiferio. Putin attacca? Nessuno dice nulla. Ora non si parla di altro che di Israele.

     

    Orwell scriveva: “tutti i nazionalisti hanno la straordinaria capacità di non cogliere la rassomiglianza tra serie simili di fatti. Un conservatore inglese difenderà l’autodeterminazione in Europa, mentre l’avverserà in India, senza notare alcuna incoerenza. Le azioni non sono buone o cattive di per sé, ma in relazione a chi e compie e non esiste quasi alcun genere di violenza – la tortura, l’uso di ostaggi, il lavoro forzato, le deportazioni di massa, l’arresto indiscriminato, la mistificazione, l’assassinio, le bombe sugli inermi – che cambi significato morale se commesso dalla nostra fazione”.

     

    le persone totalmente estraneate dalla realtà che utilizzeranno sempre due pesi e due misure per giudicare il mondo sono sempre esistite ed esisteranno sempre…

    ora va di moda sostenere che “non si è anti-semiti” ma al massimo “anti-sionisti”, il che è l’apice di ogni ipocrisia: io personalmente l’unica spiegazione che vedo al fatto che un palestinese ucciso da un israeliano valga molto di più (in termini di attenzione mediatica e pianto popolare) di un palestinese ucciso in Siria, o da Hamas, è un palese anti-semitismo.

    Ed appunto i primi a scapitarne sono i palestinesi stessi che, o muoiono nell’indifferenza generale (come in Siria), o la loro morte è incentivata da Hamas perché serve ad alimentare altro odio contro Israele.

  3.  è esatto Laura: due pesi e due misure, e questo secondo la definizione di tale M.L. King è la definizione di razzismo, e M.L. King sosteneva che tra tutte le forme di razzismo l’antisionismo sia la peggiore, perché fuori dalla sua terra il popolo di Israele non ha possibilità di sopravvivere.

  4. I morti innocenti pesano sulla coscienza di chi li ha uccisi

    e questo gli Israeliani lo sanno.

    Io sono dalla parte dei Palestinesi, perché vorrei vederli con un loro Stato, liberi dalla dittatura di Hamas.

    Io non mi sto lavando la coscienza, sto solo rispondendo ad una domanda che era più che lecito che venisse posta:

    perché se ad uccidere i Palestinesi è uno stato arabo, non si scatenano sui media e su internet tutte le proteste che si sono scatenate contro Israele?

    Se ritieni terrificante la risposta data, sarei felice di ascoltare la tua (seriamente, so che su internet spesso è facile non riuscire a trasmettere i toni con cui si dice qualcosa, ma ti assicuro che non l’ho scritto con ironia o cattiveria, ma con pura sincerità).

  5.  

    ma io mica sto dicendo che il fatto che gli altri stati arabi uccidano i palestinesi, autorizza anche Israele a farlo…

    sarebbe un pensiero veramente idiota e io non ho mai pensato ne detto una cosa del genere.

    anzi il mio ragionamento partiva proprio dal presupposto che uccidere è sempre sbagliato (sia che ad uccidere sia il dittatore della Siria, sia che sia la mafia in Italia, sia che sia tutto quello che volete metterci) e che quindi andrebbero condannati tutti quelli che lo fanno.

    Mi dispiace se ritieni che porsi questa domanda sia vittimismo: personalmente questo è uno di quei casi in cui avrei preferito che mi venisse dimostrato che ho torto… perché è meglio che non ci sia nessun antisemitismo.

     

     

  6. ma perché il sito genera il mio nome in automatico sempre in modo diverso?

  7.   Questa guerra scatenata da Hamas serve a nascondere il doppio genocidio in IRak, i cristiai e il popolo degli angeli, così s chiama la seconda religione più antica del mondo. Solo gli idioti e gli antisemiti fingono di non saperlo nascondendo la loro anime ignobile dietro la falsa compassione. Si levi da questo blog, subito. Chi non ha gli attributi per firmare quello che scrive, è un patetico cialtrone.

Comments are closed.