<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Silvana De Mari Community</title>
	<atom:link href="https://www.silvanademaricommunity.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.silvanademaricommunity.it/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 27 Oct 2026 14:01:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.0.17</generator>

<image>
	<url>https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2018/02/cropped-Favicon-32x32.jpg</url>
	<title>Silvana De Mari Community</title>
	<link>https://www.silvanademaricommunity.it/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Se Maometto arrivasse oggi</title>
		<link>https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/27/se-maometto-arrivasse-oggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 13:13:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.silvanademaricommunity.it/?p=7022</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se arrivasse Maometto, dal passato, con una qualche macchina del tempo? Se arrivasse con la vita che gli attribuiscono le fonti islamiche stesse, il Corano, le raccolte di hadith di Bukhari e di Muslim, la biografia di Ibn Ishaq, finirebbe in galera immediatamente e ci precipiteremmo a buttare via la chiave. Possedeva schiavi, e li comprava e li vendeva. Possedeva schiave, e il Corano autorizza il credente a unirsi a «quelle che possiede la sua mano destra», cioè alle prigioniere di guerra: è la sura 4, versetto 24, ed è la sura 33, versetto 50, rivolta al Profeta stesso. Maria [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/27/se-maometto-arrivasse-oggi/">Se Maometto arrivasse oggi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-6831" src="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/07/islam-senza-veli-200x300.x55482.jpg" alt="se volete il libro con la dedica scrivete a silvana.demari53@libero.it" width="200" height="300" srcset="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/07/islam-senza-veli-200x300.jpg 200w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/07/islam-senza-veli.jpg 348w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></p>
<p>Se arrivasse Maometto, dal passato, con una qualche macchina del tempo? Se arrivasse con la vita che gli attribuiscono le fonti islamiche stesse, il Corano, le raccolte di hadith di Bukhari e di Muslim, la biografia di Ibn Ishaq, finirebbe in galera immediatamente e ci precipiteremmo a buttare via la chiave. Possedeva schiavi, e li comprava e li vendeva. Possedeva schiave, e il Corano autorizza il credente a unirsi a «quelle che possiede la sua mano destra», cioè alle prigioniere di guerra: è la sura 4, versetto 24, ed è la sura 33, versetto 50, rivolta al Profeta stesso. Maria la Copta, schiava regalata dal governatore d’Egitto, gli diede un figlio. Safiyya, presa a Khaybar il giorno in cui le uccisero il marito, finì nel suo letto; Rayhana, catturata fra i Banu Qurayza, anche. Per il nostro codice penale questa è riduzione in schiavitù e violenza sessuale. Secondo il <em>Sahih al-Bukhari</em>, il più autorevole libro dopo il Corano, sposò Aisha quando lei aveva sei anni e consumò il matrimonio quando ne aveva nove. Da noi si chiama violenza su minore. Secondo il <em>Sahih Muslim</em> ordinò di uccidere a sassate la donna di Ghamid, rea confessa di adulterio, dopo averle lasciato partorire e svezzare il figlio. La chiamano lapidazione, con una parola elegante che serve a non vedere: è il linciaggio di una donna, un omicidio collettivo in cui ciascuno lancia la sua pietra, così nessuno si sente l’assassino. Secondo Ibn Ishaq, dopo la resa della tribù ebraica dei Banu Qurayza, gli uomini, fra seicento e novecento, furono decapitati sul bordo di fosse scavate a Medina; cioè furono uccisi prigionieri che si erano arresi. Donne e bambini furono spartiti come schiavi: schiavi voleva dire anche subire oltraggi sessuali. Il nostro diritto lo chiama crimine di guerra. Le parole schiavitù, stupro, pedofilia, omicidio, strage non sono un giudizio su un uomo del settimo secolo, ma il giudizio su chi oggi lo propone come «modello eccellente», come fa il Corano alla sura 33, versetto 21, e su chi ci chiede di rispettarlo in silenzio. Lo zuzzerellone di turno obietta che quelle erano le usanze del tempo, che è falso, la lapidazione l’ha introdotta lui, lo sterminio dei prigionieri che si sono arresi è stata un’istituzione sua, e in tutti i casi grazie a Maometto ora un miliardo e trecento milioni di maomettani sono inchiodati a quelle usanze del tempo che lui ha personalmente imbarbarito. E se qualcuno di loro cerca di scostarsi c’è la morte per apostasia. Lungo le coste italiane ci sono ancora centinaia di torri di avvistamento, quelle che chiamiamo torri saracene. Non erano decorazioni: servivano a vedere le vele dei corsari barbareschi in tempo per scappare sui monti e salvare almeno la vita. Lo storico americano Robert Davis stima che fra il 1530 e il 1780 da un milione a un milione e duecentocinquantamila europei siano stati catturati e venduti nei mercati di Algeri, Tunisi e Tripoli, in gran parte italiani. Numeri analoghi sono i polacchi e gli ucraini rapiti dai tartari della Crimea. Nel 1544 Khayr al-Din Barbarossa prese Lipari e ne deportò in schiavitù quasi l’intera popolazione, profanò la cattedrale, bruciò l’archivio. Nel 1534 fu distrutta Fondi: i corsari presero schiavo chi valeva, mentre chi non valeva il trasporto veniva ammazzato. Nel 1554 da Vieste furono portate via, si stima, settemila persone. Nel 1480, a Otranto, gli ottomani decapitarono ottocento uomini che rifiutavano di convertirsi. Le campane suonavano a martello per dare l’allarme, e le chiese erano le prime a essere spogliate. Solo alcuni nomi di un atroce rosario di distruzione e dolore. Noi non dimentichiamo. Nel nono secolo Capua, il mio paese Natale, fu distrutta due vote dai saraceni: non siamo neanche sul mare. Le campane erano distrutte, per odio al cristianesimo. Ci è rimasto il grido, «<em>Mamma li turchi!</em>». Un grido ragionevole, nel ventesimo secolo i turchi hanno macellato un milione e mezzo di cittadini armeni, la loro élite culturale. Ci sono rimasti ordini religiosi, come i Trinitari e i Mercedari, nati per riscattare i prigionieri, e confraternite che raccoglievano elemosine per ricomprare i figli venduti. Nel Marocco di Mulay Ismail gli schiavi cristiani costruivano a frustate le mura di Meknes. Non siamo rimasti in ginocchio. Abbiamo costruito navi più belle delle loro, e città straordinarie: Amalfi, Pisa, Genova, la piccola e fiera Noli, e lei, la Serenissima, Venezia, la città più bella del mondo, nata in mezzo all’acqua da profughi in fuga e diventata padrona del mare, con un Arsenale capace di armare galee a una velocità che nessuno al mondo eguagliava. Mentre sull’altra sponda si viveva di razzia, noi vivevamo di commercio, di cantieri, di banche, di pittura. A Lepanto, nel 1571, quelle navi fermarono la flotta ottomana. La schiavitù barbaresca non finì per un risveglio morale ad Algeri. Finì con i cannoni. Dio benedica quei cannoni e chi li ha armati. Nel 1786 Thomas Jefferson e John Adams chiesero all’ambasciatore di Tripoli a Londra con quale diritto si attaccassero navi di una nazione che non aveva fatto loro alcun torto. Lui rispose che era scritto nel Corano: le nazioni che non riconoscevano la loro autorità erano peccatrici, ed era loro diritto e dovere fare loro guerra e rendere schiavi tutti i prigionieri. Diventato presidente, Jefferson smise di pagare il tributo e mandò la marina: fu la prima guerra barbaresca, dal 1801 al 1805, e i marines cantano ancora «le spiagge di Tripoli». Nel 1815, sotto il presidente Madison, Stephen Decatur costrinse Algeri alla resa e alla restituzione degli americani prigionieri. Una giovane repubblica che aveva appena vinto la sua guerra d’indipendenza decise che la libertà dei suoi marinai non si comprava: si difendeva. Nel 1816 la flotta anglo-olandese di Lord Exmouth bombardò Algeri e ottenne la liberazione di migliaia di schiavi cristiani, in gran parte italiani. Nel 1830 la Francia prese Algeri, e la pirateria finì. Per la prima volta dopo tre secoli i pescatori di Sicilia, di Calabria, di Sardegna e di Liguria poterono uscire in mare senza più temere catene, e i paesi della costa poterono finalmente ritornare a vivere vicino al mare. Il colonialismo europeo ebbe le sue colpe? Certamente, tutti hanno colpe, che qualcuno possa essere perfetto e incolpevole è un’idea idiota di mocciosi isterici, ma ha portato acqua corrente, fogne elettricità, il crollo della mortalità infantile, scuole, ospedali e soprattutto la fine dello schiavismo. L’Istituto Pasteur di Tunisi, l’università di Algeri e innumerevoli altre scuole infransero secoli di sottosviluppo culturale. E soprattutto il colonialismo dei bianchi “brutti sporchi e cattivi” abolì la schiavitù: quella in cui gli schiavi erano europei e quella, più antica e più lunga, in cui gli schiavi erano africani neri trascinati attraverso il Sahara. La Francia la abolì in Algeria nel 1848; in Tunisia l’aveva vietata il bey nel 1846, sotto la pressione degli inglesi, e i francesi dovettero vietarla una seconda volta nel 1890 perché nessuno rispettava il decreto. Dove l’Europa non arrivò, la schiavitù durò: l’Arabia Saudita l’ha abolita per legge nel 1962, la Mauritania nel 1981. Chi oggi ci chiede di inginocchiarci per il colonialismo dimentica il milione di europei venduti ad Algeri, dimentica Lipari, Otranto e Vieste, e dimentica che furono navi europee e americane a chiudere i mercati degli schiavi. Noi non abbiamo bisogno di dimenticare niente. Senza l’occupazione del nord Africa lo schiavismo non sarebbe mai finito. Non dobbiamo niente a nessuno. Non dobbiamo scuse a nessuno. Ora i pirati arrivano su fatiscenti barconi, dopo che il denaro del petrolio ha corrotto politica, giornalismo, mondo accademico, gerarchie religiose e magistratura, così che subire un’invasione di maschi islamici in età militare, che vengono a distruggere, stuprare, terrorizzare e uccidere, sia nella prima generazione che nelle successive, come prescritto da Maometto, sia presentato come una doverosa forma di fratellanza umana. Ripeto che secondo le nostra leggi Maometto dovrebbe stare in galera, perché i suoi emuli dobbiamo fraternamente accoglierli? Maranza è un nome idiota: il nome corretto è Barbareschi. Grazie all’idiozia suicida del non discriminare e accogliere i barbareschi sono dentro le porte, pur non avendo mai riportato una vittoria militare, incendiano municipi, chiese, sinagoghe, distruggono le botteghe degli ebrei, saccheggiano le botteghe dei cristiani, demoliscono i centri delle città, mentre una polizia incatenata da un potere con infiltrazioni di vigliacchi e collaborazionisti non può ancora fermarli. Ma le cose potrebbero cambiare, in questo caso i barbareschi potrebbero essere cacciati nel giro di poche settimane.  Mi chiamo Silvana De Mari, porto il cognome della famiglia De Mari, capitani di mare, originari della Corsica, prima di spostarsi in Liguria, nell’arcipelago toscano e in meridione. Sono otto secoli che combattiamo i barbareschi. È una tradizione di famiglia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/27/se-maometto-arrivasse-oggi/">Se Maometto arrivasse oggi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A estremi mali, estremi rimedi</title>
		<link>https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/27/a-estremi-mali-estremi-rimedi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 11:14:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.silvanademaricommunity.it/?p=7018</guid>

					<description><![CDATA[<p>«Eccola, la Resa. Adesso la vedono tutti». Così comincia l’articolo che Max Del Papa ha pubblicato il 19 ottobre, all’indomani del fine settimana in cui il centro di Milano è stato messo a sacco. Il titolo è lo stesso del suo libro, La resa. L’Italia islamizzata nella rassegnazione comune, uscito il 3 settembre: centodue pagine in edizione digitale che descrivevano, prima che accadesse, quello che sabato e domenica hanno visto tutti. Sabato 17 ottobre una manifestazione contro il carovita è stata travolta da centinaia di giovanissimi vestiti di nero, arrivati dalle periferie, dall’hinterland e da altre province. Hanno assediato piazza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/27/a-estremi-mali-estremi-rimedi/">A estremi mali, estremi rimedi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Eccola, la Resa. Adesso la vedono tutti». Così comincia<br />
l’articolo che Max Del Papa ha pubblicato il 19 ottobre,<br />
all’indomani del fine settimana in cui il centro di Milano è stato<br />
messo a sacco. Il titolo è lo stesso del suo libro, La resa. L’Italia<br />
islamizzata nella rassegnazione comune, uscito il 3 settembre:<br />
centodue pagine in edizione digitale che descrivevano, prima che<br />
accadesse, quello che sabato e domenica hanno visto tutti. Sabato<br />
17 ottobre una manifestazione contro il carovita è stata travolta da<br />
centinaia di giovanissimi vestiti di nero, arrivati dalle periferie,<br />
dall’hinterland e da altre province. Hanno assediato piazza del<br />
Duomo, costretto la polizia ad arretrare, devastato un’auto dei<br />
carabinieri, sfondato vetrine, saccheggiato il negozio Foot<br />
Locker. Il Viminale ha contato centoquattro feriti fra le forze<br />
dell’ordine. Domenica sono tornati senza nemmeno il pretesto del<br />
carovita: Levi’s, Champion, Decathlon, il Carrefour di via Torino<br />
svuotato. Qualcuno sventolava bandiere palestinesi, qualcuno<br />
gridava «Allah akbar», qualcuno davanti alla cattedrale urlava<br />
insulti contro la Chiesa. Duecento fermati, otto su dieci<br />
minorenni. Oltre mezzo milione di euro di danni nel solo primo<br />
giorno, secondo Confcommercio. Del Papa non usa giri di parole.<br />
Le scuole, il carovita, il «leggendario carrello della spesa» sono<br />
pretesti: Milano è stata «presa letteralmente d’assalto, devastata,<br />
conquistata al grido Allah akbar». I giornali titolano «il sacco di<br />
Milano» A Milano, scrive, la sinistra radicale realizza «la<br />
saldatura dei terrorismi»: quello interno dei centri sociali e quello<br />
islamista, che si fa usare ma non risponde a nessuno,<br />
l’islamocomunismo. Gli esponenti della sinistra e i candidati<br />
sindaci distinguono, giustificano, fingono di non capire che quelli<br />
non sono «studenti». I poliziotti finiscono in ospedale e non</p>
<p>nascondono più la rabbia verso uno Stato che li usa «come carne<br />
da macello» e impedisce loro qualsiasi reazione adeguata. «Siamo<br />
in guerra e nessuno vuole prenderne atto. Siamo in guerra ma da<br />
una parte sola». Gli invasori la combattono con saccheggi, stupri,<br />
omicidi, imposizioni; gli invasi subiscono tutto senza nemmeno<br />
provare a difendersi. Nelle chiese i preti predicano l’accoglienza<br />
e nessuno ricorda che difendersi è un dovere, anche cristiano.<br />
Milano è il laboratorio: se cade Milano, cade il Paese. E dopo un<br />
sabato di conquista e una domenica di assalti, osserva, il<br />
sindacato rosso non trova di meglio che invocare lo sciopero<br />
generale: la paralisi nel segno dell’islamocomunismo. Dopo la<br />
caduta del Muro di Berlino, nel 1989, la sinistra ha perso la sua<br />
guerra: il proletariato non voleva la rivoluzione, voleva il<br />
frigorifero. Rimasta senza popolo, ne ha cercato uno nuovo. Nel<br />
1994 un dirigente trotzkista inglese, Chris Harman, scrisse un<br />
saggio, Il Profeta e il proletariato, in cui teorizzava che i<br />
rivoluzionari potessero marciare, in certe occasioni, insieme agli<br />
islamisti. Da allora il nuovo proletariato è l’immigrato, e la nuova<br />
religione dei centri sociali è l’odio per l’Occidente, la stessa<br />
dell’islam più violento. E veniamo alle parole. Li chiamiamo<br />
maranza. È una parola simpatica, quasi affettuosa, che evoca il<br />
ragazzino di periferia con la tuta, il borsello e la musica a tutto<br />
volume. Una macchietta. Ma quello che abbiamo visto a Milano<br />
non è una macchietta. Gruppi di cinque o sei, tutti in nero, che<br />
arrivano col treno da fuori, colpiscono in più punti<br />
contemporaneamente, sfondano, arraffano e spariscono. Questo<br />
ha un nome antico: razzi. Per tre secoli i corsari barbareschi<br />
sbarcavano sulle coste italiane, saccheggiavano, portavano via<br />
merci e persone e tornavano al largo prima che arrivassero i<br />
soldati. Le torri di avvistamento che ancora punteggiano le nostre</p>
<p>coste servivano a vederli arrivare. Lo storico americano Robert<br />
Davis stima che fra il 1530 e il 1780 oltre un milione di europei,<br />
in gran parte italiani, siano stati catturati e venduti nei mercati di<br />
Algeri, Tunisi e Tripoli. Sbarcavano di notte, spesso guidati da<br />
rinnegati che conoscevano le strade e i paesi, colpivano dove non<br />
c’erano difese e fuggivano. Ci resta quel grido, «Mamma li<br />
turchi!». La parola barbaresco non indica una razza. Indica un<br />
metodo: vivere di predazione, considerare i beni degli altri un<br />
bottino legittimo e chi li possiede una preda. Molti di quelli che<br />
hanno saccheggiato Milano sono nati in Italia e hanno la<br />
cittadinanza italiana, ma un islamico è un islamico cui hanno<br />
regalato la cittadinanza, non un italiano. Come i barbareschi, non<br />
vogliono appartenere alla città che saccheggiano: la disprezzano,<br />
e davanti al Duomo insultano la Chiesa. Non sono maranza: sono<br />
barbareschi. Il nome giusto è una diagnosi. Finché useremo una<br />
parola da cartone animato, tratteremo la razzia come una<br />
ragazzata, il saccheggiatore come un disagiato, il negozio come<br />
un danno. I versetti di guerra del Corano esistono, non sono stati<br />
abrogati, e devono essere letti come ordini: soprattutto il più<br />
definitivo: Uccidente gli infedeli ovunque si trovino. Sura 8,<br />
versetto 12: «Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli<br />
sul collo…». Sura 47, versetto 4: «Quando incontrate i<br />
miscredenti, colpiteli al collo». Sura 9, versetto 5: «Uccidete gli<br />
associatori ovunque li troviate, catturateli, assediateli, tendete<br />
loro agguati». Sura 9, versetto 29: combattete chi non crede<br />
finché non paghi il tributo «umiliato». Il bottino è dichiarato<br />
lecito: «Mangiate di ciò che avete preso come bottino, lecito e<br />
buono», sura 8, versetto 69. La sura 8, versetto 41, stabilisce<br />
perfino la quota: un quinto ad Allah e al suo Messaggero. Le<br />
prigioniere di guerra diventano lecite al padrone, sura 4, versetto</p>
<p>24. E il bottino è un diritto, non un furto: la sura 8 si intitola<br />
proprio Il bottino, al-Anfal. Nella raccolta di Bukhari il Profeta<br />
dice: «Sono stato reso vittorioso con il terrore». E alla sura 9,<br />
versetto 111, Allah ha comprato dai credenti le loro persone e i<br />
loro beni in cambio del Paradiso: combattono sulla via di Allah,<br />
uccidono e sono uccisi. Per il maomettano, terrorizzare,<br />
depredare, uccidere l’infedele non è un crimine: è un atto di fede,<br />
un’opera meritoria che apre il Paradiso. Lo dice il Corano. Chi<br />
grida «Allah akbar» mentre sfonda una vetrina forse non ha mai<br />
letto una riga del Corano, ma ha respirato la cultura che ne deriva:<br />
la convinzione che quello che appartiene all’infedele sia preda. A<br />
estremi mali, estremi rimedi. Il codice penale punisce la<br />
devastazione e il saccheggio con la reclusione da otto a quindici<br />
anni, aumentata se avviene durante una manifestazione: si<br />
potrebbe applicare. Si potrebbero espellere gli stranieri<br />
condannati, si potrebbero chiudere le moschee in cui si predica<br />
l’odio, si potrebbe restituire alla polizia il diritto di difendersi e di<br />
difenderci. Si potrebbe a patto di non avere la magistratura e il<br />
Capo dello Stato che contrastano il governo, ma in teoria si<br />
potrebbe. E queste sono parole normali per fingere che ancora si<br />
sia all’interno di una normale democrazia che deve contrastare la<br />
criminalità. Noi non siamo all’interno di una normale<br />
democrazia, non siamo all’interno di atti di criminalità: siamo<br />
all’interno di una guerra e il nemico è dentro le porte. Tutti siamo<br />
in guerra. Prendiamo atto di questa realtà. Sto scrivendo questo<br />
articolo prima di sapere se venerdì 23 e sabato 24 lo scempio si<br />
ripeterà, ma so che ci è stata dichiarata guerra, tutti i venerdì e<br />
tutti i sabato saranno a rischio distruzione. Tutti dobbiamo<br />
batterci di fianco alle nostre forze dell’ordine imbrigliate,<br />
imbavagliate, terrorizzate dal rischio di denunce e condanne,</p>
<p>disarmate. Questa terra è di tutti. I sindacato si scatenano il<br />
venerdì, i barbareschi il sabato e si sono dati appuntamento per<br />
tutti i sabati alle 15 in centro. Devono trovare tutti i noi. Se posso<br />
dare un consiglio procuratevi una copia di Islam senza veli, il<br />
libro dove spiego che un nordafricano che saccheggia e terrorizza<br />
non è un delinquente ma il soldato di un esercito venuto a<br />
sottometterci e poi passate in ferramenta. È un bel negozio la<br />
bottega del ferramenta, pieno di cose interessanti: le attività<br />
manuali rilassano il cervello e riequilibrano l’umore. . Dobbiamo<br />
imparare il fai da te, dobbiamo imparare a fare da soli. Dovete<br />
appendere la foto del matrimonio di zia Clelia? In ferramenta<br />
vendono i martelli. Avete bisogno di legna per il caminetto? Di<br />
sfrondare il ciliegio? In ferramenta vendono un mucchio di<br />
oggettini carini. Non è troppo tardi per imparare a difendere</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-6831" src="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/07/islam-senza-veli-200x300.x55482.jpg" alt="se volete il libro con la dedica scrivete a silvana.demari53@libero.it" width="200" height="300" srcset="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/07/islam-senza-veli-200x300.jpg 200w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/07/islam-senza-veli.jpg 348w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></p>
<p>Islam senza veli si trova su Amazon.</p>
<p>chi vuole Islam senza veli con la dedica scriva a silvana.demari53@libero.it</p>
<p>seguite Max del Papa sul subtrack</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/27/a-estremi-mali-estremi-rimedi/">A estremi mali, estremi rimedi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lettera aperta al professor Palù</title>
		<link>https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/27/lettera-aperta-al-professor-palu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 11:12:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.silvanademaricommunity.it/?p=7016</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gentile professor Palù, ho ascoltato con interesse le sue affermazioni in commissione Covid sul livello di intelligenza della terapia «tachipirina e vigile attesa». Lei l’ha definita «una cazzata madornale», e ha aggiunto di averlo detto entrando all’Aifa. Mentre la gente moriva per l’imbecillità di quelle indicazioni, io non ricordo di averla avuta al mio fianco. Mi scusi: lei dove accidente era? Non c’era quando, insieme ad altri medici, passavo anche dieci ore al telefono per dare alle persone la terapia corretta. Non c’era quando la mia pagina Facebook veniva chiusa per averla data, e quando l’Ordine dei medici di Torino [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/27/lettera-aperta-al-professor-palu/">Lettera aperta al professor Palù</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-6686" src="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/03/foto--230x300.x55482.jpeg" alt="" width="230" height="300" srcset="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/03/foto--230x300.jpeg 230w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/03/foto--787x1024.jpeg 787w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/03/foto--768x1000.jpeg 768w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/03/foto--400x521.jpeg 400w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/03/foto--461x600.jpeg 461w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/03/foto-.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 230px) 100vw, 230px" /><br />
Gentile professor Palù,<br />
ho ascoltato con interesse le sue affermazioni in commissione<br />
Covid sul livello di intelligenza della terapia «tachipirina e vigile<br />
attesa». Lei l’ha definita «una cazzata madornale», e ha aggiunto<br />
di averlo detto entrando all’Aifa.<br />
Mentre la gente moriva per l’imbecillità di quelle indicazioni,<br />
io non ricordo di averla avuta al mio fianco. Mi scusi: lei dove<br />
accidente era? Non c’era quando, insieme ad altri medici, passavo<br />
anche dieci ore al telefono per dare alle persone la terapia<br />
corretta. Non c’era quando la mia pagina Facebook veniva chiusa<br />
per averla data, e quando l’Ordine dei medici di Torino mi<br />
richiamava, e poi mi radiava, anche per questo. Moltissimi medici<br />
sono arrivati alle cure grazie corrette a me, perché, essendo anche<br />
scrittrice, avevo una voce più forte di altri. Le ripeto il concetto:<br />
molti medici sono arrivati al protocollo corretto grazia alla pagina<br />
Facebook di una scrittrice, pagina chiusa in continuazione, perché<br />
nessun organo ufficiale stava dando quelle indicazioni. E Lei<br />
dove accidente era?<br />
Oggi si ammette che il vaccino non fermava la trasmissione.<br />
L’Aifa che lei presiedeva lo mette per iscritto: nessun vaccino<br />
Covid ha l’indicazione «prevenzione della trasmissione». Nel<br />
2022, davanti al Parlamento europeo, una dirigente della Pfizer,<br />
alla domanda se l’effetto sulla trasmissione fosse stato verificato<br />
prima dell’immissione sul mercato, rispose di no. Ma il 23<br />
dicembre 2020 lei annunciava che quel vaccino «previene<br />
addirittura l’infezione», dando un’«immunità sterilizzante», cioè<br />
che impedisce il contagio. E nell’agosto 2021 dichiarava che quei<br />
vaccini erano «altamente efficaci nella prevenzione dei contagi:</p>
<p>tra il 70 e l’85 per cento», e proponeva di valutare l’obbligo per<br />
chi svolge funzioni pubbliche. Noi dicevamo il contrario, soli<br />
contro tutti. Lei dove accidente era?<br />
Dov’era quando il governo imponeva il vaccino ai medici,<br />
agli psicologi, ai veterinari, poi agli insegnanti, ai militari, ai<br />
poliziotti, e gli Ordini verificavano e sospendevano? Perché<br />
bisognava «proteggere gli altri», con un farmaco mai studiato per<br />
dare quella protezione.<br />
E dov’era quando l’hanno dato ai bambini, che dal Covid<br />
rischiavano pochissimo, perché altrimenti avrebbero contagiato i<br />
nonni? Oggi lei critica gli open day per gli adolescenti; l’anno<br />
scorso diceva che vaccinare gli under 12 era stato giusto. Che ne<br />
facciamo di tutti gli effetti collaterali? Che ne facciamo della<br />
morte di Camilla Canepa e di innumerevoli altri, e poi miocarditi,<br />
malattie oncologiche, infernali malattie da infiammazione dei<br />
piccoli nervi, morti improvvise, sterilità, Max del Papa e la sua<br />
leucemia?<br />
Dice di aver avuto solo «un potere di moral suasion», di<br />
persuasione morale. Era il presidente dell’Aifa. Ne aveva un bel<br />
po’ di moral suasion. Ci avrebbe fatto comodo a noi medici<br />
sospesi per evitare la sospensione, ci avrebbe permesso di<br />
proteggere i cittadini dalla somministrazione coatta che non<br />
aveva nessun senso di prevenzione. La sua moral suasion la usi<br />
almeno adesso, professore: chieda scusa ai medici che sono stati<br />
puniti perché, senza essere Presidenti dell’Aifa, armati solamente<br />
di buon senso e di capacità di sommare due più due, hanno avuto<br />
ragione prima di lei, e quando aver ragione serviva a qualcosa e a<br />
qualcuno. Adesso non serve a niente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>chi desidera una copia autografata del Dizionario minimo per la difesa dell&#8217;ovvio scriva a silvana.demari 53@libero.it</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/27/lettera-aperta-al-professor-palu/">Lettera aperta al professor Palù</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>la bussola rotta di Oslo</title>
		<link>https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/27/la-bussola-rotta-di-oslo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 11:06:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Navanethem Navi Pillay]]></category>
		<category><![CDATA[nobel]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.silvanademaricommunity.it/?p=7014</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’Italia è la nazione europea più ferita dal terrorismo palestinese: Trieste nel 1972, Fiumicino nel 1973 con trentadue morti, la sinagoga di Roma nel 1982, dove una scheggia uccise Stefano Gaj Taché, due anni, e il Café de Paris, l’Achille Lauro, di nuovo Fiumicino nel 1985. Sullo sfondo restano Ustica e Bologna, dove la pista palestinese non è mai stata del tutto chiusa, anche se per Bologna le sentenze hanno condannato i Nar. Eppure l’Italia è anche il Paese che ama di più la causa palestinese: devasta la Stazione Centrale di Milano in suo nome, appende la bandiera sui municipi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/27/la-bussola-rotta-di-oslo/">la bussola rotta di Oslo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è la nazione europea più ferita dal terrorismo palestinese:<br />
Trieste nel 1972, Fiumicino nel 1973 con trentadue morti, la sinagoga<br />
di Roma nel 1982, dove una scheggia uccise Stefano Gaj Taché, due<br />
anni, e il Café de Paris, l’Achille Lauro, di nuovo Fiumicino nel 1985.<br />
Sullo sfondo restano Ustica e Bologna, dove la pista palestinese non è<br />
mai stata del tutto chiusa, anche se per Bologna le sentenze hanno<br />
condannato i Nar. Eppure l’Italia è anche il Paese che ama di più la<br />
causa palestinese: devasta la Stazione Centrale di Milano in suo nome,<br />
appende la bandiera sui municipi e nelle chiese, e ha visto un parroco<br />
celebrare messa con una casula nei suoi colori. Abbiamo ricordato la<br />
bara deposta dal corteo sindacale davanti al Tempio Maggiore nel<br />
giugno 1982, tre mesi e mezzo prima delle bombe, e le ragazze della<br />
flottiglia che si avvolgono nella kefiah: un’ibristofilia collettiva,<br />
l’attrazione per chi esercita la violenza. Il diritto islamico classico divide<br />
il mondo in casa dell’Islam e casa della guerra, con in mezzo la casa<br />
della tregua, e che Bat Ye’or, in Eurabia, ha descritto un’Europa che si<br />
comporta da casa della tregua: paga, tace, si scusa. Sono categorie<br />
elaborate dai giuristi musulmani già nell’VIII secolo, non invenzioni di<br />
qualche polemista. Temere chi ti ha classificato come terra da<br />
conquistare non è una fobia, è buonsenso. Insensato è non temerlo, e<br />
chiamare razzista chi legge ad alta voce ciò che i loro testi affermano.<br />
L’Islam a casa sua produce spesso persone perbene, ma in Europa si<br />
radicalizza, come ha spiegato Magdi Allam in Kamikaze made in Europe.<br />
Dal patto tra il Gran Mufti e Hitler alle grooming gang inglesi,<br />
l’Europa è diventata l’incubatrice del serpente. Il Mufti chiese ai nazisti<br />
di bloccare l’emigrazione di migliaia di bambini ebrei verso la Palestina;<br />
a Rotherham oltre 1.400 ragazzine sono state stuprate da branchi di<br />
uomini che non avevano vinto nessuna battaglia. Il sadismo si impara,<br />
e qui lo si insegna con il buonismo e la deresponsabilizzazione.<br />
Possiamo considerare una caricatura della misericordia: un</p>
<p>masochismo travestito da virtù, questo occidente idiota che mantiene e<br />
coccola chi lo disprezza, chi accoltella e stupra, chi investe con la<br />
macchina e con l’odio, chi impone la Shaia. Troppi uomini di Chiesa<br />
scambiano il masochismo per santità. Gesù schiaffeggiato non porse<br />
l’altra guancia ma chiese ragione dell’ingiustizia, e il Catechismo<br />
definisce la legittima difesa un grave dovere per chi è responsabile di<br />
altri. Lo abbiamo visto nella Camera Arbitrale Islamica di Padova, che<br />
applica i precetti della sharia, nel vescovo di Rovigo che rimprovera dal<br />
pulpito il sindaco, una ottima amministratrice che si rifiuta di integrare<br />
quello che non è integrabile, , nel documento di Caritas e Migrantes del<br />
Triveneto che chiede di disarmare il nostro linguaggio e non dice una<br />
parola sui doveri di chi arriva. San Tommaso specifica che lo straniero<br />
pacifico va accolto, ma ammesso alla vita del popolo solo quando ne<br />
ama il bene comune; lo straniero ostile resta fuori, perché lo<br />
metterebbe in pericolo. La Bibbia ebraica distingueva il ger, il forestiero<br />
che accetta la Legge, dallo zar, l’estraneo che divora la terra. Noi questa<br />
distinzione l’abbiamo dimenticata, e chiamiamo carità ciò che<br />
Tommaso chiamerebbe imprudenza. Il filo che lega tutti questi articoli<br />
è uno solo: un Occidente che ha smesso di distinguere l’amico dal<br />
nemico, la vittima dal carnefice. In questo contesto, in questo mondo<br />
tragicamente malato di islamofilia, arriva la tragica notizia del Premio<br />
Nobel pe la Pace. Il Sudafrica è un Paese dove la violenza contro una<br />
minoranza bianca e indifesa è accolta da tutti con un’alzata di spalle.<br />
Secondo AfriForum, organizzazione dei sudafricani di lingua afrikaans,<br />
nel 2025 ci sono stati 184 attacchi nelle fattorie e 29 omicidi. In quasi<br />
quattro attacchi su dieci c’è stata violenza grave, con rischio concreto<br />
di morte, stupri e torture. Più di metà delle vittime di cui si conosce<br />
l’età aveva oltre sessantun anni: anziani soli, isolati, torturati per ore<br />
nelle loro case. Tra le vittime ci sono anche lavoratori neri delle<br />
fattorie, colpiti con la stessa ferocia. Il governo nega che sia un’azione<br />
di tipo genocidiario, e un tribunale ha definito questa tesi immaginaria.<br />
Ma la crudeltà è reale, e nelle piazze si canta ancora Kill the Boer, uccidi</p>
<p>il boero: le corti sudafricane hanno stabilito che non è incitamento<br />
all’odio. Su questa strage silenziosa, che colpisce soprattutto chi è<br />
vecchio, solo e lontano da ogni aiuto, nessun comitato di Oslo ha mai<br />
acceso i riflettori. Oggi il Comitato norvegese ha assegnato il Nobel per<br />
la pace 2026 proprio a una sudafricana: la giurista Navanethem Navi<br />
Pillay, 85 anni. La motivazione parla del suo impegno per la pace e il<br />
diritto internazionale, e della sua ferma bussola morale. Da giovane<br />
avvocato difese i prigionieri politici di Robben Island, fra cui Nelson<br />
Mandela. Fu la prima donna non bianca giudice dell’Alta Corte<br />
sudafricana. Da giudice e poi presidente del Tribunale penale<br />
internazionale per il Ruanda contribuì a stabilire che lo stupro può<br />
essere atto di genocidio. Fu Alta Commissaria ONU per i diritti umani<br />
dal 2008 al 2014. Il passato è bello, ma il premio arriva adesso, e non<br />
per caso. Pillay ha presieduto la commissione d’inchiesta dell’ONU che<br />
nel 2025 ha accusato Israele di genocidio a Gaza. Lei stessa, appena<br />
premiata, ha ricordato che l’ultima cosa che ha fatto è stato quel<br />
rapporto. È lo stesso Paese, il Sudafrica, che ha portato Israele davanti<br />
alla Corte internazionale di giustizia con la stessa accusa. Le ombre ci<br />
sono. Nel 2022 un membro della sua commissione, Miloon Kothari,<br />
disse che i social media erano controllati in gran parte dalla lobby<br />
ebraica e si chiese perché Israele fosse membro dell’ONU. Pillay<br />
scrisse che le sue parole erano state estrapolate dal contesto. Gli Stati<br />
Uniti, la Germania, il Regno Unito, l’Italia criticarono il mandato della<br />
commissione, giudicato sbilanciato. È vero che la commissione ha<br />
accusato anche Hamas di crimini di guerra per il 7 ottobre. Ma la<br />
parola che resta, quella che il mondo ricorderà, è una sola: genocidio. E<br />
l’ha pronunciata contro l’unico Stato ebraico. Grazie ai palestinesi e al<br />
loro costante sacrificio, l’occidente può riscoprire la gioia dell’odio<br />
antiebraico senza sentirsi in colpa.<br />
Il presidente del Comitato si è affrettato a dire che Oslo non è un<br />
tribunale e non prende posizione sul genocidio. Ma premiare la donna<br />
che ha emesso quella sentenza politica, a tre anni dal 7 ottobre, che è</p>
<p>ancora una ferita aperta, significa prendere posizione. Il ministro degli<br />
Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha detto che il Nobel ha premiato la più<br />
grande menzogna del secolo, e che Goebbels applaude dall’inferno.<br />
Netanyahu ha detto che il Comitato ha perso la bussola morale. Si può<br />
e si deve discutere della guerra di Gaza, dei suoi morti, delle sue<br />
responsabilità. In realtà Israele, che sarebbe tecnicamente in grado di<br />
sterminare la popolazione di Gaza ha fatto tutto il possibile per limitare<br />
i danni sui civili. Il desiderio di genocidio è indubbio e dichiarato nei<br />
palestinesi, si è manifestato in tutta la sua ferocia il 7 ottobre. La parola<br />
genocidio indica la volontà di sterminare un popolo, la gioia di<br />
ucciderne i bambini. Chi la voleva davvero, il 7 ottobre, entrò nei<br />
kibbutz e uccise bambini nelle culle. Chi si è difeso non è diventato un<br />
genocida perché la guerra è terribile e la responsabilità cade<br />
completamente su chi l’ha scatenata e usa scudi umani. Noi li<br />
sgozzeremo tutti e sgozzeremo i feti nelle madri ha detta ad Algeri<br />
Arafat nel 1985. Il 7 ottobre è stato fatto. Il Nobel per la pace era già<br />
stato dato nel 1994 a Yasser Arafat, capo di quella Fatah da cui era<br />
nato Settembre Nero, lo stesso gruppo che nel 1972 fece saltare i<br />
serbatoi di Trieste e massacrò gli atleti israeliani a Monaco. Oggi va a<br />
chi ha trasformato la vittima del 7 ottobre in carnefice. Un premio per<br />
la pace che non distingue l’aggressore da chi si difende non serve la<br />
pace: serve la propaganda. La bussola di Oslo è rotta da tempo. Indica<br />
sempre la stessa direzione: contro Israele. Se Israele con la sua<br />
aviazione volesse sterminare Gaza potrebbe farlo in un tempo inferiore<br />
a una settimana. Tutte le mattine gli israeliani si svegliano perché i<br />
palestinesi non hanno potuto ucciderli. Tutte le mattine i palestinesi si<br />
svegliano perché gli israeliani non hanno voluto ucciderli. Date il<br />
Nobel per la pace a Israele. Oppure datelo ai cristiani macellati in<br />
Nigeria così ne salvate qualcuno.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-6831" src="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/07/islam-senza-veli-200x300.x55482.jpg" alt="se volete il libro con la dedica scrivete a silvana.demari53@libero.it" width="200" height="300" srcset="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/07/islam-senza-veli-200x300.jpg 200w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/07/islam-senza-veli.jpg 348w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></p>
<p>per avere il libro con la decia scrivere a silvana.demari53@libero.it</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/27/la-bussola-rotta-di-oslo/">la bussola rotta di Oslo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Chi più ha più vorrebbe, ovvero la rivoluzione dei sazi</title>
		<link>https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/23/chi-piu-ha-piu-vorrebbe-ovvero-la-rivoluzione-dei-sazi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 09:35:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.silvanademaricommunity.it/?p=7010</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 1840 Alexis de Tocqueville, un aristocratico francese che era andato in America per capire la democrazia, scrisse una frase che dovrebbe stare appesa in ogni aula universitaria, sopra la cattedra, al posto del poster di Che Guevara e della bandiera di Hamas. «Quando la disuguaglianza è la legge comune di una società, le disuguaglianze più forti non colpiscono l&#8217;occhio; quando tutto è più o meno allo stesso livello, le minime lo feriscono. Per questo il desiderio di uguaglianza diventa sempre più insaziabile quanto più l&#8217;uguaglianza è grande». Sedici anni dopo, studiando la Rivoluzione francese, scoprì una cosa ancora più [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/23/chi-piu-ha-piu-vorrebbe-ovvero-la-rivoluzione-dei-sazi/">Chi più ha più vorrebbe, ovvero la rivoluzione dei sazi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-6686" src="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/03/foto--230x300.x55482.jpeg" alt="" width="230" height="300" srcset="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/03/foto--230x300.jpeg 230w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/03/foto--787x1024.jpeg 787w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/03/foto--768x1000.jpeg 768w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/03/foto--400x521.jpeg 400w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/03/foto--461x600.jpeg 461w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/03/foto-.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 230px) 100vw, 230px" /></p>
<p>Nel 1840 Alexis de Tocqueville, un aristocratico francese che era andato in America per capire la democrazia, scrisse una frase che dovrebbe stare appesa in ogni aula universitaria, sopra la cattedra, al posto del poster di Che Guevara e della bandiera di Hamas. «Quando la disuguaglianza è la legge comune di una società, le disuguaglianze più forti non colpiscono l&#8217;occhio; quando tutto è più o meno allo stesso livello, le minime lo feriscono. Per questo il desiderio di uguaglianza diventa sempre più insaziabile quanto più l&#8217;uguaglianza è grande». Sedici anni dopo, studiando la Rivoluzione francese, scoprì una cosa ancora più sconcertante: la rivoluzione non era scoppiata dove la feudalità schiacciava di più, ma dove schiacciava di meno. «Il male che si sopportava con pazienza perché inevitabile sembra insopportabile appena si concepisce l&#8217;idea di sottrarvisi. Il male è diventato minore, è vero, ma la sensibilità è più viva». È il paradosso di Tocqueville. Il servo della gleba non fa la rivoluzione: è troppo occupato a sopravvivere. La fa il borghese che ha già quasi tutto e non sopporta il quasi. Basta guardare gli ultimi sessant&#8217;anni di storia occidentale per capire che quel francese con la parrucca era un profeta. Primo atto: il Sessantotto. Dove scoppia la grande rivolta contro l&#8217;oppressione? A Parigi, a Berkeley, a Roma, a Milano. Cioè nei Paesi più liberi, più ricchi e più pacifici che l&#8217;umanità abbia mai conosciuto, nel pieno del boom economico, con le università aperte per la prima volta ai figli di tutti. A ribellarsi non sono i braccianti del Sud né gli operai di Mirafiori, ma i loro coetanei borghesi, con il motorino e la paghetta. Sui muri della Sorbona si scrive «Vietato vietare» e «Siate realisti, chiedete l&#8217;impossibile». Nello stesso anno a Praga c&#8217;era chi chiedeva il possibile, cioè un po&#8217; di libertà di stampa, e il 21 agosto si è visto arrivare i carri armati del Patto di Varsavia. Gli studenti di Parigi non se ne accorsero granché: erano occupati a liberarsi dall&#8217;oppressione del professore di latino. sono figli di poveri  I rivoluzionari erano figli di papà che giocavano alla guerra di classe contro i figli dei contadini in divisa. Secondo atto: il femminismo. Nessun regno sopravvive se diviso in sé stesso, recita il Vangelo. Il movimento di emancipazione femminile aveva già ottenuto voto, accesso alle professioni e agli atenei, e li aveva ottenuti con facilità semplicemente perché l’acqua corrente, l’elettricità e il crollo della mortalità infantile avevano reso possibile per una donna allontanarsi dai lavori casalinghi senza compromettere la sopravvivenza fisica della sua famiglia. Per fare il bucato a mano con detersivo non industriale ci vogliono due giorni, per preparare da mangiare partendo dalle materie prima ci vogliono ore, per vestire adulti e soprattutto bambini che cambiano taglia in fretta partendo da stoffa e gomitoli di lana ci vogliono settimane. Oggi una donna occidentale può votare, studiare, purtroppo può divorziare, purtroppo può abortire a spese dello stato, fare il medico, il magistrato, il carabiniere, il presidente del Consiglio. Le ragazze sono già la maggioranza dei laureati. Ed è esattamente qui che scatta Tocqueville. Ora che la disuguaglianza legale non c&#8217;è più, ogni minima differenza diventa una ferita intollerabile. Il patriarcato non lo si trova più nel codice civile, e allora lo si cerca altrove: nella grammatica, che va corretta con l&#8217;asterisco e lo schwa; nei maschi seduti in metropolitana con le gambe troppo larghe; nelle fiabe, nei complimenti, nei condizionatori regolati, pare, su una temperatura maschilista. Più la donna occidentale è libera, più si racconta schiava. È la libertà dei sazi, che si lamentano della forma del piatto. Nessuno ricorda tutti gli uomini che hanno dato la vita per salvare quella di una donna. Sul Titanic la maggioranza delle vittime erano uomini. Nessuno ricorda i morti sul lavoro, al 99% maschi, le malattie professionali gravi e invalidanti, al 75% maschi, nessuno ricorda che i suicidi degli uomini sono il triplo dei quelli delle donne: il patriarcato cristiano protegge le donne e continua a proteggerle. Intanto, a qualche ora di volo, il patriarcato vero non usa le desinenze, usa il cappio. Il 16 settembre 2022 Mahsa Amini, ventidue anni, è morta a Teheran dopo essere stata arrestata dalla polizia morale per una ciocca di capelli fuori dal velo. In Afghanistan i talebani hanno chiuso le scuole alle bambine dopo i dodici anni. Le femministe occidentali hanno organizzato qualche flash mob, si sono tagliate una ciocca davanti alle telecamere, poi sono tornate al tema serio: la desinenza di «sindaca». Terzo atto: il movimento Lgbt. Anche qui, in Occidente, le battaglie sono state vinte. Nessuno va in carcere per la propria vita sessuale, in Italia esistono dal 2016 le unioni civili, gli osceni (definizione di Gay.it) Pride sono sponsorizzati dalle banche, dalle multinazionali della bibita gassata e perfino dalle ambasciate. Un orientamento che moltiplica le malattie sessualmente trasmissibili è presentato nelle scuole come geneticamente determinato e sano, (due inenarrabili balle, ma in molto nazioni se lo dici c’è la galera) è diventato un segmento di mercato, con la sua bandiera, il suo mese dedicato e il suo merchandising. Esiste un posto nel mondo in cui l&#8217;omosessualità si paga davvero con la vita. Il codice penale islamico iraniano del 2013 prevede la pena di morte per i rapporti fra uomini. E in Iran le impiccagioni si fanno spesso in pubblico, con il condannato appeso al braccio di una gru, perché la folla impari. A gennaio di quest&#8217;anno Ariana Arjomandi, ventitré anni, che si dichiarava gay, è stato ucciso dalle forze di sicurezza durante le proteste, secondo l&#8217;organizzazione per i diritti umani Hengaw. A Gaza, nel 2016, Hamas ha giustiziato uno dei suoi comandanti, Mahmoud Ishtiwi, accusato di relazioni omosessuali, come Vittorio Arrigoni, assassinato anche lui a Gaza. Gli attivisti sfilano per Gaza. Gay per la Palestina è come tacchini per il Natale, o come ebrei per il Gran Mufti. Nessuna contraddizione: del benessere delle persone a comportamento omoerotico al movimento LGBT gliene frega meno che del fango che hanno sotto le scarpe. Sono il braccio armato del partito democratico statunitense, quello che vogliono è la distruzione dell’oriente cristiano. Dei gay ammazzati a Gaza e la Theran parliamo noi cattolici, Magdi Cristiano Allam, Alexander del Valle e io. Nessuno di loro, nella Gaza di Hamas, sopravvivrebbe a una settimana. Ma l&#8217;Iran non interessa, perché il carnefice è islamico, e il colpevole deve essere sempre l&#8217;Occidente. Il gay iraniano appeso a una gru non serve alla causa. Serve il cristiano occidentale che afferma che la cavità anorettale non è programmata per un uso ricreativo. Dove la libertà c&#8217;è già tutta, resta da pretendere il diritto di togliere la parola agli altri. Il movimento non chiede più di essere lasciato in pace: chiede che nessuno possa dissentire. In Italia il ddl Zan, quello che avrebbe introdotto il reato di discriminazione per orientamento e identità di genere, è stato fermato al Senato il 27 ottobre 2021. Ma il modello è chiaro, e altrove funziona. In Scozia dal primo aprile 2024 è in vigore una legge sui crimini d&#8217;odio che punisce le parole «minacciose o offensive». In Finlandia il 26 marzo 2026 la Corte suprema, con tre voti contro due, ha condannato la deputata Päivi Räsänen per un opuscolo sul matrimonio e sull&#8217;etica sessuale che aveva scritto nel 2004. La libertà che, diventata totale, si trasforma nel suo contrario, vietare a chiunque di dire qualcosa che possa offendere. Il «vietato vietare» del Sessantotto è diventato, cinquantott&#8217;anni dopo, «vietato dissentire». Una società in cui il desiderio di uguaglianza diventa insaziabile non si ferma mai: c&#8217;è sempre una differenza in più da cancellare, un dissenso in più da punire, un oppressore in più da inventare. E più il male reale diminuisce, più si moltiplica il male immaginario, perché la sensibilità è più viva. È la nevrosi di un mondo che ha ottenuto tutto e non sa più che cosa farsene, e allora si inventa le catene per avere insieme sia il potere che il fascino della vittima ribelle, mentre è il carnefice imbevuto del conformismo più indecente. Le vere catene sono altrove: sul collo delle ragazze di Teheran, nelle scuole chiuse di Kabul, sulle gru dove vengono impiccati i ragazzi iraniani. Per vederle bisognerebbe guardare fuori dalla finestra, distraendo lo sguardo dal proprio ombelico, e questa è una cosa che i rivoluzionari sazi non hanno mai saputo fare.</p>
<p>chi vuole Islam senza veli e il Dizionario per la difesa dell&#8217;ovvio con dedica in offerta speciale scriva a silvana.demari53@libero.it</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/23/chi-piu-ha-piu-vorrebbe-ovvero-la-rivoluzione-dei-sazi/">Chi più ha più vorrebbe, ovvero la rivoluzione dei sazi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ustica: Giovanardi querelato per aver detto  la verità</title>
		<link>https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/23/ustica-giovanardi-querelato-per-aver-detto-la-verita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 09:24:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Giovanardi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.silvanademaricommunity.it/?p=7008</guid>

					<description><![CDATA[<p>Carlo Giovanardi è stato querelato per aver detto  la verità. Almeno parlerà con un magistrato di Ustica, è la prima volta. Il 22 ottobre, un giudice di Bologna ha ascoltato  Carlo Giovanardi per decidere se debba essere processato per diffamazione. La sua colpa è avere detto che Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, è «bugiarda». Lo ha detto in un’intervista a BolognaToday, spiegando punto per punto perché la favola della battaglia aerea sui cieli del Tirreno è una menzogna. Il pubblico ministero di Bologna ha chiesto l’archiviazione: dalla lettura dell’intervista, ha scritto, non emerge alcun [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/23/ustica-giovanardi-querelato-per-aver-detto-la-verita/">Ustica: Giovanardi querelato per aver detto  la verità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-6915" src="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/08/ustica-300x169.x55482.webp" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/08/ustica-300x169.webp 300w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/08/ustica-400x225.webp 400w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/08/ustica.webp 710w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Carlo Giovanardi è stato querelato per aver detto  la verità. Almeno parlerà con un magistrato di Ustica, è la prima volta.</p>
<p>Il 22 ottobre, un giudice di Bologna ha ascoltato  Carlo Giovanardi per decidere se debba essere processato per diffamazione. La sua colpa è avere detto che Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, è «bugiarda». Lo ha detto in un’intervista a <em>BolognaToday</em>, spiegando punto per punto perché la favola della battaglia aerea sui cieli del Tirreno è una menzogna. Il pubblico ministero di Bologna ha chiesto l’archiviazione: dalla lettura dell’intervista, ha scritto, non emerge alcun contenuto diffamatorio, perché Giovanardi ha motivato in modo articolato le ragioni per cui ritiene mendace la ricostruzione della sua avversaria. Bonfietti si è opposta. Gli avvocati di Giovanardi, Ugo Biagianti e Gregorio Equizi, hanno depositato una memoria di ventisette pagine. La domanda che pongono è semplice: in Italia si può ancora dire che una tesi è falsa, citando perizie e sentenze, senza finire davanti a un giudice?</p>
<p>Ricordiamo i fatti. Il 27 giugno 1980 il DC9 dell’Itavia, partito da Bologna e diretto a Palermo con quasi due ore di ritardo, si spezza in volo e cade in mare vicino a Ustica. Muoiono ottantuno persone, fra cui tredici bambini. Da quella sera l’Italia si è raccontata una storia: caccia stranieri, un Mig libico, un missile francese o americano, una guerra segreta in tempo di pace, un generale depistaggio. Ogni anno una versione nuova. Giovanardi ne ha contate più di trenta, una diversa dalle altre. L’ultima, rilanciata in televisione, dà la colpa agli israeliani. Una verità che cambia colpevole ogni stagione non è una verità: è un romanzo. Nel settembre 2023 Giuliano Amato ha raccontato a <em>Repubblica</em> che il DC9 fu abbattuto da un missile francese destinato a Gheddafi, avvertito in tempo da Craxi. Titoli in tutto il mondo. Pochi giorni dopo lo stesso Amato ha precisato di non avere «alcuna verità da offrire» e di aver voluto soltanto «lanciare una sfida». Il ministero degli Esteri francese ha risposto di aver fornito ogni elemento in suo possesso ogni volta che gli era stato chiesto. Un ex presidente del Consiglio ha accusato un Paese alleato di strage senza portare una sola prova, e nessuno lo ha querelato. Contro il romanzo ci sono i fatti. Il relitto è stato ripescato dal fondo del mare e ricostruito. Il giudice istruttore Rosario Priore affidò l’analisi a un collegio internazionale di undici periti presieduto da Aurelio Misiti, preside di Ingegneria alla Sapienza: italiani, inglesi, svedesi, tedeschi. Fra loro Frank Taylor, l’uomo che aveva indagato su Lockerbie, il Jumbo della Pan Am fatto esplodere in volo nel 1988 da una bomba libica. Lavorarono quattro anni. Nel luglio 1994 consegnarono la loro relazione: l’aereo era stato distrutto dalla detonazione di una carica esplosiva nella toilette posteriore. Nessuna traccia di missile sulle pareti esterne. Nessuna scheggia, nessun foro d’ingresso, nessun segno di un ordigno arrivato da fuori. Le deformazioni del lavello, della porta, delle paratie, del motore destro raccontavano una forza che andava dall’interno verso l’esterno. Nove periti su undici scrissero che la bomba era l’unica causa possibile; gli altri due la giudicarono tecnicamente sostenibile, e nessuno degli undici firmò per il missile. Taylor lo ha ripetuto per anni: è un mistero perché la magistratura non abbia seguito le conclusioni logiche del nostro lavoro, e perché nessuno in Italia abbia mai cercato di capire chi ha messo quella bomba. E i radar? La stessa perizia scrive che non esiste evidenza radar di un altro aereo nella fase finale del volo. Nessun caccia nascosto nella scia del DC9, nessuna battaglia. Gli echi che hanno alimentato quarant’anni di articoli erano lontani dal punto della caduta o spiegabili come disturbi. Poi c’è il processo penale, quello vero, con le prove esaminate in contraddittorio. I generali dell’Aeronautica furono accusati di aver nascosto al governo quanto sapevano su quella notte. Il 15 dicembre 2005 la Corte d’Assise d’Appello di Roma li assolse perché il fatto non sussiste. Il 10 gennaio 2007 la Cassazione rese definitiva l’assoluzione. Se non c’era nulla da nascondere, non c’era nessuna battaglia da nascondere. Per anni uomini in divisa sono stati trattati da complici di una strage, e alla fine lo Stato ha dovuto riconoscere che erano innocenti. Nessuno ha mai chiesto loro scusa, neanche uno. I sostenitori del missile oppongono le sentenze civili, quelle che hanno condannato i ministeri a risarcire i familiari e l’Itavia. Ma un processo civile non accerta la verità oltre ogni ragionevole dubbio: decide che cosa è «più probabile che non», e vale solo fra le parti. Giovanardi ha spiegato più volte che in quella causa la tesi della bomba non è stata nemmeno discussa a fondo, perché l’Avvocatura dello Stato, che la sosteneva, si era costituita in ritardo ed era stata estromessa. Una sentenza che pesa una sola tesi non può smentire quattro anni di lavoro sul relitto. Eppure su quella probabilità lo Stato è stato condannato a pagare: la Corte d’Appello di Roma ha liquidato all’Itavia 265 milioni di euro. Denaro pubblico, versato per un missile che nessuno ha mai trovato. C’è infine la prova più eloquente di tutte. La procura di Roma indaga dal 2008 contro ignoti, dopo che Francesco Cossiga accusò la Francia. Diciotto anni. Nel marzo 2025 ha chiesto l’archiviazione perché non era riuscita a identificare né un aereo, né un pilota, né una nazione. Diciotto anni di ricerche per trovare un caccia che nessuno ha mai visto. Oggi l’indagine è stata riaperta. Si vedrà, ma chi parla di verità accertata sulla battaglia aerea dovrebbe spiegare come si accerta un abbattimento di cui non si conosce l’aereo che lo avrebbe compiuto. Se fu una bomba, chi la mise? È la domanda che il romanzo del missile ha sempre impedito di fare. Giovanardi la fa da anni, e indica il contesto: il terrorismo palestinese che in Italia aveva già colpito, a Fiumicino nel 1973, e che avrebbe colpito ancora nel 1985; il lodo Moro, l’intesa segreta con cui lo Stato italiano lasciava muovere i gruppi palestinesi in cambio della promessa di risparmiarci; le tensioni con la Libia. L’ammiraglio Fulvio Martini, già capo del Sismi, il servizio segreto militare, sosteneva l’esplosione nella coda e respingeva la battaglia aerea. Chi sostiene la bomba osserva anche che un ordigno a tempo, regolato per esplodere a terra a Palermo, con due ore di ritardo sarebbe esploso proprio in volo. Gli esecutori restano da trovare. È una ragione in più per cercarli, non per guardare altrove. Lo chiede anche un’altra associazione di familiari delle vittime, quella per la verità su Ustica, che nel 2022 ha presentato un esposto perché si indagasse finalmente sulla bomba. Esistono dunque familiari delle vittime che la pensano come Giovanardi. Anche loro sono bugiardi? Anche loro andrebbero querelati? Qui sta il cuore della querela. Daria Bonfietti ha passato la vita a sostenere la battaglia aerea, e ha definito le iniziative di Giovanardi un’operazione contro la verità fondata su argomentazioni false. Se lei può dire che lui diffonde falsità, lui può rispondere che lei dice il falso. Il diritto di critica non è un privilegio di una sola parte. Non può esistere una tesi protetta dal codice penale, mentre chi la contesta rischia la condanna. Il giudice di domani non deve stabilire chi abbia ragione su Ustica: deve stabilire se in Italia è ancora lecito dissentire. Se Giovanardi venisse processato, il messaggio sarebbe chiarissimo: su Ustica esiste una verità di Stato, e chi la tocca paga. Ottantuno persone sono morte quella sera. Meritano la verità, non un dogma. E la verità non ha mai avuto paura delle domande. Ha paura solo chi sa che la propria versione non regge. Chi querela un uomo per avere citato perizie e sentenze non sta difendendo la memoria delle vittime: sta cercando di chiudere la bocca a chi non si rassegna. Io sto con Giovanardi, senza se e senza ma. è stato un altro regalo dei Palestinesi, che noi amiamo alla follia, un altro regalo dell&#8217;Islam</p>
<p>leggete Islam senza veli, può aiutarvi moltissimo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>. https://www.amazon.it/Islam-senza-veli-occidentale-sullIslam/dp/B0H5L6X6Z5/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=2BSACG1Q31SU2&amp;dib=eyJ2IjoiMSJ9.DWoHA1wqY9EnOYzN53vn8uOi1DvtJ1cQ5ep-0XjkZ8Ggr6qam5CZCHr54qKfEe9DzVZTkA4Z8Akb3rVSDT3pN4mfBnavukcSYx3Ux_UDsJV1sc69N71q9goyIcDR4q3dL4hPpwHkErh8bd1NuIy_RoDxU8Me3n2iC6hZs7RV7e6JDwdZCfwSG72S-TOMlZTpQlYMdGCyV91gsWhfpCFr81Y6td6otikipCg7Yji6Do6zBFEOtYo237HH_JPQkZ4VWIQ5MpNh27tdl5xTJPuQ-DJBpPtumvhzq7rfJxvPbLM.6wi2nvKluHwfTRiPY5j54g8HThhJLpd44Fo3_EeSrgo&amp;dib_tag=se&amp;keywords=islam+senza+veli&amp;qid=1792751017&amp;sprefix=islam+senza+veli%2Caps%2C188&amp;sr=8-1</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/23/ustica-giovanardi-querelato-per-aver-detto-la-verita/">Ustica: Giovanardi querelato per aver detto  la verità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>mi scuso!</title>
		<link>https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/14/mi-scuso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 19:26:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.silvanademaricommunity.it/?p=7002</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;autore di questo pezzo non sono io! e non so chi sia, l&#8217;ho preso su facebook, ma non ricordo su quale profilo. Per una serie di errori miei, è finito nei ,iei apppunti e l&#8217;ho mandato alla Verità che lo ha pubblicato, al posto di un altro pezzo, questo mio, che non avrei dovuto mandare. &#160; Fra qualche anno uno storico scriverà: &#8220;Continuavano ad ammassare truppe dentro i loro confini: uomini in età di combattimento, che spesso si presentavano come minorenni. Altri venivano accompagnati, o si facevano raggiungere dalle loro donne. La generosa ingenuità degli europei diede loro gli stessi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/14/mi-scuso/">mi scuso!</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;autore di questo pezzo non sono io!</p>
<p>e non so chi sia, l&#8217;ho preso su facebook, ma non ricordo su quale profilo.</p>
<p>Per una serie di errori miei, è finito nei ,iei apppunti e l&#8217;ho mandato alla Verità che lo ha pubblicato, al posto di un altro pezzo, questo mio, che non avrei dovuto mandare.</p>
<div class="h7" tabindex="-1" role="listitem" aria-expanded="true">
<div class="Bk">
<div class="G3 G2">
<div>
<div id="avWBGd-91">
<div id="avWBGd-92">
<div class="adn ads" data-message-id="#msg-a:r-7193350556477784369" data-legacy-message-id="1a12707426d2d8b7">
<div class="gs">
<div class="gE iv gt">
<table class="cf gJ" cellpadding="0">
<tbody>
<tr class="acZ">
<td class="gF gK">
<table class="cf ix" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td class="c2">
<h3 class="iw gFxsud"></h3>
<h3 class="iw rapwed"></h3>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
<td class="gH VYc0jb"></td>
<td class="gH"></td>
<td class="gH acX bAm VN9Psd" rowspan="2">
<div id="avWBGd-134" class="X92YGb"></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="elptr_41" class="tB5Jxf-M-X-ql-Jf" aria-labelledby="qhu9y" data-is-menu-hoisted="true">
<div></div>
<div></div>
</div>
</td>
</tr>
<tr class="acZ xD">
<td colspan="3"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<div id=":ov">
<div id=":ow">
<div class="KKSLrd"></div>
<div class="qQVYZb"></div>
</div>
<div id="avWBGd-137" class="utdU2e"></div>
<div class="wl4W9b"></div>
</div>
<div class=" ">
<div id="avWBGd-138" class="aHl"></div>
<div id=":ok" tabindex="-1"></div>
<div id=":o7" class="ii gt">
<div id=":ox" class="a3s aiL ">
<div id="avWBGd-141">
<div>Fra qualche anno uno storico scriverà:<br />
&#8220;Continuavano ad ammassare truppe dentro i loro confini: uomini in età di combattimento, che spesso si presentavano come minorenni. Altri venivano accompagnati, o si facevano raggiungere dalle loro donne. La generosa ingenuità degli europei diede loro gli stessi diritti dei cittadini. Potevano così vivere senza la noia di un lavoro, ospitati, nutriti e tollerati anche nelle loro attività illegali, imponendo pian piano il loro potere su interi quartieri. Nelle scuole iniziarono a imporre le loro leggi religiose, agevolati dalla scomparsa quasi totale di credenze religiose negli europei. E pian piano iniziarono a costruire teste di ponte sempre più estese e prestigiose, moschee destinate non solo a pregare, ma a diffondere l’idea che il loro dovere era di convertire coloro che definivano infedeli e di prendere il potere su quelle terre. Lo fecero usando la paura di una popolazione in cui i vecchi erano la maggioranza, poi alleandosi con la parte di europei che odiava la sua stessa terra, la sua cultura, la sua storia e la sua civiltà, perché ne era stata rifiutata.<br />
Caddero nelle loro mani le città più potenti delle terre che un tempo erano state cristiane: Londra, Bruxelles, Berlino e, oltre Atlantico, la stessa New York, mentre anche la Francia e la Spagna venivano messe sotto attacco.<br />
Quello che accadde poi lasciò tutti stupiti. La Francia, dove all’inizio l’ordine antico era stato colpito ed abbattuto, si rialzò. Si videro Carlo Martello e Ugo di Payns aleggiare sulla terra che va dalla Normandia ai Pirenei. La guerra fu lunga e a fasi alterne, ma alla fine i gigli di Francia e i leoni dei Plantageneti trionfarono&#8221;.<br />
O forse no. Non riesco a leggere la fine del libro di storia che mi è arrivato dal futuro: è scritto in arabo.</div>
<div class="yj6qo"></div>
<div class="adL"></div>
</div>
</div>
</div>
<div id="avWBGd-142" class="WhmR8e" data-hash="0"></div>
</div>
</div>
<div class="ajx"></div>
</div>
<div class="gA gt acV">
<div class="gB xu">
<div class="mVCoBd"></div>
<div class="ip iq">
<div class="pLw6bb"></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<div class="h7 ie" tabindex="-1" role="listitem" aria-expanded="true">
<div class="Bk">
<div class="G3 G2 afm">
<div id="avWBGd-103">
<div id="avWBGd-104">
<div class="adn ads" data-message-id="#msg-a:r-795237520562949668" data-legacy-message-id="1a1348c96d95c9b3">
<div class="aju">
<div class="aCi"></div>
</div>
<div class="gs">
<div class="gE iv gt">
<table class="cf gJ" cellpadding="0">
<tbody>
<tr class="acZ">
<td class="gF gK">
<table class="cf ix" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td class="c2">
<h3 class="iw rapwed"></h3>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
<td class="gH VYc0jb">
<div class="gK"></div>
</td>
<td class="gH"></td>
<td class="gH acX bAm VN9Psd" rowspan="2">
<div id="avWBGd-113" class="X92YGb"></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="elptr_37" class="tB5Jxf-M-X-ql-Jf" aria-labelledby="qhu9y" data-is-menu-hoisted="true">
<div></div>
<div></div>
</div>
</td>
</tr>
<tr class="acZ xD">
<td colspan="3"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<div id=":tg">
<div id=":th">
<div class="KKSLrd"></div>
<div class="qQVYZb"></div>
</div>
<div id="avWBGd-116" class="utdU2e"></div>
<div class="wl4W9b"></div>
</div>
<div class=" ">
<div id="avWBGd-117" class="aHl"></div>
<div id=":tr" tabindex="-1"></div>
<div id=":tj" class="ii gt adO">
<div id=":ti" class="a3s aiL ">
<div id="avWBGd-120">
<div dir="ltr">Chiedo scusa, sono mortificata. Questo pezzo non è mio e non so di chi sia. L&#8217;ho preso da internet  perché è divertente, e volevo mandarlo a me stessa. Per errore in un momento di distrazione l&#8217;ho inviato a voi . Non so come sia potuto succedere</div>
</div>
</div>
</div>
<div id="avWBGd-121" class="WhmR8e" data-hash="0"></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/14/mi-scuso/">mi scuso!</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fratelli coltelli.</title>
		<link>https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/13/fratelli-coltelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 15:16:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.silvanademaricommunity.it/?p=6999</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli islamici sono nostri fratelli, nel senso che anche Caino era fratello di Abele. Quelli che ci spiegano che gli islamici sono nostri fratelli non sanno un accidente di cosa ha scritto San Tommaso e che non hanno neanche letto l’attacco del Vangelo di San Giovanni. Il Vangelo di San Giovanni, fino alla riforma liturgica di Paolo VI, era letto alla fine di ogni Messa per ricordarci che è la fede in Cristo che ci rende figli di Dio, e quindi fratelli. Compito del cristiano è evangelizzare i non credenti, rendendoli fratelli. Avvicinare un non credente senza il progetto di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/13/fratelli-coltelli/">Fratelli coltelli.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-6996" src="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/10/NOSTRA-SIGNORA-DELLE-MILIZIE-300x225.x55482.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/10/NOSTRA-SIGNORA-DELLE-MILIZIE-300x225.jpg 300w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/10/NOSTRA-SIGNORA-DELLE-MILIZIE-400x300.jpg 400w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/10/NOSTRA-SIGNORA-DELLE-MILIZIE.jpg 576w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Gli islamici sono nostri fratelli, nel senso che anche Caino era fratello di Abele. Quelli che ci spiegano che gli islamici sono nostri fratelli non sanno un accidente di cosa ha scritto San Tommaso e che non hanno neanche letto l’attacco del Vangelo di San Giovanni. Il Vangelo di San Giovanni, fino alla riforma liturgica di Paolo VI, era letto alla fine di ogni Messa per ricordarci che è la fede in Cristo che ci rende figli di Dio, e quindi fratelli. Compito del cristiano è evangelizzare i non credenti, rendendoli fratelli. Avvicinare un non credente senza il progetto di evangelizzarlo è una colpa per omissione per un credente semplice, una colpa grave con furto dello stipendio che non si sta guadagnando per un vescovo. Il Cristianesimo vero non solo non comanda di far entrare stranieri estranei ostili alla comunità e alle sue leggi, ma con chiarezza, nella Summa Theologica di San Tommaso vieta di farlo perché destabilizzerebbero la comunità stessa. Sono i clerici che, come missionari, escono dalla comunità per andare in mezzo alle popolazioni ostili, e convertirle. Alla fine della Messa, oltre alle letture di struggente bellezza del Vangelo di San Giovanni, erano previste alcune preghiere e l’invocazione a San Michele Arcangelo, che aveva il compito di preservare la Chiesa da Satana. Per motivi che sono rimasti oscuri a molti, e imperscrutabili a noi vecchie zie, è stata tolta anche l’invocazione a San Michele Arcangelo, considerata evidentemente inutile, obsoleta, probabilmente oscurantista, sicuramente poco inclusiva. La preghiera di levare dal mondo Satana e consociati, nonché di rimetterli nell’inferno, deve essere vista come una forma di remigrazione. Dopo di che Paolo VI ha avvertito nella Chiesa la presenza del fumo di Satana. Forse l’invocazione eliminata avremmo fatto meglio a tenercela. Nonostante il fumo di Satana avesse fatto il nido, o forse più di uno, e deposto le uova, nessuno l’ha mai ripristinata, salvo qualche lodevole sacerdote e, nel frattempo, oggi continuano ad ammorbarci con le fesserie che tizi che inneggiano alla nostra morte sono fratelli nostri, e che far entrare gli appartenenti ad una religione che benedice l’uccisione degli infedeli, che siamo noi, sia un’opera di misericordia, quando invece è una fesseria. Anzi è un crimine, un crimine nei confronti delle nostre chiese vandalizzate, dei nostri sacerdoti sgozzati, delle ragazzine stuprate, dei passanti accoltellati o investiti con l’auto, dei ragazzi trucidati al Bataclan con la stessa furia del 7 ottobre. Nel diritto islamico classico, il mondo non è uno solo. È diviso in case. C’è la dar al-Islam, la casa dell’Islam, dove vigono la legge islamica e il potere musulmano. C’è la dar al-Harb, la casa della guerra. Tutto il resto è composto dai territori che non si sono ancora sottomessi. In mezzo, i giuristi hanno collocato la dar al-sulh, o dar al-ahd, la casa della tregua: terre non musulmane che hanno stipulato un patto, spesso pagando un tributo, e che per questo vengono momentaneamente risparmiate. Momentaneamente: la tregua è una sospensione, non una pace. Non è un’invenzione di noi islamofobi. Sono categorie elaborate nell’VIII secolo in Iraq dalla scuola di Abu Hanifa e dei suoi allievi e tramandate per secoli nei manuali giuridici. Non definiscono una geografia, ma un programma: il mondo è diviso tra chi è già stato conquistato e chi deve ancora esserlo, perché il destino di tutto il mondo è essere conquistato dall’Islam. Bat Ye’or, in <em>Eurabia</em>, pubblicato in Italia da Lindau con il sottotitolo <em>Come l’Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita</em>, ha mostrato come questa visione non sia rimasta nei libri antichi. Ha descritto la dhimmitudine, la condizione dei cristiani e degli ebrei tollerati sotto l’Islam a prezzo della sottomissione, e ha denunciato un’Europa che, per petrolio, quieto vivere e senso di colpa, ha accettato di comportarsi da casa della tregua: paga, tace, si scusa. Noi siamo la casa della guerra. Non lo diciamo noi cattivi, lo dicono i loro giuristi. Si può obiettare che non tutti i musulmani pensino in questo modo, ed è vero: molti vivono tra noi senza alcun desiderio di conquista, ma è sufficiente il 10% di aggressivi perché la mia vita diventi un inferno. In tutti i casi la dottrina esiste, è insegnata, è citata, e chi vuole servirsene trova tutto già scritto. E poi c’è sempre la possibilità della radicalizzazione anche in seconda, terza generazione. Per questo temere l’Islam non è una fobia. La fobia è una paura irrazionale, sproporzionata, senza oggetto. Qui l’oggetto c’è, ed è dichiarato. Temere chi ti ha già classificato come terra da conquistare è semplice coraggio, non temerlo non è solo idiozia, è la vigliaccheria di chi spera che se chiude gli occhi il drago scomparirà. Insensato è non temerlo, e chiamare razzista chi legge ad alta voce ciò che i loro stessi testi affermano. L’Islam a casa sua ha molti limiti: inchiodato al pensiero di Maometto da una teologia peggio che immobile, inesistente, non produce pensiero, non produce ricchezza se non quella del petrolio, però produce persone perbene, che vivono come meglio possono senza dare fastidio a nessuno. Chi è stato anche solo in vacanza in Tunisia, in Egitto o in Giordania ha incontrato gente normale, spesso gentilissima. È in Europa che l’Islam diventa peggiore, e la imbarbarisce. Noi siamo l’incubatrice del serpente: il nazismo prima e il postmarxismo poi hanno compito questo osceno miracolo. E il serpente poi torna nelle sue terre di origine e le devasta. Il 28 novembre 1941 il Gran Mufti di Gerusalemme, Amin al-Husseini, incontra Hitler a Berlino. Il suo scopo è distruggere il focolare ebraico in Palestina. Dall’alleanza nasce anche la 13ª divisione Waffen SS Handschar, reclutata tra i musulmani di Bosnia. Quel patto peggiora entrambi. I palestinesi cominciano a sognare non la convivenza ma l’annientamento dei sionisti. Il Mufti si adopera affinché nessun ebreo sfugga: nel 1943 chiede ai nazisti di bloccare l’emigrazione verso la Palestina di migliaia di bambini ebrei di Bulgaria, Ungheria e Romania. Chiusa ogni via di fuga, resta solo lo sterminio. Anche oggi l’Europa è l’incubatrice del serpente. Magdi Cristiano Allam lo ha spiegato in <em>Kamikaze made in Europe</em>: è qui che l’Islam si radicalizza. È in Europa che, grazie alla rete dei Fratelli Musulmani, le donne hanno «imparato» il velo, poi il velo integrale, comparso poi anche in Tunisia e in Marocco, dove non c’era. Il caso emblematico sono le grooming gang inglesi. Maometto prese come schiave le donne dei nemici uccisi in battaglia, e il diritto islamico classico lo concede a ogni musulmano. Ma questo presuppone tre cose: un nemico sconfitto in uno scontro militare, un musulmano che ha combattuto per Allah, una donna che è il premio, come le settantadue vergini promesse dalla tradizione al martire del Jihad. Non le danno gratis: bisogna aver combattuto. Quando i saraceni razziavano le nostre coste facevano una guerra religiosa, abbattevano campanili e campane, e se avessero incrociato i cavalieri di Malta o una galea con il leone di San Marco non sarebbero tornati a raccontarlo. L’uomo prendeva la donna, contro la sua volontà, certo, ma poi la difendeva dagli altri uomini, la convertiva, manteneva lei e i figli, che sarebbero stati musulmani e avrebbero ingrossato l’esercito di Allah. Lo stupro nell’Islam classico è il premio di una battaglia e uno strumento di potenza. La donna non è un giocattolo da rompere prendendolo a calci come fa un bambino demente. A Rotterdam, migliaia di ragazzine, alcune di undici anni, sono state stuprate e torturate da branchi di uomini che non avevano vinto nessuna battaglia. Alcune, rimaste incinte, hanno dovuto abortire. Nel Corano e nella vita di Maometto tutto questo non c’è. L’Islam è una religione tremenda, ma questo schifo l’hanno imparato qui. E il sadismo si impara in fretta, perché la ferocia è innata in noi. Circola il video di due maranza: passa un anziano con un cagnolino bianco, uno prende il cane a calci, e quando l’uomo protesta l’altro ammazza il cagnolino con una sedia. forza di buonismo, deresponsabilizzazione e idiozia, stiamo allevando squilibrati sadici che non sono in grado di vivere in nessun paese al mondo. I nostri nemici sono una sinistra pronta a distruggere tutto per i loro voti, e una Chiesa corrotta che non converte più e non distingue più il bene dal male. Chi vuole lapidare una donna o sposare una bambina di 8 anni non è mio fratello e nemmeno cugino di ottavo grado, e chi ritiene che sia parente mio è un cialtrone. Ricordo a tutti i sacerdoti che restano immobili con aria affranta a guardare islamici che vandalizzano le nostre chiese, che Cristo ha anche rovesciato tavoli e preso la gente a scudisciate. Solo gli idioti sono incapaci di collera. Non è una dote. Meno che mai una dote cristiana.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Islam senza veli: Quello che ogni occidentale deve sapere e deve chiedere sull’Islam (Italian Edition)" type="text/html" width="1200" height="550" frameborder="0" allowfullscreen allow="clipboard-write" style="max-width:100%" src="https://read.amazon.co.uk/kp/card?asin=B0H1KDVJ8D"></iframe></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/13/fratelli-coltelli/">Fratelli coltelli.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La caricatura della misericordia</title>
		<link>https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/13/la-caricatura-della-misericordiay/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 15:12:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.silvanademaricommunity.it/?p=6995</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il masochismo è stato travestito da virtù cristiana. Il masochismo, dal punto di vista religioso, è un pensiero deforme. Non è una virtù portata all’eccesso: è una virtù rovesciata, cioè un vizio, un peccato, una dipendenza. Il cristianesimo non ha mai insegnato ad amare il dolore. Cristo nell’orto degli ulivi suda sangue e chiede al Padre di allontanare da lui quel calice. Non corre verso la croce con il sorriso di chi gode del supplizio: la accetta, perché attraverso di essa passa la salvezza di altri. Il sacrificio ha un fine che sta fuori dal dolore; il masochismo ha il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/13/la-caricatura-della-misericordiay/">La caricatura della misericordia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-6996" src="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/10/NOSTRA-SIGNORA-DELLE-MILIZIE-300x225.x55482.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/10/NOSTRA-SIGNORA-DELLE-MILIZIE-300x225.jpg 300w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/10/NOSTRA-SIGNORA-DELLE-MILIZIE-400x300.jpg 400w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2026/10/NOSTRA-SIGNORA-DELLE-MILIZIE.jpg 576w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Il masochismo è stato travestito da virtù cristiana. Il masochismo, dal punto di vista religioso, è un pensiero deforme. Non è una virtù portata all’eccesso: è una virtù rovesciata, cioè un vizio, un peccato, una dipendenza. Il cristianesimo non ha mai insegnato ad amare il dolore. Cristo nell’orto degli ulivi suda sangue e chiede al Padre di allontanare da lui quel calice. Non corre verso la croce con il sorriso di chi gode del supplizio: la accetta, perché attraverso di essa passa la salvezza di altri. Il sacrificio ha un fine che sta fuori dal dolore; il masochismo ha il proprio fine nel dolore stesso. Anche il martire non cerca la morte. Agostino combatté i circoncellioni, i fanatici che andavano incontro alla morte e scambiavano il suicidio per martirio. Il martirio non si provoca, si subisce. Chi va a cercarsi il carnefice non testimonia Cristo, testimonia solo il proprio squilibrio. Il masochismo è la condizione in cui il dolore, l’umiliazione, la sottomissione diventano fonte di piacere: una perversione nel senso letterale, un volgere al contrario. Bessel van der Kolk, in Il corpo accusa il colpo, dedica un capitolo alla dipendenza dal trauma, al dolore del piacere e al piacere del dolore: chi è stato ferito a lungo può tornare a cercare la ferita, perché solo lì si sente vivo. Lo psicologo Richard Solomon aveva mostrato che ciò che all’inizio spaventa o fa male, ripetuto, può diventare eccitante. Il senso del piacere e del dolore si inverte, e nasce una dipendenza dall’umiliazione e da chi ci maltratta. Non c’è ragione perché la teologia chiami santità questa deformazione. Il versetto più frainteso del Vangelo è quello dell’altra guancia. Ma Gesù stesso, schiaffeggiato da una guardia davanti al sommo sacerdote, non porge l’altra guancia. Risponde: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Non si vendica, ma non tace: chiede ragione dell’ingiustizia. E lo stesso Gesù che predica la mitezza intreccia una frusta e caccia i mercanti dal tempio. Porgere l’altra guancia riguarda l’offesa fatta a me. Nessuno ha il diritto di porgere la guancia degli altri, di consegnare all’aggressore la moglie, il figlio, la ragazzina che torna da scuola. Sant’Ambrogio, riprendendo Cicerone, scrive che chi potendo non respinge l’ingiuria fatta al compagno è colpevole quanto chi la commette. Il Catechismo, al numero 2265, afferma che la legittima difesa può essere un grave dovere per chi è responsabile della vita di altri. Grave dovere: non semplice permesso. E Tommaso d’Aquino, nella Summa Theologiae, giustifica la legittima difesa. Amare il nemico significa volere il suo bene, e il bene di chi odia è essere fermato. Si può pregare per chi ci perseguita e intanto impedirgli di nuocere. Chi ama il carnefice al posto della vittima non pratica la carità: la tradisce. La carità ha un ordine, e al primo posto ci sono quelli che ci sono stati affidati. Né l’ascesi è masochismo. Il digiuno e la penitenza, lo stesso cilicio sono una disciplina che rende l’uomo più forte e più libero; il masochismo lo rende passivo, dipendente dal suo aguzzino, incapace di distinguere chi lo ama da chi lo distrugge. Questo pensiero deforme non è un’astrazione. Basta leggere i giornali veneti di questi giorni. A Padova è nata la Camera Arbitrale Islamica Italiana, costituita il 3 marzo 2026. Sul suo sito si presenta come la via «alla Giustizia Islamica in Italia». Il suo organo si chiama Tribunale Sciaraitico, cioè tribunale della sharia. Il regolamento stabilisce che, quando decide secondo diritto, «applica i precetti della Sharia comuni alle nazioni islamiche», e che il diritto italiano vale soltanto per le questioni che la sharia non regola. Il fondatore, un avvocato padovano, assicura che le norme incompatibili con il nostro ordinamento non verranno applicate. Niente lapidazione: questo ci rasserena, solo la solida rappresentazione della donna come minorenne cronica, e in tutti i casi l’ordine è rovesciato: prima la sharia, poi, dove essa tace, la legge italiana. Lui stesso porta un esempio: una decisione favorevole a una parte solo perché l’altra è una donna non potrebbe essere convalidata da un tribunale italiano. Il fatto che senta il bisogno di precisarlo dice già molto. La Procura ha ricevuto un esposto, e il vicepremier Salvini ha dichiarato che in Italia non possono esistere tribunali islamici né leggi parallele. A Rovigo, nello stesso momento, il vescovo Pierantonio Pavanello ha usato l’omelia per la festa di San Francesco per richiamare l’amministrazione comunale. Ha elencato i «lebbrosi di oggi»: gli stranieri, i poveri, i malati psichici, i giovani disagiati, i carcerati. I lebbrosi sono quindi individui che hanno alle spalle la potenza economica dei petrodollari, costruiscono moschee faraoniche, hanno scritto sul loro libro sacro il dovere di assassinarci e ogni tanto lo mettono in pratico con l’uso classico di lame e bastoni o con quello più moderno di esplosivo, armi da fuoco e auto. E ha chiesto al Comune di nominare il Garante dei detenuti. Tra i due la ruggine era antica: la sindaca si era opposta alla trasformazione del vecchio monastero dei Benedettini in un centro di accoglienza. Secondo la sindaca Valeria Cittadin, il vescovo l’ha definita in pubblico «sorda al richiamo della solidarietà», l’unica solidarietà che la CEI riconosce, quella con chi ci accoltella o anche solo considera giusto farlo, e lo ha fatto davanti ai fedeli, dieci giorni dopo una cena in cui non ne aveva fatto cenno. Lei, che si dichiara cattolica e praticante, ha risposto: «Vorrei sentire dal pulpito la stessa determinazione non soltanto quando si parla di accoglienza, ma anche quando si tratta di difendere le nostre radici cristiane». Io oserei chiedere anche uno straccio di menzione pe i nostri fratelli martirizzati nelle terre dell’Islam reale e un ricordo dell’aborto. E ha concluso: il vescovo faccia il vescovo, il sindaco faccia il sindaco. Pochi giorni fa le delegazioni Caritas e Migrantes del Triveneto hanno presentato, con l’approvazione dei vescovi del Nordest, un documento sul fenomeno migratorio. Invita a superare paure e pregiudizi, a «disarmare» il linguaggio, a evitare che lo straniero venga trasformato in una minaccia, a costruire percorsi di integrazione, a passare da una cultura dell’indifferenza alla «convivialità delle differenze». Ricorda che le diocesi accolgono almeno 2.600 persone in circa 280 immobili. Nelle sintesi diffuse non c’è una parola sulla sicurezza, sulla legalità, sui doveri di chi arriva, non una sillaba sull’atroce violenza del Corano che ordina di assassinaci o sottometterci. Nessuna distinzione tra chi viene a lavorare e chi viene con l’odio, tra il forestiero che accetta le nostre leggi e chi vuole sostituirle con le proprie. Nessuna parola sulla sharia, che a pochi chilometri ha appena aperto uno sportello e che in diversi paesi islamici prevede ancora la lapidazione. Quella lapidazione che Cristo fermò quando disse agli accusatori della donna adultera: chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra. Tre notizie, un solo schema. Il vescovo rimprovera dal pulpito la sindaca che difende i propri cittadini, non chi apre un tribunale della sharia. Il documento della Chiesa chiede di disarmare il nostro linguaggio, non di disarmare chi ci odia. Lo stesso schema del parroco che celebra messa con una casula nei colori della bandiera palestinese e non ricorda mai i bambini ebrei uccisi e nemmeno quelli cristiani uccisi in Nigeiria. È la caricatura della misericordia: un masochismo travestito da virtù, un disprezzo malamente camuffato per ebrei e cristiani, vittime del terrorismo islamico, spacciato per solidarietà, un’indifferenza ogni giorno più totale per il martirio dei cristiani sotto l’Islam. La misericordia vera è una virtù dei forti. Può perdonare solo chi potrebbe punire. La resa del debole non è perdono, è sconfitta, e la pagano sempre gli altri: i più poveri, quelli che non possono chiudersi in una villa sorvegliata o in una curia. Quando la Chiesa sapeva distinguere il bene dal male, pregava per i turchi e intanto armava la flotta. Il 7 ottobre 1571, a Lepanto, la Lega Santa voluta da Pio V vinse, e il Papa attribuì la vittoria alla Madonna del Rosario. Non c’era contraddizione tra il rosario e i cannoni. San Tommaso distingueva lo straniero pacifico da quello ostile. Era prudenza, la prima delle virtù cardinali. Oggi quella distinzione è considerata un peccato. Il cristianesimo è una religione di uomini liberi, non di vittime che chiedono di essere colpite ancora. Riscoprirlo significa tornare a dire una cosa semplice: il male va chiamato male, e va fermato. Tutto il resto è un pensiero deforme. Il compito dei vescovi, che sono diretti discendenti degli Apostoli è attuare l’ordine di Cristo dato agli Apostoli di evangelizzare. Dei Vescovi che non portano Cristo, che non evangelizzano, che non battezzano,  che riservano un’indifferenza totale ai veri lebbrosi della terra i cristiani in terra islamica, sono ancora degni del titolo di Vescovo?</p>
<p>Comprate Islam senza veli. compratene due copie, una per voi e una per il vostro vescovo</p>
<p>chiedetelo a silvana.demari53@libero.it</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/13/la-caricatura-della-misericordiay/">La caricatura della misericordia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>11 settembre: gli altri due aerei</title>
		<link>https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/10/11-settembre-gli-altri-due-aerei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 20:24:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.silvanademaricommunity.it/?p=6989</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il complotto smemorato Pentagono e Shanksville: istruzioni per un finto attentato con i pezzi mancanti I geni del male, distratti Immaginiamo la riunione. Una stanza senza finestre, uomini in grigio. Sono i più astuti del pianeta: controllano governi, servizi segreti, giornali, televisioni, vigili del fuoco, medici legali, compagnie aeree e, a quanto pare, anche i pali della luce della Virginia. Devono inscenare il più grande attentato della storia. Hanno a disposizione soldi illimitati e silenzio garantito per decenni. E dopo mesi di preparazione, alla fine, decidono di non mettere l’aereo. Questa è, in sostanza, la teoria che dal 2002 gira [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/10/11-settembre-gli-altri-due-aerei/">11 settembre: gli altri due aerei</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il complotto smemorato</strong></p>
<p>Pentagono e Shanksville: istruzioni per un finto attentato con i pezzi mancanti</p>
<p><strong>I geni del male, distratti</strong></p>
<p>Immaginiamo la riunione. Una stanza senza finestre, uomini in grigio. Sono i più astuti del pianeta: controllano governi, servizi segreti, giornali, televisioni, vigili del fuoco, medici legali, compagnie aeree e, a quanto pare, anche i pali della luce della Virginia. Devono inscenare il più grande attentato della storia. Hanno a disposizione soldi illimitati e silenzio garantito per decenni. E dopo mesi di preparazione, alla fine, decidono di non mettere l’aereo.</p>
<p>Questa è, in sostanza, la teoria che dal 2002 gira per librerie, siti e salotti: sul Pentagono, l’11 settembre 2001, non sarebbe caduto alcun Boeing. Lo ha scritto per primo il francese Thierry Meyssan, che nel libro <em>L’Effroyable Imposture</em> sosteneva che non era stata trovata alcuna carcassa e che il foro era troppo piccolo per un aereo di linea; nel seguito, <em>Le Pentagate</em>, ha aggiunto il missile. Il libro ha venduto più di centosessantamila copie. In Italia la tesi ha avuto la sua stagione con il documentario <em>Zero</em>, scritto da Giulietto Chiesa.</p>
<p>Il ragionamento è affascinante. I congiurati sarebbero abbastanza geniali da far sparire un aereo con sessantaquattro persone a bordo, ma abbastanza sciocchi da dimenticarsi di lasciarne i pezzi sul prato. Onnipotenti nel tramare, distratti nel rifinire. È il complotto smemorato: un piano perfetto con un buco grande quanto un Boeing.</p>
<p><strong>Il Pentagono senza aereo</strong></p>
<p>Vediamo che cosa sarebbe successo, secondo i dati che i congiurati avrebbero dovuto falsificare. Alle 9.37 e 46 secondi il volo American Airlines 77 colpisce il lato ovest del Pentagono a circa 850 chilometri orari. A bordo ci sono sessantaquattro persone: cinquantotto passeggeri, compresi i cinque dirottatori, e sei membri dell’equipaggio. Nell’edificio muoiono centoventicinque persone.</p>
<p>Prima di entrare nel muro, le ali abbattono cinque pali della luce, e l’ala destra colpisce un generatore. Quindi i registi dell’inganno, oltre al missile, avrebbero dovuto segare di nascosto cinque pali su una strada a scorrimento veloce, alle nove e mezza di un martedì mattina, senza che nessuno dei pendolari bloccati in coda se ne accorgesse.</p>
<p>Poi c’è il famoso foro troppo piccolo. Il rapporto dell’American Society of Civil Engineers, l’associazione degli ingegneri civili americani, ha misurato il buco nella facciata esterna: circa ventitré metri, ricostruiti contando le colonne distrutte o danneggiate al primo piano. Il foro rotondo di poco più di tre metri, quello che compare in tutti i siti complottisti, è nel terzo anello, il Ring C, e lo ha aperto il carrello d’atterraggio. Un aereo non è un timbro: non lascia sul cemento armato la propria sagoma, come Willy il Coyote quando attraversa una parete. Un’ala ha colpito il terreno, l’altra è stata tranciata dalle colonne, e il resto, a quella velocità, è entrato nell’edificio comportandosi più come un liquido che come un oggetto solido. Ha attraversato i tre anelli esterni, novantaquattro metri, in otto decimi di secondo.</p>
<p>Ma mancano i pezzi, dicono. Non mancano. I testimoni accorsi hanno visto il muso, uno pneumatico, parti del carrello e della fusoliera, un sedile della cabina di pilotaggio, un pezzo di coda. Il giorno dopo il <em>Washington Post</em> raccontava di cinquanta agenti dell’FBI che camminavano in fila sul prato raccogliendo frammenti dell’aereo. Le due scatole nere sono state ritrovate dentro l’edificio, a circa novanta metri dalla facciata. Allyn Kilsheimer, il primo ingegnere strutturale arrivato sul posto, ha raccontato di aver raccolto pezzi con i marchi della compagnia, di aver tenuto in mano una sezione di coda e frammenti delle uniformi dell’equipaggio. E resti umani.</p>
<p>Qui il complotto diventa davvero impegnativo. Gli investigatori hanno identificato centottantaquattro delle centottantanove persone morte nell’attacco. Dunque i congiurati avrebbero dovuto procurarsi i corpi dei passeggeri, ucciderli altrove, trasportarli e mescolarli alle macerie, oppure corrompere i medici legali delle forze armate e tutte le famiglie. Avrebbero dovuto inventare anche le telefonate: Barbara Olson, commentatrice televisiva, chiamò due volte il marito, Ted Olson, avvocato generale dello Stato, per dirgli che l’aereo era stato dirottato da uomini armati di coltelli e taglierini. Nell’ipotesi del complotto, il marito o recita da venticinque anni, o è stato ingannato da un’imitatrice perfetta.</p>
<p>E i testimoni? Il Pentagono è circondato da autostrade, a quell’ora piene di automobilisti. Le testimonianze raccolte di persone che hanno visto l’aereo sono circa centocinquanta. I congiurati avrebbero dovuto pagarle tutte, o ipnotizzarle, o sperare che fossero tutte miopi nello stesso momento.</p>
<p>Resta l’ultimo argomento: il video. Perché non c’è un filmato nitido? Perché l’FBI ha sequestrato ottantacinque registrazioni di sicurezza della zona, ma quasi tutte le telecamere guardavano altrove, e solo una ha ripreso l’impatto, a pochi fotogrammi al secondo. Si vede una sagoma sfocata e poi la palla di fuoco. Una telecamera di un parcheggio non è progettata per filmare un oggetto che viaggia a duecentoquaranta metri al secondo. Ma per il complottista anche l’assenza di prove è una prova: se il video fosse nitido sarebbe un falso, poiché è sfocato è un insabbiamento.</p>
<p><strong>Il quarto aereo, quello dei coraggiosi</strong></p>
<p>Poi c’è il volo United 93, quello caduto in Pennsylvania. Anche lì, ci dicono, niente aereo: un buco nel terreno, quattro rottami, nessun corpo. Forse un missile, forse un abbattimento segreto, forse niente.</p>
<p>Alle 10.03 e 11 secondi l’aereo precipita in un campo vicino a Shanksville, a una ventina di minuti di volo da Washington. Va a circa novecento chilometri orari, con il muso inclinato di quaranta gradi verso il basso, capovolto. A bordo ci sono quarantaquattro persone, compresi i quattro dirottatori. Non c’è un aereo intero nel campo perché un aereo che entra nella terra molle di una vecchia miniera a quella velocità non atterra: si frantuma e sprofonda. Il cratere è profondo circa tre metri e largo fino a quindici. Un terzo dell’aereo, compresa la cabina di pilotaggio, finisce nei boschi e abbatte alberi su sessantasei ettari. Un motore viene ritrovato in uno stagno a seicento metri.</p>
<p>La scatola nera dei dati di volo viene ritrovata il 13 settembre; il registratore delle voci in cabina il giorno dopo, sepolto a otto metri sotto il cratere. I congiurati, dunque, dopo aver fatto sparire l’aereo, sono tornati di notte a seppellire una scatola nera falsa a otto metri di profondità, contando che qualcuno la trovasse.</p>
<p>Il coroner della contea, Wally Miller, ha recuperato e identificato circa millecinquecento frammenti di resti umani. Entro il 21 dicembre tutte le persone a bordo erano state identificate. Uno dei dirottatori, Ziad Jarrah, è stato riconosciuto confrontando il suo DNA con campioni forniti dalla sua fidanzata.</p>
<p>E poi ci sono le telefonate. Dal volo 93 partono trentasette chiamate. Dieci passeggeri e due assistenti di volo riescono a parlare con qualcuno a terra. Tom Burnett chiama la moglie Deena, le racconta del dirottamento e di un passeggero accoltellato; lei gli dice delle Torri Gemelle, e lui capisce che l’aereo è un’arma. Così i passeggeri decidono di ribellarsi. Il registratore di cabina ha conservato gli ultimi trenta minuti: i colpi alla porta, le grida, i dirottatori che fanno ondeggiare l’aereo per far cadere gli assalitori, e infine la decisione di schiantarlo. Quella registrazione è stata ascoltata nell’aula del processo a Zacarias Moussaoui, nel 2006. Non c’è alcuna prova che l’aereo sia stato abbattuto da caccia americani.</p>
<p>Per credere al complotto bisogna quindi pensare che quaranta persone, con mogli, mariti, figli, colleghi, non siano mai esistite o siano state fatte sparire, che i loro familiari stiano recitando da un quarto di secolo, che le loro voci siano state falsificate, e che l’unico atto di coraggio di quella giornata, uomini e donne disarmati che si lanciano contro i loro assassini, sia una sceneggiatura scritta da qualche funzionario della CIA.</p>
<p><strong>Perché piace tanto il complotto</strong></p>
<p>Perché tante persone intelligenti credono a una storia così stupida? Per tre ragioni.</p>
<p>La prima è l’orgoglio. Chi crede al complotto si sente più sveglio degli altri. Gli altri dormono, lui ha capito. Non ha mai visto un rapporto tecnico, non sa che cosa sia il cemento armato né quanto pesi il carrello di un Boeing, ma ha guardato un video su Internet e sa la verità. È la presunzione di chi non ha studiato e crede di aver smascherato chi ha studiato.</p>
<p>La seconda è la paura. Un mondo dove diciannove uomini armati di taglierini possono uccidere quasi tremila persone è insopportabile, perché significa che il male esiste e non sempre si può fermare. Molto meglio un mondo dove tutto è controllato da qualcuno, anche se cattivo. Il complotto è una favola consolatoria: c’è sempre un regista, e quindi c’è sempre un senso.</p>
<p>La terza ragione è la più grave. Il complotto assolve i colpevoli. Se l’11 settembre lo hanno fatto gli americani, allora al-Qaeda non c’entra, i dirottatori sono vittime o comparse, e l’odio islamista che ha armato quelle mani è solo propaganda occidentale. Non è un caso che la tesi del Pentagono senza aereo sia stata accolta con entusiasmo proprio da chi vede nell’Occidente il colpevole di ogni male. Il complottista, che si crede ribelle, finisce per fare il lavoro dell’ufficio stampa dei terroristi.</p>
<p>E c’è anche un oltraggio ai morti. Le centottantaquattro vittime del Pentagono e le quaranta del volo 93 avevano nomi, facce, case. Dire che non sono morte così, o che non sono morte affatto, significa ucciderle una seconda volta, e insultare chi le piange. Significa togliere a Todd Beamer, a Tom Burnett, a Mark Bingham, a Jeremy Glick, l’unica cosa che resta: aver combattuto.</p>
<p>Il complotto smemorato è perfetto in tutto, tranne che nei dettagli. Ma la verità sta proprio nei dettagli: nei pali della luce piegati, nella scatola nera sepolta a otto metri, nella telefonata di una donna che chiede al marito che cosa dire al pilota. I geni del male, quelli veri, quel giorno c’erano. Erano diciannove, avevano dei taglierini, e non hanno dimenticato niente.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p>National Commission on Terrorist Attacks upon the United States, The 9/11 Commission Report, W. W. Norton, New York 2004 – https://www.9-11commission.gov/report/</p>
<ol start="2003">
<li>F. Mlakar, D. O. Dusenberry, J. R. Harris, G. Haynes, L. T. Phan, M. A. Sozen, The Pentagon Building Performance Report, American Society of Civil Engineers, gennaio 2003.</li>
<li>Dunbar, B. Reagan (a cura di), Debunking 9/11 Myths: Why Conspiracy Theories Can’t Stand Up to the Facts, Hearst Books / Popular Mechanics, New York 2006.</li>
</ol>
<p>Popular Mechanics, Myths About the 9/11 Pentagon Plane Crash: Debunked – https://www.popularmechanics.com/military/a66052053/pentagon-911-plane-crash-myths/</p>
<p>Der Spiegel, What Really Happened: The 9/11 Fact File – https://www.spiegel.de/international/spiegel/what-really-happened-the-9-11-fact-file-a-451741.html</p>
<ol>
<li>Meyssan, L’Effroyable Imposture, Carnot, Chatou 2002; Le Pentagate, Carnot, 2002 – scheda: https://fr.wikipedia.org/wiki/L&#8217;Effroyable_Imposture</li>
<li>Dasquié, J. Guisnel, L’effroyable mensonge. Thèse et foutaises sur les attentats du 11 septembre, La Découverte, Parigi 2002.</li>
</ol>
<p>American Airlines Flight 77, dati su impatto, vittime, rottami e telefonate – https://en.wikipedia.org/wiki/American_Airlines_Flight_77</p>
<p>United Airlines Flight 93, dati su impatto, resti, registratori e telefonate – https://en.wikipedia.org/wiki/United_Airlines_Flight_93</p>
<ol>
<li>Fracassi, F. Trento, G. Chiesa, Zero. Inchiesta sull’11 settembre, documentario, Italia 2007 – https://www.cinematografo.it/film/zero-inchiesta-sull11-settembre-xeh093e0</li>
</ol>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2026/10/10/11-settembre-gli-altri-due-aerei/">11 settembre: gli altri due aerei</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using disk: enhanced 

Served from: www.silvanademaricommunity.it @ 2026-10-27 16:35:39 by W3 Total Cache
-->