fate il presepe

Ricordo ancora quando mio padre mi portò a Napoli a vedere il Museo di Capodimonte, con i preziosissimi presepi, alcuni molto piccoli contenuti in una conchiglia. Bellissimi, certo, ma non commoventi. Mi commuovono molto di più i presepi autarchici e ruspanti delle case, con i giocattoli dei bambini in mezzo ai pastori, la boccia del pesce rosso che fa lo stagno.

Il presepe è la rappresentazione del cambiamento che c’è stato nel mondo, la frase Pace in terra agli Uomini di Buona Volontà, per la prima volta compare nella storia.

Buon Natale per tutti e pace in terra agli uomini di buona volontà.

Che cos’è il Natale? Il momento che diviso in mondo in un prima e non dopo, due secoli prima di Cristo 1281 d.C. Il mondo è cambiato. Prima di questa data non c’era l’idea teorica che il bambino, la donna, lo sconfitto, l’inerme avessero una qualche dignità. Il cervello umano, non mi stancherò mai di dirlo, è naturalmente feroce ed inoltre, con l’acquisizione del pensiero razionale, sono stati persi molti istinti tra cui blocchi agli eccessi di ferocia, presenti molti animali.Che cos’è il cristianesimo? È una religione completamente estranea all’Europa. Noi europei di origine non ebraica avevamo altre religioni: il sommo Giove, con famiglia legale e concubine, cugini primo secondo terzo grado, figli legittimi e non, e questi erano la parte migliore della comitiva, cui si sono aggiunti e sovrapposti un’altra schiera di gentiluomini il più famoso Odino.

Il presepe festeggia la prima volta nella storia in cui è stato posta l’idea che la pace sia migliore della guerra vittoriosa, concetto assolutamente balzano. Pace in terra agli uomini di buona volontà. é la prima narrazione incentrata su una donna con un bimbo in braccio. Una narrazione dove i pezzenti ( pastori, raccoglitori di legna, portatori di acqua eccetera eccetera sono messi sullo stesso piano dei re, i re sono talmente multi etnici che di più non si può. Veramente vogliamo rinunciare a tutto questo splendore?
E poi il presepe lo faceva anche la mia mamma.
Augurare Buon Natale non è un’affermazione religiosa, ma etnica.

Facciamo un esempio: supponiamo di trovarci in un paese buddista dove festeggiano il compleanno di Budda o qualcosa del genere. Pregare, recitare mantra è un gesto religioso, partecipare alla festa, organizzare la festa è un gesto etnico. Un gesto di affetto per la gente che vive in quel paese e ha quella fede, un gesto di allegria, tutto qui.

Se nelle scuole pubbliche si imponesse la messa, imposta a tutti, sarebbe un gesto religioso, un gesto di arbitrio per i bambini di fede diversa. Fare il presepe, augurare buon Natale è un gesto etnico, un gesto di affetto per il paese e le sue tradizioni religiose, non un’assunzione di fede religiosa. Chiunque abbia fatto il turista in un paese buddista ha portato al collo almeno una volta una collanina di fiori; questo non vuol dire che si è convertito. Chiunque stia in un paese a maggioranza cristiana dice Buon Natale se ama la gente del posto e la sua storia e non lo dice se la odia. Che sia credente o meno, se sia cristiano o di un’altra religione è irrilevante.

Negli anni ’70 mi sono trovata spesso in paesi musulmani e ho partecipato a festività. Mangiavo i dolcini che mi offrivano e ricambiavo i sorrisi. Quando sono in Israele mi fa molto piacere che mi dicano Shabat Shalom o Buon Purrim e ci resterei malissimo, mi sentirei esclusa se non lo facessero. Non vuol dire che mi sono convertita, vuol dire solo che facevo festa con delle creature umane che facevano festa.

Tutti gli insegnanti che non permettono che venga fatto il presepe per non offendere la sensibilità dei bambini islamici, stanno in realtà offendendo quei bambini, stanno impedendo che diventino un pezzo della nazione, stanno loro imponendo di restare un corpo estraneo. Inoltre questi bambini cosa sono destinati a diventare nella mente di queste maestre? Muratori in nero? Questi bambini sono destinati a studiare storia dell’arte, e studiare Dante. Forse è il caso di cominciare a spiegare qual è il fondamento su cui posa la civiltà di cui sono venuti a far parte, non di cui sono venuti a fare il corpo estraneo o l’invasore, la civiltà cui devono integrarsi. Natale è l’occasione speciale perché comincino a conoscere la civiltà che li accoglie e in cui vivranno.

Le maestre politicamente corrette fanno un gesto di razzismo ritenendoli non abbastanza intelligenti da voler conoscere usanze non loro, stanno riconoscendo il diritto all’intolleranza islamica più integralista: il Gran Mufti di Londra ha specificatamente vietato di festeggiare feste Cristiane e in particolare Pasqua e Natale, in Pakistan c’è la pena di morte per chi fa il presepe. Gli insegnanti che non permettono venga detto Buon Natale, come non è permesso in Arabia Saudita e Pakistan, adeguandosi da bravi, giudiziosi aspiranti schiavi, riconoscono le affermazioni dei Mullah e degli Iman più integralisti: le feste cristiane offendono l’Islam. È giusto quindi punirle. Gli insegnanti politicamente corretti non lo sanno, e se lo sapessero ne sarebbero fieri, che il loro comportamento è citato su internet e sui giornali pakistani. Persino in Europa, pesino in Italia dove c’è il Papa le maestre sanno che Pasqua e Natale  offendono l’Islam. Quando c’è un bimbo islamico smettono di festeggiarli e parlano di festa dell’inverno e festa delle primavera come Hitler. Quindi è giusto condannare a morte chi fa il presepe, è giusto condannare a morte chi, pronunciando il padre nostro, bestemmia. Nell’Islam noi siamo servi di Dio, non suoi figli: Il Padre nostro è considerato una bestemmia passibile di condanna a morte.

Quegli insegnanti stanno riconoscendo il dovere della civiltà cui loro appartengono di suicidarsi e di essere calpestata. In cambio si sentono superiori alla loro civiltà rinnegandola ed è sempre carino sentirsi superiori ai nonni e ai vicini di casa. In un momento in cui i cristiani sono fisicamente attaccati, attaccare il cristianesimo e i suoi simboli è comunque un sistema di schierarsi con i prevaricatori, che è sempre una posizione comoda.

Riporto alcuni passi del “rapporto sulla integrazione” pubblicato sul sito del Primo Ministro Francese, Jean Marc Ayrault. La parola integrazione è usta a a sproposito: si tratta in realtà di multiculturalismo. Multiculturalismo e integrazione sono parole opposte. Integrazione: tutti si integrano ad un’unica civiltà, quella del paese di accoglienza. Multiculturalismo: la nazione resta frammentata in miriadi di sottonazioni, di minoranze, ognuna rinchiusa nel suo astioso vittimismo e nel suo disprezzo per tutti gli altri.

Tutto ruota sul folle principio secondo cui chiedere agli stranieri di integrarsi non è giusto perché non è giusto considerare cultura e identità del paese ospitante più importanti delle culture degli immigrati e quindi occorre “riconoscere tutte le migrazioni come costitutive della nazione”. Si introduce il concetto di “identità multipla”. Questo è un errore. In primo luogo ogni popolo, inclusi quelli europei hanno diritto a una loro terra dove vi siano le loro usanze e si parli la loro lingua: questo principio basilare non può essere negato mai, pena la guerra civile nelle strade. Inoltre la civiltà del paese ospitante è in questa fase storica la più funzionale antropologicamente, quella vincente dal punto di vista economico. Se i popolo arabi lasciano i paesi arabi per venire in paesi occidentali è perché in questa fase della storia la civiltà occidentale è funzionale. Sono a casa mia mentre fuori diluvia  e bussano alla porta: c’è il mio vicino di casa che mi chiede di entrare. Lui e suoi bambini sono fradici, moriranno di polmonite se non li faccio entrare. Accetto di ospitarli. A questo punto il mio vicino tira fuori il trapano e comincia a a fare buchi nel mio tetto spiegando che è la sua civiltà.

Se il nord Africa è nel disastro non è per “colpa “del colonialismo, finito più di mezzo secolo fa, che in tutti casi ha scolarizzato, ma per colpa di un sistema che schiavizza le donne e non incoraggia l’impresa privata e il successo lavorativo.

 In Francia vogliono  riscrivere la storia “parlando dei movimenti di popolazione per via dello schiavismo, le colonizzazioni, la decolonizzazione, le immigrazioni, i rifugiati, i movimenti dei Rom e gli arrivi dovuti alle primavere arabe”, Riscrivere la storia. Cosa ci ricorda se non Orwell? Bisognerebbe valorizzare l’insegnamento dell’arabo introducendolo nelle scuole migliori e nei licei”: perché sprecare risorse per imparare una lingua che non è stata usata per nessuna scoperta scientifica negli untimi 8 secoli, che non ha scritto nessun capolavoro letterario?  Dalle scuole secondarie comunque si potrà offrire anche un corso di lingue africane come “il bambara, il dioula, il lingala o lo swahili”: sono linque analfabete. La Francia -suggerisce inoltre il documento- dovrebbe assumere “la dimensione arabo-orientale così come quella afro-antillese della sua identità e uscire finalmente dalla sua attitudine postcoloniale” si suggerisce “la soppressione delle disposizioni scolastiche discriminatorie che vietano di portare il velo e quelle che impediscono alle mamme velate di accompagnare i figli all’entrata della scuola”. E la sbandierata laicità? Bisognerà rivedere tutti i registri lessicali usati dalle istituzioni e dai media per impedire che si descrivano le persone e quindi bisognerà vietare a tv e giornali di menzionare la nazionalità, l’origine, l’appartenenza etnica, il colore della pelle, la religione o la cultura dei soggetti protagonisti delle vicende di cronaca e, per essere sicuri che i giornalisti obbediscano, si consiglia di approntare un apposito delitto di “molestia razziale” e la creazione di una speciale corte che garantisca i diritti degli immigrati. Nel saggio France Orange Mecanique è spiegato come l’80 % dei crimini commessi in Francia siano commessi da cittadini francesi di origine islamica. Questi folli dati già sotto censura devono essere ulteriormente nascosti. La frase sarà: un cittadine francese ha commesso ieri una rapina. Se il nome del cittadino, Mohamed, viene scritto, è molestia razziale. La libertà di stampa?

Si ritiene necessario riconoscere il carattere discriminante di alcune prestazioni (come i sussidi agli anziani) che vengono riconosciuti solo a chi risiede da almeno 5 anni e favorire invece l’automaticità per tutti all’accesso alle prestazioni,  sopprimere la necessità di possedere la cittadinanza per accedere ad un impiego pubblico e la creazione di maggiori garanzie in materia di ordine pubblico che obblighino le forze di polizia a fornire una motivazione esplicita per giustificare ispezioni e controlli, si consiglia caldamente di spingere i comuni a dare nuovi nomi “inclusivi” a strade, piazze e luoghi pubblici che richiamino la storia delle migrazioni. La storia insegnata a scuola descrive come grandi uomini personaggi che per la maggior parte sono bianchi ed eterosessuali. Il fatto è che la storia l’hanno fatta loro.

Contro la dittatura del pensiero, per la libertà, per la Pace in Terra agli Uomini volontà, perché in Pakistan non possono farlo, noi facciamo il presepe.

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