epifania

In Francia per l’Epifania si prepara la galletta dei tre Re. È un dolce che contiene una fava: chi la trova sarà il Re della festa.
La galletta dei Re, che ha la forma di una ciambella appiattita, esiste in tre versioni:
1) Vuota: spartana, semplice e sobria.
2) Imbottita di onesta crema pasticciera.
3) Frangipane: la farcitura si fa con una crema frangipane ottenuta sbattendo insieme uova, burro, zucchero e polvere di mandorle. È di gran lunga la migliore e credo che faccia 3000 calorie a porzione a tenersi bassi.
La galletta dei Re ricorda impropriamente i Magi, impropriamente perché che fossero Re è una tradizione popolare. Nel racconto canonico sono figure ben più alte di un re, personaggio politico che deve anche aver condannato a morte qualcuno. Coloro che si rendono conto di quello che è successo sono Magi, maghi.
Ne parla il Vangelo di Matteo. Non erano re. Non è nemmeno detto fossero tre.

« Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi (μάγοι magoi) giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: "Dov’è il re dei Giudei (βασιλεὺς τῶν Ιουδαίων basileus tōn ioudaiōn) che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella (ἀστέρα astera), e siamo venuti per adorarlo".

Matteo dice alcuni. Portano tre doni da cui si può arbitrariamente dedurre che siano tre, e che portino un dono ciascuno, ma è arbitrario. Il numero 3 è riportato in un vangelo apocrifo armeno e tardivo, i nomi della tradizione orale e acquisiti, nel V sec., da papa Leone decise che i re fossero tre, dando al numero, l’ interpretazione simbolica dei tre continenti conosciuti al tempo, l’Africa, rappresentata da Baldassarre, l’Asia da Melchiorre e l’Europa da Gaspare,

Di sicuro sono Magi, non re. Sono cioè Maghi, persone in grado di muoversi in una dimensione spirituale, la parte più alta di una cultura, quella dove possono avvenire i miracoli perché a materia può essere trascesa. La loro magia è una dimensione dello spirito, sono quindi in grado di sapere la grandezza di quello che sta succedendo: che la Legge data da Dio al popolo ebraico, può diventare universale, appartenere a tutta l’umanità, che un pezzo dopo l’altro abbandonerà cannibalismo, razzismo e sacrificio umano. E l’umanità potrà diventare una. Quindi vanno a rendere omaggio e portano in dono oro, perché la ricchezza è il destino dell’umanità, e la bellezza: l’oro, duttile, perfetto è il metallo della moneta e del gioiello. Che l’umanità viva nell’abbondanza, perché è uno dei suoi destini. Incenso, per la divinità, la divinità del Bambino, e la divinità di tutti, la divinità di ogni creatura umana. Che l’umanità non dimentichi mai la spiritualità, il rapporto con Dio o sarà condannata alla depressione, alla disperazione, all’angoscia senza fine, al suicidio che nelle statistiche si impenna tra Natale e l’Epifania, quando il senso del perso diventa insopportabile. Mirra, olio denso e profumato, una delle sostanze alchemiche che garantiva l’imbalsamazione, ma anche piena di virtù curative: la conoscenza della materia.
I magi, ricchezza e conoscenza si incontrano con i pastori, semplicità e essenzialità. L’intelligenza logica e razionale e quella emotiva intuitiva e piena delle potenzialità “infantili” arrivano alla verità per vie diverse.
Nella versione popolare russa i Magi erano quattro, il quarto veniva appunto dalla Russia, e si era perso per strada per via della neve. Portava giocattoli e quindi non avendo raggiunto Betlemme li distribuì ai bambini che incontrò sulla strada, diventando la versione locale di Babbo Natale. 

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