emozioni

Cervello limbico: emozioni al servizio della regolazione del comportamento. Una volta che compare il branco, allora compaiono cooperazione e competitività. Anzi, il contrario: competitività e cooperazione. La competitività nasce per prima. Dove c’è un branco, c’è un capobranco. La competitività fa parte del pacchetto base, non è un’opzione. Tutti abbiamo la competitività. Se tutti gli appartenenti al branco che hanno le caratteristiche fisiche per poter diventare capobranco, competono per il posto di capobranco, diventerà capobranco quello più in gamba, e il branco sopravvive di più e campa meglio. Nella nostra epoca c’è una criminalizzazione della competitività. La competitività è come il colesterolo: l’eccesso uccide, ma la mancanza non è compatibile con la sopravvivenza. Stesso discorso vale per l’aggressività, la difesa del territorio, l’egoismo: l’eccesso uccide, la mancanza non è compatibile con la sopravvivenza. Noi siamo anche la nostra ombra. Senza il nostro lato oscuro, non siamo perfetti: siamo incompleti. Le nostre parti più violente e arcaiche sono quelle che ci hanno garantito la sopravvivenza. Vanno educate, mai rinnegate. Il tentativo più tradizionale di rinnegare il cervello rettiliano è l’anoressia. Il desiderio della persona che soffre di anoressia è la purezza: purezza delle pulsioni, purezza dal colesterolo, purezza dall’odiato grasso, purezza dalla sessualità. Un’anoressia di buona qualità vuol dire due piccioni con una fava, perché al di sotto dell’800 cal al giorno, qualsiasi pulsione sessuale si annienta, al di sotto delle 600, scompare anche la masturbazione. Inoltre, il grasso corporeo sottocutaneo è un’optional per il corpo maschile: può averlo o non averlo, è sano lo stesso. Il grasso corporeo sottocutaneo non è un’optional per il corpo femminile. Noi dobbiamo averlo. Il tessuto adiposo è un organo endocrino. Dove sia assente, il corpo femminile non metabolizza gli estroprogestinici con conseguente sterilità, osteoporosi, amenorrea, perdita della libido, sempre che qualcosa di libido ne fosse avanzata. Un errore compiuto negli ultimi secoli – correggo: nei penultimi secoli – è abolire la sessualità, come sporca e sbagliata. La sessualità può essere distruttiva e violenta, una delle più atroci torture inflitte al corpo umano, ma può anche essere magnifica e straordinaria. Dove non esiste un’idea di buona sessualità, è più facile che la sessualità orrenda esploda malamente. Vale anche il contrario. La sessualità banalizzata e sperperata, usa e getta, mangiata e vomitata come i panettoni farciti da chi soffre di bulimia, fino a cinque in un pomeriggio, è ancora peggio di una sessualità repressa, dove il braccio di ferro è tra repressione e istinto. Nella banalizzazione il braccio di ferro è tra sguaiatezza e nulla: resta solo l’acido in bocca come dopo aver vomitato.
Stesso discorso per l’egoismo. Noi non possiamo sopravvivere senza egoismo. Egoismo, aggressività, competitività, difesa del territorio, insisto, sono come il colesterolo: l’eccesso uccide, la mancanza non è compatibile con la sopravvivenza.
La sessualità deve essere etica e l’egoismo pure. Dobbiamo creare l’idea di egoismo etico. Coloro che rinnegano dentro di sé il lato oscuro, l’aggressività, l’egoismo, li tirano fuori moltiplicati, distorti da qualche altra parte, criminalizzando coloro che non li rinnegano, cui si ritengono nettamente superiori, senza neanche rendersi conto che questa, il disprezzo, è competitività del tipo più bieco. Come diceva il grande filosofo Pascal: “Chi vuole fare l’angelo, fa la bestia”.
Non dobbiamo impedire ai nostri bambini di fare a botte, tutti i cuccioli fanno a botte: dobbiamo insegnare le regole d’onore. Mai due contro uno. Mai contro uno con gli occhiali: deve avere il tempo di toglierseli. Non appena uno dei due contendenti tira su le mani, l’altro si ferma. Dopo ci si dà la mano e amici come prima. Dove le regole non vengono insegnate, perché l’aggressività è sempre cattiva, si sviluppa il bullismo, il branco contro uno e così via. Se le regole d’onore sono state insegnate, il disprezzo per quelli che si mettono due o più contro uno è tale che li ferma.