Depressioni, attacchi di panico, malesseri giovanili (e non): fallimenti e impossibilità di ribellione

Depressioni, attacchi di panico, malesseri giovanili (e non): fallimenti e impossibilità di ribellione

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Torniamo a parlare di depressione, attacchi di panico, malesseri giovanili e non.

Fallimenti e impossibilità di ribellione.
Nel modello di società progettato dall’Impero – che io definirei “società della prestazione” (di stampo neoliberale) tutto dev’essere misurato. Dal sesso alla psiche, dai sentimenti alla volontà. Uno dei grandi padri di questo disastro è stato lo psicologo Wundt, al quale si deve la fondazione del primo laboratorio di “psico-fisica”, a Lipsia. Metà Ottocento, se non ricordo male: dove appunto l’idea era quella di cominciare a misurare lo psichico, come si fa con il fisico). In questa società, figlia bastarda del Positivismo, chi fallisce, invece di mettere in dubbio la società o il sistema, ritiene se stesso responsabile e si vergogna del fallimento, cadendo nell’isolamento e in uno stato di prostrazione psicofisica spesso drammatico. In ciò consiste l’astuzia diabolica dell’Impero: non lascia emergere alcuna resistenza al sistema. Contro chi ci si può ribellare, oggi? Nel regime dello sfruttamento da parte di altri, al contrario, è possibile che gli sfruttati solidarizzino e si sollevino insieme contro gli sfruttatori. È su questa logica che si fonda l’idea marxiana della “dittatura del proletariato”, che presuppone, però, dei rapporti di dominio repressivi. Sotto il dominio mascherato dell’Impero, invece, vige una sorta di autosfruttamento: l’aggressione si rivolge ora contro noi stessi. Quest’aggressività indirizzata contro se stessi non rende gli sfruttati dei rivoluzionari, bensì dei soggetti depressi: come non capire i ragazzi, che quando ci guardano vanno in “crisi di panico”?

Hanno perfettamente ragione.

E’ così che il Ribelle deve andare al cuore del sistema, colpire l’Impero là dove sarà sempre – per sua natura – vulnerabile. Nei consumi e nella comunicazione di potere. Creare piccole comunità alternative, testimoniare con la vita, più che scrivere baggianate sui social network, riciclare, consumare di meno, studiare, pro-vocare. Se necessario anche con forme linguistiche detestabili, che colpiscano la stessa pancia con cui l’Impero vuole che gli individui “ragionino”, dopo aver dismesso l’uso del cervello.

Essere uomini e donne liberi, sarà presto un atto eroico.

Alessandro Benigni

 

Sorgente: Depressioni, attacchi di panico, malesseri giovanili (e non): fallimenti e impossibilità di ribellione – Alessandro Benigni