da il foglio di oggi

 Da Il foglio di oggi, un articolo di Francesco Agnoli 

 

 

Dopo averla ascoltata spiegare ad una scolaresca cosa sono le fiabe e il fantasy, ho cominciato a inventare fiabe anch’io. Brevi, certamente brutte, ma con il fine che le fiabe e il fantasy hanno: trasmettere ai bambini “intuizioni di valore universale”, e il concetto della lotta tra bene e male, cioè della libertà e della responsabilità. Chi ha una certa età è cresciuto sicuramente ascoltando Biancaneve, e la malvagità della regina, oppure le favole degli orchi. Poi è venuto il tempo de Il Signore degli anelli, e sul grande schermo milioni di giovani si sono appassionati alla lotta tra il piccolo Frodo, coraggioso, capace di sacrificio e abnegazione, e il malvagio Sauron, cioè, in altre parole, Satana, il male. Nelle fiabe il bene, nonostante tutto, vince e il male perde. Potrebbe sembrare che ciò accada solo nella finzione. Invece è inevitabile che sia così. Il male, infatti, è solo il parassita del Bene, il tarlo, o il mostro, che cerca in ogni modo di corroderlo e distruggerlo. Ma senza che ciò sia possibile. Ma “dopo aver ascoltato chi?”. Sto parlando di Silvana de Mari, scrittrice fantasy italiana di enorme successo. I suoi romanzi, L’ultimo elfo, L’Ultimo orco, La bestia e la bella…. sono dei best seller in Italia e all’estero. Perché, per quanto apparentemente fantastici, irreali, nascono dalla vita stessa, vissuta con profondità. La de Mari è una di quelle persone che sembrano quasi fuori del tempo nostro: il tempo in cui non c’è più nulla da dire. Quando la ho conosciuta mi sono limitato a farle domande su domande. Sentivo, dentro le sue risposte, che non si trattava di una di quelle scrittrici e di quegli intellettuali che, al di fuori dei loro libri e del loro mondo letterario, sembrano pesci fuori dall’acqua, perché la vita la scrivono, ma non la vivono. Il suo motto, riportato nel suo blog, è già indicativo di un animo guerriero, come i suoi elfi indomiti: “Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario (George Orwell)”.
La sua storia rende conto del perché ami scavare nell’animo umano, con il bisturi dei racconti. Con passione e fermezza, come il bravo medico, che non nega il male, ma lo cura. Con passione. Silvana, infatti, ha cominciato come medico: “In chirurgia le emozioni sono terribili: la paura del dolore, la paura della morte, dell’anestesia, questa sospensione della coscienza, la paura del sangue, l’orrore delle amputazioni. Occorreva che qualcuno consolasse i pazienti, che li accompagnasse, che parlasse con coloro che restavano. Ho cominciato nei reparti di chirurgia a occuparmi delle emozioni dei pazienti, della loro psiche. In greco vuol dire anima. E così ho deciso di cambiare lavoro”. Cioè di dedicarsi alla psicoterapia, e, insieme, alla scrittura. Le ho chiesto, per questo giornale, di spiegarci qualche fiaba, sapendo che per lei, “le fiabe, narrazione fantastica senza alcuna pretesa di verosimiglianza, sono, in assoluto, in quanto opera nata dal basso, lo specchio più fedele di un’epoca”. Partiamo da Dumbo, visto che domenica è la giornata della vita. “Dumbo – risponde Silvana- è il bambino malformato: il bellissimo film è uscito nel 1941, quando in Germania c’era l’eugenetica. Sono le nostre sconfitte, i nostri difetti, le nostre malattie che ci rendono forti e in grado di resistere. Le ridicole ali di Dumbo, quella assurde appendici in cui inciampa, sono in realtà le sue ali. Dumbo è l’idea della diversità come risorsa, come opportunità di crescita. Oggi l’eugenetica impazza come non mai: sono stati abortiti al sesto mese bambini con il labbro leporino. Fortunatamente la scienza non è ancora in grado di predire miopia e tendenza all’obesità, nel caso sarebbe un’ecatombe”.
E Peter Pan? “In Peter Pan le metafore sono scoperte: stiamo parlando della morte del bambino, della morte del bambino in ospedale e dell’aborto. Peter Pan è perso da una mamma distratta e diviene il bambino che non cresce. Tutti i bambini cresceranno, tranne uno, Peter. Peter Pan è l’angelo della morte. Lui e i bambini perduti sono morti. Sono morti in ospedale: c’è una strana forma di mancanza d’amore, nell’impedire la nascita. Una straordinaria forma di aridità… Il padre di Wendi, per ogni bambino spiega alla moglie, facendo tutti calcoli, come quel bambino non se lo possano permettere, come sarebbe meglio non averlo. Il dialogo ha un effetto comico, questa almeno era l’intenzione dell’epoca, ma rileggiamolo adesso, che l’aborto è permesso e normale, la contraccezione obbligatoria e ci stiamo estinguendo per mancanza di bambini, vengono i brividi lungo la schiena. Ho ascoltato nella mia vita il pianto di donne che avevano “liberamente” scelto l’aborto perché il marito e il compagno avevano spiegato che no, vedi, non ce lo possiamo permettere: mi sembrava di rileggere Peter Pan. E lei si lascia convincere, certo e poi resta lì, dopo anni è ancora lì che dice: Oggi avrebbe 6 anni, andrebbe a scuola”.
Se chiedo a Silvana quali sono gli orchi, il suo discorso si allarga. Al riguardo ha scritto romanzi, ma anche un saggio, La realtà dell’orco (Lindau). Gli orchi recenti stati il nazismo e il comunismo, con i loro stermini di razza e di classe; orchi sono oggi i terroristi islamici e i diffusori di una cultura di nulla e di morte che riduce un popolo libero, ad un popolo di schiavi.