Costantinopoli e altri assedi: Vienna, Gerusalemme

29 maggio 1453: cade Costantinopoli. E’ martedì. L’evento è talmente atroce che viene messo sullo stesso piano della crocefissione di Cristo avvenuta di venedì e nasce il detto Di venere e di marte non ci si sposa e non si parte. La superstizione è un tentativo di dare una prevedibilità al mondo e come ogni altro mito contiene la verità storica.

Quando per il favore divino la fortezza fu espugnata, il nemico perdette ogni forza e fu incapace di reagire. Il popolo fedele non incontrò più ostacoli e pose mano al saccheggio in piena sicurezza. Si potrebbe dire che la vista della possibilità di poter fare bottino di ragazzi e belle donne devastasse i loro cuori e i loro animi. Trassero fuori da tutti i palazzi, che uguagliavano il palazzo di Salomone e si avvicinavano alla sfera del cielo, trassero nelle strade strappandole dai letti d’oro, dalle tende tempestate di pietre preziose, le beltà greche, franche, russe, ungheresi, cinesi khotanesi, cioè in breve le belle dai morbidi capelli, uguali alle chiome degli idoli, appartenenti alle razze più diverse, e i giovinetti che suscitavano turbamento, incontri paradisiaci.
 
Questa è la descrizione della presa di Costantinopoli da parte di Maometto II. Il brano è preso da “Storia del signore della conquista” di Tarsun Beg Kemal, vale a dire è il racconto ufficiale, quello su cui i bambini turchi studiano la storia.
Sicuramente anche i Crociati hanno commesso atti del genere, però hanno dovuto farlo di nascosto: era vietato, almeno in teoria era vietato. E punito. C’era la castrazione e il taglio del naso per un crociato che si facesse pescare con le mani su una donna araba. Lo hanno fatto, ma poi non lo hanno scritto e sicuramente dove è vietato viene fatto parecchio di meno.
Non commettere atti impuri è Non commettere atti impuri. Mai. Non commettere atti impuri blocca anche lo stupro etnico. Tu non desidererai la roba d’altri. Tu non desidererai la donna d’altri. Gli altri sono i forestieri, gli stranieri. Vuol dire che anche fantasticarci sopra, al depredare altri popoli e a violentargli le donne, è un peccato mortale, perché spinge alle guerre di rapina.
Il corano afferma il diritto dell’uomo islamico di prendere le donne del nemico di Allah sconfitto, e anche in questo contrasta la Legge di Mosè, dimostrando di non essere il seguace di quella legge, ma l’antireligione, per usare il termine dell’antropologo Cloude Levi Strauss

 

"E noi gridiamo piangendo forte e supplichiamo con le lacrime, sospiriamo doloranti, rimpiangendo la grande città.

Venite fratelli fedeli, padri e miei eletti amati, unite i pianti alle lacrime per queste cose che sono ora accadute. 
O lodata Costantinopoli, ornata come sede degli imperatori, perchè ora sei divenuta un cumulo di rovine sotto i piedi degli infedeli ?
O eletta Costantinopoli, tu soprannominata madre di città, tu sei stata data ai nemici, ti domina la mano dei tuoi oppressori.
Costantino, grande principe, regnò a Roma e per opera di papa Silvestro credette in Cristo. Ti incontrò sul suo cammino, 
ti vide e ti amò molto, ti rese luogo della sua sede, e ti chiamò Nuova Roma. Il grande Teodosio pose in te la sua sede, coi due figli 
Arcadio e Onorio ebbe la residenza in te e poi il nobile Teodosio il Piccolo. Regnò Giustiniano, divenuto grande Imperatore di chiara fama, egli 
acrebbe la tua posizione ed eresse Santa Sofia. Di fronte alla porta della chiesa fece collocare un monumento molto alto e sopra in bronzo
vi fece rappresentare se stesso a cavallo.
I pagani sono entrati in te e hanno profanato il tuo santo Tempio, tu sei divenuta come la capanna del guardiano di frutta e hanno
gettato agli uccelli i cadaveri, e nessuno li ha sepolti.
Ti hanno reso obbrobrio dei vicini e sei divenuta oggetto di derisione per chi ti sta intorno.
I tuoi giovani li divorò il fuoco, e nessuno prese il lutto per le tue vergini, i tuoi sacerdoti caddero di spada, nessuno pianse le tue vedove".
 
                                                                                                                                           Abraham di Ankara
 
"Questa catastrofe 
avvenne per opera di un imperatore
della Turchia, come mi è stato riferito,
che, pagano, furioso e terribile, flagello della cristianità
ha distrutto Costantinopoli.
Molti cristiani ci sono morti,
 
press’a poco trecentomila.
Molta gente, uomini e donne,
e tutti coloro che avano più di sette anni
li fece uccidere.
Questo è un delitto e una disgrazia che muove a pietà.
Voi, principi del Sacro Romano Impero, 
papa, imperatore e re in particolare
e tutti voi, sovrani e signori
dovete vergognarvi di questa strage !
Vergogna per quest’onta
che voi, nella vostra posizione,
col potere che avete su tanta gente e tanto territorio,
lasciate che venga distrutto in modo così cruento
un così grande patrimonio cristiano.
Voi siete responsabili del loro sangue.
 
Se voi aveste agito,
essi avrebbero resistito,
perchè, prima di essere dispersi,
si erano rivolti a tutti i regni
sottoposti alla corona romana,
si erano appellati a tutti i principi,
senza ricevere da loro alcun aiuto.
 
Voi, principi e signori, 
se non vi difenderete
contro questo turco e pagano,
perderete il vostro potere"….
 
                       Michael Beheim (1420/1470)
 
Dopo Ratisbona un altro assedio è stato nominato. Come rappresaglia a un discorso di Papa Benedetto XVI che ha osato proporre all’islam la filologia, la critica, il diritto degli uomini di pensare sui testi, Roma, dichiarata da Maometto quarta città santa dell’islam, da conquistare alla vera fede subito dopo la terza, Gerusalemme, è stata avvertita che è destinata alla fine di Costantinopoli.
In questo momento l’asse portante della mia civiltà, la libertà di pensiero, il diritto inalienabile di dire quello che si pensa è sotto attacco.
E allora forse, siccome quelli che perirono a Costantinopoli erano uomini e non scarafaggi o cani, forse vale la pena di ricordarli.
Dopo che Costantinopoli cadde, nonostante una strenua difesa di Genovesi e Veneziani lasciati soli dal resto dell’Europa che aveva di meglio da fare, il sangue dei decapitati nella basilica di Santa Sofia arrivò a metà polpaccio.
Visto che il destino di Costantinopoli è appena stato minacciato a Roma, per punire il Papa così cattivo e scortese e perché Roma è la quarta città santa dell’islam, visto che c’è qualcuno che oggi, ora, considera quello che è successo a Costantinopoli una bella cosa, forse vale la pena di ricordare che sono stati decapitati anche i neonati e i feti nelle madri. Ogni metro delle mura fu occupato da un palo che alternava i crocefissi agli impalati, che non appena morivano venivano sostituiti e sotto ogni palo c’era la catena con quelli che aspettavano il loro turno, e da quelle file si sono alzati canti.
I non uccisi furono venduti schiavi.
Tutti.
Nessuno escluso.
Mi scuso di essere così poco politicamente corretta da osare ricordare l’assedio di Costantinopoli, neanche gli ammazzati fossero persone e non scarafaggi, ma c’è anche quell’assedio nella memoria collettiva dell’Europa e dopo Ratisbona l’assedio di Costantinopoli è stato su tutti i giornali, perché non fa parte solo del nostro immaginario collettivo, ma anche di quello di altri.
In questo Europa multiculturale l’assedio di Costantinopoli è nell’immaginario collettivo di due culture, chi l’ha subito e gli altri, che ancora ne gioiscono e ne traggono motivo di orgoglio e lo minacciano. Uno degli stati europei in quell’assedio e nella sua risoluzione, ha la sua trionfale data di nascita.
Attualmente Costantinopoli si chiama Istambul ed è una città di uno stato che non è pluri confessionale. Alla popolazione precedente non è stato concesso di sopravvivere. Quelli che c’erano prima sono morti in catene e senza discendenza, ridotti a niente, annientati.
Di loro è rimasta polvere e cenere e il ricordo, che non è stato invano. E’ stata la narrazione di quel massacro fattaci arrivare da uno scrivano, racchiusa in storie di Orchi, che ha dato il coraggio di spezzare un altro assedio.
E anche questo secondo assedio non può essere dimenticato. E’ l’assedio di Daligar, quello al fosso di Elm. L’assedio spezzato da un soccorritore infinitamente più scalcinato degli assedianti che sostituisce con il coraggio gli uomini e i mezzi che gli mancano.
E’ l’assedio di Vienna, anche quello ricordato da poco, ricordato 11 anni fa nella scelta di una data.
Anche l’assedio di Vienna fa parte di due culture e una delle due se lo ricorda molto meglio dell’altra che nella sua incoscienza lo ha dimenticato.
L’assedio di Vienna è stato spezzato l’11 settembre 1683 dal Re di Polonia, grazie anche al monaco italiano Marco d’Aviano, che spazzò via gli assedianti musulmani, con le loro catapulte e la cavalleria pesante. La vittoria salvò l’Europa dal perdere la sua anima critica, filologica e costantemente eretica, salvò all’Europa la sua capacità di avere l’individuo e la sua libertà di pensiero come valore assoluto. All’assedio di Vienna, alla vittoria all’assedio di Vienna dobbiamo la cultura europea. Dobbiamo la nostra esistenza. Quando il 22 novembre del ‘41 Hitler dichiarò “il nazismo ha due anime, tedesca e islamica” e insieme al Gran Mufti di Gerusalemme fondò la XIII divisione ss, la bosniaco palestinese, sia lui che Himler si scusarono con il Gran Mufti per la vittoria della miserabile Europa Giudaicocristiana a Vienna. Senza quella vittoria l’islam, religione in tutto e per tutto simile al nazismo, avrebbe meravigliosamente prevalso.
All’assedio di Vienna ed alla sua risoluzione dobbiamo anche cappuccino e croissant. I viennesi avevano appreso dai Turchi l’uso del caffè. Ne offrirono anche una tazza a Marco d’Aviano, che però non lo trovò di suo gusto e per migliorarlo aggiunse latte fino a che la bevanda non ebbe lo stesso colore della sua tonaca da cappuccino. I turchi avevano quasi preso Vienna, con una tecnica che possiamo vedere nell’assedio del fosso di Elm, nel film Le due Torri. (Peter Jackson da Il signore degli anelli). Si scavava una galleria e si metteva della dinamite. Un fornaio, mentre di notte faceva il pane, nel silenzio avvertì il rumore degli scavi, avvertì i difensori che arrivarono giusto in tempo, con le lunghissime micce già accese, e le fiammelle che erano ormai a poche decine di metri dall’esplosione. Il fornaio ebbe poi, unico su tutta Vienna, il diritto esclusivo ad usare la pasta sfoglia, che lui adoperò per fare un dolcino a forma di luna crescente, croissant in francese, simbolo della bandiera turca: come dire, hai cercato di annientarmi e asservirmi e hai fallito e ora la tua bandiera me la mangio a colazione.
Noi non ce lo ricordavamo l’assedio di Vienna, come tutti i popoli liberi non viviamo sull’attenti, siamo un po’ cialtroni e un po’ cafoni, e preferiamo le sit-com ai libri di storia, ma visto che gli altri ce l’hanno ricordato al World Trade Center, tanto vale che ce lo ricordiamo bene.
Vale la pena di non dimenticare l’assedio di Vienna, 11 settembre 1683, perché se la sua ultima citazione è comparsa l’11 settembre del 2001, la penultima è stata fatta niente poco di meno che dal Capo Orco in persona Adolf Hitler, a Berlino quando il 21 novembre del 1941 dichiarò al Gran Muftì di Gerusalemme, la più alta autorità sunnita:
«Il nazismo ha due anime, tedesca e islamica. Io Adolf Hitler Fürer del Reich, dichiaro che il nazismo e l’islam hanno gli stessi valori e gli stessi nemici e mi scuso per quell’11 settembre 1683, quando questa Europa giudaico cristiana a Vienna ha fermato voi, l’unica civiltà da sempre nazista.»
Il Gran Mufti di Gerusalemme rispose con una fatwa che impegnò tutti gli appartenenti all’islam a battersi con tutte le loro notevole forze a fianco del nazismo cosa che successe in Egitto, Siria, Iran e Irak. Per la cronaca fu fondata nell’occasione la XIII divisione ss, la bosniaco palestinese, quelli che avevano come pezzo obbligatorio della divisa il Santo Corano, stampato in tedesco e in arabo, e andavano all’attacco dei partigiani di Tito con il Santo Corano nella bisaccia, questo libro così bello, testo di una religione che non può che essere una religione di pace, che ci spiega come chi si oppone all’Islam verrà distrutto, gli saranno mozzati i piedi e le mani.
E tutto questo non sarebbe così grave, anche noi Italiani eravamo alleati del nazismo, anche i Giapponesi hanno fatto di tutto, tutto questo non sarebbe così mortalmente grave se non fosse per la foto degli Hezbollàh che salutano con il braccio teso e per la censura che i principali quotidiani si sono imposti non pubblicando le foto, non sarebbe così grave se la prima pretesa della consulta islamica inglese è l’abolizione del ricordo dell’Olocausto e la prima della Consulta islamica italiana l’offesa gravissima di quello stesso Olocausto.
Saruman sospira davanti alla nostra barbarie. E con lui sospirano tutti coloro che sono dalla parte della tolleranza multiculturale, schierati con i terroristi contro i veri nemici dell’umanità, quegli Stati Uniti d’America che hanno mandato 300.000 dei loro uomini a morire, a impastare il loro sangue con la polvere delle strade italiane e trasformarla in fango così che noi potessimo vivere da uomini liberi.
Saruman è il premio nobel Dario Fo, già combattente della decima mas, uno che ha fisicamente messo i bambini Ebrei sui treni e che è così lucido nelle sue critiche ai difetti della democrazia. Saruman è il premio Nobel Gunter Grass, già combattente delle ss.
Saruman è dalla parte della tolleranza multiculturale e allora, permettetemi, come Bertold Brecht, visto che l’unico posto rimasto libero è quello dalla parte del torto, mi ci siedo io. Anzi: ci sediamo in due: io e il Fantasy.
Saruman ha strillato molto contro la versione cinematografica de Il Signore degli Anelli e i milioni di scioccherelli che sono andati a vederlo. E ha avuto ragione. Il Fantasy è il nostro poema epico, quello che ora che siamo nel pericolo e dobbiamo rischiare la vita per dire quello che veramente pensiamo, ci darà il coraggio di combattere. E fermare i mostri. E salvarli. È possibile. Le armi per farlo sono la verità e il coraggio e la verità e il coraggio oggi sono abbattuti dal politically correct, il più ignobile impasto di manipolazione, intimidazione, razzismo e ipocrisia.
I due libri più venduti, gli assoluti vincitori della lista di best seller sono Il Signore degli Anelli e Harry Potter. Il Signore degli Anelli ha venduto 100 milioni di copie. Ognuno dei libri della Rowling ne ha venduto 50 milioni, per un totale di 350 milioni.
Quando una storia continua a diffondersi in maniera così potente è perché dentro c’è qualcosa che in quel momento è universale, dentro c’è una narrazione che la gente, il popolo, sente come fondamentale per la propria sopravvivenza.
Ambedue narrano la stessa storia. L’Oscuro Signore è in grado di spezzare la sua anima maledetta e la mette al sicuro dove non può essere riconosciuta, così da diventare immortale.
È quello che è successo.
Il terrorismo islamico ha una data di nascita precisa, il 22 novembre 1941, quando a Berlino Adolf Hitler ha pronunciato la frase “Il nazismo ha due anime, tedesca e islamica”. In quel giorno fu stretto un patto d’acciaio tra Hitler e il Gran Muftì di Gerusalemme, lo zio di Arafat e la più alta autorità dell’Islam sunnita. In cambio dello sterminio degli Ebrei (la soluzione finale è del febbraio del 42) il gran Muftì di Gerusalemme offrì l’alleanza di tutto l’islam: Egitto, Siria, Iran, Irak e ovviamente Palestina. Il Nazismo e L’islam hanno gli stessi valori e gli stessi nemici fu detto in tale occasione. Maometto primo leader genocidario della storia dell’umanità, distrusse le colonie di Ebrei dell’Arabia (L’Arabia era plurietnica e pluri confessionale. Gli Ebrei erano lì dai tempi della Regina di Saba) per punizione di non averlo riconosciuto come Messia.
In quell’occasione è stata fondata la 13 esima divisione ss, la bosniaco palestinese, quelli che andavano all’attacco con il Corano nella bisaccia.
Il partito Baat siriano e iracheno sono partiti ufficialmente nazional socialisti. Gli appartenenti a Hesbolllah salutano con il braccio teso: non puoi aver visto la foto perché i principali quotidiani italiani l’ hanno censurata.
Io ricordo la guerra dei 6 giorni, ricordo le ex ss nell’esercito egiziano che rilasciavano interviste: siamo venuti a finire il lavoro. Israele era attaccata da quattro fronti: Egitto, Siria Giordania e Irak Gli Israeliani avevano 210 aerei contro i mille duecento degli altri.
La terra e la libertà ai palestinesi (Libertà di vivere e prosperare, non di tirare missili Qassam, 9873 in dodici mesi) è già stata garantita da Peres, Sharon, Rabin e Bush.
La libertà di distruggere Israele (la distruzione di Israele è il primo capitolo dello statuto sia di Hamas che di Al Fatah) sarà sempre negata, e se per quella libertà i Palestinesi sono disposti a sacrificare la vita dei loro figli, i loro figli moriranno.
Il denaro dato dalla comunità internazionale ai palestinesi è incontabile, fiumi e fiumi di denaro,
eppure il bimbo palestinese è sempre lacero con il sasso in mano.
Il nazismo è più forte che mai. Ha il denaro del petrolio, è armato fino ai denti e ha le sue due armi ignobili tra le mani: il vittimismo e l’indecente, oscena incapacità di ascoltare l’avversario.
A proposito la frase che pronuncia il capo orco nell’Ultimo Orco, “noi vi sgozzeremo tutti e sgozzeremo anche i feti nelle madri“ è stata pronunciata dal Premio Nobel per la Pace Arafat nel 1985 ad Algeri.
Io sono assolutamente d’accordo con Martin Luter King: tra tutte le forme di razzismo, ancora più atroce dello schiavismo del mio popolo, la più atroce è quella che nega al piccolo stato di Israele il diritto di esistere. Martin Luter King riteneva l’antisionismo una forma di razzismo ancora più grave
Chi parla a favore di Israele, a cominciare da Magdi Cristiano Allam, deve avere la scorta. Non conosciamo le ragioni di Israele. Chi cerca di spiegarcele viene azzittito.
Il terrorismo islamico sta distruggendo interi popoli, ma non ce ne siamo neanche accorti: tutte le volte che cominciamo a girarci per capire cosa stia succedendo ci prendono per il collo e ci rimettono il naso sulla foto del piccolo Balilla palestinese con il suo sasso in mano, ci impongono di guardare senza distrarci e noi non ci distraiamo.
Le minoranze cristiane dell’Indonesia sono state fisicamente soppresse: 200.000 (duecentomila) morti a Timor est. Qualcuno li ricorda? C’era stato anche un premio Nobel nel 1996; fu allora che la gente scoprì l’esistenza di questa tragedia per poi dimenticarla subito. Difficile commuoversi o agire per qualcosa che sui giornali non c’è. Duecentomila morti e nessuno li ricorda? Ho una notizia per tutti. Quei morti non erano né cani né scarafaggi. Erano persone. Ognuno di loro era una persona. Aveva un nome, era stato nel ventre di una madre, avrebbe dovuto avere un futuro. Sono stati uccisi con il ferro, il fuoco e il dolore. Sono stati isolati, umiliati, accusati di tutti i mali e poi sterminati, con le maniere solite con cui si sterminano i popoli: le violenze sulle donne, le violenze sulle bambine, i bambini con il cranio fracassato sui gradini di quella che era stata la loro cucina. Ed a questi morti si stanno aggiungendo secondo i dati di Massimo Introvigne circa 100.000 morti l’anno uccisi solo perché sono Cristiani. La chiesa di Santa Maria del Massacro di Bagdad, i morti Copti , la Nigeria: ovunque i cristiani sono uccisi in quanto tali, nell’indifferenza generale. O peggio nella giustificazione delle stesse gerarchie religiosi che si precipitano a spiegarci che l’islam è violento perché Israele e gli Stati Uniti lo rendono infelice.
Ma andiamo, non ci distraiamo: che cosa sono le loro sofferenze dei Copti  uccisi nelle loro chiese, nei nigeriani cristiani bruciati vivi, delle ragazzine cristiane rapite e stuprate in confronto a quelle dell’eroico popolo palestinese con il suo sasso in mano?
Gerusalemme è la città di Re davide. Era la capitale dello stato ebraico secoli prima della nascita di Roma millenni prima della nascita di Maometto.
Il popolo ebraico è stato trascinato sulle vie atroci dell’esilio e le paorle sono state: Se mai ti dimenticherò Gerusalemme.
Davanti alle camere a gas le persone hanno detto: l’anno prossimo a Gerusalemme.
Gerusalemme è ebrea, unica e indivisibile.
Ed è sotto assedio dalla nazione islamica che va dal Marocco all’indonesia e che vuole espugnarla e non ci riuscirà e che anzi ad ogni guerra che scatena contro Israele viene sconfitto.
Gerusalemme siamo noii, tutti noi, anche noi che non siamo ebrei, ma siamo disposti a combattere per un mondo dove la libertà dell’uomo sia un valore, dove non si scrive sui libri di storia: abbiamo violentato le donne e i ragazzini e ci siamo divertiti.
Non abbiamo combattuto per Costantinopoli.
Gesuralemme siamo noi
Silvana De Mari
 
 

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