coraggio

Le madri ansiose sono in costante bilico sulla catastrofe, la tubercolosi che ci travolgerà se non mettiamo la maglietta di lana, il trauma cranico che arriverà se ci arrampichiamo su qualche cosa, la congestione che ci fulminerà se andiamo in acqua con una briciola nello stomaco. Le madri sono ansiose perché così insegnano la prudenza.
Le madri troppo ansiose tirano su dei figli che diventano a volte adulti fobicii, ma una madre ansiosa ci trasmette il senso del nostro valore.
Però se il compito delle madri è insegnare la prudenza e raccomandare la facilità e la comodità, quello dei padri è insegnare il coraggio, la lealtà, l’etica.
Nei popoli dove c’è uno squilibrio tra maschile e femminile si perde l’equilibrio. I padri si sono diradati. La paternità si è spampanata negli ultimi 60 anni, i valori maschili si sono persi e dispersi e con loro il coraggio.
Siamo un’epoca ansiosa e spaventata anche perché più nessuno insegna il coraggio.
Il coraggio adesso si chiama sindrome dell’eroe.
Un passaggio indispensabile è il coraggio. Senza coraggio non è possibile ottimismo e senza ottimismo non è possibile felicità.
Siamo la prima epoca dall’inizio del mondo che ha beatificato la vigliaccheria e che disprezza il coraggio, si chiama sindrome dell’eroe, stupendosi ancora che, senza coraggio, non sia possibile vivere e costruire.
Il coraggio è la capacità di agire in maniera lucida o in maniera etica anche in presenza della paura. La paura è, insieme al dolore, la custode della vita.
Una persona che si trovi in mezzo a un incendio se resta lucido aumenta le sue capacità di trovare una via di fuga. Il coraggio è un adattamento evoluzionistico. In un incendio il coraggio può spingerci a rischiare di essere uccisi o ustionati per salvare un bambino intrappolato. In entrambi i casi il coraggio mi spinge ad affrontare un dolore o rischio immediato, levarmi da dove sono e fare, in cambio di un bene futuro, la mia sopravvivenza, la sopravvivenza di colui che sto salvando, cioè il percepirmi come persona etica. O se preferite in cambio di un dolore immediato, muovermi, affrontare le fiamme, evito un dolore più grande futuro, la mia morte, o il mio percepirmi come un cialtrone che ha fatto morire un altro in un incendio.
Il pavido terrorizzato è una figura perdente perché non è in grado di fare questa scelta. Nelle catastrofi collettive, affondamento del Titanic, tzunami, cinema in fiamme, crollo dello stadio, nella maggioranza dei casi non c’è nulla da fare, ma in una piccola parte di casi c’è una via di uscita e in se c’è una possibilità di fare qualcosa e salvarsi, i coraggiosi ci riescono, perché la paura genera paralisi.
Se torniamo alla definizione di coraggio, la capacità di agire in maniera lucida o in maniera etica anche in presenza della paura, si evince che dove non ci sia paura non può esserci coraggio.
La paura è l’ emozione primaria, quella che compare per prima nella nostra vita, già l’ameba se si avvicina uno spillo cerca di spostarsi perché ne ha paura. Se non avessimo paura, passeremmo il tempo a guidare contromano con i fari spenti di notte per vedere cosa si prova. Gli affetti da analgesia congenita, una rarissima malattia che impedisce di provare dolore, tendono a ferirsi, ustionarsi e ammazzarsi con sconvolgente facilità.
La paura è disinserita nell’ubriacatura, da alcool, da allucinogeni, da anfetamina, metanfetamina, cocaina, da fanatismo e molto diminuita in molte psicosi. Le persone molto coraggiose, ma veramente tanto, che rischiano continuamente la vita in sporto estremi, ma veramente tanto estremi, spesso hanno forme di disequilibrio. Dove non c’è paura, non può esserci coraggio. La mancanza di paura e il coraggio quindi non sono sinonimi, anzi sono antitetici.
Noi amiamo la morte e voi amate la vita , ed è per questo che voi perderete è la frase classica dell’orco. Chi ama la morte e lo dichiara, sempre , è un individuo schiacciato dalle frustrazioni e in particolare quella sessuale. Chi ama la morte non è coraggioso. Non è coraggio, ma psicosi, e le spicosi, questa è un’informazione tecnica, non una metafora, sono contagiose. La radio di Goebbles, la maledetta radio hutu in Rwanda, internet ora, possono veicolare il virus del vittimismo omicida.
Ma, attenzione, anche il coraggio è contagioso. Il capo carismatico è colui che riesce a infondere il coraggio. E può anche essere un personaggio non fisicamente presente, perché è un personaggio storico o perché non è mai esistito. Noi amiamo il Fantasy perché i grandi eroi e quelli piccoli (Sam e Frodo) contagiano il coraggio.
E tra tutti gli uomini eroici, come ci ha ricordato Chesterton, grandissimo è anche l’uomo che ha affrontato l’avventura incredibile di essere padre, la donna che ha accolto l’avventura di essere madre. Eroi quotidiani la mamma e il papà che tengono tutti i giorni a galla la barchetta con dentro i bambini.
Un saluto anche ai pompieri di Amatrice.
Silvana De Mari. 

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