Conflittualità genitoriale e sofferenza dei figli

CONFLITTUALITA’ GENITORIALE E SOFFERENZA DEI FIGLI

Vi sono delle situazioni familiari in cui la sofferenza dei figli è particolarmente presente e intensa.

Ecco una casistica, di cui tener conto:

  • la sofferenza è rapportata all’intensità della conflittualità tra i genitori, cioè è tanto più intensa quanto più alta è la conflittualità;
  • i conflitti continui, segnati da aggressività verbale e fisica, di norma, generano nei figli angoscia e nel tempo anche patologia;
  • il bambino risente molto quando un genitore abdica alle sue prerogative e rinuncia all’esercizio delle sue funzioni; ha bisogno di vedere il padre fare il padre e la madre fare la madre: sono due ruoli diversi, ma non conflittuali: diversità non significa conflittualità;
  • il bambino soffre molto quando viene usato come strumento per attaccare o ferire l’altro coniuge; la strumentalizzazione dei figli nelle contese tra genitori è una delle peggiori cose che si possa fare loro;
  • fa un danno enorme al figlio il genitore, che opera una sorta di lavaggio del cervello, che porta il figlio a perdere il contatto con la realtà degli affetti e a creare astio e disprezzo verso l’altro genitore: è una delle peggiori violenze psicologiche che un genitore possa operare nei confronti del figlio, che grida vendetta davanti a Dio e agli uomini;
  • quando i conflitti tra genitori riguardano lo stesso bambino, la sua educazione e le sue scelte, egli ne soffre profondamente, perché si sente causa non solo dei conflitti, ma anche della separazione.

I bambini e i ragazzi investono molte energie psichiche per reagire alla conflittualitàb9149a1b-9207-4b97-9ec7-8cbe03c9ec4f genitoriale, mentre dovrebbero canalizzarle per affrontare i problemi della loro età. Questa dispersione di energie incide profondamente sullo stato d’animo e provoca una distorsione delle emozioni e  della visione della vita. I figli vengono provati sui bisogni e sui desideri propri della loro età. Le reazioni sono decisamente personali, e  vi sono anche alcuni che si vergognano di avere dei genitori così, si chiudono  e si isolano di fronte alle amicizie. Ma vi è un altro problema, quello connesso con la strutturazione della propria identità psicosessuale. Il maschietto di fronte alla figura aggressiva o inetta del padre, vive una difficoltà profonda di fronte alla sua identificazione, in quanto il modello paterno non solo facilita questo processo, ma lo deforma. Sappiamo quanto l’interiorizzazione dei modelli maschili e femminili siano importanti per il bambino e la bambina: essi si giocano la loro identità e quindi la prospettiva dell’accettazione del proprio genere. Assieme ad altri fattori, questo può compromettere la possibilità futura di costruire, in età adulta, legami affettivi significativi e duraturi.

Sappiamo che i figli possono presentare sintomi di somatizzazione a tutte le età, come risposta alle situazioni ambientali conflittuali e disfunzionali e allo  stress connesso alla separazione, come la rabbia e il dolore di fronte  alla perdita e il sentimento di non essere amati.

In generale, i ragazzi possono presentare problemi comportamentali come risposta ad un ambiente disfunzionale, perché non è compito loro fare gli adulti e  non hanno le energie per affrontare gli stress familiari. Le conseguenze derivanti dalle difficoltà di questo genere, di norma, si mantengono e possono aumentare col deteriorarsi della relazione coniugale. In tali situazioni, i comportamenti del figlio e quelli dei genitori si intersecano, interagiscono e si condizionano a vicenda.  Di fronte a queste possibili disfunzioni per il figlio, i due “adulti dovrebbero evitare nella vita quotidiana scontri aperti, tensioni costanti, liti, bronci, recriminazioni, ripicche.

Sappiamo che per i figli non è necessario che i genitori si amino, ma che si rispettino e non giochino al massacro.

Gilberto Gobbi

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