comunicazione medico paziente

La comunicazione con il paziente come parte della terapia.

La comunicazione tra medico e paziente ha tre funzioni: informare il paziente sulla sua patologia e sulle strategie proposte per affrontarla, aiutare il paziente a gestire l’eventuale ansia che queste informazioni gli causano, far sentire al paziente che il medico è dalla sua parte..
Quando parliamo ad un paziente dobbiamo tenere presenti le sue emozioni, non solo perché è umanamente più simpatico, ma anche perché le emozioni del paziente da un lato influenzano il suo comportamento, per esempio la compliance, dall’altro il suo stato fisico.
Il cervello umano pesa circa un chilo e mezzo, è il più pesante di tutti i nostri organi. E collegato per via diretta, sinaptica, o indiretta, umorale, con tutte le cellule del nostro organismo, “ dialoga” grazie a neuropeptidi e neurotrasmettitori con il sistema immunitario, deprimendolo gravemente nella depressione e nella paura.
Degli effetti della comunicazione fa parte l’effetto placebo: ove la comunicazione è molto accudente, rassicurante, quando il paziente si sente molto protetto, il suo tasso di endorfine aumenta, ed essendo gli oppioidi endogeni, insieme alla serotonina le molecole in gioco nell’antinocicezione ( la percezione del dolore da noxa, quello mediato dal primo neurone della via spinotalamo corticale, ad esempio il dolore chirurgico ), la necessità di analgesici di quel paziente può diminuire fino al 30-40%.
Vale anche il meccanismo opposto, l’effetto nocebo: quando in qualche maniera il paziente si sente isolato, rifiutato, disprezzato, disperato il suo tasso serotoninergico si abbassa, il dolore aumenta e si prolunga, aumentando il rischio che si autonomizzi, assumendo le caratteristiche del dolore cronico, neuropatico, mediato cioè da stimoli nati a livello del secondo neurone della via spinotalamica.
La prima scoperta neurochimica importante sulla comprensione dei meccanismi biologici che intervengono nella analgesia da placebo si compì nel 1984 quando Levine e Fields dimostrarono che il "naloxone", antagonista della morfina, inibisce l’analgesia da placebo. Ciò significa che, nel determinismo del placebo, giocano un ruolo essenziale gli oppioidi endogeni: endorfine enkefaline ecc. Recentemente Benedetti ha dimostrato come la proglumide, che antagonizzando la colecistochinina, a sua volta antagonista endogeno degli oppioidi, potenzia l’analgesia da morfina e potenzi anche l’effetto placebo
Le tecniche di rilassamento e ipnologiche sono basate sulla conoscenza della lateralizzazione degli emisferi cerebrali. Questi studi iniziati con lo studio di pazienti commessurotomizzati proseguono ora grazie alla PET e ci hanno portato a sorprendenti scoperte sui rapporti tra il sistema nervoso centrale e quello autonomo.
Queste tecniche permettono in casi selezionati di controllare il dolore operatorio e sono in grado, sempre, di riequilibrare i neurotrasmettitori, permettendoci di diminuire l’ansia, in alcuni casi devastanti che i nostri ferri o i nostri endoscopi possono generare.
Grazie alla suggestione possiamo guarire le verruche. Si sta sempre più diffondendo negli Stati Uniti e in Francia l’abitudine di fare almeno un tentativo di cura delle verruche dei bambini con mezzi magici.

I pediatri statunitensi, notoriamente più pragmatici, acquistano la verruca dal bambino per mezzo dollaro. (il costo della seduta copre abbondantemente questa perdita iniziale). La soluzione francese consiste nel far disegnare al bambino l’immagine del piedino o della manina con annessa verruca, e di eseguire la cauterizzazione sul disegno. Il sistema è più lento di quello statunitense, ma ha indubbie valenze artistiche e permette il risparmio del mezzo dollaro ( trentasette centesimi di euro). Il meccanismo finale è la necrosi ipossica della verruca per vasospasmo arteriolare, mediata, dall’emisfero destro. Un medico scortese, che segnali con il linguaggio non verbale il disinteresse, un medico aggressivo o svalutante, sta facendo dei danni, sta aumentando la produzione di ormoni da stress. Negli USA le statistiche sono fatte con molta accuratezza dalle compagnie di assicurazione, è stato dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che i reparti dove si prega, dove alla sera passa il pastore, la suora, il rabbino, le degenze a parità di patologia, durano un terzo in meno. 

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