Comunicare nella coppia: 4. Comunicazione di coppia come individuazione e differenziazione

Comunicare nella coppia: 4. Comunicazione di coppia come individuazione e differenziazione 

Il cammino d’umanizzazione del soggetto comporta l’acquisizione, attraverso molteplici fasi, della propria individua­zione, soggettività, come processo di differenziazione da ogni altra persona, che ha come obiettivo lo sviluppo della propria personalità individuale. Rappresenta l’affinamento delle particolarità individuali, sulla base della  predisposizione naturale. Ognuno si deve differen­ziare dalla madre e dal padre e dalle altre persone (fratelli, sorelle, zii, ecc.), per acquisire una propria individualità come soggetto psi­cologico. Nessuno è come un altro, ma gli può assomigliare.

L’individuazione non è la negazione della sua dimensione so­ciale e interdipendenza con gli altri, cioè dell’intersoggettività umana, non è chiusura dentro di sé e rifiuto degli altri, ma apertura e trascendenza. Anzi, Jung, che è stato un grande sostenitore della necessità dell’individuazione per la strutturazione del soggetto psicologico, so­stiene che: “Per il fatto stesso che il soggetto non soltanto è un essere singolo, ma presuppone anche dei rapporti collettivi per poter esi­stere, il processo di individuazione non porta all’isolamento, bensì ad una coesione collettiva più intensa e più generale” (C.G. Jung, 1969).

Il processo di individuazione è profondamente connesso con lo sviluppo e la maturazione dei vari gradi di trascendenza, come uscita da sé, dal proprio egocentrismo e apertura agli altri soggetti, con una presa di coscienza dell’intersoggettività.

L’uomo è aperto e proteso all’autotrascendersi nella conoscenza, nella moralità e nell’amore. Questa acquisizione concettuale dell’uomo, mette in evidenza la singolaritàirripetibile di ciascuno nell’essere persona e del rapporto interpersonale. In tale prospettiva, antropologica e psicologica, l’individuazione diviene compimento della natura dialogica dell’uomo e della sua singolarità personale nel dialogo.

Il destino della persona è soprattutto quello di individuarsi, di di­venire autonomo e di avere come obiettivo  i propri bisogni e suoi di­ritti e doveri e la realizzazione di valori intrinseci, di vivere piena­mente ogni età della vita e ricercare la propria felicità.

Lo sviluppo si realizza non tanto per processi maturativi, ma at­traverso percorsi interpersonali, nel senso che la crescita e il formarsi delle funzioni psichiche dipendono dal tipo e dalla qualità dell’incontro intersoggettivo (comunicazione), che le rendono possi­bili e che contribuiscono allo stile personale di gestione delle dina­miche affettive.

Ognuno apprende a gestire i processi affettivi nella relazione con le altre persone. L’ambiente sociale incide profonda­mente su queste dinamiche, tuttavia il soggetto rimane capace di es­sere attore e di intervenire sullo stesso ambiente.

Benché recentemente sia attribuita molta importanza all’ambiente psicoaffettivo, in cui il soggetto si sviluppa e di cui ha necessità costante nel corso della vita, ciò non significa rinunciare a considerare la persona nella sua individualità, che può essere definita come “identità processuale” (Erikson, 1973), come espressione di sé nel farsi relazionale quotidiano.

Nell’affermare che l’intersoggettività si realizza attraverso la comunicazione verbale e corporea, é come se dicessimo che la co­municazione costruisce la personalità, modula il suo evolversi, de­termina le possibilità di vari orientamenti processuali e decisionali, sia interni che esterni, presidia la sua autotrascendenza. Non è solo un’ipotesi, ma una constatazione, facilmente rilevabile nell’ambito educativo, dove la comunicazione è il perno della dinamica relazio­nale, e in quello della vita coniugale, in cui l’influenza reciproca è evidente.

Ciascuno arriva alla costituzione della coppia con una propria individualità più o meno identificata, con un grado di coesione in­terna più o meno cosciente, e con un modo di comunicare, che ha ra­dici in mille precedenti messaggi, codificazioni e decodificazioni, fraintendimenti, coincidenze, interpretazioni, rifiuti, chiusure, allon­tanamenti, avvicinamenti, rancori, riappacificazioni; aspetti, che fanno parte della storia della comunicazione di ogni persona.

Tuttavia, nella stessa struttura della personalità, sono presenti i due elementi costitutivi della formazione e della continuità della coppia: l’individuazione, cioè il riconoscimento della propria sog­gettività, e la coesione, come forza centrale, che armonizza le varie dimensioni della personalità (fisica, relazionale-affettiva, cognitivo e spirituale)  in un’unità armonica, che sa differenziare e riconoscere ciò che è necessario fare affinché ogni aspetto sia non solo ricono­sciuto, ma anche valorizzato per il bene del soggetto. In ogni persona vi sono le potenzialità per poter armonizzare in un processo di coe­sione i vari aspetti per il rafforzamento dell’individualità.

Nella coppia i due aspetti su cui si giocano la permanenza, la continuità e la stessa armonia sono appunto l’individuazione, quale riconoscimento del singolo, e la coesione come senso di apparte­nenza e di intersoggettività della coppia.

La coppia è unità di due individualità; è coniugazione di due dif­ferenze, ma nel contempo di due identità, come valore.

L’individuazione e la differenziazione di ciascun membro della coppia comportano il riconoscimento e l’accettazione degli aspetti (positivi e negativi) individuali e dei confini personali, cioè l’attribuzione a ciascuno dei suoi pensieri, delle sue azioni e delle sue responsabilità, della sua storia

La coesione, il sentirsi parte integrante di questa realtà, la coppia, (la famiglia quando ci saranno i figli), liberamente scelta, ne­cessita che si rispettino alcune norme, spesso non codificate, non scritte, che  l’appartenersi richiede e codifica. Non è solo un pro­blema di sensibilità, ma di adesione alle scelte comuni e al consenso quotidiano di tali scelte.

Pur nella differenza esigita dall’individuazione,  la coesione crea, con il tempo, un linguaggio comune, fatto di parole e gestualità, che presuppone che vi siano alla base della coppia una gerarchia di va­lori, su cui i due si confrontano ed esercitano la propria individualità e la stessa unità della coppia.

La stessa convivenza, nel mentre struttura delle norme di com­portamento, nel contempo crea un insieme di aspetti relazionali che facilitano l’armonia dinamica della coppia.

Questo farsi nel quotidiano facilita la costruzione di un codice (norme) di appartenenza e di modalità di comunicazione, che caratte­rizzano ciascuna coppia. Sotto questo aspetto non c’è una coppia uguale ad un’altra, vi sono solo coppie simili. Per fortuna non siamo ancora arrivati ad un’omologazione sociale e  mi  auguro di cuore che le tanto acclamate tecniche comunicative non portino in futuro al disfacimento della spontaneità e della creatività, che ogni coppia mette nella costruzione di un proprio codice comunicativo, nel bene e nel male.

Certamente si può imparare a comunicare “meglio”, e quindi a comunicare meglio l’amore, ad esprimerlo secondo codici più accet­tabili e graditi, ma non si può imparare ad amare.Le tecniche della comunicazione non insegnano ad amare. Sarà l’amore, l’uno nei con­fronti dell’altro, a spingere a modificare le modalità comunicative, a ricercane di più consone, reciprocamente gradite. Niente e nessuno porterà a modificare certi comportamenti (= comunicazione) se ciò non nasce dal cuore e si trasforma in azione (ragione affettiva). Non è solo la mente, la ragione che dice di cambiare, ma è l’affetto, la ra­gione affettiva, che induce a scegliere liberamente di cambiare, anche se costa.

La stessa partecipazione in coppia a stages sulla comunicazione porterà a prendere coscienza delle modalità comunicative egocentri­che, a ricercare forme di modifica, ma sarà la quotidianità a far ve­ramente prendere coscienza che è l’amore che spinge al cambia­mento, come capacità di donazione di sé all’altro. L’amore porta an­che a dover soffrire, sop-portare, attendere, avere pazienza, modifi­care dentro e fuori una serie di atteggiamenti che da tempo sono ra­dicati, fare dei sacrifici.

Il dover ri-scrivere nella vita  personale la capacità di “sacrificio” non è utopia, ma richiesto dalla realtà quotidiana.  Con sacrificio, ma con amore, si cambia lentamente anche il modo di comunicare. Ciò, all’interno di una scelta di libertà.

Oggi sembra che costi molto “fare scelte di libertà”, che ci ve­dano aprirci all’autotrascendenza e alla intersoggettività nella coppia.

L’amore ci indica il modo e ci offre le parole per dire e i gesti per fare “scelte di libertà”.

In psicoterapia, per verificare se vi è disponibilità a riconquistare il coniuge e quindi al cambiamento, chiedo che cosa una persona è capace di ri­nunciare di sé per amore dell’altro. Il linguaggio della conquista e della ri-conquista passa attraverso libere scelte, in cui vi è la neces­sità di saper rinunciare a qualcosa di sé per l’altro.

E’ un linguaggio, che ricompensa e gratifica nel tempo, non nell’immediato.

Il cammino di maturazione della coppia dovrebbe portare a tro­vare un’area, uno spazio psicoaffettivo, in cui la coniugalità diviene la valorizzazione delle due individualità attraverso la coesione. Nella costruzione del senso di appartenenza (coesione), ciascuno, nella sua individualità, è per l’altro e per il bene della coppia e della famiglia, prevede l’incontro su bisogni, atteggiamenti, valori, sulla comunica­zione e sull’intimità psicologica e psicosessuale e sulla ricerca reci­proca di esprimersi l’amore secondo codici gratificanti.

Gilberto Gobbi

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