Circo mediatico al corteo dei migranti. Ma oggi è il giorno della Marcia per la vita

Milano e Roma in marcia. No, non c’entra niente Macron stavolta. Da una parte i migranti dall’altra la vita. A Milano la marcia lanciata dall’assessore alle Politiche sociali del Comune Pierfrancesco Majorino nasce sulla scia di quella organizzata a Barcellona (febbraio 2017), eppure i presupposti sono parecchio diversi: se nella città catalana la società civile chiedeva al governo di rispettare gli impegni presi sull’immigrazione facendo entrare il numero di profughi concordati, a Milano si punta a ribadire i fantomatici valori dell’accoglienza. Inizialmente Sala aveva annunciato la sua partecipazione al corteo “da privato cittadino”, ma poi ha cambiato idea. Marcerà con la fascia che fa tanto bandiera Pd. E con lui Sinistra per Milano, il residuo fisso di Comunisti italiani, il partito della rifondazione Comunista, Possibile, Altra Europa e l’Associazione Milano in Comune, muniti di bandiere.

Ma non doveva essere una manifestazione apolitica? E poi non mancheranno Legambiente, il Naga, Medici Senza Frontiere, la Fiom, Emergency, Unicef, Action Aid, Welcome Refugees, il mondo dell’associazionismo e del volontariato, i sindacati e il circuito Arci. Tra i nomi il presidente del senato Pietro Grasso, Emma Bonino, Carlin Petrini, Sergio Staino, il sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini, Carlotta Sami la portavoce in sud Europa dell’Onu per i rifugiati, Don Colmegna. E poi gli immancabili centri sociali riuniti nella piattaforma “Nessuno è illegale”. E’ questo il vero slogan della manifestazione.

La marcia, già stonata di suo, assume toni ancor più paradossali perché all’indomani dell’accoltellamento di un agente e di due militari in Centrale. Un normale controllo di documenti trasformato in tragedia.  Un certo Tommaso Ismail Hosni, ventenne, si aggirava per i corridoi della stazione Centrale a capo coperto con due coltellacci da cucina nelle tasche della felpa. Quando si è sentito disturbato dall’ingerenza delle forze dell’ordine che facevano il loro lavoro, ha preso mano ai suoi giocattoli. Il ragazzotto che per Sala è un “normale italiano”, perché italiana è la madre, è in realtà cresciuto in Tunisia e rientrato nel Belpaese solo nel 2015. Il suo ultimo domicilio? Un furgone parcheggiato in giro per Quarto Oggiaro. Professione? Spacciatore. Passioni? L’Isis. “Il più bell’inno dell’Isis che abbia mai sentito in vita mia”, è la traduzione dall’arabo del commento di Hosni ad un video su Facebook.

Che fine ha fatto adesso? A breve sarà visto da uno psichiatra. Un altro pazzo, dunque. Sarà. Intanto “un italiano che si sentiva un migrante”, titola il Corriere della Sera- poi ci spiegheranno che vuol dire. Dati i presupposti, quella di oggi è una marcia che assume toni quasi provocatori, come un: non ci interessa dei militari accoltellati e in ospedale, a noi questi tipi piacciono e ce li vogliamo tenere. Infatti imperversa la polemica delle opposizioni sull’opportunità della manifestazione in un momento simile.

A Roma, quasi in contemporanea, si terrà la Marcia per la Vita. L’annuale appuntamento nato nel tentativo di sensibilizzare le persone a fronte di campagne mediatiche fautrici solo di morte e che aiutano a gonfiare casi come quello di Dj Fabo. Se da una parte di Milano tutti ne parlano, sulla marcia di Roma, come sempre, cala il silenzio. E il boicottaggio. Come per l’incontro organizzato con l’antiabortista di fama mondiale, Gianna Jessen, a Roma Tre. Doveva fare da spalla alla giornata di oggi, ma le proteste di alcuni professori pro-aborto hanno fatto annullare l’evento, spostato alla cappellania “Roma 3”, alla basilica San Paolo. A Roma si marcia per la tanto bistrattata vita, proprio mentre la  politica nostrana discute di una legge paradossale – come quella sul testamento biologico. Perché tutti siamo capaci di suicidarci, ma non per questo è opportuna una legge che punta a far prevedere alle persone la data della loro morte.  Si marcia nell’ambizione di mantenere viva nella comunità la consapevolezza che una vita, quando c’è, è sempre meglio che venga alla luce. Anche perché eliminarla vuol dire soltanto che non la vedi più, non che non esiste.

Ogni vita ha delle risorse incredibili. Ma per la nostra società ci sono vite che sono risorse, altre  che sono un problema. Tutto è ridotto al mero “come guardi il mondo”. Relativismo e basta. Da una parte una “cultura dell’umano” che fa melina con la retorica. Dall’altra la vita messa sullo stesso piano della morte. Quindi ci sono vite che valgono più di altre? Oggi in Italia, quindi, due celebrazioni dell’ “umano”. Naive, quelli che marciano per la vita, cool quelli a favore dei migranti. I primi senza finanziamenti né potere o copertura giornalistica, i secondi con un’infinità di bacchette magiche a disposizione, e marciano. Ma dove vanno?

 

Lorenza Formicola

Fonte: l’Occidentale

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