Charlie

Parlare di Charlie mette in gioco tutto il pensiero contemporaneo.
Alla radice.
Due etiche si scontrano e sono quella *utilitaristica*, che è centrata sulla *qualità della vita*, e quella *retorica* che è centrata quella *sacralità della vita*.
Queste due diversissime etiche affondano le radici nella *volontà di potenza* la prima e nella *volontà di verità* la seconda
Si caratterizzano, inoltre per il desiderio archeologico, immediato, animalesco la prima e , viceversa, per il *desiderio teleologico*, di verità, di eternità, propriamente umano la seconda.

Qui non si sta parlando di teologia, sia ben chiaro, ma di filosofia.
Ermeneutica, precisamente , nonché “Verità e metodo” di Hans Georg Gadamer specificatamente

Parlare di Charlie non mette in gioco Dio ma l’umano solamente, e di come lo vogliamo declinare.
Pensiero debole, politicall correct, pensiero solo calcolante (Heidegger docet), con aborto ed eutanasia compresi, o *svolta ermeneutica*, *comprensione*, ovvero *fusione degli orizzonti* per contro le sole, demenziali, opinioni, e infine *capirsi*, il Bello per approdare poi, infine, al superamento del primato della scienza raggiungendo la *Saggezza*

Parlare di Chalie non è facile.
Se muore lui muoriamo noi.
Ammesso e non concesso che siamo ancora vivi.
Charlie non è solo un bambino ma la metafora incarnata di questa società appesa ancora alla vita solo con un filo
Staccando l’interruttore a lui lo staccheremo definitivamente alla Ragione, la Realtà, il Bene, il Bello e a tutto quello per cui vale ancora la pena vivere.

Personalmente non è il cuore che mi spinge a non staccare quella spina, ma esclusivamente la Ragione.

Tiziano Tubertini