Charlie, il suo papà e la sua mamma. E tutti noi…

CHARLIE, IL SUO PAPA’ E LA SUA MAMMA. E TUTTI NOI….
(Immaginando una lettera del piccolo ai suoi genitori)

“Carissimi papà e mamma,

sembro dormire lo so, ma il mio cuore veglia su di voi, sempre.
Che meraviglia, che spettacolo questa gara a chi mi ama di più, vero? Eppure non ho fatto nulla se non venire al mondo gratuitamente perché vi amate e, si sa, l’amore vero è sempre aperto alla vita alla quale offre la possibilità di diventare carne, mente, cuore.

A me è accaduto di diventare Charlie portando nella mia carne questa stranissima e rarissima malattia che, dicono gli esperti, sembra non lasciare scampo. Ecco, sono semplicemente venuto al mondo con questa ferita, e guarda un po’ che cosa sta accadendo…

Allora è proprio vero quello che aveva detto il mio Fratellone duemila anni fa: “Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me”… Beh, da questa croce abbracciato da Lui, le cose si vedono molto meglio; ne sono certo, se anche potessi aprire gli occhi nel modo che la scienza dei grandi ha stabilito essere l’unico modo degno (per la verità ci sono molte cose che in me non vanno secondo i loro parametri…) e distinguere nitidamente persone ed oggetti, non riuscirei a vedere oltre l’apparenza come mi sta accadendo da questo lettino.

Perché carissimi papà e mamma, lo so, e vorrei che lo sapeste anche voi, tutti, ma proprio tutti, sono attirati dal mio Fratellone che ha trovato dimora dentro di me. Ah, Lui mi dice sempre che più bella non la poteva trovare, ma questo me lo sussurrate anche voi e non potete immaginare che gioia mi date….

Ma sì, mica solo quelli che pregano e si danno da fare per salvarmi la vita; in fondo anche quelli che vorrebbe staccarmi questo respiratore sono misteriosamente attirati dal Mistero che mi riveste di una luce che non lascia indifferente nessuno. E pure quelli che si nascondono e non dicono, non scrivono impietriti nella paura che spacciano per pudore e rispetto (sempre di meno per la verità…) li vedo benissimo: eccoli lì, dietro le tendine delle loro finestre sbirciare quello che sta accadendo.

Perché tutti, nel fondo del loro intimo, sanno benissimo che, così disteso in questo lettino e dipendente da queste macchine, questo Charlie qui che sono io ora e ad ogni battito del mio cuore, riflette la loro immagine profetica nella precarietà con cui è così difficile convivere e quasi impossibile da accettare. Per questo molti vorrebbero farla finita già con questo scandalo che provoco ad ogni nanosecondo che il Padre mi regala qui sulla terra.

Ma da qui li capisco papà, mamma. E quanto vorrei che li capiste anche voi. Hanno paura di morire, perché la morte li scandalizza. Molti l’hanno sfiorata, tanti li ha visitati, sapeste che storie si nascondono dietro quei giudici e quei medici… Molti mi vedono e hanno paura perché qualcuno li ha convinti che la morte sia l’ultima parola e che per questo, in fondo, la vita sia una grande presa in giro. No certo, non lo diranno mai, a parte qualche filosofo o poeta, e solo per tirarsi un po’ su e addomesticare la questione, inventano, sapendo di farlo, strane storie scientifiche, paroloni nuovi come quella là, com’era? ah sì, “qualità della vita”; adesso poi si sono messi a fare melina con la Legge e le cosiddette “questioni legali”. E poi la questione dell’accanimento terapeutico, sembra un Roma-Lazio con cori e striscioni.

E teologi, esperti, tutti a dire di fermarsi dinanzi al mistero della vita e della morte, e invece quasi tutti a farsela sotto di fronte a un fringuellino come me, dove “morte e vita si stanno affrontando in un prodigioso duello” che non è roba da salotto, è guerra aspra, accidenti se lo sappiamo vero papà, vero mamma?. Come sappiamo chi l’ha vinta questa guerra, e che si tratta solo di combatterla, appoggiati al Vincitore.

In fondo, Gesù me lo ha confidato, molti non sanno neppure che Mistero, per il Nuovo testamento, non c’entra niente con i film di fantascienza, piuttosto significa “rivelazione” della volontà d’amore e di salvezza di Dio, quello nascosto persino agli angeli ma confidato ai piccoli come me, che lo vivono nella propria carne e non possono neanche cercare di spiegarlo con le parole. Il Mistero degli infanti, dei senza favella, quelli più vicini alla Parola incorrotta… Oddio perdonatemi, mica sto facendo una lezione di Sacra Scrittura, ma sapete, a stare con Lui si finisce con l’amare tutto quello che lo riguarda…

A proposito di Legge, perché sembra essere proprio l’ultimo fronte sul quale mi hanno messo: papà, mamma, aprite il Vangelo dove il Signore si reca in Sinagoga proprio in giorno di sabato, e scoprirete che prima di me era capitato anche a quel paralitico che Gesù aveva guarito di fronte a tutti, pure davanti agli esperti di morale e di Legge così convinti di saperla lunga. Tanto lunga che, fosse stato per loro e per la loro idea di morale e la loro interpretazione della Legge, Gesù quel paralitico mica avrebbe dovuto guarirlo.

E Gesù – che forza il mio Fratellone! – li smaschera e li incastra con la Verità di cui è capace solo chi ama davvero: “Di sabato, è lecito fare il bene o il male, salvare una vita o perderla?”. Che domanda! Si sente vibrare chiara e forte anche oggi qui in ospedale, mentre risuona identica dalle parti di Bruxelles e sulla soglia di moltissimi cuori e menti.

Ma vedete, lo stesso silenzio su cui le parole di Gesù rimbalzarono in quella sinagoga è sceso qui a Londra come in tante altre parti. E questo silenzio rivela l’incapacità di rispondere a una domanda che, di per sé, non avrebbe ragione di essere posta. E’lecito sempre fare il bene che significa salvare una vita, come è sempre illecito fare il male che diventa uccidere. Ma voi queste cose le sapete, leggete i giornali e vedete la TV, dove è tutto un tacere la Verità dicendo il suo contrario. Non è nel mondo fuori da questa stanza, ma sì proprio qui a Londra come ormai, purtroppo, quasi ovunque, che stanno cercando di convincere le persone che un bimbo non ha bisogno di un papà e di una mamma?

Però, papà, mamma, sapete che cosa mi dice sempre il mio Fratellone mentre mi stringe forte forte a sé con questo respiratore, con il sondino e gli aghi delle flebo proprio come quando Lui era crocifisso e i chiodi gli trapassavano le carni? Mi dice questa frase: “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno”. E poi mi dice di pregare insieme a Lui per voi, perché questa frase si imprima sino al fondo del vostro cuore. E pure per tutti quelli che pregano e lottano per me.

E, sapete?, è proprio per questo che ho deciso di scrivervi. Non potete immaginare che carica gioiosa e colma di gratitudine mi dà sapervi così tenaci nel vostro amore. E come spingono a battere il mio cuoricino tutti quelli che, per me e per la Verità, per il presente e per il futuro, perché la menzogna del serpente non stringa un cappio mortale sui piccoli e gli indiifesi, pregano e inventano ogni giorno una iniziativa nuova d’amore.

Ma le parole di Gesù non mi lasciano un secondo. Vanno con i battiti del mio cuore e sono diventate vita della mia vita, carne della mia carne. Papà, mamma, credetemi, ogni volta che sentite il rumore inconfondibile del respiratore sappiate per certo che è il mio modo per dire con il mio Fratellone “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”. E quanto vorrei che anche voi vi uniste a me in questa preghiera.

Lo so che vi chiedo l’impossibile, che la ragione e il cuore vi stanno dicendo che non è il momento, che c’è la mia vita di mezzo da difendere con le unghie. Che non c’è tempo da perdere e le energie vanno usate tutte per questo unico scopo. Lo so eccome che queste mie parole potrebbero stupirvi e, forse, scandalizzarvi. Ma ascoltate ancora un minuto quello che vi voglio dire, o meglio annunciare, da qui, da questo mio lettino, dalla mia carne fragile e lucente come una coppa di cristallo.

Non sono solo, lo sapete vero? Lo sanno anche tutti i miei fantastici amici che, fuori da questo ospedale, pensano a me e fanno per me cose incredibili. Tutto questo però ha senso solo perché con me c’è Lui, Gesù, il mio Fratellone. Se guardate me, incontrate Lui. Se baciate me, baciate Lui, Se vi battete per me, è per difendere me e La sua presenza in me e in questa generazione impazzita. Gesù ed io siamo uniti indissolubilmente su questa croce che è il mio lettino. Per questo nel mondo intero tutti sono misteriosamente attirati da questo posto. Ci avete fatto caso? Tutti vorrebbero dimenticare che esistono ospedali e lettini come il mio, perché tutti vorrebbero dimenticare che esistono il male e la morte.

E invece io sono qui papà, mamma. Sono qui con Lui per obbligare il mondo intero ad aprire gli occhi su quello che non vorrebbe vedere. Per aprire gli occhi di tutti su se stessi, e porsi finalmente l’unica domanda seria, quella decisiva: “C’è qualcosa dopo la morte?”, che riassume tutte le domande che giovani, adulti e vecchi vorrebbero rimuovere, tipo, “che senso ha questa sofferenza, questo che mi sta capitando, la mia storia, la mia vita….”, oppure quella ancora più sferzante, che proprio la mia condizione fisica suscita: “E’ davvero vita questa mia vita?”.

Ecco, io sono qui con Gesù per aprire gli occhi dinanzi alla Verità, all’unica risposta capace di salvare una vita. E qui attenzione, vita non significa solo biologia, perché per Gesù essa è infinitamente più grande, è la sua, che la morte non ha potuto trattenere nel sepolcro. In questo senso io sono qui per compiere il bene e salvare la vita a chi si lascia attrarre da questa Croce che mi unisce a Gesù. Qui, oggi e sino a quando il Padre vorrà per il bene dell’umanità, su questa terra, in questo sabato eterno di riposo e vittoria inaugurato dal mio meraviglioso Fratellone. Perché è proprio questa la risposta celata nella mia carne ferita: Lui ha vinto la morte attraverso il suo dolore e la sua morte!

Papà, mamma, Gesù è risorto davvero, io lo so e la mia presenza tra voi, così fragile e bisognoso di attenzioni ne è la prova. Perché Gesù è risorto per aprire ai piccoli, oppressi e affaticati, un cammino nel dolore e nella morte, quella strada che oggi è sbarrata dinanzi a quanti vorrebbero staccare la spina e che per questo “non sanno quello che fanno” scegliendo il male che è impedire di salvare una vita. Papà, mamma, io sono qui insieme al mio Fratellone perché a tutti, ma proprio a tutti, sia offerta la possibilità di ravvedersi, di rientrare in se stessi, e di incontrare l’amore vero che dà senso e valore alla vita, perché è un amore vivo oltre la morte. E l’amore significa perdono, Gesù me lo ha detto, spiegandomi che la sua risurrezione è la prova che i peccati di ogni uomo sono stati perdonati, perché li ha lasciati tutti inchiodati alla Croce dove ha offerto la sua vita.

E oggi, domani, e non so fino a quando, attirando tutti a sé attraverso di me, Gesù vuole far arrivare il suo perdono a quanti si lasceranno trafiggere il cuore riconoscendo i propri peccati per abbandonarsi alla sua misericordia. Ma non possiamo farlo da soli, Gesù ed io. Noi, vivendo crocifissi, attiriamo silenziosamente le persone; siamo la carne che offre la Verità e il perdono. Ma voi avete gambe, e voce, e parole. Voi aprite ogni giorno la porta di questa stanza e mi fate conoscere al mondo. Per questo vi annuncio l’amore infinito di Dio che ci ha resi degni di essere una porta spalancata sulla vita eterna. Anche per i medici dell’ospedale, anche per i giudici, anche e soprattutto per chi “non sa quello che sta facendo. Se rimane chiusa questa porta, papà, mamma, questa vita donata a me, a voi e ormai al mondo intero, sarà vana, perché il serpente maledetto saprebbe come trasformarmi in un trofeo, un feticcio, un segno di quella vittoria effimera che sa di morte e di inferno. Non dimenticatelo mai, il mio lettino si chiama “perdono”, e la mia stanza non è che il giardino che introduce al Paradiso.

Ci pensate, il Cielo, la resurrezione di Cristo pegno del suo amore infinito, che arriva al cuore di Trump e della May, dei governanti, dei giudici, dei medici, anche di quelli che oggi vorrebbero staccare la spina, come di ogni altra persona che nel mondo sta guardando a noi.

Papà, mamma, voi siete partecipi con me e con il mio Fratellone di un meravigliosa opera d’amore che Dio ha pensato per salare e salvare questa generazione. E non c’è salvezza senza perdono. Il vostro amore e la vostra tenacia sono Grazie celesti con cui Dio vi colma per aprire dinanzi a tutti la porta del Cielo. Perché il Cielo esiste, e io ne sono il vostro piccolo, grande ambasciatore.

Che meraviglia papà, che gioia mamma, sapeste. Anche oggi, li ho visti con gli occhi di Gesù, nei quattro angoli del mondo ci sono persone che si stanno ravvedendo per aver incontrato, a migliaia di chilometri di distanza, il perdono di Cristo attraverso di noi. Ci sono mamme che hanno deciso di non abortire e tenere il loro bambino; ci sono coppie che si sono perdonate abbandonando progetti di divorzio. Perché in questa stanza si respira aria di Paradiso, la respirate anche voi!

Ecco, volevo scrivervi queste cose, anche perché, vi confesso, ho una sola preoccupazione. Lasciatemela dire, vi prego. Ho paura che nei momenti di stanchezza e debolezza, possa infilarsi il serpente e rubarvi la pace e la benedizione dal cuore facendovi dubitare dell’amore di Dio. Che la preoccupazione e lo sforzo per difendermi possa farvi dimenticare il perdono per il quale siamo stati chiamati in questa storia d’amore. E’ una possibilità, non possiamo nascondercelo. E chi la tace non fa il vostro bene.

Se il diavolo riesce a nascondere l’orizzonte celeste nel quale Dio ha deposto la mia vita potreste ritrovarvi soli, sfiancati e disperati. Temo le sue menzogne, perché sappiamo come sia abile a travestirsi da angelo di luce. E la luce della mia vita qui sulla terra potrebbe confondere la Luce più grande che ho cercato di annunciarvi, di cui anch’essa è segno e profezia. Non possiamo nasconderci che il nemico di Dio e dell’uomo è furbo e sa come distruggerci per occultare nel mondo l’amore di Dio.

Quanto desidero, e quanto prego insieme a Gesù perché le persone che vi stanno accanto, non si limitino ad offrirvi i giusti e doverosi consigli su come salvaguardare la sacralità della vita che Dio mi dona. Come vorrei che foste avvicinati ogni giorno da persone che vi parlino nella fede, che vi annuncino il Cielo perché lo possiate respirare ogni istante accanto a me come lo respiro io; che lo portiate dentro quando vi affacciate fuori da questa stanza per lottare per me. Come vorrei che il Cielo del mio Fratellone sia sempre l’orizzonte più grande, di pace e dolcezza, parresia e zelo, giustizia e verità, di chi per me sta impegnandosi con tutte le sue forze.

Non siete soli papà, mamma! Io sono con voi, Gesù è con voi, la sua Madre Maria che conosce perfettamente ogni vostro pensiero, ogni sibilo amaro e angosciato del vostro cuore vi accoglie sotto il suo manto di consolazione e misericordia, la Chiesa è con voi, testimone fedele della vittoria di Cristo. Non siete soli oggi, non sarete soli domani… Il Cielo che siamo chiamati ad aprire dinanzi al mondo è lo stesso che mi accoglierà insieme con voi. E’ questa la certezza che Dio infonde nei nostri cuori, la fede che vuol donarci insieme a ogni battito del mio cuore che, lo sapete, non si spegnerà mai nell’amore infinito di Gesù che ci abbraccia dolcemente anche nel dolore e nella sofferenza.

Penso a quel magnifico giovane santo che si chiama Luigi Gonzaga. Penso alla lettera che scrisse alla sua mamma quando era malato e stava per morire. Si era ammalato per amore, contraendo la peste per salvare i malati di peste. Un pochino come è accaduto a me, no?, ammalato di questa malattia strana e rara per salvare gli strani e i rari che sono diventati gi uomini di questi tempi.

Ve la voglio lasciare perché la leggiate e la custodiate nel cuore come fosse mia, insieme ai tanti che mi vogliono bene e lottano e pregano per me.

“Io invoco su di te, mia signora, il dono dello Spirito Santo e consolazioni senza fine. Ma facciamoci animo e puntiamo le nostre aspirazioni verso il cielo, dove loderemo Dio eterno nella terra dei viventi. La carità consiste, come dice san Paolo, nel «rallegrarsi con quelli che sono nella gioia e nel piangere con quelli che sono nel pianto». Perciò, madre illustrissima, devi gioire grandemente perché, per merito tuo, Dio mi indica la vera felicità e mi libera dal timore di perderlo. Ti confiderò, o illustrissima signora, che meditando la bontà divina, mare senza fondo e senza confini, la mia mente si smarrisce. Non riesco a capacitarmi come il Signore guardi alla mia piccola e breve fatica e mi premi con il riposo eterno e dal cielo mi inviti a quella felicità che io fino ad ora ho cercato con negligenza e offra a me, che assai poche lacrime ho sparso per esso, quel tesoro che è il coronamento di grandi fatiche e pianto.

O illustrissima signora, guardati dall’offendere l’infinita bontà divina, piangendo come morto chi vive al cospetto di Dio e che con la sua intercessione può venire incontro alle tue necessità molto più che in questa vita. La separazione non sarà lunga. Ci rivedremo in cielo e insieme uniti all’autore della nostra salvezza godremo gioie immortali, lodandolo con tutta la capacità dell’anima e cantando senza fine le sue grazie. Egli ci toglie quello che prima ci aveva dato solo per riporlo in un luogo più sicuro e inviolabile e per ornarci di quei beni che noi stessi sceglieremmo. Ho detto queste cose solo per obbedire al mio ardente desiderio che tu, o illustrissima signora, e tutta la famiglia, consideriate la mia partenza come un evento gioioso. E tu continua ad assistermi con la tua materna benedizione, mentre sono in mare verso il porto di tutte le mie speranze”.

Antonello Iapicca