buon anno!

Molti mesi devono il loro nome a una divinità dell’antica Roma.

• Gennaio: il nome deriva dal latino Januarius ed è legato al dio Giano. All’inizio i romani consideravano l’inverno un periodo senza mesi e l’anno era costituito solo da 10 mensilità, per questo settembre, ottobre, novembre e dicembre hanno un numero non corrispondente alla loro reale posizione. Gennaio e Febbraio arrivano per ultimi.
• Febbraio: deriva dal latino februare, che significa "purificare" o "un rimedio agli errori" in onore del dio etrusco Februus e della Dea romana Febris.
• Marzo: deriva dal latino Martius in omaggio a Marte, dio romano della guerra, e protettore della natura e della fertilità.
• Aprile: Aprilis secondo alcune interpretazioni era il mese dedicato alla dea Venus (Venere) che in greco si chiama Afrodite, dea dell’amore.
• Maggio : il nome Maius potrebbe derivare dalla dea romana Maia (antica dea della fertilità, della terra e dell’abbondanza).
• Giugno: Il nome deriva da quello della dea Giunone (antica divinità del matrimonio e del parto), moglie di Giove.
• Luglio: nel calendario di Romolo, era chiamato Quintilis, da quinque, ossia "cinque" in quanto era appunto il quinto mese dell’anno. Assunse nel 44 a.C. il nome di Julius in onore del console Gaio Giulio Cesare, nato il 13 di questo mese.
• Agosto: chiamato Sextilis nel calendario romano, nell’anno 8 a.C., in onore dell’imperatore Augusto il mese fu rinominato Augustus. In quell’occasione venne inoltre aggiunto un giorno al mese per renderlo uguale a Luglio.
Gli ultimi quattro mesi aspettavano anche loro di avere un nome specifico, ma poi l’impero romano è caduto e non se ne è più fatto niente.
E torniamo a gennaio dedicato a Giano, il dio bifronte, raffigurato solitamente con due volti, uno rivolto al futuro e l’altro al passato. In effetti è un mense in cui guardiamo all’anno appena passato e a quello che sta per arrivare.
Un mese di bilanci.
Non è un bilancio facile.
Abbiamo i tiratori scelti sui tetti , i metal detector per entrare nei supermercati e contiamo i morti. Gli ultimi sono a Istanbul.
Come facciamo? Andiamo avanti giorno per giorno. Quello che dobbiamo salvare è la fede nella vita, abbiamo passato di ben di peggio, la fede nel quotidiano, che è la nostra vera vita, e la libertà di parola, che è sotto attacco. Dobbiamo salvare il diritto di parola, che è il diritto di dire quello che si sta pensando, e alla fine ce la faremo. Il diritto di parola è sotto attacco e come sempre con ottime motivazioni. L’umanità si divide in buoni e cattivi e i buoni decidono chi sono i cattivi. Quindi noi ci batteremo per il diritto assoluto, protetto dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo, di essere cattivi, di non voler essere necessariamente buoni secondo i criteri di bontà stabiliti da altri.
Domani possiamo dirci quali sono i buoni propositi dell’anno nuovo. Che Giano Bifronte vegli sui nostri propositi, qualcosa di diverso che perdere cinque chili o anche dodici, e che anche San Michele Arcangelo, che è quello che ha la spada, ci dia uno sguardo.
Silvana De Mari.