boiata su rai 3 : omogenitorialità e varie.

A proposito dell’infame boiata che con il denaro pubblico stanno trasmettendo su rai 3 raccomando a tutti di leggere Jephthah’s Daughters, storia delle vittime innocenti nella guerra per la famiglia "equalitaria", le vere testimonianze dei bambini vittime di questo tragico esperimento antropologico. Vi parleranno del dolore atroce per il genitore negato, dello strazio per la vita da scimietta ammaestrata: sempre esibiti a spiegare la meravigliosa scelta del genitore di farli nascere orfani della stessa idea dell’altro genitore, vivendo in case dove la sessualità è negata. Due amici o due amiche dello stesso sesso che si scambiano pratiche erotiche, (una roba anche divertente tra i 12 anni e i 14 e mezzo, un trucco di madre natura che ci fa impratichire in una robetta facile prima di lanciarci a fare le cose serie.) , la sessualità non sanno cosa sia. Ci hanno rinunciato , hanno deciso di rimanere incastrati a vita in una fase puberale, e contenti loro contenti tutti, ma la sessualità in quelle case non c’è, e se non c’è non può essere raccontata. Una donna che non è in grado di accettare la potenza del corpo di un uomo dentro il proprio, di sentire la forza di due diversità che si incontrano, si scontrano e si fondono, non è capace di accettare la diversità del figlio maschio. La diversità biologica del figlio maschio e la diversità della figlia femmina che vorrà essere diversa da lei.
Di gravidanza e di parto si può morire e si muore. Il corpo della madre ne porta i segni per sempre anche quando tutto è andato bene. Anche nei parti più normali e fisiologici sia madre che figlio ne escono dolenti e stremati, dopo di che inevitabilmente si abbracciano, a meno che il neonato non sia immediatamente sequestrato per essere lavato e messo in un’insopportabile culla sterile, dove i suoi polmoni saranno spinti allo spasimo in un dolorosissimo pianto nella inutile ricerca di qualcuno che lo consoli (pratica ormai abbandonata, fortunatamente).
L’abbraccio, l’odore della pelle, provoca in entrambi una sensazione di piacere mediata dalle endorfine. Questa scarica di endorfine è enorme nel neonato e ulteriormente aumentata da quelle contenute nel latte materno. Solo dove c’è dolore può esserci consolazione. Che il parto umano sia così lungo e doloroso secondo alcuni fisiologi favorisce un attaccamento così grande da permettere una vicinanza lunghissima, di molti anni. L’attaccamento madre/figlio è l’emozione più potente che esista in natura e su questa è basata la sopravvivenza della vita.
Tutte le altre emozioni sono pallide imitazioni. Chi ha sentito una vita muoversi dentro di sé, chi ha provato il dolore dal parto, che sa quanti rischi anche mortali gravidanza e parto vogliono dire, che intensa felicità dia il primo sorriso del bimbo (verso i due mesi, quasi sempre quando sta succhiando il latte, si interrompe, guarda mamma e poi sorride), sa di cosa si stia parlando.
È questa lunghissima vicinanza, basata sul dolore dell’allontanamento e sulla gioia della vicinanza tra madre e figlio, il fatto che il piccolo non sia sbattuto a cavarsela da solo dopo pochi anni, che permette il processo educativo, il fatto che ogni generazione trasmetta il proprio sapere alla successiva che non riparte più da zero.
Il processo educativo è la base della civiltà umana. Dove non c’è madre che possa consolare, il dolore resta non consolato, una ferita aperta. Quello che succede negli orfani. Essere separati dalla madre è una ferita primaria.
Sulla gravidanza, il periodo in cui il feto e la madre condividono i neurotrasmettitori si fa tutto l’adattamento epigenetico, l’adattamento che permette la sopravvivenza della specie. Se mamma ha sofferto la fame durante la gravidanza, il bambino avrà una forte tendenza a ingrassare (dove non c’è roba, meglio metterla da parte), e a non essere troppo alto (dove c’è poco, meglio non sprecare). Se la madre ha vissuto in condizione di stress alto, bombardamenti, violenza, il bambino tenderà ad essere estremamente ansioso e più facilmente aggressivo.
Una mia carissima amica suonatrice di liuto durante la gravidanza del suo secondogenito ha provato tutti i giorni un pezzo di musica del barocco napoletano in previsione di un concerto dato all’ottavo mese di gravidanza. Dopo di che non ha più suonato quel pezzo. La volta in cui la radio lo ha trasmesso, suo figlio di quattro anni ha cominciato a canticchiarlo anticipando le battute.
Il legame madre figlio è sacro. Quando il legame con la madre è spezzato il bambino per tutta la vita esprime ormoni da stress, sempre, anche quando sembra tranquillo e moltiplica il rischio di sviluppare una depressione grave, oppure una malattia fisica. Stesso discorso per la madre. Chiunque lo spezzi volutamente questo legame commette un crimine. Nell’onnipresente figura dell’orfano, personaggio chiave di tutta la letteratura fantastica c’è questo dolore assoluto. Nel bel libro “Milioni di Farfalle”, il neurochirurgo Alexander, adottato piccolissimo da una meravigliosa famiglia adottiva, ci spiega come questo dolore non sia MAI superabile. Tra l’altro il suo è anche un bellissimo libro per superare definitivamente la paura della morte.
Aimee Mullins , cercte le sue foto sul web, ne vale la pena, ha subito una ferita primaria: l’amputazione delle gambe all’età di un anno. Questo non le ha impedito di diventare una modella, un’atleta e di correre i 100 metri. L’essere umano è una creatura straordinaria. É nel dolore che gli dei ci rendono visita, è nelle ferite che incontriamo Dio. Perdere le gambe è una ferita primaria come è una ferita primaria perdere la madre o non avere il padre. Una ferita che l’essere umano può superare perché questa è la nostra straordinaria natura. Mio suocero è nato orfano di madre, morta per darlo alla luce. Questa ferita credo lo ha reso un padre molto severo, ma non gli ha impedito di essere un nonno dolcissimo. Capitani di industria e fondatori di imperi sono usciti da orfanotrofi, ma la ferita esiste, come esiste il velo di tristezza che questa bellissima donna nasconde quando al mattino deve scegliere quale delle coppie di gambe mettere (ne ha diverse a seconda del tacco).
Esistono bambini senza madre, morta di parto, esistono bambini che non conoscono il nome del padre, e questi bambini lo superano, ma lo superano nel dolore. Affermare che non è importante per un bambino avere padre e madre e che siano i suoi perché ci sono bambini che non li hanno e se la cavano, ha lo stesso senso che affermare che non è importante avere le gambe perché ci sono bellissime persone che ne fanno a meno e vincono anche le olimpiadi. Far nascere un bambino orfano di padre, figlio di donatore anonimo, con metà del suo senso di identità spazzato via è un crimine paragonabile all’amputazione di una gamba, tanto se la cava lo stesso. Molte donne lesbiche hanno acquistato il seme di un uomo immondo. Molti uomini con malattie genetiche, saldano il conto al mondo per il fatto che loro sono nati malati e gli altri sani diventando donatori. Ci sono un centinaio di bambini, tutti fratelli tra di loro ( questo aumento il rischio di incesto involontario, ma l’incesto perché dovrebbe essere un problema, love is love) figli del donatore 7042, danese, e tutti che sviluppano una fibromatosi di von Recklinghausen . Il gene è dominante: tutti i bambini saranno malati. La fibromatosi colpisce i nervi, anche quelli ottici e acustici. Avanti mettiamoci nei panni del donatore 7042: perché solo lui? Anticipo la risposta: no, non si fanno i test. I test genetici sono carissimi, e specifici, cioè numerosissimi.era In alcuni casi il laboratorio la casa privata di un tizio che si masturba in una provetta, per la fecondazione fai da te. Lo sperma che invia è spesso insufficiente a fecondare, ma sufficiente a trasmettere epatite b e altro. Tutto questo disastro potrebbe essere limitato, e limitata la perdita di identità del bambino, vietando l’anonimato della donazione. Che lo sperma abbia un nome e un cognome e sia rintracciabile, un uomo vero che sia disposto a sostenere lo sguardo di qualcuno che domanda: quindi io sono tuo figlio? Elimineremmo un bel po’ di cialtroni. Ma le madri lesbiche non vogliono un nome e un cognome, questo spezzerebbe il loro delirio di onnipotenza, le riporterebbe a un barlume di realtà, il bambino ha una madre e un padre. Non si può fare. Meglio rischiare la fibromatosi o la corea. La perdita della madre, della donna che ha portato la gestazione, è una catastrofe tale che per tutta la vita restano alti gli ormoni da stress, è come amputate le gambe per il gusto di amputarle, tanto poi ci sono le protesi.
Se non siete in grado di concepire o di portare una gravidanza, non usate il corpo di una donna povera, ma accettate che non è vostro destino essere madri. Se semplicemente non avete voglia di portare la gravidanza perché avete di meglio da fare, continuate a farlo e lasciate perdere l’idea di diventare madre facendo altro. Se volete diventare madre, ma non siete in grado di accettare e amare il corpo di un uomo, allora lasciate perdere: non avrete la capacità di amare il corpo maschile di un figlio maschio e di far capire a una figlia femmina il valore della femminilità.
Se volete diventare padri, ma il corpo di una donna non vi affascina, non siete in grado di diventare padri. Prendete atto della cosa. Diventare genitori a distanza di un bambino e di una mamma poveri, anche una piccola distanza, che questo bambino vi conosca, che siate i suoi zii, che possiate vederlo crescere, essere fieri dei suoi successi e allora sarete persone che portano luce nel buio e ordine nel caos. Altrimenti diventerete persone che distruggono l’ordine verso il caos e annientano la luce nel buio. Fate il contrario. Siate Re Magi: coloro che portano doni.
Silvana DE Mari. 

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