Bambino nato in Australia da una famiglia integrata, come integrate erano le famiglie dei terroristi dell’11 settembre, di Londra, Madrid e così via.

Lo Stato Islamico guarda lontano. Per questo, spiega alla telecamera di Vice un ispirato mujaheddin di Raqqa, nel cuore di tenebra della Siria settentrionale, gli uomini di al Baghdadi stanno crescendo «la generazione Califfato». Ragazzini dai 14 ai 17 anni ma anche bimbi piccoli come l’australiano immortalato con la testa di un militare di Assad in mano che il padre Khaled Sharrouf ha trasferito dalle elementari alla trincea jihadista di Raqqa.

«Ho 9 anni, faccio parte dello Stato Islamico, sto andando al campo di addestramento per imparare a usare il fucile Kalashnikov e combattere i russi, l’America, gli infedeli» racconta su YouTube un fanciullino uscendo dalle acque dell’Eufrate, il fiume lungo il quale i folli di Dio hanno piantato il loro regno a cavallo tra Siria e Iraq. Il coetaneo Abdullah afferma con poca convinzione di sapere che gli infedeli vanno uccisi «perché uccidono i musulmani» e di volersi dedicare alla jihad. Mentre Daoud, 14 anni, recita la sua fiera adesione all’Isis sullo sfondo di un gruppo di amici che alza l’indice della mano destra, Allah è uno. 

Un recente rapporto delle Nazioni Unite sul caos iracheno denuncia l’infoltirsi di baby-soldati tra le fila dell’Isis e non solo. Impossibile stabilire con precisione quanti siano in prima linea, ma alla fine del 2013 c’erano 391 bambini, di cui 18 bambine, detenuti dal governo di Baghdad in base all’articolo 4 dell’Anti-Terrorism Act che, in linea con le direttive Onu, proibisce l’arruolamento di minori. 

Un’altra ricerca di Human Rights Watch (Hrw) focalizzata sulla radicalizzazione del conflitto siriano parla dell’impiego crescente di 14 e 15enni in guerra o missioni kamikaze e del loro reclutamento da parte dell’Isis e al Nusra ma anche del Free Syrian Army, dell’Islamic Front e delle forze di polizia delle aree controllate dai curdi. Secondo l’ong siriana Violations Documenting Center dal settembre del 2011 a oggi sono state documentate in Siria 194 morti di bambini «non civili».

«Ho cominciato a combattere a 13 anni e adesso che ne ho 15 lo faccio ancora» testimonia in un video di Hrw un piccolo killer passato dai qaedisti di al Nusra all’Isis che in queste ore terrorizza l’Iraq e il mondo. Parla con distacco, come se non fosse protagonista della storia: «Quando ero con Nusra c’erano 7 mujaheddin minori di 18 anni, con gli altri ce ne sono 15 o 20 in una milizia di 40 persone. Ho partecipato all’offensiva e alle operazioni di difesa. La mia prima battaglia è stata nella zona di Aleppo, abbiamo messo mine in un edificio militare». 

La «generazione Califfato» cresce sfidando i mostri infantili per trasformarli in incubi da adulti. Come già i piccoli guerrieri ugandesi del Lord’s Resistance Army, come i 300 mila minori armati al momento nei conflitti di mezzo mondo. «All’inizio avevo paura poi mi sono abituato» dice in un documentario un bambino «rubato» dalla jihad mentre le bandiere nere dei fondamentalisti gli chiudono la strada alle spalle.  

 

Da La stampa