Asia Bibi

 Ho cominciato 4 volte questo articolo, un articolo su di Lei. Da quando Lei è in prigione, signora Asia, non è passato un giorno che io non abbia pensato a lei. Due anni fa sono stata all’ONU di Ginevra a protestare contro la risoluzione ONU dell’agosto 1990, quasi un quarto di secolo fa, che equiparando la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo a "La libertà dell’Uomo Islamico di seguire la Umma" come stabilito dal Congresso de Il Cairo ha sdoganato il reato di blasfemia e apostasia, di fatto condannando a morte lei e decine di migliaia di cristiani ogni anno. Ora vorrei far sentire anche la mia voce. Tra tutte le cose da dire, la più semplice mi sembra raccontare semplicemente la sua storia. Basta leggere la sua storia, per comprendere. Non c’è bisogno di aggiungere nulla.

Asia Bibi

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Asia Bibi (più correttamente Aasiya Bibi) (ca. 1971) è una donna cristiana cattolica[1] condannata a morte in Pakistan con l’accusa di aver offeso il profeta islamico Maometto.

La sentenza è stata emessa nel 2010 da una corte del distretto pakistano di Nankana, nella provincia centrale del Punjab[2]. In Pakistan la blasfemia è un reato punibile con lacondanna a morte.

 

 

Il caso[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda risale al giugno 2009 quando ad Asia Bibi, una lavoratrice agricola, viene chiesto di andare a prendere dell’acqua. A quel punto un gruppo di donne musulmane l’avrebbe respinta sostenendo che lei, in quanto cristiana, non avrebbe dovuto toccare il recipiente e si sono quindi rivolte alle autorità sostenendo che lei nella discussione avrebbe offeso Maometto[3]. Asia Bibi, picchiata, chiusa in uno stanzino, stuprata[4], infine arrestata pochi giorni dopo nel villaggio di Ittanwalai, ha negato le accuse e ha replicato di essere perseguitata e discriminata a causa del suo credo religioso[5].

Oltre un anno dopo l’arresto, il giudice Naveed Iqbal emette la sentenza, nella quale esclude «totalmente» la possibilità che Asia Bibi sia accusata ingiustamente, aggiungendo inoltre che «non esistono circostanze attenuanti» per lei.[6]

La famiglia ha presentato ricorso contro la sentenza.

Nel dicembre 2011 una delegazione della Masihi Foundation (Mf), ONG che si occupa dell’assistenza legale e materiale di Asia Bibi, ha visitato la donna in carcere. Le sue condizioni di igiene personale erano terribili e le sue condizioni di salute, sia fisica che psichica, sono apparse critiche. Secondo Haroon Barkat Masih, direttore internazionale di Mf, Asia Bibi ha comunque espresso parole di perdono nei confronti dei suoi accusatori: "In primo luogo vivevo frustrazione, rabbia, aggressività. Poi, grazie alla fede, dopo aver digiunato e pregato, le cose sono cambiate in me: ho già perdonato chi mi ha accusato di blasfemia. Questo è un capitolo della mia vita che voglio dimenticare". La donna ha quindi espresso il desiderio di poter tornare alla sua famiglia[7].

Nel 2012, secondo alcune fonti, Qari Salam, l’uomo che ha accusato Asia Bibi di blasfemia avrebbe dichiarato di essersi pentito di aver sporto la denuncia, che sarebbe stata basata su pregiudizi personali ed emozioni religiose esasperate di alcune donne del villaggio. L’uomo starebbe quindi pensando di non portare avanti l’accusa ma sarebbe comunque in difficoltà perché sotto pressione da parte di organizzazioni fondamentaliste islamiche[8].

Le reazioni[modifica | modifica wikitesto]

 

Il governatore del PunjabSalmaan Taseer, assassinato da un fondamentalista nel 2011.

Il caso ha suscitato proteste da parte di gruppi cristiani e di organizzazioni per la difesa dei diritti umani[5] e ha portato molti pakistani a chiedere di cancellare o rivedere la legislazione nazionale sulla blasfemia[9]. Tra questi il governatore del PunjabSalmaan Taseer, che si è recato a trovare Asia Bibi in carcere e che proprio per il suo impegno nella revisione delle norme sulla blasfemia è stato ucciso il 4 gennaio 2011 a Islamabad da una delle sue guardie del corpo[10]. In seguito Shahbaz Taseer, figlio di Salmaan, verrà rapito con l’intento, secondo alcuni esperti, di ottenere la liberazione dell’assassino di suo padre.[11]

Come Salmaan Taseer, due mesi dopo, anche il ministro per le Minoranze religiose Shahbaz Bhatti, cattolico, è stato assassinato da estremisti islamici.[12] Scriverà in una lettera Asia Bibi a proposito:

« Tutti e due sapevano che stavano rischiando la vita, perché i fanatici religiosi avevano minacciato di ucciderli. Malgrado ciò, questi uomini pieni di virtù e di umanità non hanno rinunciato a battersi per la libertà religiosa, affinché in terra islamica cristiani, musulmani e indù possano vivere in pace, mano nella mano. Un musulmano e un cristiano che versano il loro sangue per la stessa causa: forse in questo c’è un messaggio di speranza. »
(Asia Bibi[1])

L’11 novembre 2010 Antonio Socci denuncia l’indifferenza delle più importanti istituzioni mondiali intorno al caso di Asia Bibi.[13]

Il 18 novembre 2010 papa Benedetto XVI ne chiede la liberazione.[14][15]

La Commissione pakistana sulla condizione delle donne, costituita nel 2000 per rimuovere le discriminazioni di genere, ha sostenuto di essere rimasta "choccata" dalla notizia della condanna a morte e ha chiesto l’immediata liberazione di Asia Bibi. In particolare la Commissione ha condannato la decisione del tribunale sulla base degli articoli 295-B e C del Codice penale pachistano e ha ribadito come sia illegittimo richiedere a una donna cristiana di aderire ai principi dell’Islam[16].

 

 

 

Portiamo un nastro giallo su di noi: il nastro giallo è per i prigionieri di guerra e Asia Bibi lo è.

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