Andrea Tedesco sulla III guerra mondiale. sottoscrivo

LA III GUERRA MONDIALE E’ COMINCIATA…

Come Papa Francesco ha affermato, la III Guerra Mondiale è cominciata…

Questa è una guerra un po’ anomala non solo perché viene combattuta "a macchia di leopardo", ma perché non è chiaro chi sia il nemico, chi siano i belligeranti. 
Questa guerra sembrerebbe essere combattuta oltre che "a macchia di leopardo" anche "tutti contro tutti".
Il Papa ha menzionato tra le cause della guerra le armi, la sete di denaro, la sete di potere, altri hanno citato il petrolio etc., tutti fattori senza dubbio importanti, in particolare il petrolio, ma né il Papa, né la maggior parte degli altri osservatori occidentali, hanno fatto riferimento al minimo comune denominatore di quasi tutte le manifestazioni della III Guerra Mondiale, con un’eccezione degna di nota nel conflitto in Ucraina, cioè l’islam. 
Infatti, anche se quasi nessuno ha voluto menzionare l’islam tra le cause principali della guerra, e gli islamici come uno dei principali nemici e belligeranti, per mantenere la posizione islamicamente corretta dominante in Occidente, il "99%" dei conflitti oggi in corso nel mondo, anche quelli in cui l’Occidente non c’entra proprio nulla, vedono coinvolto l’islam.   
Qual è il risultato di questa mancanza di chiarezza e di volontà di identificare il nemico, i belligeranti, o perlomeno uno dei principali nemici e belligeranti?
Una possibile conseguenza è l’aumento della difficoltà di conseguire la vittoria e dei rischi di subire una sconfitta. 
L’enfasi esclusiva sulle armi, sul petrolio, sui finanziamenti ai Jihadisti, se da una parte sottolinea aspetti tutti degni di considerazione per un approccio olistico alla risoluzione del problema, tende anche, però, a creare l’impressione assai pericolosa nei musulmani, oltre che in chi già attribuisce tutte le colpe all’Occidente, che sia proprio l’Occidente, ricco venditore di armi, assetato di guadagni, di petrolio, il vero e unico responsabile della III Guerra Mondiale, che per ora sta insanguinando per lo più paesi del Terzo Mondo. 
Viene, così, anche indirettamente confermata la teoria della Jihad reattiva, cioè che la violenza islamica sia in realtà una creazione dell’Occidente, o in quanto semplice reazione alle ingiustizie, allo sfruttamento perpetrati dall’Occidente ai danni del Terzo Mondo, o in quanto "pilotata" dall’Occidente, che avrebbe "creato" l’ISIS per soddisfare le sue ambizioni egemoniche ed economiche. 
Questa “sottile” demonizzazione dell’Occidente rischia di moltiplicare i nostri già cocenti sensi di colpa, abbassare ulteriormente la nostra autostima, spingendoci a vergognarci ancora di più se possibile di chi siamo (proprio come dovremmo vergognarci per la morte dei poveri clandestini affogati nel tentativo di raggiungere le nostre coste che non siamo riusciti a salvare, nonostante l’impegno generoso e senza soste della nostra marina…), riducendo la nostra volontà e capacità di difenderci e di combattere.
Questa posizione rischia di accreditare l’islam radicale e gli Jihadisti dell’ISIS agli occhi dei musulmani moderati, presentandoli come il cavallo vincente, per due ragioni:


1) la nostra debolezza, la mancanza di determinazione e volontà di difenderci efficacemente e vincere la guerra lascia spazio all’islam radicale e aumenta prevedibilmente le probabilità che abbia la meglio, o perlomeno suggerisce questo scenario futuro, spingendo così i musulmani moderati a sposare la causa della Jihad anche solo per salvarsi la vita,

2) la demonizzazione dell’Occidente conferma l’eroismo dei guerrieri islamici, apparentemente impegnati nelle difesa del mondo islamico dai soprusi e dalle ingiustizie, dall’imperialismo dell’avido e malvagio Occidente, favorendo il reclutamento degli Jihadisti tra i musulmani moderati, o comunque tra gli immigrati islamici di prima e soprattutto di seconda generazione.

Secondo un’indagine conoscitiva il 73% dei musulmani in Olanda considera già gli Jihadisti dell’ISIS alla stregua di eroi (http://www.gatestoneinstitute.org/4380/netherlands-terrorists), e le manifestazioni pubbliche di esplicito sostegno all’ISIS tenute nelle strade delle nostre città sembrano confermare che non si tratti di un fenomeno limitato al paese dei tulipani.

In guerra le regole del gioco dovrebbero cambiare. 

Invece il Papa, Obama, tutti i leader religiosi e politici e gli osservatori occidentali, con rarissime eccezioni, tra cui spicca per lucidità e determinazione la figura di Putin, che sta reprimendo duramente l’islam in Russia, mantengono la posizione islamicamente corretta di chi si illude che esista un “islam moderato” dentro ogni islamico radicale, che aspetta solo di manifestarsi in risposta ai nostri disperati tentativi di porre rimedio alle sofferenze inflitte al Terzo Mondo e al mondo islamico. 
Proseguono, così, ininterrotti il dialogo islamicamente corretto, l’autocritica esagerata, la crescita dei sensi di colpa, la profusione di scuse, la generosa accoglienza di immigrati islamici a casa nostra ed elargizione di aiuti e sussidi economici e concessioni. 
Vanno avanti, così, gli sforzi controproducenti di convertire gli islamici radicali, non al cristianesimo ovviamente, non sia mai, ma all’islam moderato.
Continuano, così, l’apertura di nuove moschee e la "libanizzazione", cioè la crescita "a macchia di leopardo" delle enclavi islamiche nel cuore delle nostre città.

 
In altre parole, procede senza soste lo sforzo di trasformazione dei musulmani moderati in radicali.
 
Sebbene, infatti, non esista l’islam moderato, se non nei sogni islamicamente corretti dei buonisti, per fortuna, esistono ancora, ma non si sa per quanto di questo passo, i musulmani moderati, che non frequentano le moschee e non leggono il Corano, ma seguono con attenzione e per lo più in silenzio le vicende della Jihad e la nostra conduzione della guerra, valutando se unirsi alla Jihad o restare in disparte.
Proprio per rimediare al problema della presenza di troppi musulmani moderati in Turchia, che potrebbero ostacolare i progetti egemonici globali personali e dell’islam radicale, Erdogan ha recentemente introdotto l’obbligo di studiare il Corano nelle scuole, che avrà come effetto prevedibile un’ulteriore radicalizzazione dei Turchi. 
In altre parole, l’islamico radicale Erdogan, che sogna di ristabilire l’impero Ottomano, di diventare il leader indiscusso del mondo islamico, non solo finanzia, addestra e sostiene in ogni modo possibile gli Jihadisti dell’ISIS in chiave anti-scita e anti-iraniana, ma impone lo studio del Corano ai giovani musulmani turchi.
Pertanto, anche alla luce della strategia del presidente turco, al fine di combattere l’ISIS e l’islam radicale, dovremmo quanto meno assicurarci che i musulmani moderati che vivono tra noi continuino a non leggere il Corano e a non frequentare la moschea, evitando di aprire nuove moschee ed anzi cominciando a chiudere quelle esistenti.

A quanto pare, invece, vogliamo perdere la III Guerra Mondiale ad ogni costo…

Andrea Tedesco
 
 
 

 
 
 Andrea Tedesco

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