Altro che “Primavere arabe”, la guerra dalla Libia è arrivata in Europa

Ripubblichiamo un articolo di Lorenza Formicola presente su L’Occidentale e datato 26 Maggio 2017. Una analisi profetica alla luce degli eventi di ieri sera a Londra.

 

 

C’è il rischio di un attacco “imminente”, ha detto Theresa May a ventiquattro ore dall’attentato all’Arena di Manchester. La Gran Bretagna è un Paese sul chi va là, che sull’attenti mastica paura. Il livello di allerta terrorismo è stato alzato da “grave” a “critico”, il massimo. Era un decennio che non si annunciava un allarme tanto elevato. Il che vuol dire che le informazioni in possesso del governo e dei servizi devono essere ben più gravi di quel che si immagina. E allora le strade inglesi sono state invase da mimetiche, le armi sono in vista, i soldati dislocati davanti ai palazzi reali e del governo e davanti alle ambasciate. A Westeminster le visite aperte al pubblico sono state sospese, così come ogni evento pubblico e persino il cambio della guardia fuori Buckingam Palace. Per le forze dell’ordine i ritmi sono cambiati, nessuna assenza è ammessa, i turni stravolti. Per la prima volta la polizia dei trasporti britannica ha dispiegato agenti sui treni.

I nervi sono tesi anche mentre si annunciano i due nuovi arresti di giovedì, che portano il totale dei sospetti messi sotto custodia cautelare a quota otto. Nervi tesi, mentre si avanza l’ipotesi che l’assassino di bambini di Manchester fosse coinvolto in una rete. Tre dei fermati sono stati arrestati e accusati di far parte di un complotto terroristico. Nervi tesissimi, quando la polizia britannica fa sapere di avere avuto Abedi nel suo campo d’osservazione prima del massacro. Intanto aumenta il rischio che gli attacchi islamisti provochino ritorsioni, qualcuno a Manchester ha provato persino a dare fuoco ad una moschea. Isteria?

Salman Abedi, il killer, era stato svezzato nel “centro islamico culturale” di Manchester, meglio noto come moschea di Disbury – dove si dice, tra i denti, comandi la Fratellanza musulmana – e che ha preso il posto di un’ex chiesa anglicana in un quartiere dove le case costano milioni di pound. Studente di economia all’università, è cresciuto tra belle villette e prati curati a Fallowfield, a sud di Manchester, prima di farsi saltare in aria. Né povero, né ignorante, né abbandonato in fasce. Ma Abedi è, soprattutto, un prodotto della Libia. Tutta la trama della drammatica storia ha come elemento di continuità Tripoli. Come riferisce il Financial Times, la pista libica è al centro dell’attenzione degli inquirenti. Pista libica? Riallacciamo il nastro. Il primo viaggio di Abedi in Libia risale al 2011, quando il futuro terrorista autore della strage alla Manchester Arena, non ancora maggiorenne, segue il padre Ramadan, oppositore di Gheddafi, rimpatriato dalla Gran Bretagna, nella rivolta contro il regime di Tripoli sostenuta da Londra e da Parigi. Lo rivela un amico di famiglia citato dalla Bbc, aggiungendo che Salman approfittò delle “vacanze scolastiche” per compiere la missione.

Ve le ricordate le primavere arabe targate Obama? Il vento di una nuova democrazia avrebbe dovuto soffiare nella terra che era nelle mani di Gheddafi, ma non fu mai primavera. E la politica estera del premio nobel per la pace esce a brandelli in questo profilo di rovine da incubo. Washington, Londra e Parigi, Obama, Cameron e Sarkozy spinsero per la caduta di Gheddafi e la storia adesso ci fa ingoiare il fumo di quella sciagurata impresa militare. Il principale architetto del disastro fu la predestinata per eccellenza, trombata dalla storia, l’ex segretario di Stato americano Hillary Clinton. Nella Libia orientale venne accesa la miccia dell’insurrezione tribale, che portò alla caduta e alla uccisione di Gheddafi. Truppe speciali britanniche erano sul terreno ad aiutare i rivoltosi. Ed è proprio sulla rotta Londra-Tripoli che si iscrive la storia di Manchester. La NATO stava guidando e assistendo il Gruppo Islamico Libico Combattente, il cui capo sul fronte orientale era Abdelhakim Belhadj, noto esponente di Al Qaeda. Come conferma anche il dipartimento di Stato americano.

Ora, secondo quanto rilanciano le agenzie internazionali e come riporta il The Guardian, il padre del kamikaze di Manchester ha combattuto contro il regime di Gheddafi durante la rivoluzione del 2011, e proprio con il gruppo combattente islamico libico (LIFG). Insieme alla moglie e ai figli, si era “rifugiato” prima a Londra e poi nel ricco quartiere di Manchester. Salvo fare, poi, fare ritorno in patria. Quella Libia che è oggi uno stato-non-stato. Nessuno controlla il territorio, che, di fatto, non ha confini. A funzionare è solo l’esercito di Haftar. A guardarla più da lontano, la Libia sembra un posto che ospita un eterno rave del terrorismo dove, in nome di Allah, i jihadisti vengano addestrati per farsi saltare in aria in Europa. Insomma, dietro la strage di Manchester ci sono tutti gli stupidi errori commessi nel recente passato dalla politica di potenza anglo-francese, sotto il mantello retorico e illusorio delle “primavere” obiamiane. Non è una puntata di qualche serie tv a sfondo complottista. E’ la guerra che dalla Libia è arrivata in Europa.

Lorenza Formicola

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