Allattamento materno – Parte II

Quando ancora vivevo nel web in maniera attiva (l’arrivo di Quarto e Quinto mi fecero desistere dalla prosecuzione di rapporti che non fossero vivi e reali perchè il mio tempo era davvero poco!), feci in tempo ad accorgermi di alcune caratteristiche molto comuni tra tali operatori: l’allattamento è per ogni persona interessata l’aspetto più importante nella vita del neonato/bambino, anche se mi sono soffermata più volte con attenzione a valutare che l’allattamento è fondamentale in quanto importante realizzazione per la madre, per la riuscita del suo ruolo, per la percezione positiva nei confronti di se stessa, ma spesso non un tassello fondamentale nella salute del neonato in quanto colui che ha (dovrebbe avere) diritti più importanti dell’adulto. Oppure lo è, ma non in quanto essere umano con diritti, ma in qunato la salute data dal latte materno è importante in quanto tale (l’epoca dell’ecomammaetica). Non metto bocca nel fatto che ogni donna realizza nell’allattamento una parte fondamentale del proprio essere madre, lo difendo e lo capisco, tuttavia la mia domanda è spesso nella ricerca di che peso reale tali donne diano all’allattamento: è un gesto che è utile al bambino o a loro? Sono dalla parte dell’allattamento perchè è un gesto che ha una serie di conseguenze tutte positive per la loro creatura solo nel momento in cui viene attuato, ma una volta cresciuto il bambino non ha più importanza il rapporto con esso? E infine la questione che mi sta più a cuore: allattare è un diritto della madre o essere allattato è un diritto del bambino?
Notai, ad esempio, che sono molte le donne che si occupano di allattamento, ma sono a favore dell’aborto che rimane, a loro dire, un diritto materno: allora mi chiedo il motivo che le spinge a difendere il gesto di allattare: se una donna non lo compie per il proprio bambino, lo fa solo per sé, come dicevo poc’anzi, per realizzarsi?
Non posso trovare plausibile il concetto che una donna possa passare la propria vita a sostenere e supportare le mamme parlando di naturalità della nascita (è abbastanza legata alla buona riuscita dell’allattamento) e del rispetto del nascituro, se la stessa è a favore dell’utero in affitto: come può concepirsi un parto in acqua dolcissimo e spesso doloroso, la fuoriuscita di un bambinello morbido e ‘accucciolante’ che trova conforto tra le mammelle di mamma (il battito che ha udito tutta la gravidanza è il medesimo) e nel primo attacco al seno con tanto di ciucciata vigorosa e spontanea, se poi il medesimo fantolino viene preso, asciugato, allontanato dalla madre (e su questo gesto so di interi reparti di ostetricia che hanno scioperato per consentire alle mamme di non avere neonati allontanati e lavati immediatamente dopo la nascita) per darlo a degli acquirenti?
Cara Consulente per l’Allattamento Materno, mi rivolgo a te che io stimo e ammiro: spesso compi il tuo lavoro e/o il tuo volontariato (lo so bene) a ore improbe e sostanzialemnte h24. Aiuti le donne a capire se allattare è quello che vogliono, intervieni risolvendo ragadi sanguinolente e dolorosissime, trasmetti il valore di ascoltare il pianto dei neonati per capire di cosa hanno bisogno, citi fonti bibliografiche mostruosamente ricche e aggiornate, frequenti convegni lontano da casa speso trascinando con te marito e figli (spesso alla poppa)…

Tuttavia ammetti che l’aborto sia un diritto. Ammetti che l’utero in affito sia l’espressione di un diritto di adulti viziati. Spesso lavori in consultorio e passi dai corsi di accompagnamento alla nascita insegnando alle mamme i cambiamenti del loro bambino dalla fase embionale a quella fetale e poi neonatale (citi le capacità uditive al 4° mese, ad esempio), allo sportello per il rilascio del certificato di IVG: ma scusa quell’embrione di cui parli al corso preparto è così diverso da quello nel grembo della donna che ti chiede di sopprimerlo? Pensi che sia davvero l’espressione di un diritto, soffrire per tutta la vita per aver ucciso un figlio? Hai mai parlato con le donne che soffrono di depressione post-aborto? Rispetto a quelle con depressione post-parto sono il doppio (per quanto riguarda la mia esperienza)!!!
Promuovi ogni sorta di evento in favore dell’allattamento, ma non hai dubbi: se una donna vi chiede di abortire (alcune di voi sono ostetriche degli ambulatori appositi), non ti viene in mente che quella donna, in quel momento, ha solo paura e sta rinunciando a compiere il gesto che tu riteni il più bello che una madre possa compiere…

Organizzi o partecipi a convegni con tanto di accreditamento da parte di enti internazionali, ministeri e chi ne ha più ne metta (rifiutando sponsorizzazioni da ditte produttrici anche solo di tisane al finocchio – gustamente – ), sulla fisiologia del sonno infantile e su quanto questo sia in stretto contatto con la fisiologia dell’allattamento (mamma vicina = bambino dormiente e ciucciante), ma non ti si contorcono le budella al pensiero di un neonato che ulula tentato di essere zittito con ciucci, biberon, latte materno munto da sua madre, ma somministrato da altre persone che quel neonato l’hanno pagato?
Sbandieri i diritti di una madre di seppellire il proprio fetino morto a 6-9-12-18 eccetera settimane di gestazione (specialmente tra di voi chi è psicologa), affermando che è inumano che venga raschiato via e gettato nell’immondizia (se non peggio: i feti malformati sono palestre per anatomo-patologi universitari) e proclamando il giusto riconoscimento al fatto ch’ella pianga il suo bambino, ma poi non ti si accappona la pelle a sentir parlare di embrioni congelati e sfruttati per esperimenti?
Amica mia ti rendi conto di quanto la politica abortista ti faccia concedere di essere instabile e discontinua?
Ma per te l’allattamento è un gesto naturale, un dovere di ogni madre (chiedo scusa a chi non è riuscita nel compito – come me – ma nutrire bene il proprio figlio è un dovere), una prosecuzione della gestazione (altrimenti detta esogestazione), un accogliere in modo semplice i bisogni del neonato/bambino, o è solo un ‘qualcosa’ che realizza la donna?
Se fosse così, si spiegherebbero alcune campagne di sensibilizzazione dai titoli equivocabili (ad esempio per me), in effetti. Dire che allattare è “Ovunque lo desideri” (nulla di più vero) è una frase rivolta dalla madre al proprio bambino, come dire: “Quando hai fame/sonno/cacca/noia, hai il diritto di chiedermi la ciuccia”, o – come mi è sembrato spesso – , un “Se voglio tirarmi fuori la tetta per allattare, posso farlo ovunque”? Come dire: “Ho diritto di occuparmi di mio figlio” oppure “Ho diritto di tirar fuori le tette dove mi pare” (che assomiglia al monito femminista “Se voglio girare per le strade alle 3 di notte in minigonna ho il diritto di farlo”).
Se davvero sei a favore dell’allattamento e una donna che è in attesa di un bambino con la Sindrome di Down ti chiede aiuto per farlo nel miglior modo possibile, lo fai o le dici, anche in maniera delicata, che sarebbe stato meglio ‘optare per altro’ (frase udita dalle mie orecchie)? Perchè se fosse così, se ti ritieni davvero a favore dell’allattamento, sappi che non sei a favore dei bambini.
Compagna di sventura e cara collega, fidati che io ho capito finalmente e in modo sofferto che essere a favore dell’allattamento (e di tutto ciò che include questo gesto) non può sussistere nelle persone che affrontano una madre che ha un figlio handicappato grave e lo ama avendo scelto di farlo al di là di facili egoismi, e le dicono che andrebbe sottoposto a eutanasia: medesime persone che redigono articoli sull’attaccamento e sui bisogni dei bambini, che si scagliano a favore delle leggi che tutelano l’allattamento o che semplicemente ‘divorano’ coloro che affermano le loro opinioni a favore di sostituti del latte materno…
Se sei a favore dell’allattamento chiediti con serenità e onestà: “Ma io, da che parte sto?”
 
Rachele Sagramoso
Brigate Chesterton per la difesa dell’ovvio

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