Adulterio

Adulterio

L’adulterio è stato considerato come crimine punibile con la morte e tutt’ora è punibile con la morte nei paesi islamici. Per quale motivo una pena così severa nelle nostre epoche più antiche? Perché l’umanità è riuscita a sopravvivere grazie alla regola antropologica del matrimonio rigido con la fedeltà della donna difesa letteralmente a sassate. Gli uomini si ammazzavano letteralmente di fatica, incidenti sul lavoro, malattie professionali. Era quindi necessario garantire la sicurezza della paternità, garantirla al 1000%, o la società si sarebbe sfrangiata, e le donne avrebbero rischiato di non essere più protette all’interno di un matrimonio inflessibile. Poi la vita dell’adultera viene graziata e si va avanti tra alterne vicende e fortune, nella Venezia dell’epoca d’oro le classi alte erano più liberali, nella Francia del re Sole anche, all’epoca mia era un reato: uno rischiava di trovarsi i carabinieri in camera da letto. Gli adulteri e soprattutto le adultere sono e sono state una categoria violentemente attaccata. Io sono assolutamente contraria a che l’adulterio sia perseguitato. Sono sconvolta dal fatto che le adultere siano lapidate in molte nazioni e ogni anno ne parlo nella conferenza dell’ 8 marzo. Ho il diritto però di dire che l’adulterio è un peccato. Gesù dice all’adultera: Va e non peccare più. Un peccato che gli uomini non devono più punire con la morte ma un peccato. Le adultere possono pronunciare la frase “Noi siamo sempre state perseguitate nei secoli”, e sarebbe una frase sbagliata e ridicola. Le adultere non sono un gruppo etnico (gli ebrei sono un gruppo etnico, gli armeni sono un gruppo etnico; quelli attuali sono i discendenti di quelli antichi). Le adultere attuali non sono le discendenti delle adultere di 2000 anni fa. Noi e loro siamo tutti discendenti dallo stesso popolo, un popolo che in molte fasi della sua vita ha perseguitato gli adulteri, ritenendo, forse a torto, forse a ragione che l’adulterio avrebbe frammentato e spacciato la società rendendola non vitale. Negli ultimi decenni, grazie a quella sciagura che sono i giornali femminili, film serie televisive, il fatto che la gente normale ha preso come modelli gli attori, che spesso hanno vite più disordinate dei ragionieri, l’adulterio si è ammantato di una patina di scintillante leggerezza. Per me resta un peccato. Un giuramento tradito. Noi giuriamo a Dio che ci prenderemo cura dell’altro. Il fatto che io dica che è un peccato è un mio diritto religioso. Mi renderà poco simpatica e do per scontato che qualcuno me lo dica, ma è un mio diritto. Se qualcuno afferma che, dicendo questo, sono adulterofobica e scateno la caccia alle adultere di anni fa, al momento presente nei paesi islamici, mi metto a ridere perché è una sciocchezza. Peraltro l’adulterio deve essere un colpo di fioretto, deve essere fatto con patema d’animo e di nascosto; e allora ha una certa valenza estetica, quella data dalla trasgressione. Se non c’è più trasgressione, abbiamo l’adulterio statale. Se l’adulterio è garantito per legge, una legge che lo rende un diritto nel matrimonio prima o poi la moglie dirà al marito: “questa sera viene Gianni, stai in salotto e metti tu a letto i bambini”, allora tutto diventa pesatissimo. Prima o poi arriveranno i carabinieri a punire la adulterofobia. Il cristianesimo sarà vietato perché osa affermare che è un peccato. Quindi gli adulteri pecchino e lo facciano con leggerezza e dando a noi il diritto di affermare che è un peccato.

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