accumulatori seriali

Sempre più diffusa è la tragedia degli accumulatori seriali, persone che intasano di oggetti la loro casa fino a renderla invivibile. Non buttare nulla e cercare di arraffare il più possibile è stata pratica sensata in altre epoche: nella preistoria non si buttava nulla, in un lager non si buttava nulla, un pezzo di spago, un chiodo raccolto per terra, nelle case povere questa è la regola. Chi si sente povero, per esempio di affetti, continua ad applicarla. In altre epoche, in altre situazioni, preistoria, lager, il comportamento di mangiare qualsiasi cosa si riuscisse a mettere sotto i denti era quello che salvava la vita. Chi si sente povero affettivamente continua ad attuarlo, accumulando chili che lo uccidono. I chili, anzi i quintali di troppo, possono uccidere anche la nostra casa. Il termine tecnico, quando la patologia diventa mostruosa, è disposofobia.
Un buon trucco è la dieta mezzo chilo al giorno: buttiamo via mezzo chilo a giorno di cose tutti i giorni, anzi liberiamole nel mondo, e la nostra casa diventerà un posto accogliente, la nostra mente diventerà più lucida. Il mio problema sono i giornali. I numeri di Airone e tutti i suoi cloni, come buttarli? Annate e annate. Quintali di carta. I vecchi libri? Come buttarli? Sono così belli! Non li butto, li libero nel mondo. Li lego con lo spago e li lascio vicino ai bidoni per raccogliere la carta. Dopo qualche ora spariscono: qualcuno cui sono piaciuti li ha presi.
Tutti i vestiti che non abbiamo messo nemmeno una volta negli ultimi 12 mesi, i soprammobili che non ci piacciono, i libri che detestiamo: via dalla nostra tana. O li regaliamo o li vendiamo, che non è una brutta idea soprattutto per chi ha un conto corrente in crisi d’ansia.
L’altra regola fondamentale per avere un equilibrio con il proprio corpo e il proprio peso è mettere in ordine la casa. La casa è la metafora di noi stessi; quando noi la teniamo in disordine o sporca o strapiena di cose, in qualche maniera, stiamo facendo la stessa cosa anche a noi. Diceva un monaco che i lavori di casa quelli proprio banali, squallidi, sono una forma di preghiera. Nel Cristianesimo la regola è bagna quello che è arido, raddrizza quello che è storto e pulisci quello che è sporco; in termini metaforici certo, ma perché no anche in termini pratici. Pulire la cucina, ci dà il senso della nostra potenza, prima era sporca e poi è pulita, prima era sgradevolmente in disordine poi è diventata accogliente.
Questo è il passaggio obbligatorio, se volete migliorare le relazioni. Se cerchiamo un compagno, una compagna, nuovi amici dobbiamo avere una casa dove accoglierli, un posto dove sia bello stare. Una casa sgradevole segnala al nostro inconscio che non li vogliamo, che non ne siamo degni.
Una regola dell’amare sé stessi, un caposaldo dell’autostima è vivere in una tana che ci faccia stare bene, sentire a nostro agio. Un posto bello. La nostra tana deve essere bella: deve accogliere noi e se noi abbiamo un valore, nella nostra tana ci devono essere ordine e bellezza.
Silvana De Mari