8 marzo.

Silvana De Mari – Ringrazio tutti per le mimose, ma vi dispiace se saltiamo un giro? Una delle condizioni indispensabili per l’infrangibilità è l’indipendenza di pensiero. Essere sempre e ovunque controcorrente, essere contro sempre e a prescindere è assolutamente perdente, ma dopo averci pensato su e poi ancora pensato su, è lecito essere perplessi. La festa della donna già nasce male, per commemorare un numero imprecisato di operaie morte in un incendio. Nel caso allora facciamo una commemorazione dell’insicurezza del lavoro operaio.
Le donne morte di parto, quelle lapidate nel meraviglioso Iran di sua santità Khomeini e successori, quelle semplicemente morte di morte naturale, dopo una vita neanche tanto di sofferenza, non mi sembrano rappresentate.
Il fatto che delle operaie nessuno sappia il nome, il numero esatto e l’ubicazione della tomba suggerisce che la teoria che sia un falso, creato a tavolino dal KGB, non sia del tutto peregrina.
Inoltre questa festa della donna sembra sempre più suggerire l’idea delle donne come gruppo etnico. Non siamo un gruppo etnico: siamo la parte femminile di una specie, quella più straordinaria e terribile, la specie umana. A Sua immagine e somiglianza li creó, maschio e femmina li creò.
Abbiamo un patrimonio genetico diverso, un cervello che le neuroscienze dimostrano ogni giorno più diverso, dei bellissimi organi sessuali che insieme possono generare la vita.
Quindi la mia proposta è di
saltare questa festa delle donne che non si sa bene dove nasca e dedicare gli altri 364 giorni l’anno a ricordare le scolare pachistane e afghane, che rischiano la vita per andare a scuola, le grandi scrittrici Hirsi Ali, Chahdortt Djavann, e tutte le altre che rischiano la vita tutti i giorni, le ragazzine cristiane rapite e schiavizzate in Iran e in Nigeria.
Nessun mondo di pace nascerà in un mondo dove una bambina di 5 anni può essere infibulata, una di 8 sposata e una di 12 lapidata. La libertà o tutti o nessuno, quindi tutti. E la libertà si conquista senza mimose, ma con il coraggio di alzarsi in piedi e uscire dal politicamente corretto, la più totalitaria dittatura del pensiero mai esistita dall’inizio dei tempi. E ora l’ultima oaata di diritti umani: l’utero in affitto del concetto antropologico.
 

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