Solo combattendo l’Occidente sconfiggerà il terrorismo islamico. Basta con la criminalizzazione del coraggio e l’odio di se stessi impostoci dal Sessantotto

George Orwell scrisse nel 1942: “Il pacifismo è di fatto pro-fascista. Lo conferma il più elementare senso comune. Se da un lato ostacoli chi in guerra è dalla tua parte, automaticamente aiuti il nemico”
L’arcivescovo di Erbil, Iraq, il vescovo dei perseguitati, uno dei vescovi che non è stato fatto cardinale, ha affermato che il “Califfato islamico” si ferma con un’azione di terra.
Si ferma andando a combatterlo.
Gli orchi si fermano militarmente. Quando un popolo è arrivato all’uccisione intenzionale di un bambino, non ci sono più possibilità di dialogo, resta solo l’opzione militare. Sto parlando di uccisione intenzionale, non il bambino ucciso con una bomba che voleva prendere la rampa del missile o il deposito di munizioni, ma il bambino decapitato, crocefisso o stuprato a morte come sta avvenendo ai bambini cristiani nel Califfato. E le guerre si fanno con le azioni di terra, non con i bombardamenti. La guerra in Iraq costata lacrime e sangue era già praticamente vinta ed è stata tragicamente persa dal presidente Obama, che ha regalato uno Stato al Califfato. Io ho l’assoluta certezza che l’infermo esista, quello che non so è a che altezza si trovi il girone dei cialtroni, spero in basso.
L’arcivescovo chiede guerrieri per i bambini cristiani.
Guerrieri?
Guerra?
Chi, noi?
Non si può. La guerra è cattiva e noi siamo buoni.
Nel 1978 Aleksandr Solzhenitsyn, lo scrittore russo sopravvissuto ai Gulag, i campi di concentramento per i dissidenti sovietici, tenne uno storico discorso ad Harvard, dove parlò di verità e giustizia e soprattutto di coraggio, o, per essere più corretti, di mancanza di coraggio. Il tema del discorso fu: il declino del coraggio in Occidente. «Vi sono ancora molte persone coraggiose, ma non hanno alcuna determinante influenza sulla vita pubblica. Funzionari politici e classi intellettuali presentano una caratteristica che si concretizza in passività e dubbi nelle loro azioni e nelle loro dichiarazioni, e ancor di più nel loro egoistico considerare razionalmente come realistico, ragionevole, intellettualmente e persino moralmente giustificato il poter basare le politiche dello Stato sulla debolezza e sulla vigliaccheria».
«Come è stato possibile – chiede Solzhenitsyn – per l’Occidente passare dalla sua marcia trionfale al suo attuale stato di debilitazione?».
È una domanda fondamentale, perché senza coraggio non sono possibili né verità né giustizia. E nell’Occidente non c’è stato solo un declino del coraggio, ma una criminalizzazione del coraggio, ben più grave. Chiunque ne abbia mostrato, nella storia, è stato criminalizzato da una lettura spesso parziale se non falsa degli eventi, chiunque ne mostri, poliziotto, soldato, marò, è un criminale a prescindere. Chiunque impugni un arma è già per quello molto cattivo e noi siamo buoni.
Dove è cominciato? Nel ’68. D’accordo. E il 68 come è cominciato? Dove diavolo era l’uovo del serpente? Nascosto in un cesto di buone intenzioni.
La criminalizzazione del coraggio, il suicidio necessario perché la civiltà europea potesse scomparire inghiottita dal marxismo, è cominciata nel ’68. Il marxismo politico, l’URSS, è poi defunto di morte naturale, ma hanno continuato a proliferare i semi che aveva seminato, l’odio europeo per la propria storia, per il coraggio, per chiunque osi non essere allineato nella mistica della penitenza e della vigliaccheria, con la teoria folle che il dialogo e la comprensione risolvono tutto, l’odio per la famiglia, l’odio per la vita, la beatificazione della conflittualità permanente nella famiglia come evento necessario anzi salutare. Il ’68 è stato una cultura etnocidaria, che ha tolto al popolo occidentale qualsiasi fierezza di se stesso e della sua storia, così da prepararlo all’asservimento. Chi si vergogna di se stesso si lascia morire e si lascia asservire. Dietro la fantasia al potere c’era in realtà l’Unione Sovietica, dove la
gente moriva di fame perché fiumi di denaro arrivassero agli uomini politici e agli intellettuali disposti a fare il loro meglio per distruggere le odiate democrazie e diventare anche loro un pezzo della dittatura del proletariato. L’Unione Sovietica nel frattempo è crollata, e l’Arabia Saudita è subentrata a raccattare e stipendiare i suoi disoccupati servi, trovandosi di fronte un continente in ginocchio sui ceci per le sue supposte colpe, che non si ritiene più in diritto di avere diritti.
Ma soprattutto, grazie all’eredità dell’illuminismo e del marxismo, il 68 è odio isterico per il cristianesimo. E per i cristiani.
Calcolando i cristiani massacrati per la loro fede in Unione Sovietica, Spagna, Messico, in Cina e nelle terre dell’islam, il numero che si ottiene è apocalittico, infinitamente più alto di quello dei martiri in epoca romana. I morti cristiani non suscitano compassione. Il fatto che il cristianesimo sia sempre sul banco degli imputati, fa sì che negli ultimi cento anni non solo il sangue ebraico ma anche quello cristiano sia stato versato come un bene senza valore.
Dal 68 nasce la devirilizzazione costante: maschio è cattivo a prescindere, l’atto sessuale anche consenziente, dicono le femministe del movimento di liberazione femminile, è uno stupro, perché il corpo maschile entra in quello femminile e questo è violenza. Il maschio ideale è un eunuco sorridente, incapace di usare una chiavetta Internet (nelle pubblicità bisogna spiegarglielo), incapace di mettere al mondo figli e proteggere il territorio, incapace di sposare una donna e morire per lei, ma che in compenso pulisce il bagno con Viakal, ora anche con profumo alla lavanda o al limone. Moriremo di perdita di natalità visto che i padri disporsi a sbattersi per mantenere i figli si sono dileguati, stiamo cedendo davanti al terrorismo islamico con un’autocensura preventiva totale, ma con mattonelle impeccabili.
Quindi non andremo a combattere in Iraq. Se ci andassimo saremmo coperti di insulti dai buoni. I cortei contro chi ha combattuto il terrorismo islamico sono fiumi e fiumi di gente, i cortei contro il terrorismo islamico sono un accidenti di nessuno, con l’unica eccezione di un’unica e tardiva manifestazione per i vignettisti francesi.
Oppure no?
Il Califfato forse ha superato i limiti. I vignettisti francesi erano atei e di sinistra, quindi il loro sangue aveva un valore. I cristiani massacrati sono stati bypassati e ça va san dire, ma il pilota giordano che brucia vivo nella sua gabbia è stata una visione sconvolgente, anche per quelli che da anni non guardano le foto dei cadaveri dei cristiani bruciati in Nigeria. Il pilota giordano l’hanno visto. Il Califfato ha la passione del marketing. Il califfato manca di capacità empatiche. Crede che siamo vili. E invece no. Siamo solo paralizzati dal buonismo post sessantottino.
Più ci mostra atrocità, più aumenta il rischio che finalmente l’indignazione prenda il sopravvento.
La fotografia del re giordano armato fino ai denti, ha destato simpatia.
Il pendolo potrebbe aver cominciato il suo viaggio nell’altro senso.
Nel frattempo facciamo qualcosa di coraggioso. Qualcosa che dal Sessantotto in poi è considerato delirante. Facciamo qualcosa di trasgressivo che trasgredisca la cultura del nulla. Facciamo il contrario di quello che ci hanno predicato i cattivi maestri.
Cominciamo a pregare, che i giusti trovino il coraggio e i malvagi perdano la loro crudeltà.
Cominciamo a pregare, facendo un sacrificio, sacrum facere, alle 5 del mattino e in latino, perché esiste una coscienza universale, esiste davvero, non è una metafora, e la preghiera ha una peso, ma anche perché questo è necessario a noi per ritrovare le nostre radici e la nostra forza. Forza che è enorme. Noi lo abbiamo dimenticato, ma quella forza esiste, ed è enorme. Noi non possiamo andare a dormire la sera nei nostri lettini puliti pensando che non abbiamo fatto niente. Chiunque preghi, fa parte dei gruppo dei combattenti, non fa più parte del gruppo degli ignavi. Chi prega diventa più coraggioso. Cominciamo a tirare fuori il coraggio.
Non si combatte con il nulla. Nulla può essere sconfitto dal nulla. Non si combatte il Califfato con il nichilismo. Usciamo dal nichilismo. Vinceremo la guerra.