16. “Famiglia” arcobaleno: ai bambini fa bene?

Nei dialoghi con i sostenitori dell’ideologia Lgbt, i quali pretendono matrimonio ed adozioni per le coppie omosessuali, e considerano la “famigliaarcobaleno equiparabile alla famiglia vera, emergono come abbiamo visto nelle riflessioni precedenti molti luoghi comuni ed argomenti fallaci.

Questi slogan sembrano confezionati apposta per colpire l’emotività dell’interlocutore e condurlo a prendere una posizione favorevole alle adozioni omosessuali. E’ invece necessario prima ragionare attentamente sulle premesse e sulle conseguenze di questa pretesa.

Uno di questi pseudo argomenti assume più o meno questa forma: la scienza dimostra che non c’è nessun danno per i bambini cresciuti in coppie omosessuali“.

L’esperienza di chi ci è cresciuto, con genitori omosessuali, dice tutt’altro. (In nostri lettori conoscono Lopez e la sua denuncia delle continue violenze psichiche che subiva da ragazzino).

Ora il nostro approccio sull’argomento sarà logico-filosofico.

1) Abbiamo già decostruito l’ipotesi che la Psicologia possa “dimostrare” qualcosa circa la natura umana: le scienze psicologiche procedono per ipotesi e congetture, non dimostrano alcunché.

2) Dobbiamo ricordare nuovamente che il problema è di natura etica e non (soltanto) psicologica: mentre da una parte non esiste alcun diritto “al” bambino, dall’altra esiste certamente il diritto “del bambino” ad avere il proprio padre e la propria madre e tutto ciò che gli serve per crescere. Come del resto recita chiaramente la Convenzione Mondiale sui diritti dell’infanzia e come argomentato in questo articolo.

3) Inoltre, fatto ancora più grave, l’idea etica secondo la quale è tutto lecito ciò che non comporta danni rilevabili è una delle più aberranti che si possano sostenere. Implicitamente, infatti, una tesi del genere si presta alla deriva più abissale, per cui una volta sostenuto con vari argomenti che una certa azione non comporta danni, si pretende di legittimarla a prescindere di quanto sia contraria alla dignità della persona umana.

Un semplice esempio potrà meglio aiutarci a mettere a fuoco il quadro e dimostrare come la “supposta” teoria dell’assenza di danni psichici sia del tutto fuorviante, oltre che moralmente insostenibile:

Immaginiamo di palpeggiare un bambino nella sua intimità, mentre dorme.

Il bambino, profondamente addormentato, non si accorge di nulla: nessun danno rilevabile.

Quindi, in base al “nessun danno rilevabile” possiamo sostenere di aver compiuto un’azione eticamente corretta?

Ne consegue che l’assenza di danni rilevabili non rende in sé eticamente accettabile l’azione che il bambino viene a subire.

Quindi l’argomento (falso) che “la scienza dimostra che non c’è nessun danno per i bambini cresciuti in coppie omosessualinon solo non è valido,  ma apre la strada all’orrore.

Basti pensare a quanto si è provato a sostenere in un ciclo di convegni recenti per rendersene immediatamente conto: qualcuno già ipotizza che la pedofilia in fondo non faccia danni ai bambini.

Che ne consegue in base all’assunto etico per cui è tutto lecito ciò che non fa danni misurabili?

Alessandro Benigni