10 Motivi per continuare a battersi per il soldato Charlie

Il quinto motivo per cui dobbiamo salvare soldato Charlie spiega anche perché ci occupiamo tanto di lui.
In questo stesso momento bambini stanno morendo sotto bombardamenti. Altri bambini sono stati volontariamente uccisi da terroristi: i bambini della scuola di Beslan che non dimenticherò mai, i bambini della scuola ebraica di Tolosa, i bambini presenti al concerto di Manchester.
I bambini vittime del terrorismo sono morti perché qualcuno li sta odiando. Se non odiano esattamente loro, personalmente, odiano il popolo cui appartengono.
“Noi li sgozzeremo tutti e sgozzeremo i feti nelle madri” , Arafat, 1985.
Nel bombardamento magari il bambino non è veramente odiato, la sua morte è una specie di effetto collaterale indesiderato, ma tollerabile, per il raggiungimento di un obiettivo che non è lui, ma gli sta maledettamente vicino. Si tratta comunque di vittime di atti di guerra. La guerra è una cosa che si fa perché qualcuno odia qualcun altro, o se proprio non lo odia, lo vuole danneggiare. Possiamo discutere sul fatto che se sia giusta o sia sbagliata. Possiamo discutere su guerre difensive e quelle offensive, ma resta il fatto che il bambino assassinato durante un bombardamento o in un atto di terrorismo è morto in un atto di guerra. Coloro che lo hanno assassinato lo odiano. Coloro che hanno assassinato il bambino sono i cattivi, almeno dal punto di vista del bambino, e della sua gente. Lo spiego meglio così si capisce: c’è un fronte di guerra e due nazioni in guerra, una delle quali volontariamente, nel terrorismo o involontariamente, nel bombardamento, uccide i bambini dell’altra fazione
Charlie è la morte del bambino 2.0. Mica lo odiano. Lo amano.
Lo amano tanto, molto più di quanto non lo amino i suoi genitori, troppo zuzzerelloni o forse sadici, per capire che il miglior interesse del loro bambino è quello di essere morto.
Stanno facendo il suo miglior interesse. Le parole migliore interesse sono la chiave di volta.
Per favore leggete queste due parole e poi rileggetele perché questa serie di poche sillabe contiene non una, ma multiple tragedie che si inanellano l’una nell’altra e che causeranno un tale crollo di etica che la civiltà europea non potrà sopravvivere.
La prima tragedia contenuta in questa frase è l’affermazione che ci sono casi in cui la morte sia meglio della vita. In effetti posso essere d’accordo nei casi dove ci sia un dolore dimostrato e atroce.
Nella scena finale de L’ultimo dei mohicani il protagonista spara alla testa di un uomo che sta bruciando. Non lo stava uccidendo: stava usando l’unico mezzo che aveva per interrompere il dolore. Nelle torri gemelle le persone che si sono buttate nel vuoto non si stavano suicidando: stavano scappando dalle fiamme: se qualcuno li avesse ricuperati prima del suolo con una gigantesca rete ne sarebbero stati contenti. Dove non ci sia qualcuno che brucia, dove non ci sia un dolore evidente, clamoroso e non risolvibile con nessuna somministrazione di farmaci, l’affermazione che la morte possa essere migliore della vita è un’affermazione terribile. Questa affermazione è il caposaldo del postmoderno. La vita non vale la pena di essere vissuta. Questa affermazione è la causa della morte di miriadi di bambini di un anno e mezzo più giovani di Charlie. Sempre più donne abortiscono terrorizzate dall’eventuale infelicità del figlio. Se devi essere infelice tanto vale essere morto. L’infelicità non è un’ustione di quarto grado, non è il fuoco che brucia. L’infelicità è una normale condizione umana e ha la caratteristica di non essere mai stabile. Si alterna con periodi migliori. Ci sono persone che riescono a essere felici nel buio di carceri terrificanti. La signora Asia Bibi per esempio da anni in prigione in Pakistan , rifiuta di rinunciare al Cristianesimo per uscire di prigione, quindi evidentemente l’essere Cristiana le dà gioia. Ci sono persone che riescono a essere felici all’interno di corpi che sono prigioni. Una volta accettata l’idea che la morte sia migliore di una vita, quando non siamo felici, sarà vietato salvare i suicidi adolescenti. Una volta decretato che quello che è importante è il livello di dignità di questa vita, abbiamo spalancato le porte dell’inferno. Una persona anziana, non più tanto lucida, e che viva contenta guardando le serie televisive, e che abbia il pannolone: si può considerare la sua vita degna? È degno un essere umano che deve andare in bagno con l’aiuto di qualcuno? È una vita degna se è necessario essere imboccati?
Quelli che hanno deciso la morte di Charlie sono buoni: medici pediatri e giudici. E quando la tua morte voglia di buoni, non c’è più salvezza. E inoltre e qui arriviamo al punto 6 sono stati scavalcati i genitori in quanto ritenuti incapaci di comprendere e insensibili alle sofferenze del figlio.
Silvana de mari
segue.

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